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Teorie e tecniche della comunicazione di massa

Modulo I - La comunicazione

Lezione 1 - I modelli

È difficile definire il concetto di comunicazione. Nella normalità con questo termine descriviamo un numero elevato di fenomeni: dialoghi interpersonali, sistemi mediali come radio/televisione/stampa, fenomeni sociali e culturali come la moda, critica letteraria. Questi sono tutti esempi di processi comunicativi.

Quindi, ad un primo livello, la comunicazione può essere definita come un trasferimento di informazioni codificate da un emittente a un ricevente. Questo trasferimento di informazioni avviene tramite un canale.

Nell'ambito della sociologia, l’oggetto di studio privilegiato è lo scambio comunicativo che dà origine a una interazione sociale. È uno scambio possibile quando in un ambito di sistema di segni si passa dagli oggetti alla loro rappresentazione simbolica.

Partendo da un approccio generale: abbiamo due poli ossia emittente/sorgente e ricevente/destinatario. I due poli sono in grado di attivare meccanismi di trasmissione e ricezione e compiere codificazione e decodificazione dell'informazione nell’ambito di segnali che definiscono il messaggio.

Il canale è lo strumento fisico attraverso cui viene mandato il messaggio mentre il feedback è la risposta di ritorno che implica un’attività del ricevente. Il contesto invece è la situazione ambientale dove avviene lo scambio. Uno schema come questo è molto generico e si adatta a una vasta serie di fenomeni. Abbiamo 5 passaggi fondamentali in questo schema:

  • Fonte che produce messaggio
  • Ricevente
  • Canale
  • Messaggio
  • Effetto

Il processo inizia quando un emittente concepisce il messaggio, avviene la codifica del messaggio e lo trasmette grazie al canale fino ad arrivare al ricevente. Quest’ultimo decodifica il messaggio, lo interpreta e invia un altro segnale con il quale indica l’esito positivo o negativo della comunicazione. La comunicazione può essere ostacolata da interferenze che vengono chiamate “rumore”.

- Prima definizione comunicazione: “Si ha comunicazione ogni qualvolta una proprietà, una risorsa, uno stato viene trasmesso da un soggetto ad un altro” - dizionario di sociologia di Gallino. Si tratta di una definizione difficile da usare in quanto molto generale e capace di includere tanti fenomeni (anche quelli meccanici, fisici e naturali) non solo sociali.

- Seconda definizione comunicazione: “Ogni comportamento di un essere vivente che ne influenza un altro rappresenta una forma di comunicazione” - dizionario di sociologia di Gallino. È più specifica sebbene sia molto generale e non identifica un campo di indagine che differenziano le società animali da quelle umane. C’è l'aspetto di influenza.

- Terza definizione comunicazione che deriva dagli studi di ambito strutturalista: “Con riferimento esclusivo alle società umane, si definisce comunicazione qualsiasi scambio di valori sociali condotto secondo determinate regole” - dizionario di sociologia di Gallino. Limita la portata alle società umane e fa riferimento allo scambio condotto secondo regole predefinite, di valori sociali. Come osservato da Levis Strauss in merito all’analisi dei sistemi di parentela, le regole del matrimonio che vincolano le donne a circolare tra i membri del clan/stirpe/famiglie costituiscono un insieme di operazione per assicurare un tipo di comunicazione analoga a quella del linguaggio. Queste strutture si collocano oltre la lingua, il motore significante delle società analizzate da Levis Strauss si possono trovare sul piano bioantropologico.

- Quarta definizione comunicazione che rientra nell’ambito della ricerca sociologica: “La comunicazione è costituita dal passaggio o trasferimento di info da un soggetto (fonte) a un altro (ricevente) per mezzo di veicoli di varia natura: ottici, acustici, elettrici, idraulici, etc” - dizionario di sociologia di Gallino. Nell'accezione più restrittiva riguarda quelle info stabili nel tempo e codificate in modo intenzionale. In quella più ampia include quei messaggi che non includono una codifica intenzionale.

- Quinta definizione comunicazione: “Si ha comunicazione solo quando due o più soggetti giungono a condividere i medesimi significati” - dizionario di sociologia di Gallino. Non si limita a rappresentare un passaggio di info ma evidenzia come affinché vi sia comunicazione e interazione i soggetti debbano condividere a un livello soddisfacente dei significati. È una dinamica non scontata, perché spesso in un processo di interazione ci sono una moltitudine di informazioni codificate che vengono scambiate, spesso gli uni non condividono con gli altri i significati. In questa quinta definizione, come scritto da Migliorini nella Strategia del Consenso, emerge il fatto che comunicare significa attivare un procedimento di azione sociale non solo nella misura in cui il mess ha valore per se stesso quanto per il modo con il quale il mess è reso trasmissibile e quindi comunicato.

- Sesta definizione comunicazione inclusa nel saggio On Human Communication di Cherry: “La comunicazione è la formazione di una unità sociale a partire da individui singoli mediante l’uso di linguaggio o di segni o anche l’avere in comune elementi di comportamento, o modi di vita, grazie all’esistenza di insiemi di regole.” Esclude dal dominio della comunicazione molti atti che nel comune vengono descritti come tali. Esempio di non comunicazione tenendo questa definizione: due politici che discutono avendo gli stessi significati ma restando ciascuno nella propria posizione - no unità sociale, no condivisione del modo di vita.

Le scienze della comunicazione comprendono modelli diversi che individuano gli elementi dei processi comunicativi.

Il modello della comunicazione di Lasswell (1948)

Costituisce uno schema dell’atto comunicativo che si basa su 5 elementi, domande che individuano oggetti di studio.

  • Chi dice — emittenti (del messaggio dei mezzi di comunicazione di massa)
  • Che cosa — messaggi (analizzati attraverso ad esempio metodologie di studio della content analysis)
  • Attraverso quale canale — mezzi tecnici
  • A chi — audience (sui destinatari della comunicazione di massa)
  • Con quale effetto — effetti (a breve termine, a lungo termine, etc)

Il modello è stato usato per lo studio dei mezzi di comunicazione di massa. Non vengono presi in considerazione feedback e effetto. Il focus è sull’intenzionalità della comunicazione in cui l'audience gestisce solo l’effetto.

La teoria dell’informazione di Shannon e Weaver (1949)

Analisi dal punto di vista ingegneristico, analisi che si concentra sui criteri di efficienza e economicità della trasmissione. È un modello tecnico con l’obiettivo di analizzare il processo per analizzare i fattori di criticità e ridurli. Il rumore si manifesta come interferenza o anche a livello semantico come una distorsione del significato. Esso rende difficoltosa la corretta ricezione del linguaggio. Il canale è il supporto fisico del messaggio.

Esempio chiamata: chi effettua la telefonata (sorgente), chi la riceve (destinazione). Codificatore e decodificatore sono apposite parti dell’apparato telefonico che trasformano onde sonore in oscillazioni di corrente elettrica e viceversa. La conversazione linguistica è il messaggio mentre il cavo elettrico è il canale. I cambiamenti di tensione del segnale sono il segnale. Il rumore deriva da interferenze elettromagnetiche, rumore ambientali, agitazione termica, resistenza elettrica.

La teoria prevede tre ordini di problemi legati all’analisi della comunicazione:

  • Livello A: tecnico (il messaggio di A arriva correttamente a B?). Ci possono essere problemi tecnologici.
  • Livello B: semantico (B comprende correttamente il messaggio di A?). Comprensione del messaggio, una persona può non avere strumenti culturali per comprendere.
  • Livello C: efficacia in termini di ricezione e comprensione da parte del ricevente (B risponde come desidera A?). Comportamento di risposta.

Secondo Shannon e Weaver la quantità dell'informazione è una misura dell'effetto sorpresa del messaggio. Quando accade un evento prevedibile come sorgere del sole non c’è alcuna info ma quando accade un evento poco prevedibile come inondazione o pandemia provoca sorpresa e ha un elevato livello informativo. Il livello di significatività e informatività è legato alla probabilità che il segnale appaia o non appaia. Nel loro modello la ridondanza è ciò che di prevedibile e convenzionale c’è in un messaggio. L’entropia è il suo opposto: molto informativo e poco prevedibile.

Un messaggio inaspettato deve essere comunicativo più volte e in diversi modi. Il canale influisce sulla ridondanza del messaggio: esempio - il testo scritto è meno ridondante del discorso orale. La ridondanza è usata per accentuare l’efficienza della comunicazione.

La teoria dell’informazione è stata pensata per risolvere problemi tecnici nel campo delle telecomunicazioni. Il modello non tiene conto dei valori e dei contenuti della comunicazione. Sono elementi però fondamentali nel processo di comunicazione.

Il modello di Gerbner (1956)

Messo a punto il modello precedente. Prende in considerazione il significato quindi è una estensione del modello precedente oltre che i processi di costruzione del significato. In base al modello il processo comincia con un evento chiamato E è appartenente alla realtà esterna del processo comunicativo. Esso viene percepito da M (essere umano o dispositivo come videocamera) dove si genera una percezione E1 (evento E percepito).

Non è possibile percepire totalmente e per intero il messaggio pertanto E1 è il frutto di una selezione, non corrisponde a E. Nel caso M sia un essere umano dà un significato in seguito a processo di interazione (concetti esterni e interni), è anche culturale e varia a seconda della cultura di riferimento. Dopo selezione e attribuzione di significato la percezione viene mutata in messaggio ossia un segnale che ha un contenuto E e una forma S. Il contenuto può essere contenuto in forme diverse, il loro rapporto si definisce nel processo di codifica del messaggio.

A questo livello si scelgono i media e canali di comunicazione: è una seconda selezione a livello dell’accesso ai canali e ha che fare con il dominio dei mezzi di comunicazione di massa. La selezione non è sempre consapevole e deliberata ma dipende da appartenenza a gruppi sociali e appartenenza culturale. L’accesso ai media è determinante ed è fonte di potere.

Dopo che l’evento è stato ri-trasmesso abbiamo un rapporto tra M2 e il messaggio, il significato è sempre il risultato di una negoziazione tra contenuto del messaggio e il processo d'interpretazione messo in atto dal ricevente del messaggio. Quindi SE1 è uno dei tanti significati possibili.

Il modello della comunicazione ABX di Newcomb (1953)

Struttura triangolare. A e B sono coloro che comunicano e X è situa sociale e contesto in cui avviene l’atto. È il primo a collocare e analizzare il processo all’interno della società. La comunicazione ha il compito di mantenere equilibrio del sistema sociale. Nel suo modello le relazioni tra comunicanti e società sono interdipendenti. Se cambia A, B e X cambiano. Al variare del contesto e degli eventi anche le modalità di comunicazione devono cambiare.

Quindi se cambia X (se esempio è una crisi economica) anche A e B cambiano il modo di comunicare (consumatori e produttori). Se cambiano i destinatari e quindi le esigenze dovranno cambiare i messaggi e si andrà a modificare il contesto sociale.

Il modello di Wesley e MacLean (1957)

Prende in considerazione anche la funzione comunicativa relazionale. Essa è identificata con C e rappresenta la struttura rappresentativa della comunicazione di massa che gestisce i canali di trasmissione. Il ruolo dei mass media è importante. I soggetti A e B si allontanano tra loro, il soggetto emittente si avvicina a C ossia struttura organizzativa delle comunicazioni di massa. A e C sono determinanti mentre B sono audience, pubblico meno influente.

A reporter del servizio televisivo - C influenza sulla costruzione della comunicazione e una volta che ha elaborato la comunicazione la manda a B ossia il pubblico che perde ogni esperienza diretta con X. I mezzi di comunicazione di massa estendono l’orizzonte percettivo dell’audience ma ne condizionano le modalità percettive e l’orientamento.

Il modello comunicativo di Riley e Riley (1959)

Il processo è inserito nel sistema sociale di cui diventa parte integrante. Il modello ha tre ordini di sistemi sociali che influenzano il processo di invio/ricezione/scambio:

  • Gruppo: primario o secondario
  • Struttura sociale più grande ovvero comunità industriale, culturale
  • Sistema sociale nel suo insieme

Sono in interazione dinamica con messaggi che vanno in diverse direzioni, il pubblico non è isolato ma è inserito in un contesto sociale e composto da riceventi in relazioni tra loro.

Il modello della comunicazione di Schramm (1954)

Descrive variabilità del processo di comunicazione. Presta attenzione alla rilevanza sociale delle comunicazione di massa e il concetto di interdipendenza nel ciclo comunicativo. Ha subito tre formulazioni diverse:

  • Formulazione lineare
  • Formazione
  • Formazione circolare: c’è l’idea di circolarità grazie al feedback. Entrambi i poli sono mittenti e destinatari al tempo stesso attivando codifica e decodifica nei messaggi. Emittente e destinatario possono scambiarsi i ruoli.

Si pone attenzione al campo di esperienza della fonte e del destinatario che consentono attivazione della esperienza comunicativa, ci deve essere condivisione/campo di esperienza comune per capirsi.

Il modello della comunicazione di Berlo (1960)

S (sorgente) M (messaggio) C (canale) R (ricevente). È un modello che rappresenta un'evoluzione della teoria dell’informazione che sviluppa in chiave sociologica. Il modello evidenzia l’importanza della cultura e del sistema sociale. La riuscita dell’atto comunicativo dipende dall'interazione tra abilità, valori sociali e attitudini della fonte e del ricevente. Alla base di un atto riuscito ci deve essere accordo tra le abilità dei due.

Il modello della comunicazione di Jakobson (1956)

Identifica alcuni elementi che possono essere identificati in ogni comunicazione linguistica:

  • Emittente
  • Contatto
  • Messaggio
  • Codice
  • Contesto
  • Destinatario

Emittente e destinatario (non solo umani) scambiano i messaggi organizzati sulla base di un codice, esso (linguistico, visuale) deve essere almeno in parte condiviso. La comunicazione non può prescindere da un contatto ossia canale (che può essere ad esempio l’aria che separa i due e che veicola il suono oppure un cavo telefonico). Il messaggio si riferisce a una realtà specifica (fisica, sociale, culturale) e rappresenta il contesto.

A ciascun elemento corrisponde una funzione del linguaggio che è determinata dall'attenzione posta su uno o su un altro degli elementi.

  • La capacità emotiva riguarda la capacità dell'emittente di comunicare le emozioni e i sentimenti. È massima nella poesia e minima nei comunicati giornalistici.
  • Fatica: mantenimento della relazione tra emittente e destinatario. Si ha quando si testa un canale di comunicazione, massima quando l’obiettivo è tenere aperti i canali di comunicazione (quando si risponde al telefono).
  • Poetica: la comunicazione ha per oggetto il messaggio, si comunica attraverso la forma come ad esempio nell’arte.
  • Metalinguistica: oggetto è lo stesso codice usato, la comunicazione deve mirare sullo stesso codice.
  • Referenziale ossia orientata verso il contesto.
  • Conativa è riconducibile all'effetto del messaggio, è massima nella propaganda.

Ogni atto comunicativo contiene più di una funzione sebbene una è più prevalente.

Lezione 2 - Società, comunicazione e cultura di massa

La massa è un'aggregazione in cui l’individualità sparisce. Si pone un'opposizione tra individuo e massa. Evidenzia come l’individuo perde le sue qualità all'interno della massa. Sono enfatizzati l'omogeneizzazione estesi alla società di massa e alla comunicazione di massa. Il carattere di aggregazione ci porta a una serie di fenomeni storici portando alla nascita della società di massa.

Tra la fine dell’800 e inizio 900 i fattori che determinano lo svilupparsi della società di massa sono:

  • Forte aumento demografico
  • Concentrazione della popolazione in centri urbani grandi (metropoli)
  • Diffusione della scolarità in strati sociali prima esclusi
  • Accesso universale al voto
  • Produzione industriale standardizzata (Taylor e Ford)
  • Sistemi di comunicazione di massa → crea processi di cambiamento

Alcune delle considerazioni che caratterizzano il rapporto tra media e società di massa evidenziano l’aspetto omologante/passivizzante/centralizzante e manipolatorio dei mezzi di comunicazione. Secondo queste interpretazioni i mezzi di comunicazione si rivolgono a un pubblico atomizzato, ampio, i cui membri non comunicano tra loro. La comunicazione di massa ha una connotazione negativa, annulla la distinzione tra cultura alta e bassa. È il riflesso di una società caratterizzata da mancanza di ordine e organizzazione. Si enfatizza la concentrazione degli apparati dei mezzi di comunicazione che tendono a essere controllati da monopoli. La comunicazione avviene in modo unidirezionale e... (continua)

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher beatricemarianiunimarconi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria e tecniche delle comunicazioni di massa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica Guglielmo Marconi di Roma o del prof Morreale Domenico.
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