lez1.
ALCUNI CENNI SUL METODO SCIENTIFICO:
Le basi del metodo scientifico: l’uso dei concetti empirici…•Concetto empirico: un
concetto che deve tradursi in qualcosa di rilevabile nella realtà.
•Tre elementi costitutivi:
•1. il termine usato
•2. il significato connesso
•3. oggetti e referenti empirici.
•Operazionalizzazione (necessaria per concetti non direttamente osservabili, quali
democrazia, stato, burocrazia):
•Percorso da compiere tra significato e referente empirico.
•Tale passaggio si compie attraverso l’uso di indicatori empirici e definizioni
operative.
•Indicatore: espressione di un legame di rappresentanza semantica tra un concetto
più generale e un concetto più specifico di cui possiamo dare una definizione
operativa. Il concetto più specifico può essere, cioè, espresso in una variabile
direttamente rilevabile o attraverso una categorizzazione o classificazione qualitativa
o attraverso una misurazione numerica.
•Nel caso di una definizione operativa di tipo quantitativo, dall’indicatore si può
anche giungere all’elaborazione di indici, cioè di espressioni numeriche che mettono
insieme diverse variabili espresse numericamente.
•Esempio: un indicatore del concetto generale di benessere = livello di istruzione.
•Esempio: indice di benessere = un mix di indicatori tra cui livello di istruzione, di
reddito, di beni di consumo pro-capite ecc.
Le argomentazioni valide della scienza: alcuni elementi di logica: •Distinzione tra
argomenti validi e non validi
•Un argomento è valido quando, accettando le premesse, siamo obbligati ad
accettare le conclusioni. Un argomento non è valido se, accettando le premesse,
siamo liberi di accettare o rifiutare le conclusioni.
•Un modo di rappresentare un argomento è il Sillogismo Categorico, che consiste
in una premessa maggiore, una premessa minore e una conclusione.
•1. Affermare un antecedente: argomento valido
•- Premessa maggiore: Se P, allora Q
•- Premessa minore: P
•- Conclusione: pertanto Q
Esempio specifico
-p. maggiore: se paese ricco, allora democrazia
-p. minore: il paese è ricco
-conclusione: il paese è democratico
•2. Negare un antecedente: non valido
•- Premessa maggiore: Se P, allora Q
•- Premessa minore: no P
•- Conclusione: pertanto no Q
Esempio specifico
-p. maggiore: se paese ricco, allora democrazia
-p. minore: il paese non è ricco
-conclusione: il paese non sarà democratico
•3. Affermare conseguenza: argomento non valido
•- Premessa maggiore: Se P, allora Q
•- Premessa minore: Q
•- Conclusione: pertanto P
Esempio specifico
-p. maggiore: se paese ricco, allora democrazia
-p. minore: il paese è democratico
-conclusione: il paese è ricco
•4. Negare conseguenza: argomento valido
•- Premessa maggiore: Se P, allora Q
•- Premessa minore: no Q
•- Conclusione: pertanto no P
Esempio specifico
-p. maggiore: se paese ricco, allora democrazia
-p. minore: il paese non è una democrazia
-conclusione: il paese non è ricco
Un caso tipico di argomentazione scientifica non valida: affermare conseguenza:
•- Premessa maggiore: Se P, allora Q
•- Premessa minore: Q
•- Conclusione: pertanto P
•- Premessa maggiore: Se la nostra teoria è corretta, allora osserveremo
implicazione I
•- Premessa minore: Osserviamo implicazione I
•- Conclusione: pertanto la nostra teoria è corretta
•(Esempio di induttivismo ingenuo)
Esempio argomentazione scientifica valida: negare conseguenza:
•Premessa maggiore: Se P, allora Q
•- Premessa minore: no Q
•- Conclusione: pertanto no P
•- Premessa maggiore: Se la nostra teoria è corretta, allora osserveremo
implicazione I
•- Premessa minore: Non osserviamo implicazione I
•- Conclusione: pertanto la nostra teoria non è corretta
•Il solo fatto di osservare le implicazioni previste non ci permette di accettare o
respingere categoricamente una teoria: siamo giustificati, dal punto di vista logico,
ad avere più fiducia quando si rifiuta una teoria che quando non lo facciamo.
•Per quanto confermata empiricamente una teoria, quindi, non siamo autorizzati dal
punto di vista logico ad affermare che le conclusioni sono state «provate».
•E’ più opportuno iniziare con una teoria e poi osservare più che viceversa: è così
possibile che le nostre osservazioni contraddicano la teoria (falsificazionismo).
SCIENZA E FALSIFICAZIONISMO:
•1. Cosa è scienza
•Un metodo critico per capire il mondo. Le teorie devono essere falsificabili e riferibili
a fenomeni osservabili
•2. Metodo scientifico
•a). osservare il mondo e chiedersi perché di una osservazione;
•b). teorie e modelli: le teorie sono un insieme di affermazioni logicamente coerenti
che ci dicono il perché le cose osservate accadono. Modelli e teorie sono
rappresentazioni semplificate del mondo il cui scopo non è descrivere, ma spiegare;
•c). Implicazioni (ipotesi)
•Per testare un modello occorre individuare implicazioni osservabili che possano
smentirle.
•d). Osservazione della realtà (test delle ipotesi)
•Utilizzare le osservazioni per distinguere 2 o più spiegazioni contraddittorie dello
stesso fenomeno.
•e). Valutazione
•Non potremo mai dire che una teoria è stata provata. Solo che alcune teorie sono
avvalorate meglio di altre. Conta la severità dei test cui una teoria è stata sottoposta.
MITI DA SFATARE SULLA SCIENZA:
•1) La scienza conduce a verità certe e verificabili
•2) La scienza è possibile solo con prove sperimentali ( le teorie devono in realtà
solo essere potenzialmente testabili)
•3) La politica non può essere studiata in modo scientifico ( in realtà è sufficiente che
si generino ipotesi falsificabili).
lez2.
PRIMI PASSI DELLA MODERNA SCIENZA POLITICA:
IL COMPORTAMENTISMO: Approccio, sviluppatosi negli USA negli anni ‘50 del
‘900, prevalentemente induttivo: privilegia l’analisi dei dati immediatamente
osservativi per poi effettuare delle generalizzazioni.
•Tre ambiti di applicazione principali:
•1. Il comportamento elettorale
•2. La partecipazione politica
•3. la socializzazione politica
•Contributi sul comportamento elettorale
•A) Determinanti del voto:
•- Scuola Columbia (peso delle appartenenze sociali)
•- Scuola Michigan (rilievo dell’identificazione partitica e del senso di appartenenza).
•- Ricerche che sottolineano la rilevanza delle questioni (le «issues») negli
orientamenti di voto (importanza delle scelte razionali).
•B) Tipologie degli elettori ( fedeli, infedeli, razionali, istintivi, partigiani ecc.)
•Lavori sulla partecipazione politica
•A) Tipi di partecipazione: voto, attività connesse alle campagne elettorali
(volantinaggio, partecipazione a manifestazioni, ecc.), attività comunitarie (contatti
individuali con esponenti politici e attività cooperative), contatti particolaristici.
•B) Tipologia dei partecipanti: inattivi, conformisti (solo forme convenzionali),
riformisti(manifestazioni di protesta, dimostrazioni) , attivisti (forme anche non
legali),contestatori (forme non solo illegali, ma anche violente).
•Contributi sulla socializzazione politica
•A) Studi volti a individuare le fasi e le modalità cruciali dell’apprendimento politico e
volte a misurare il grado di accettazione delle istituzioni e dei valori politici.
•B) Indagini volte a stabilire il ruolo e il peso della socializzazione circa la persistenza
o il mutamento del sistema politico
•Aspetti critici del Comportamentismo
•1. trascuratezza della dimensione storica
•2. predilezione per argomenti e settori spesso circoscritti e limitati
•3.«iperfattualismo» che soffoca il ruolo dell’intuizione e dell’immaginazione
•4. insistenza sugli individui, sottovalutando il ruolo delle istituzioni e delle
organizzazioni
lez3.
L’APPROCCIO SISTEMICO
•Approccio olistico: il tutto è superiore alla semplice somma delle parti, parti che
sono in relazione di interdipendenza reciproca.
•Sistemi «aperti» (che hanno scambi con l’ambiente esterno) e «chiusi».
•Principale esponente è David Easton, che utilizza l’approccio sistemico per esaltare
il carattere autonomo e relativamente indipendente della politica.
•Politica come un insieme di attività correlate i cui legami derivano dal fatto che esse
più o meno influenzano il modo in cui le decisioni vincolanti sono formulate ed
eseguite.
•Per Easton il sistema politico può essere rappresentato come una forma di
comportamento diretta a uno scopo e, grazie a una sequenza di immissioni,
emissioni e retroazioni, spiega perché certi scopi vengono selezionati e intrapresi e
altri vengono ignorati e rifiutati.
•Egli rappresenta in modo astratto e analitico tale processo, e così isola uno
specifico «campo di azione» circoscritto da confini precisi: il sistema di interazioni
orientate verso l’assegnazione autoritativa di valori in un determinato ambito
territoriale.
•Il sistema politico (dove avviene la conversione) è composto da tre elementi:
comunità politica, regime e autorità.
•Il regime, a sua volta, è composto da: valori, regole del gioco e struttura
organizzativa e istituzionale.
•Il sistema politico interagisce con i suo ambiente esterno (sociale, economico,
internazionale e geografico).
•Gli input rappresentano il legame tra l’ambiente e il sistema politico.
•Il sostegno può essere specifico o diffuso.
•Per evitare crisi di sovraccarico e regolare l’afflusso delle domande vi sono dei
«gatekeepers» (regolatori di accesso): strutturali (partiti, gruppi di pressione, leader)
e culturali (regole e procedure).
•Aspetti critici:
•1. schema prevalentemente descrittivo (illustra le fasi e le dinamiche, ma non le
spiega);
•2. essendo un approccio «macro» e olistico difetta di «microfondazione», cioè di
spiegazioni basate sugli incentivi e le strategie degli attori politici.
•3. Schumpeter come elemento di collegamento tra dimensione micro e macro e
primo passo verso gli approcci economici.
lez.4
APPROCCIO ECONOMICO
•Prospettiva che adotta concetti e modelli della teoria «micro-economica» per
impiegarli nell’analisi dei processi e delle strutture politiche.
•Assunti:
•- individui precedono gruppi e istituzioni
•- preferenze e utilità definite soggettivamente
•- attori perseguono il «self-interest»
•- transitività delle preferenze (razionalità)
•Ambiti principali di applicazione :
•- teoria delle scelte pubbliche («public choice»)
•- partiti politici e coalizioni
•- modelli di competizione politica
•- comportamento elettorale
•- funzionamento delle istituzioni politiche (parlamenti, governi, burocrazie)
Teoria dei giochi:
è uno degli strumenti principali dell’approccio economico, utile per analizzare
situazioni di interazione strategica (dove le scelte di un attore dipendono, sono
condizionate, dalle aspettative circa le scelte di altri attori, cioè vi è interdipendenza
tra le scelte).
•I giochi sono definiti dalla natura dei «pay-off» (ricavi) che conseguono a
determinate combinazioni di scelte.
•I giochi possono essere a somma variabile (positiva o negativa) o costante, a
informazione completa o incompleta, a 2 o n giocatori.
•Nel «Dilemma del Prigioniero» la cooperazione non è la strategia dominante e non
è un «punto di equilibrio».
•La defezione può, da un lato, conseguire il ricavo maggiore (se combinata con la
cooperazione degli altri giocatori) o, dall’altro, evitare il risultato peggiore (nel caso di
analoga scelta degli altri giocatori).
•Tra le principali ricadute:
•1) Teoria dei «Beni Pubblici»
•2) Implicazioni sulla partecipazione politica (la logica dell’azione collettiva e la teoria
degli «incentivi selettivi» di M. Olson).
Teoria economica della democrazia: A. Downs:
Assunti di razionalità ed egoismo: ciascun individuo persegue un obiettivo primario e
specifico.
1)Elettore: scegliere un governo
2)Politici: desiderio di potere, prestigio, reddito, passione per la lotta politica
3)Governo: massimizzare il sostegno politico
4)Partito: ottenere il controllo dell’apparato governativo dopo le le elezioni
5)Gruppi di interesse: ottenere decisioni politiche favorevoli
•Un esempio di applicazione: la logica del voto
•L’elettore obbedisce ad un calcolo costi/benefici di natura economica
•A. La logica del voto in un sistema bipartitico e in contesto di informazione
completa:
•Valutazione del «Differenziale Attuale» tra i due partiti: confronto tra l’utilità
derivante dal governo in carica e l’utilità ipotetica che sarebbe derivata dal partito di
opposizione (voto retrospettivo).
•Formula del Differenziale attuale: (Uat)- E (Ubt)
•Valutazione del «Differenziale Atteso»: confronto tra i redditi/utilità attesi da ciascun
partito nella prossima legislatura (orientamento e voto prospettico).
•Formula del differenziale atteso: E (Uat+1) – E (Ubt+1)
•T+1 indica il periodo temporale che segue il momento delle elezioni.
•Se il differenziale è positivo il cittadino vota per il partito in carica, se negativo vota
per l’opposizione, se è zero si astiene.
•B. la logica del voto in un contesto multipartitico
•Tre possibili scelte:
•1. votare per il partito preferito se si ritiene abbia ragionevoli probabilità di vittoria
•2. votare per un altro partito se il partito da lui preferito non sembra avere alcuna
probabilità di vittoria, al fine di evitare l’ascesa del partito meno preferito (voto
strategico)
•3. votare per il partito con quasi nessuna possibilità di vittoria per garantirsi maggiori
alternative nelle scelte future (investimento politico)
Approccio spaziale per comprendere le modalità della competizione partitica e il loro
posizionamento nelle campagne elettorali:
Se i partiti A e B vogliono "accaparrarsi" l'elettore mediano,
dovrebbero spostarsi verso il centro. Le zone rosse e blu rappresentano la quota di
elettori che A e B si aspettano di essere già riusciti ad "accaparrarsi"
Teorema dell’«impossibilità» di Arrow: •Alcuni paradossi legati al metodo di
scelta democratico.
•Problema di aggregare e convertire le preferenze e le scelte individuali in
ordinamenti collettivi dotati di razionalità (in termini di transitività delle preferenze).
•Il criterio del principio di maggioranza in un contesto democratico solleva a
determinate condizioni problemi di coerenza e stabilità.
•1) Ordine privato delle preferenze:
•Attore 1= A>B>C
•Attore 2= C>A>B
•Attore 3= B>C>A
•Ordine collettivo=
•A>B>C>A
•Ciò implica circolarità e instabilità delle preferenze e delle maggioranze
•Quando le preferenze sono più di tre e il criterio di scelta è basato sul principio di
maggioranza l’implicazione è inevitabile.
•Come evitarle?
•Paradossalmente la transitività delle scelte potrebbe essere conseguita solo tramite
un assetto dittatoriale.
lez5.
NEOISTITUZIONALISMO
Ritorno alle istituzioni: •Approcci sistemico ed economico attenti prevalentemente ai
«processi» e non alle «strutture».
•Istituzioni non solo come fenomeno «dato», ma come sorgono, si consolidano e si
trasformano
•Tre approcci principali: sociologico, politologico (Huntington), economico.
Neoistituzionalismo sociologico: •Contributi fondamentali di Selznik e di March e
Olsen.
•Le istituzioni «costruiscono» i soggetti trasmettendo valori, idee e conoscenze.
•Attori decidono e scelgono in base alla logica della «appropriatezza»
(corrispondenza tra comportamento e norme e valori) e non in base ad una logica
meramente utilitaristica.
Neoistituzionalismo politologico: •Il contributo di S. Huntington
•Istituzione: forma di comportamento stabile, condivisa e ricorrente.
•Istituzionalizzazione: processo tramite cui le organizzazioni assumono validità e
stabilità.
•Quattro parametri per misurare il grado di istituzionalizzazione:
•1) adattabilità (capacità di automodifica rispetto a cambiamenti dell’ambiente);
•2) complessità (moltiplicazione dei settori e delle sotto-unità organizzative), di tipo
gerarchico o funzionale;
•3) autonomia (subordinazione o meno alle forze sociali o ad altre organizzazioni);
•4) coesione (coesione e compattezza all’interno, spirito di appartenenza e di
corpo).
Neoistituzionalismo economico:
•1) Istituzioni come variabili dipendenti:
•contributi legati alla teoria dei «costi di transazione» (istituzioni come strumento per
ridurli) e alla teoria dei giochi (istituzioni per ovviare ai problemi legati ai giochi
cooperativi e ai giochi di coordinamento).
•2) Istituzioni come variabili indipendenti:
•- equilibri indotti dalle istituzioni
•- soluzione ai problemi dell&
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