Estratto del documento

Esercizio terapeutico (Francesco Inglese)

Parleremo dell’esercizio, a me piace sempre fare degli esempi, questi esempi sono semplici e fanno capire ancora di più l’aspetto, l’importanza di alcuni principi del movimento utili per creare un esercizio appropriato e meno dannoso, anzi curativo.

Quali sono questi esempi?

Per esempio diciamo che, l’esercizio può prendere vari risvolti, esistono degli esercizi per cercare di riprendere una attività fisica e una funzionalità legata all’efficienza generale del corpo, esistono dei movimenti preventivi, esistono degli esercizi terapeutici, ci sono varie finalità.

Tutti questi esercizi rientrano all’interno, sono diciamo facce della stessa medaglia chiamata movimento.

Quindi il movimento può essere rivolto a più aspetti, così come per esempio ci sono diversi cibi, ogni cibo ha le proprie caratteristiche, abbiamo i carboidrati, abbiamo le proteine, abbiamo i sali minerali, le vitamine ecc., quindi sono tutte utili ma ognuno di questi alimenti ha le sue caratteristiche.

La stessa cosa va per l’esercizio, l’esercizio nell’ambito terapeutico rappresenta una cura, una medicina, ovvio che deve essere la medicina giusta e il dosaggio giusto.

Ecco che, dopo un intervento chirurgico, avremo un periodo di non movimento, è una forma del movimento, cioè in questo momento dobbiamo astenerci dal movimento, perché la struttura deve aver tempo per guarire.

Però attenzione, noi possiamo fare un movimento, come?

Con l’arto controlaterale, sfruttando il Principio del Trasferimento Controlaterale, cioè muovendo l’arto sano non operato, noi abbiamo degli effetti positivi sia dal punto di vista della minor perdita di forza, sia dal punto di vista della minor perdita della coordinazione.

Quindi, possiamo fare del movimento terapeutico anche in assenza del movimento distrettuale, quindi un movimento generale ma salvaguardando l’aspetto distrettuale.

Al tempo stesso abbiamo forme di movimento passive, isometriche, propriocettive e quindi dobbiamo interiorizzare l’angolo di movimento, abbiamo un movimento in acqua come l’idrochinesiterapia, abbiamo l’esercizio sport specifico, quindi il movimento che ci porterà poi a eseguire il gesto tecnico dello sport magari che pratica il paziente. Anche queste, sono varie forme di movimento.

Variabili del movimento

Il movimento ha in sé per sé infinite variabili.

  • Possiamo avere esercizi analitici, esercizi globali o esercizi analitici all’interno di un contesto più globale;
  • Può cambiare la posizione in cui viene eseguito il movimento: in stazione eretta, in posizione seduta, in ginocchio, in equilibrio stabile o instabile;
  • Può cambiare l’ampiezza del movimento;
  • La resistenza, una resistenza elastica, idrodinamica, quella eseguita dall’acqua, isotonica, isocinetica, isoinerziale ecc.;
  • Possiamo sincronizzare la giusta respirazione durante il movimento. Perché noi sappiamo che esistono delle catene cinetiche muscolari che si facilitano a vicenda e abbiamo i muscoli della catena posteriore che rispondono meglio alla fase inspiratoria, mentre i muscoli a catena anteriore rispondono durante il movimento della prima fase principale all’espirazione.
  • Poi dobbiamo avere l’esercizio appropriato e la corretta esecuzione, che a mio avviso è ancora più importante della quantità di esercizio, perché più importante della quantità? Perché io posso prendere la medicina giusta, tipo la Tachipirina per la febbre e magari esagerare un pochino 2-3 gocce in più nella quantità, diciamo, può far male ma non come prendere al posto della Tachipirina un veleno. Ovviamente, l’errore della medicina è più grave che la quantità non corretta.
  • Poi abbiamo le forme di contrazione muscolare che possono essere isometriche, isotoniche, pliometriche ecc.
  • Gli obiettivi dell’esercizio, che cosa ci prefiggiamo di raggiungere;
  • Il rapporto al paziente, perché un paziente di 70 e più anni magari avrà meno esigenze rispetto a uno sportivo agonista professionista.

Quindi vedete che, le variabili sono tantissime.

Struttura dell’esercizio terapeutico

A questo punto, come si struttura l’esercizio terapeutico?

L’esercizio terapeutico si struttura grazie alla conoscenza degli aspetti anatomici, ai principi biomeccanici e ai principi neuromuscolari.

Questo è fondamentale.

Questo rappresenta l’ABC, cioè l’ABC, noi possiamo magari non conoscere una patologia, perché per noi magari è la prima volta che l’affrontiamo, ma non possiamo non conoscere gli elementi base del nostro lavoro e quindi l’ABC.

Quali sono i principi del movimento?

Ce ne sono tantissimi, io ne ho elencati 18, ma noi oggi non li vedremo tutti né vedremo uno.

Quindi, alcuni di questi principi hanno dei nomi come:

  • Svantaggio meccanico
  • Disposizione a ventaglio delle fibre muscolari
  • Fissazione o punto fisso
  • Trasferimento controlaterale
  • Facilitazione neuromuscolare propriocettiva
  • Catene cinetiche
  • Plasticità muscolare

Noi oggi vedremo solo il primo, lo Svantaggio Meccanico.

Io devo ringraziare questi principi, perché da quando ho iniziato a lavorare ho utilizzato questi principi e grazie a questi principi e al ragionamento legato alla conoscenza di questi principi ho strutturato 3 test clinici, che a mio avviso sono molto utili.

Infatti per esempio il Dottor Porcellini li utilizza quotidianamente nella sua attività clinica, perché li ha ritenuti utili per valutare la discinesia e classificarla tra primaria e secondaria, quindi il Test in Quadrupedia.

Per valutare la funzionalità del deltoide, se c’è una sofferenza importante del nervo circonflesso, a volte i muscoli sinergici ci impediscono di valutare correttamente il deltoide, ma c’è un test molto utile che si chiama Test del Solco Negativo che ci può effettivamente far capire se questo deltoide è funzionante oppure ci stanno ingannando altri muscoli sinergici.

E poi c’è il Relocation Test Posteriore, di cui abbiamo parlato nel webinar sull’instabilità multidirezionale.

Oggi io vi farò vedere come siamo arrivati a strutturare il Test del Solco Negativo per la valutazione del deltoide, questo test è il frutto dell’elaborazione di alcuni principi che sono prevalentemente due:

  • Principio dello svantaggio meccanico
  • Principio dell’inversione della funzione muscolare

Esempio della caviglia nella Leg Extension e nella Leg Curl

Ma prima di vedere questo principio, volevo fare dei semplici esempi, per far capire ancora meglio come è importante conoscere questi aspetti.

Partiamo dal primo.

Io ogni volta che faccio un corso, con i colleghi fisioterapisti chiedo: “Qual è la posizione che assume la caviglia, e quindi il piede, durante un esercizio di rinforzo alla Leg Extension del quadricipite e qual è la posizione che assume sempre la caviglia durante un esercizio dei muscoli antagonisti, cioè gli ischiocrurali, quindi una Leg Curl?”.

Allora i colleghi riflettono e dicono subito “Flessione Dorsale”, quindi per quanto riguarda il quadricipite, poi ci pensano un po’ per gli ischiocrurali, qualcuno dice “Beh, è il muscolo antagonista sarà una flessione plantare”.

In realtà in entrambi gli esercizi, che sia il quadricipite che siano gli ischiocrurali, la caviglia è posizionata in flessione dorsale.

Ma a me non interessa intanto sapere che è in flessione dorsale, mi interessa sapere il perché, alla base di questa posizione, ci sono due principi.

Il primo per quanto riguarda il quadricipite è un principio di facilitazione neuromuscolare, cioè da quando l’uomo ha iniziato a camminare sulla terra, durante la distensione del ginocchio si è attivato il tibiale anteriore per far sì che il piede con la punta non inciampi per terra, quindi la flessione dorsale del piede si associa all’estensione del ginocchio, quindi si è creata una facilitazione neuromuscolare tra tibiale anteriore e quadricipite, è come quando noi afferriamo un oggetto e lo tiriamo verso di noi o quindi quando mangiamo, la chiusura della mano si associa a un’azione maggiore del bicipite e del pettorale, quindi si creano delle catene di facilitazione.

Mentre per quanto riguarda gli ischiocrurali, il principio è un principio biomeccanico, noi sappiamo che il tricipite surale per quanto riguarda la componente dei gemelli, e quindi del gastrocnemio, si inserisce, è un muscolo bi-articolare, i gemelli sono bi-articolari, quindi in posizione di flessione dorsale, sono maggiori i flessori del ginocchio e aiutano gli ischiocrurali, sono maggiori nel senso, non sono più forti degli ischiocrurali, però aumentano la loro forza di flessione del ginocchio se la caviglia è posizionata in flessione dorsale.

Quindi, nel primo esempio ci aiutiamo con i principi per capire il motivo per cui la caviglia è posizionata in flessione dorsale in entrambi gli esercizi, sia che sia un muscolo agonista sia che sia il corrispettivo antagonista.

Esempio della cuffia dei rotatori

Dopodiché, la Cuffia dei Rotatori, noi sappiamo che le fibre muscolari del sottospinato e del sottoscapolare hanno una disposizione orizzontale e una disposizione obliqua.

Quindi, questi muscoli della Cuffia dei Rotatori sono muscoli coattanti tra la testa dell’omero e la glena, quindi spingono la testa dell’omero contro la glena, ma al tempo stesso la deprimono.

Ecco che in presenza di lesioni massive della Cuffia dei Rotatori, in questo caso postero-superiore, c’è una risalita della testa dell’omero, per una mancanza della depressione dei muscoli della Cuffia dei Rotatori.

A questo punto se ci si presenta un paziente che non ha più la possibilità di fare un intervento per sutura di Cuffia dei Rotatori, qual è la nostra azione? Come lavoriamo?

Lavoriamo sfruttando il Principio della Coppia di Forza, che dice che due forze di direzione opposte generano un movimento di rotazione.

Quindi se noi abbia

Anteprima
Vedrai una selezione di 12 pagine su 55
Esercizio terapeutico Pag. 1 Esercizio terapeutico Pag. 2
Anteprima di 12 pagg. su 55.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Esercizio terapeutico Pag. 6
Anteprima di 12 pagg. su 55.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Esercizio terapeutico Pag. 11
Anteprima di 12 pagg. su 55.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Esercizio terapeutico Pag. 16
Anteprima di 12 pagg. su 55.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Esercizio terapeutico Pag. 21
Anteprima di 12 pagg. su 55.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Esercizio terapeutico Pag. 26
Anteprima di 12 pagg. su 55.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Esercizio terapeutico Pag. 31
Anteprima di 12 pagg. su 55.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Esercizio terapeutico Pag. 36
Anteprima di 12 pagg. su 55.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Esercizio terapeutico Pag. 41
Anteprima di 12 pagg. su 55.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Esercizio terapeutico Pag. 46
Anteprima di 12 pagg. su 55.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Esercizio terapeutico Pag. 51
1 su 55
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-EDF/02 Metodi e didattiche delle attività sportive

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giacomo.benedetto di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fisioterapia sportiva e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Inglese Francesco.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community