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Analisi chimica del sangue o ematochimica

Ematochimica: parte dell’ematologia che si occupa della composizione chimica del sangue.

Alcune sostanze che entrano negli eritrociti (metalli, farmaci) richiedono che il dosaggio venga effettuato su sangue intero. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, i dosaggi vengono fatti sul plasma o, anche meglio, sul siero, così da eliminare l’interferenza dei fattori anticoagulanti.

Analisi chimica del siero

Le sostanze che vengono misurate più comunemente sono:

  1. Sostanze normalmente presenti nel siero che svolgono un ruolo biologico (come glucosio, ioni, trigliceridi, colesterolo, proteine...).
  2. Metaboliti, prodotti di scarto del metabolismo in attesa di essere eliminati (urea, acido urico, bilirubina...).
  3. Sostanze liberate dalle cellule, o in seguito a danno cellulare, o in seguito ad attivazione anomala della proliferazione cellulare (lattico deidrogenasi, transaminasi, fosfatasi alcalina, amilasi...).
  4. Farmaci o sostanze tossiche.

Limitare l’ingerenza di fattori esterni: ripetere le analisi più volte. Ad esempio, la pressione sanguigna non basta misurare una pressione alta una volta, ma bisogna ripetere le misurazioni.

1. Glicemia

Omeostasi del glucosio

  • Glicemia a digiuno: miglior indice complessivo dell’omeostasi glucidica (v.n. 70-110 mg/dL).
  • Glicemia post-prandiale: misurata dopo 2 ore dai pasti (v.n. 70-140 mg/dL). Picco glicemico post-prandiale: valori entro i 140 mg/dl a due ore dal pasto.
  • Emoglobina glicosilata (HbA1c): consente di valutare il compenso metabolico degli ultimi tre mesi. (v.n. < 6%).

Test emoglobina glicata: fotografia degli ultimi 120 giorni. Si può stare a digiuno per quanto tempo si vuole ma ad ogni modo, se l’emoglobina glicata è superiore al 7% vuol dire che le cellule del sangue sono state esposte a iperglicemia (valori elevati di glucosio) per almeno 120 giorni. Il glucosio è capace di modificare la proteina (qualsiasi proteina incontri), quindi se l’emoglobina mentre circola nel sangue è esposta ad alti livelli di glucosio per tanto tempo si modifica.

Il GB non ha ribosomi, non ha nucleo quindi non ha la possibilità di produrre proteine nuove. L’emoglobina con cui è nato è quella con cui muore. Si potrebbe usare l’albumina o altre proteine ematiche ma l’emoglobina è la più comoda perché ha un’emivita lunga (120 giorni). Il cut-off è al 6%, ma al 7% di sicuro non siamo conclamati diabetici. Comunque, il dato bisogna valutarlo in rapporto al paziente, alla sua età ecc. Ricordare di poter spostare il valore del dato per dare un’interpretazione corretta.

  • OGTT: è da riservare a quei pazienti in cui è stato riscontrato un valore glicemico compreso tra 115 e 126 mg/dL. Vengono somministrati 75 gr di glucosio per bocca.

Test da carico OGTT: in Italia accettato in soggetti con dei valori anomali a fronte di un’analisi incoerente. Non c’è corrispondenza tra quello che ipotizzo e i risultati da laboratorio. Viene proposto anche alle donne incinta. Il glucosio alto provoca dei problemi al feto. Il diabete gestazionale può insorgere con la gestazione e sparire col parto ma va comunque controllato per evitare ripercussioni sul feto.

Come funziona: assunzione di 75 g di glucosio e monitoriamo l’andamento della glicemia nelle ore successive.

Il glucosio si può misurare nel sangue venoso o nel siero. Si preferisce l’analisi del glucosio sul siero rispetto al sangue intero (capillare per autoanalisi). Il sangue venoso ed il sangue capillare presentano concentrazioni glicemiche leggermente diverse (glicemia su siero = glicemia su sangue intero x 1,15). C’è una corrispondenza a 1,15; il sangue intero misura a valori un po’ più bassi rispetto al siero perché c’è interferenza dell’anticoagulante o di altre cellule.

I lettori portatili per la glicemia capillare correggono automaticamente questo valore. Quindi c’è l’errore sistematico poiché i valori del sangue subiscono delle interferenze; quindi, sappiamo che stiamo sottostimando e moltiplichiamo per il valore di 1,15.

Misurazioni anche con stick o sensori legati allo smartphone. Naturalmente bisogna fare attenzione ai pasti prima della misurazione.

Attenzione

  • Se si lasciano provette di sangue intero a temperatura ambiente, la glicemia si riduce per la glicolisi cellulare nella misura dell’1-2% all’ora, ma se nella provetta viene aggiunto il fluoruro di sodio la glicolisi viene bloccata. Spiegazione: il campione deve essere analizzato subito poiché i GB vivono di glicolisi (mangiano il glucosio per trarne energia). In un sistema chiuso come la provetta i GB consumano glucosio alterando il dato avrò un campione ipoglicemico quando in realtà non lo è.
  • Non si deve effettuare il prelievo nel braccio in cui vengono infuse soluzioni;
  • Il pasto ha profonda influenza sui valori glicemici.

2. Lipidi

I principali lipidi presenti nel plasma sono: trigliceridi, colesterolo e fosfolipidi. Questi composti in circolo si associano a proteine (apoproteine) a formare grandi complessi denominati Apolipoproteine.

Gli esami di laboratorio che vengono richiesti più frequentemente per controllare il quadro lipidico sono:

  • Colesterolemia totale (v.n. 120-220 mg/dl)
  • Colesterolemia frazionata
    • HDL (presenza di rischio se < 35 mg/dl): rimuove il colesterolo dai tessuti
    • LDL (presenza di rischio se > 100 mg/dl): deposita il colesterolo nei tessuti
  • Trigliceridemia (v.n. 40-150 mg/dl)
  • Elettroforesi delle lipoproteine

Da considerare che sul referto può esserci anche il nome dell’apolipoproteina che li trasporta.

Lipoproteine: trasporto dei lipidi nel sangue

Nel sangue, i lipidi (colesterolo e trigliceridi) non possono circolare liberamente in un ambiente acquoso. Per questo motivo, vengono trasportati da proteine: le apolipoproteine, proteine legate ai lipidi, formando le lipoproteine. Quando misuriamo il colesterolo, in realtà misuriamo queste lipoproteine, che veicolano i lipidi in tutto il corpo.

Esistono quattro principali lipoproteine nel nostro organismo:

  1. Chilomicroni
  2. VLDL (Very Low Density Lipoprotein): lipoproteine a densità molto bassa
  3. LDL (Low Density Lipoprotein): lipoproteine a bassa densità
  4. HDL (High Density Lipoprotein): lipoproteine a densità elevata

È importante comprendere l'acronimo di queste lipoproteine per non confonderle con altre molecole.

Funzioni delle lipoproteine

Le lipoproteine si distinguono per la loro densità e per il tipo di lipidi che trasportano:

  • Chilomicroni e VLDL trasportano principalmente i trigliceridi. I chilomicroni trasportano i trigliceridi assunti con la dieta dall'intestino ai tessuti periferici.
  • Le VLDL trasportano i trigliceridi prodotti dal fegato ai tessuti periferici.
  • LDL e HDL trasportano il colesterolo. Le LDL (il cosiddetto colesterolo "cattivo") trasportano il colesterolo dal fegato e dalla dieta ai tessuti periferici. Un eccesso di LDL può portare al deposito di colesterolo nelle pareti dei vasi, contribuendo all'aterosclerosi. Sono pro-aterogeniche.
  • Le HDL (il cosiddetto colesterolo "buono") svolgono una funzione di "spazzino", rimuovendo il colesterolo in eccesso dai tessuti e trasportandolo al fegato per lo smaltimento. Sono anti-aterogeniche.

Aterosclerosi

(Malattia infiammatoria cronica)

La principale causa di morte nel mondo occidentale è la malattia cardiovascolare, aterosclerotica in particolare, quindi infarto. Il tutto è comunque associato ad uno stile di vita incompatibile con il corretto smaltimento di lipidi. Ne consumiamo pochi a causa, ad esempio, di una vita sedentaria.

Il colesterolo è necessario per il nostro organismo, ma non in eccesso. È importante sottolineare che l'aterosclerosi, definita come malattia infiammatoria cronica, non è causata dal colesterolo che "tappa" il vaso. Il problema sorge quando il colesterolo si deposita nella porzione sotto-endoteliale, tra la lamina basale e le tonache dei vasi arteriosi. Questo attira i fagociti (macrofagi), i quali, non possedendo l'enzima necessario per eliminare il colesterolo, tentano una normale fagocitosi. Questo processo innesca un'infiammazione cronica e una riparazione che porta a un'iperplasia e a una protrusione del vaso verso il lume, causando un'occlusione.

“Non è il colesterolo fisicamente che, essendo in eccesso, crea un tappo. Il problema è l'infiammazione e la riparazione messe in atto dai macrofagi.”

Il colesterolo è l'elemento aterogenico per definizione.

I trigliceridi, invece, non sono in grado di indurre questa reazione, sebbene rientrino nell'aumentato rischio cardiovascolare.

Rischio cardiovascolare e lipidi

Quando si valuta il rischio cardiovascolare, vengono considerati diversi fattori, tra cui età, sesso, abitudine al fumo, etnia e, soprattutto, i valori di colesterolo e trigliceridi. Recentemente, in alcuni contesti (soprattutto americani), viene introdotta anche la proteina C-reattiva (PCR) come marker di rischio.

Sia i trigliceridi che il colesterolo aumentano il rischio cardiovascolare, incrementando il rischio di trombosi e le sue conseguenze. Il colesterolo è associato alle placche aterosclerotiche, mentre i lipidi in generale contribuiscono all'aumento della massa grassa, all'infiammazione, al diabete e, in un contesto più ampio, a problemi pressori e scompensi cardiocircolatori.

Anche i trigliceridi sono essenziali per il nostro organismo, poiché sono coinvolti in molte funzioni vitali. È quindi giusto assumerli, ma sempre con moderazione.

Interpretazione dei valori di colesterolo

Per valutare il rischio cardiovascolare, vengono misurati il colesterolo totale, il colesterolo HDL e il colesterolo LDL, oltre ai trigliceridi.

Un tempo, il colesterolo LDL veniva calcolato per differenza. Oggi, invece, è possibile misurare direttamente i valori di HDL e LDL, garantendo una maggiore accuratezza. Questo è fondamentale, poiché un errore nel calcolo per differenza avrebbe impattato sull'altro parametro.

Un valore di colesterolo totale elevato non è sempre motivo di preoccupazione. Esiste una percentuale della popolazione che, per fortuna, produce un'elevata quantità di HDL. In questi casi, il colesterolo totale può essere alto, ma se l'HDL è molto elevato e l'LDL è basso, il rischio è ridotto, poiché l'HDL ha un effetto protettivo.

“Prima di preoccuparsi per un colesterolo totale elevato (es. 270 o 280), è essenziale richiedere la scissione per verificare i livelli di HDL e LDL.”

Se il colesterolo LDL ("cattivo") è alto (ipercolesterolemia), allora è opportuno intervenire. Generalmente, i consigli includono:

  • Dieta equilibrata (mangiare meno): ridurre l'apporto di grassi saturi e colesterolo
  • Attività fisica regolare (camminare): il camminare ha molteplici benefici, tra cui l'attivazione del metabolismo e lo smaltimento del colesterolo.

Colesterolo e trigliceridi

Se i problemi di colesterolo sono congeniti e la produzione è eccessiva, si interviene con le statine. In alternativa, si possono provare integratori come il riso rosso fermentato o altri prodotti commerciali che contengono principi attivi noti per agire sul colesterolo.

Per i trigliceridi, il valore ideale non dovrebbe superare i 130 − 150

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Scienze mediche MED/05 Patologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher effystoneem di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Patologia clinica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Parma o del prof Barilli Amelia.
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