Estratto del documento

Teoria e storia della forma urbana

Modulo A - I fondamenti teorici e storici della forma urbana

A.1 Teorie della forma urbana

Rapporto tra strada e isolato

Le sfide della contemporaneità hanno anche un impatto sulle parti della nostra città che si compone di questi due grandi elementi che sono strada e isolato.

Indice

  • Criteri di definizione dell’isolato-strada
  • Definizioni: sia della strada che dell’isolato e come le definizioni stesse si sono evolute nel tempo e come anche l’interpretazione di questi due elementi ha subito trasformazioni concettuali. Il binomio strada-isolato si associa al binomio vuoto-pieno che verrà affrontato nel dettaglio secondo quanto suggerito da Guidoni.
  • Rapporto tra strada e isolato verrà visto secondo le varie epoche, ponendo attenzione ad alcuni periodi particolari, in particolare si vedrà come questo rapporto si è costruito in epoca medievale e verrà richiamato in fase delle espansioni ottocentesche. Questi due momenti sono importanti perché ci permettono di avere immediatamente un confronto tra le due dimensioni e soprattutto ci permettono di analizzarne le matrici di espansione che vedono un cambiamento sia nella strada che nell’isolato e che nella relazione strada isolato. Quindi li approfondiamo in questi tre punti di vista: la strada di per sé, l'isolato di per sé che assume forme differenti, ma soprattutto nella relazione tra queste due dimensioni.

Partendo da queste due immagini che permettono di focalizzare l’attenzione sulla dimensione dell’isolato, in questo caso è un macro-isolato che assume forme quadrangolari e quindi probabilmente siamo in una fase storica differente da quella che può essere la fase di un nucleo antico, quindi un tessuto più compatto. Assume una sua rilevanza in termini dimensionali. Viene riportata poi una foto di San Francisco, di come anche l’impianto a griglia trova una diversificazione dell’impianto viario anche sulla base di quella che è la morfo-tipologia urbana.

Questa è l’immagine di una famosa strada totalmente a forma sinusoidale che si pone a contrasto con quello che è poi l’impianto a griglia della parte più in prossimità della costa. Vi pongo già una prima questione, rispetto alla relazione del pieno e del vuoto, oggi cosa associamo al pieno e al vuoto rispetto al rapporto tra strade e isolato, la città contemporanea di oggi come viene vissuta e come è stata vissuta durante la pandemia.

Viene posto questo interrogativo sulla base di due momenti differenti, il momento del lockdown che ha fatto guardare al costruito e al vuoto in maniera differente e come invece nella contemporaneità priva dalle questioni della pandemia? Cos’è pieno e cos’è vuoto, la strada o l’isolato e la loro relazione?

  • Il pieno è rappresentato dall’isolato, perché è formato nella prima foto da un aggregarsi di edifici mentre la strada va comunque a contornare questo gruppo di edifici; quindi, si va ad interpretare più come un vuoto.
  • Nel mio caso, quando è iniziato il lockdown non avevo ancora iniziato l’università; quindi, per me la strada era una infrastruttura ausiliaria, aiutava a portare da una parte all’altra. Invece, poi, con il lockdown le strade erano vuote o comunque soltanto chi portava il cane a spasso, per uscire. Ma fondamentalmente erano vuote e quindi adesso, con gli occhi di ora mi rendo conto che di per sé le strade sono un vuoto tra uno spazio chiuso, che è l’edificio e un altro spazio chiuso. Quindi io vivo così la strada, anche se a grandi linee.
  • Secondo me essendo entrambe accezioni dello spazio, sicuramente uno può essere interpretato come vuoto e come pieno; tuttavia, dipende anche dal grado di relazione tra il pieno e il vuoto perché può essere che sia un vuoto ricavato da un pieno o un pieno ricavato da un vuoto e in base al grado di tensione tra le due tipologie di spazio. Sicuramente in periodo di lockdown, magari la strada che era vista come un vuoto di spazio pubblico, poi è diventata quasi uno spazio più ricercato; quindi, se prima era dato quasi per scontato come un vuoto ausiliario, poi è diventato più uno spazio di vita.

L’interpretazione è personale, dai commenti stanno uscendo una serie di spunti interessanti che permettono di costruire un ragionamento articolato. Talaltro l’ultimo commento permette di dare vita a quel percorso sinusoidale, cioè quest’alternanza di interpretazione fra pieno e vuoto, non è così scontata, il fatto che si abbia punti di vista differenti, complementari o comunque in alcuni casi simili, mette in evidenza proprio un’evoluzione che nel tempo si è data dell’interpretazione. Il tema del lockdown che affrontiamo oggi per la prima volta, nel senso che le lezioni dei due anni passati, relativamente al rapporto tra strada e isolato non è stato affrontato, però oggi ci permette di fare delle riflessioni complesse, perché quanto detto rispetto all’accezione che si è data ai vuoti durante il lockdown ci mette in evidenza come è ciclico il percorso di analisi. Come in effetti le contingenze esterne permettono anche di interpretare gli spazi in maniera differente.

  • Io penso che comunque per definire se uno spazio si può definire pieno o vuoto, bisogna sempre pensare alla relazione con l’essere umano; quindi, con quanto questo luogo viene praticato. Di fatto in tempi normali, quindi senza il covid questa distinzione non era così netta. Mentre con il covid erano più le case ad essere quelle praticate e non le strade; quindi, in quel caso si potrebbe dire che la strada è il vuoto e la casa non lo è più, quindi gli edifici. Sostanzialmente è sempre legato a come viene praticato il luogo considerato.

Sì, bene sono stati tutti interventi molto interessanti e che pongono degli interrogativi che ora ci permettono di guardare con attenzione i contributi di riflessione che sono stati fatti su questo rapporto. L’accezione dello spazio vuoto pieno certamente non è così scontata e durante il periodo di chiusura forzata all’interno delle nostre abitazioni, certamente l’abitazione in sé è diventato un pieno che si è popolato di diverse funzioni, di dimensioni anche complesse, mettendo anche in evidenza maggiormente disagi o comunque problematiche per chi appunto questo pieno, per le persone meno fortunate e che in questo pieno avrebbero dovuto inserire non solo le funzioni abitative, ma anche lavorative, di formazione, d’istruzione.

Durante questi periodi si è sentita l’assenza dell’attraversamento di quelli che potrebbero essere riconducibili a dei vuoti, ovvero gli spazi pubblici, gli spazi aperti. Si sentiva l’esigenza di ritornare alla socialità, questo ci porta verso un’interpretazione di quelli che in maniera più semplicistica potremmo chiamare vuoti, ma probabilmente sono anch’essi dei pieni, proprio perché si arricchiscono di funzioni sociali. Ne abbiamo sentito l’esigenza tutti in fase di lockdown e di ritornare a vivere questi vuoti che diventano pieni dove si caratterizzano diverse funzioni anche complesse e quindi parliamo di spazio pubblico. Lo spazio pubblico è un buono spazio pubblico progettato con dei servizi utili e fruibili dalla comunità, dai cittadini diversi target possibili. Quindi immaginate lo studente, le fasce dei bambini, degli anziani, i vari target perché ognuno dei target della comunità sociale ovviamente predilige determinate funzioni. Ma la progettazione dello spazio pubblico è in sé un pieno, proprio perché garantisce quella presenza umana di cui parlavate negli ultimi commenti che abilita la socialità alla creazione di relazioni sociali e anche di tipo ovviamente economico, legato ai servizi presenti.

Il pieno è rappresentato e sostenuto ovviamente da Guidoni, non è una nostra interpretazione, in questo caso, il pieno è la strada, perché la strada si arricchisce di funzioni e permette la socialità, permette le attività commerciali che si spostano sulla strada e che danno vita a scambi, relazioni, fiere, mercati, convivialità. Il luogo dell'abitazione invece è un luogo privato, è il luogo in cui ha accesso il singolo e quindi è caratterizzato e descritto come un vuoto.

Quindi paradossalmente si ribalta il concetto che noi immediatamente potremmo interpretare, cioè se pensiamo allo spazio costruito, la prima interpretazione è certamente che una parte costruita è un pieno e una parte non costruita è un vuoto, ma se pensiamo a tutti gli elementi che voi avete fatto cenno: alla presenza umana, alla socialità, alla presenza di servizi e di funzioni, ci rendiamo conto che probabilmente lo spazio privato può essere addirittura un vuoto, inteso appunto nel senso della città, come bene comune, come forma collettiva. I vuoti arricchiti da funzioni, da servizi e da spazi pubblici possono diventare dei pieni che abilitano le relazioni sociali, economiche, funzionali delle città contemporanee come delle città del passato. Questo è molto vero e molto forte nei periodi della città medievale dove si scende in strada ed è in strada che si abilitano le funzioni, le relazioni, lo scambio mercantile, le fiere e quindi cresce e si arricchisce uno spazio pubblico che diventa un pieno.

Questa è l’interpretazione che dà Guidoni a questo rapporto e che, come vedete, non è così scontato, ma che ci riporta al grado di tensione che voi stessi in riferimento a quel pieno e quel vuoto avete ricavato dallo spazio e anche ad un utilizzo di una progettazione di questi spazi vuoti che possono diventare dei pieni laddove assumono funzioni che sono utili alla comunità. Quindi da quello che avete un po’ messo in evidenza, dai vostri commenti si ricostruisce anche l'interpretazione che viene data a questo rapporto che però vi sottolineo cambia nel tempo, nelle forme quindi anche nelle dimensioni tra la strada e l'isolato, ma soprattutto nelle funzioni che adesso si danno. Quindi quando vi si chiede se eventualmente strada e isolato sono riconducibili in maniera semplicistica a vuoto e pieno; la strada è un vuoto e l'isolato un pieno ovviamente la risposta non è così immediata, ma è necessario contestualizzarlo sia in un'epoca e in un momento particolare. Vi ho portato l'esempio del lockdown proprio perché è esemplificativo sia nell'esigenza che avete mostrato, quindi l'importanza di scendere nei vuoti che diventano poi in realtà delle possibilità di aumento della vivibilità che abbiamo sentito spesso l’esigenza di avere spazi verdi durante il lockdown, di avere più spazi aperti. Probabilmente in altri contesti sentivo di colleghi residenti in Germania o in Irlanda, dove questa grande mancanza che abbiamo sentito noi della possibilità di scendere e di usare lo spazio aperto pubblico, proprio perché meno pericoloso rispetto al contagio, è stato meno sentito in città dove la presenza del verde, dei parchi e degli spazi aperti è più ricca rispetto alle nostre località e questo è un elemento importante che ci porta a riflettere anche l'importanza di questi spazi e sull’assenza in determinate situazioni. Poi ovviamente se scendiamo di dettaglio e quindi parliamo dell'alloggio è ovvio che è diventato un pieno certamente in periodo pandemico, si è arricchito di funzioni, ma anche di criticità e ha anche incrementato le differenze e le disparità, soprattutto in questi casi lo spazio aperto, lo spazio pubblico diventa fondamentale a completamento quasi delle mancanze dello spazio privato e quindi diventa a tutti gli effetti un pieno che aumenta anche la vivibilità degli spazi privati stessi.

Guarderemo a questo rapporto, che non è solo un rapporto di tipo funzionale, ma è anche un rapporto dimensionale e in questo caso riportiamo degli esempi relativi alla griglia, il modello a griglia e quindi l’isolato che troviamo soprattutto nelle espansioni ottocentesche e vi lancio un ulteriore riferimento di analisi. Quindi per ora abbiamo parlato funzione della componente materiale e immateriale e del rapporto tra vuoto e pieno che subisce in qualche maniera una diversificazione anche in relazione alle contingenze del momento. Un altro aspetto importante per definire questo rapporto è legato alla forma poi tipologica di questi due elementi e quindi alla dimensione, alla densità dell'occupazione e alla diversità in rapporto alla forma urbana che noi andiamo ad analizzare. Questo è interessante da valutare anche sulla base della stessa tipologia; quindi, vi ho parlato dell'evoluzione di questo rapporto, ovviamente ci ritorniamo adesso subito nel dettaglio, però vi ho accennato di questa evoluzione del vuoto e pieno e del rapporto strada e isolato, ma anche finalizzando in un'epoca, ad esempio quella dell'Ottocento dove abbiamo un modello a griglia solitamente nelle espansioni. Quindi una forma rettangolare, quadrata o comunque quadrangolare dell'isolato che assume comunque dimensioni differenti in relazione anche alla città in cui queste espansioni poi si sono realizzate. È molto interessante quest'immagine di confronto in cui si vedono gli isolati.

Fermandoci nel periodo dell'espansione ottocentesca dove abbiamo pressoché una maglia ortogonale con degli isolati che rappresentano dei pieni nell’Ottocento, proprio perché la strada si svuota di funzioni, ma ne assumono altre complesse e diversificate, questi grandi isolati che si complessificano nelle varie forme, è interessante comprenderne come questo intero isolato ha delle caratteristiche legate proprio a una dimensione proporzionale rispetto all'area e alla città in cui esso si è costruito e realizzato. Questa immagine che è recuperata da “la città compatta, sperimentazioni contemporanee sull’isolato urbano” edito da Gangemi, vi è questo confronto tra l'isolato quadrangolare ottocentesco della città di Bari, di Roma, di Torino e di Barcellona. Come vedete il sistema è lo stesso, le funzioni che abbiamo visto prima sono assimilabili, ma cambiano le dimensioni e vengono inseriti uno dentro l'altro proprio perché rimettono a confronto quello che è un rapporto in definizione, ma con forme pressoché simili di dimensioni differenti. La densità e l’occupazione del suolo è un altro elemento importante e vi renderete conto quando analizzeremo nell'esercitazione le città di vostra residenza come questo rapporto di strada isolato si diversifica e si misura nello spazio anche grazie al criterio della densità. Cioè quanto è denso un isolato, quanto è stato costruito? Mi collego anche a quanto avete detto voi precedentemente rispetto al recupero di vuoti all'interno degli spazi pieni e quindi in questo caso la densità è un altro importante elemento che ci permette di analizzare meglio l’isolato in relazione alla sua strada. Il rapporto strada-isolato all’interno di un nucleo antico vede una forte prevalenza dello spazio costruito rispetto allo spazio vuoto e quindi questo è un criterio di densità. Se andiamo e ci spostiamo nelle aree periferiche della città questo rapporto di densità si modifica, abbiamo delle diverse relazioni tra l’isolato e la strada e cambia proprio la densità di urbanizzato. Il concetto di densità si collega al terzo criterio di definizione di questo rapporto che ha avuto la diversità in relazione sia alle geografie però anche all’evoluzione della città stessa.

Definizioni

I fatti urbani come opera d'arte

Quando analizziamo la città, noi la dobbiamo guardare come un fatto urbano nella sua totalità proprio perché si compone di questi elementi e ne dobbiamo poi mettere in evidenza come fatto urbano nella sua totalità l’interpretazione che ne dobbiamo dare e che questo fatto urbano è costituito da componenti, queste componenti devono essere lette nella loro singolarità, ma soprattutto nelle relazioni che poi compongono il fatto urbano nella sua totalità. Voi quindi imparerete ad osservare il fatto urbano, ritorno su questo termine che è quello utilizzato da Aldo Rossi in “L’Architettura della città” edito nel 1978, un libro interessante che noi vi suggeriamo di leggere, ma per cultura personale, ovviamente non è necessario per superare l’esame, ad ogni modo ve lo suggeriamo probabilmente lo avete già visto in altri corsi o avrete modo di rivederlo in altri.

Proprio perché ci permette di guardare alla città nella sua composizione complessa, quando dico complessa intendo non complicata, ma caratterizzata da una serie di sotto sistemi che interagiscono tra di loro tra cui appunto: le strade, le parti urbanizzate che si compongono di isolati e possono avere funzioni differenti, quindi possono avere la funzione della residenza come funzioni universitarie (tutto il campus del Politecnico rappresenta un tessuto che ha una sua autonomia, ha un suo recinto è un fatto urbano all’interno della città metropolitana di Bari). Quindi rappresenta una dimensione tipologica che ha una sua funzione diversificata e che si pone in relazione con i suoi vuoti che in alcuni casi, riqualificati possono rappresentare dei pieni e strumenti di aggregazione. La presenza del recinto ci pone una separazione fisica e quindi una non continuità della strada e quindi tra...

Anteprima
Vedrai una selezione di 10 pagine su 199
Esame Teoria e Storia della forma urbana  Pag. 1 Esame Teoria e Storia della forma urbana  Pag. 2
Anteprima di 10 pagg. su 199.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Esame Teoria e Storia della forma urbana  Pag. 6
Anteprima di 10 pagg. su 199.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Esame Teoria e Storia della forma urbana  Pag. 11
Anteprima di 10 pagg. su 199.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Esame Teoria e Storia della forma urbana  Pag. 16
Anteprima di 10 pagg. su 199.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Esame Teoria e Storia della forma urbana  Pag. 21
Anteprima di 10 pagg. su 199.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Esame Teoria e Storia della forma urbana  Pag. 26
Anteprima di 10 pagg. su 199.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Esame Teoria e Storia della forma urbana  Pag. 31
Anteprima di 10 pagg. su 199.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Esame Teoria e Storia della forma urbana  Pag. 36
Anteprima di 10 pagg. su 199.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Esame Teoria e Storia della forma urbana  Pag. 41
1 su 199
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Ingegneria civile e Architettura ICAR/21 Urbanistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gadaletasilvio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria e storia della forma urbana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Bari o del prof Mangialardi Luigi.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community