L'oggetto e le discipline: biblioteca, bibliografia, biblioteconomia
La biblioteca
È una parola che ha tanti diversi significati:
- Deriva dal greco e significa tecnicamente l'armadio dei libri, mobile definito dal suo contenuto, prima rotoli poi libri costituiti da quaderni.
- Per estensione è il luogo in cui i libri vengono conservati.
- Dal latino Bibliotheca indica le istituzioni messe a disposizione del pubblico. Termine abbandonato nel Medioevo da Armarium, ne deriva anche l'armarius per designare la persona incaricata della gestione.
- Indica anche la raccolta di libri anche nel senso di opera complessa che contiene in sé molti libri.
La biblioteconomia
Secondo la definizione di Serrai nell'enciclopedia Treccani, la disciplina della biblioteconomia (insieme di norme che consentono alla biblioteca di funzionare) ovvero l'insieme delle norme e dei modelli che regolano l'organizzazione e il funzionamento delle biblioteche è composta da due parti, una bibliografica e una gestionale. Ogni volta che un libro o raccolta di libri vengono considerati come testi da procurare, indicizzare, ordinare, ricercare e reperire, allora ci si trova di fronte a competenze di ordine bibliografico, le quali formano la biblioteconomia bibliografica. Quando, invece, il libro e la collezione di libri nella quale esso va a incorporarsi vengono considerati come oggetti fisici, ossia come volumi che hanno un peso, che occupano uno spazio, che sono da procacciare, collocare, conservare, distribuire, fruire, ecc., allora si è in presenza di mansioni e di operazioni di tipo gestionale e logistico; queste costituiscono la biblioteconomia gestionale.
Competenza della biblioteconomia non sono pertanto tutte le operazioni che si svolgono in biblioteca, ma quelle che hanno luogo soltanto e peculiarmente in biblioteca; attività, servizi, e funzioni, le quali, oltre che in biblioteca, si svolgono anche in altre sedi.
Di tutto ciò che avviene in una biblioteca, allora, rimangono specificamente bibliotecari due gruppi di funzioni e di adempimenti propri della bibliografia bibliografica:
- Quello relativo alla provvigione bibliografica occorrente a una certa utenza con natura spiccatamente culturale ed erudita.
- Quello riguardante la mediazione catalografica adatta a una certa utenza con natura logico-semantica e tecnico-metodologica.
Nel complesso questi due gruppi di problemi rappresentano il contenuto di quelle due funzioni, bibliografico-repertoriale e bibliografico-catalografica, che costituiscono le peculiari e indispensabili caratteristiche di ogni biblioteca. Entrambe sono intimamente e indissolubilmente compenetrate. La loro eccessiva distinzione, che in certi casi ha comportato una netta separazione dei rispettivi interpreti in ruoli diversi, ha condotto, nell'ultimo secolo, a un impoverimento intellettuale della professione bibliotecaria.
In una visione strettamente utilitaristica ed efficientistica, non solo della cultura e dell'istruzione ma anche della scienza, le biblioteche, in cui si depositano i documenti registranti la produzione intellettuale del passato, sembrano spesso delle macchine educative e di consultazione superate, vuoi per la lentezza del funzionamento e per lo spreco di spazio e di personale, vuoi per l'obsolescenza e per il basso tasso di utilizzazione del materiale documentario. L'inefficienza delle biblioteche dipende solo in parte dalle procedure attualmente impiegate; si tratta per lo più di una inefficienza che risiede nel basso e imprevedibile rapporto di utilizzazione delle raccolte: non solo la percentuale dei libri adoperati costituisce una frazione modesta, e talvolta insignificante, del totale dei libri posseduti, ma quella frazione è il risultato di un insieme di scelte intellettuali che, quando vengono esercitate in libera autonomia all'interno di un repertorio letterario e bibliografico adeguatamente ricco, risultano, momento per momento, in larga parte imprevedibili. La biblioteca tuttavia deve poter funzionare, oltre che come apparato per la soddisfazione di esigenze anticipabili anche come prontuario di occasioni educative.
Il pericolo più insidioso di disumanizzazione è oggi, infatti, nell'uso incontrollato e interessato dei mezzi di comunicazione di massa che concepiscono l'uomo come contenitore passivo di conoscenze, già confezionate e prestabilite. Un antidoto a ciò risiede nella diffusione di vaste, ricche, comode, ospitali e attraenti biblioteche: nelle quali la scoperta di sé e della società presente e passata possa avvenire dentro gli infiniti labirinti delle esperienze che hanno preceduto le nostre, nelle immense necropoli del pensiero, delle emozioni e dei valori, che sono in attesa di essere esplorate per vivificarci.
I tre componenti essenziali di ogni biblioteca sono: i libri, gli utenti e i mezzi umani e catalografici adoperati per favorire l'incontro fra i primi due. Una ripartizione assoluta dei gruppi di utenza e degli insiemi di documenti non è valida, in quanto i concetti di utente e di documento utilizzabile sono tra loro interdipendenti e complementari, in un rapporto inscindibilmente e sussiste anche quando si parla di utenti e di documenti con riferimento a esigenze o ad aspirazioni ideali. Un insieme di documenti stabilisce un'utenza, ma una certa utenza determina il grado di fruizione di una raccolta bibliotecaria, o, la sua rilevanza bibliografica. È auspicabile evitare quanto è accaduto, frequentemente che prima si diano per costituiti insiemi di lettori e insiemi di libri e poi vengano messi in corrispondenza, come se gli uni e gli altri derivassero infallibilmente da un medesimo, rigoroso e vincolante impianto di classificazione.
Pur a fronte delle dimensioni e della distribuzione dell'immenso patrimonio bibliografico ereditato dal passato, recenti programmi di informatizzazione hanno ritenuto superabili le limitazioni materiali imposte alle singole biblioteche a meccanizzare le procedure ripetitive, ma che avrebbe messo a disposizione immediatamente tutti gli archivi di documentazione intellettuali a livello planetario. Sappiamo, purtroppo, che all'instaurazione e al potenziamento delle telecomunicazioni non ha corrisposto un'estensione delle capacità di trasferimento fisico e quindi un'accresciuta mobilità degli oggetti documentari. Per una decadenza, ma spesso anche per una degenerazione dei mezzi di trasporto degli oggetti pesanti, i libri sono diventati entità sempre meno trasferibili e perciò sempre più radicalmente vincolati alla biblioteca di appartenenza. È accaduto, così, che all'aumentata disponibilità di informazioni documentarie sia seguita una sua relativa diminuzione e perciò una profonda delusione e un conseguente scetticismo sulla possibilità di ottenere ciò di cui si conosce l'esistenza e si suppone utile.
La bibliografia
Secondo la definizione di Serrai nell'enciclopedia Treccani la biblioteconomia è consistita piuttosto che nell'esplicazione di una disciplina, in un'attività, quella appunto bibliografica, e in una serie di interessi specializzati connessi con le sfere ruotanti intorno all'oggetto libro, alla sua genesi, alla sua produzione, alle sue forme e ai suoi contenuti.
Il primo ostacolo a una comprensione della natura e delle funzioni della bibliografia deriva dalla multiformità delle accezioni del termine. Se questa polivalenza, e quindi ambiguità, semantica fossero, tuttavia, soltanto l'effetto di un disordine nomenclatorio o di una titubanza lessicale, non ci vorrebbe molto a ricondurre il denotato della bibliografia dentro lo statuto di una convenzione linguistica. La mancanza di chiarezza disciplinare, e pertanto di univocità scientifica, dipende purtroppo da un impiego vago del termine e dalla confusione dei suoi significati e dei suoi valori d'uso. Il libro ha una realtà fisica e una intellettuale, la bibliografia, in quanto descrizione di libri, può essere:
- Descrizione del libro-oggetto materiale, di cui si occupano la bibliologia e la bibliografia analitica.
- Descrizione del libro-oggetto intellettuale, di cui si occupano la bibliografia citazionale o enumerativa o repertoriale, la bibliografia testuale, la storia delle edizioni, la bibliografia indicale o catalografica (nominale e semantica).
Dissolte le pretese della bibliografia di poter disporre del controllo delle pubblicazioni senza dominare contemporaneamente la totalità dello scibile la bibliografia è andata così abdicando, da due secoli, al suo ruolo egemone nell'ambito delle discipline del libro, che aveva rivestito e ha limitato progressivamente la sua attività e le sue responsabilità ad ambiti via via più ristretti.
Gesner, tuttologo che è vissuto nel Cinquecento, considerato il padre della disciplina perché aveva costruito la biblioteca universale, un prontuario con tutto ciò che era conosciuto, che comprendeva tutte le fonti disponibili in termini di conoscenza scritta. Fece poi una riorganizzazione in grandi classi disciplinari costruendo un sistema di indici che era in grado di coprire anche i singoli argomenti trattati. Noi in quanto umani trasmettiamo la conoscenza prevalentemente tramite libri, quindi le biblioteche sono dei sistemi documentari complessi che gli umani hanno creato per trasmettere nel tempo quello che è considerato di conoscenza meritevole per essere conservato. Periodicamente necessita di essere riorganizzata. Nel 500 si pone con forza questo problema perché aumenta la produzione libraria grazie all'invenzione della stampa nel secolo precedente e perché ci fu l'apertura del Mediterraneo e fu temuta l'invasione dei Turchi ad Est e la conseguente perdita della documentazione occidentale. Nel 500 si iniziano a creare le Grandi Biblioteche che in precedenza erano istituzionali, ma in questo periodo si accrescono maggiormente quelle dei privati perché gli studiosi possono procurarsi con facilità i testi di cui necessitano. Viene impattato anche l'aspetto strutturale delle biblioteche, il libro si alza e si alleggerisce non è più fatto di pergamene e non ha bisogno di essere disteso ma può essere disposto in verticali liberando così spazio. I cambiamenti fisici influenzano molto la fruizione del libro stesso, come il titolo sul dorso del volume.
Il contesto storico delle biblioteche
Le prime forme del libro si hanno nella Mesopotamia tra 4000-3000 a.C. e si utilizzavano tavolette di argilla con scrittura cuneiforme e ci sono testimonianze di atti, le biblioteche contavano qualche centinaia di elementi esclusa quella del re Assirio Assurbanipal che conteneva fino a 30.000 tavolette accompagnati da etichette con informazioni sui testi. Nell'Egitto tra il 2000 e il 3000 a.C. si iniziò ad utilizzare il papiro con due tipi di scrittura quella geroglifica e quella ieratica che evolve verso la domotica, le biblioteche si svilupparono presso i templi, alcune di quelle più importanti sono quelle di Armana e Tebe.
Nel Mediterrraneo orientale nel IX secolo a.C. viene utilizzato sempre il papiro ma con un sistema alfabetico. In Grecia si passò dalla tradizione orale alla testualità secondo Plutarco grazie a Liturgo che fece redigere i primi poemi omerici con il loro alfabeto più performante dei geroglifici. Nel VII secolo fu creata una biblioteca dell'acropoli da Pisistrato. Ad Aristotele viene attribuita l'idea stessa di museo, Tolomeo I rinforza il ruolo di Alessandria capitale d'impero, il museo, dimora delle Muse, sviluppa attività di insegnamento e ricerca e una biblioteca a vocazione universale. Il Museo viene allestito presso il palazzo reale e diretto da un sacerdote, lo scopo del museo non è la raccolta di oggetti, ma documentare i testi scritti e impiantarci un vero e proprio laboratorio. La biblioteca si propone di conservare una copia di ogni testo in greco e si arricchisce anche con confische e acquisti mirati.
Le biblioteche sono il laboratorio di un'équipe di professionisti, di scribi e di dotti in grado di lavorare ai testi, con stipendio stabilito. La biblioteconomia antica: Callimaco allestisce 25 tavolette contenenti brevi resoconti del contenuto dei volumnia, organizzati per autori e per materie, sono la primissima forma di cataloghi. Il sistema di Alessandria è stato fragile perché ha raccolto tutto in uno scrigno e ne è stata la causa della distruzione tramite l'incendio dei 40.000 volumi.
La forma del libro
La forma del libro passò dal:
- Volume orizzontale: era insieme alla tavoletta il principale veicolo di scrittura durante l'antichità, erano originariamente formati da fogli di papiro incollati tra loro e vengono conservati in scatole cilindriche. Erano srotolate orizzontalmente da sinistra a destra con circa quattro colonne di testo. Le informazioni riguardanti l'autore, il testo e la produzione servivano ad etichettare il ruolo, insieme a l'Incipit e all'Explicit. Gli svantaggi della forma in termini di portabilità e riferimenti incrociati portarono alla sua sostituzione generale con i codex nel IV secolo. Il rotolo sopravvisse per tutto il Medioevo sebbene fosse passata alla pergamena e venisse letta in verticale.
- Rotolo verticale
- Codex: fatto in tavolette cerate o fogli piegati in due che possono essere cuciti tra di loro e permette di tenere insieme più libri. Originario del I secolo il codice è un libro composto da fogli piegati cuciti lungo il bordo distinto dal Volume e dal Rotolo. Era inizialmente una forma di basso grado fabbricata da papiro ma la sua portabilità lo rese molto popolare.
La pergamena s'impose sul papiro sostanzialmente nello stesso periodo in cui il codice si impone sul rotolo, le ragioni sono molteplici, economiche ma anche culturali. La pergamena per un migliaio di anni fu il supporto permanente.
Il 12 marzo del 1455 il futuro Papa Pio II scrisse di aver visto per la prima volta delle bibbie stampate e fu la prima volta datata in cui si venne a conoscenza della stampa perché non si hanno date certe in quanto i primi libri non venivano datati.
Library a World History
Lettura con commento di Campbell-Pryce
Le biblioteche possono essere di più di semplici luoghi dove immagazzinare libri, il design e l'architettura delle grandi biblioteche celebrano l'atto stesso della lettura e dell'importanza dell'apprendimento. Le biblioteche sono simboli di cultura per un individuo, per un'istituzione e anche per una Nazione. Lo sviluppo stesso delle biblioteche architettoniche illustra il cambiamento stesso che la mente umana ha con la parola scritta. È, quindi, un sistema complesso che ci racconta molto di ogni civiltà. In tutto il mondo le biblioteche agiscono come simboli attivi di cultura e civilizzazione. Campbell affronta dal punto di vista di un architetto i nodi problematici linguistici dell'ambiguità della parola, il significato molteplice, il rapporto tra scrittura e apprendimento e infatti dice che l'ambiguità della parola biblioteca si trova nella stragrande maggioranza delle lingue europee ma non è un'ambiguità universale; in Cina è chiamata spazio/edificio per contenere i libri. Al di là delle differenze linguistiche si sono sviluppate nel mondo in maniera molto simile come la mente umana.
Le biblioteche non sono mai l'opera di singoli individui il più delle volte coloro che li sponsorizzano sono coinvolti nel loro assetto esteriore e spesso chi fonda biblioteche sono enti e non singoli individui. In molti casi l'architetto non è altro che colui che fa l'involucro. Le biblioteche sono sempre costruite con un intento socio-politico culturale (si sta parlando di istituzioni e non di raccolte di libri) per indicare le ambizioni di studio di singoli individui o organizzazioni. Nei casi più semplici è l'esistenza stessa della biblioteca che può rappresentare il messaggio completo cioè esiste in quanto tale e può rappresentare il messaggio. Spesso è applicato un messaggio più chiaro e cioè chi lo allestisce poi ci aggiunge la motivazione per cui lo ha fatto o in modo esplicito con delle epigrafi o in modo più complesso e simbolico con delle iconografie, questo messaggio non è sempre chiaro e richiede interpretazioni.
Esempio di iconografia esplicita: Negli anni 70 del 500 un cittadino, Prospero Podiani, appassionato di studio, costruisce una biblioteca con circa 700 volumi di tutte le discipline. Da privato non aveva un ruolo pubblico e si inventò la figura di bibliotecario e propose alla città di rendere la sua raccolta una biblioteca pubblica. Lui non avendo una posizione molto forte pubblicamente non riesce a mantenere la sua posizione, la città vorrebbe che lui donasse l'intera raccolta ma lui vorrebbe continuare a gestirla come un tempo. Alla fine muore rinnovando la donazione ma quando fu riaperta la Biblioteca Augusta di Perugia venne spostata nella stanza rettangolare e le fu donata un'iconografia del tutto diversa, l'epigrafe dice "Prospero Podiani lo dedica ad Apollo e alle Muse". Anche i ritratti di persone illustri rappresentano un'iconografia precisa.
Naudé scrive ciò che è considerato il primo trattato di biblioteconomia perché tratta l'allestimento della biblioteca, i progetti culturali. Dedica il capitolo 8 alla decorazione e all'ornamento in cui dice che l'allestimento è importante ma bisogna tenere a mente la cura dei singoli oggetti senza eccedere nel lusso dell'allestimento stesso, sprona a comprare ciò che realmente serve che molte volte è anche decorativo.
In che modo la forma dei libri ha effetto sulla forma/design della biblioteca
La storia delle biblioteche è in parte la storia del libro, con libro intendiamo qualsiasi cosa che si possa scrivere e che è concepita per essere conservata come punto di riferimento per gli anni successivi. La forma attuale del libro non è quella universale nel tempo e nello spazio.
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