METODOLOGIE DELLA RICERCA ARCHEOLOGICA
UNICT
INDICE
1-49 PUNTO A Archeologia, metodi e strategie di ricerca;
49-52PUNTO B L’archeologia urbana: la conoscenza delle città pluristratificate;
52-57 PUNTO C Archeologia e professioni;
57-80 PUNTO D Archeologia e management;
80- 91 PUNTO E Archeologia e valorizzazione;
91-98 PUNTO F Archeologia pubblica
98-116PUNTO G Lo scavo archeologico: teorie e metodi dell’indagine stratigrafica;
116-128PUNTO H Archeologia e informatica: tecnologie ICT a supporto dellA ricostruzione
storico-archeologica;
A) ARCHEOLOGIA, METODI E STRATEGIE DI RICERCA A.1 INTRODUZIONE
TEORICA
Definizione e ambito della disciplina
Metodologie della ricerca archeologica comprende i tematismi della ricerca archeologica
trasversali ai diversi contesti, geografici e storici, gli studi sugli aspetti teoretici e storici
della disciplina archeologica e la riflessione critica sui metodi della ricerca sul campo e
in laboratorio con uno sguardo unitario che abbraccia l'intera diacronia, dalla preistoria
alla contemporaneità. Analizza criticamente i diversi passaggi del processo conoscitivo
in archeologia, dalla progettazione delle ricerche alle procedure operative di costruzione
dei documenti archeologici anche attraverso l'utilizzo di tecnologie per l'acquisizione e
l'elaborazione dei dati finalizzate all'analisi dei manufatti ed ecofatti e dei paesaggi
stratificati nel complesso rapporto tra uomo e ambiente, attraverso una visione globale
e contestuale della cultura materiale. Elabora riflessioni sui processi conoscitivi basati
sull'interazione tra sistemi di fonti archeologiche ed extra-archeologiche e sull'utilizzo
critico di metodi e procedure derivati dalle scienze umane (etnoarcheologia) e dalle
scienze applicate e naturali.
L'archeologia è in parte la scoperta dei tesori del passato, in parte il lavoro meticoloso
di un analista scientifico, in parte un esercizio di immaginazione creativa.
Modello di percorso conoscitivo:
Archeologia come conoscenza del passato dell'uomo attraverso lo studio dei resti
materiali aiuta a costruire un percorso di ricerca storica che: si apre sempre con una
domanda; si sviluppa nell'analisi di dati oggettivi attraverso l'applicazione di una serie di
metodi e procedure; si conclude con una ipotesi interpretativa (indiziaria) dei dati.
Un modello di percorso conoscitivo in archeologia:
domanda storica (punto di partenza) →
archivio dei resti materiali (non solo nel sottosuolo) →
individuazione delle tracce →
raccolta dei dati →
descrizione dei dati →
organizzazione e gestione dei dati →
interpretazione →
nuova domanda (punto di arrivo).
Scientificità dell'archeologia:
L'archeologia non è una scienza (nel senso galileiano del termine) ma cerca – e trova –
una sua scientificità: nella selezione rigorosa delle fonti materiali; nell'uso proprio di
metodi d'indagine derivati dalle scienze 'esatte' (archeometria); nel controllo costante dei
procedimenti logici utilizzati nel passaggio dalla descrizione del dato alla sua
interpretazione. Per questo serve la riflessione metodologica.
Reperimento equivale a metodo di ricerca, studio a metodo di analisi, spiegazione è il
metodo di interpretazione.
Complementarità stretta tra: indagine di dettaglio, approfondimento minuzioso,
osservazione al microscopio, microanalisi; visione di insieme, allargamento dello
sguardo e degli orizzonti, costruzione di relazioni.
CONTESTO – Coniugare: analisi e sintesi; specializzazioni e visioni generali; dettagli e
quadri d'insieme; analisi storica e tecnologie.
Archeologia globale:
Tiziano Mannoni e l'archeologia globale:
Termine introdotto da Mannoni quando ancora l'archeologia italiana appariva attonita
allo spalancamento degli orizzonti di ricerca, prodotto dall'allargamento spaziale e
temporale degli ambiti di interesse della disciplina. Archeologia globale come risposta
efficace al governo dell'insieme delle testimonianze materiali quali si manifestano in
paesaggi/stratificazioni sepolte/oggetti. L'archeologia globale aveva bisogno di figure di
archeologi un po' anomali, capaci di formulare ipotesi di natura storica, ma anche di
praticare senza disagio la stratigrafia, di elaborare e utilizzare la tipologia dei manufatti,
di riconoscere una tecnica edilizia e valutare una cartografia storica o un documento
d'archivio; di interpretare una iconografia e discutere la composizione di una ceramica o
di una moneta. Chi pratica un approccio globale alle testimonianze archeologiche non
può essere specialista di tutto; deve piuttosto disporsi su quel delicato crinale che gli
permette di comprendere le procedure delle singole specializzazioni mantenendo saldo
il governo della ricerca nel suo insieme (T. Mannoni). L'archeologia della produzione non
si disgiunge dalla storia sociale e delle tecnologie. Il sapere dell'artigiano, la domanda
del mercato, le caratteristiche dei materiali, la circolazione e la diffusione di saperi tecnici.
L'archeologo opera sulla materia, distinguendo le tracce materiali da quelle immateriali,
che non sono per questo meno significative.
Discorsi sul metodo:
Etimologia: metà + odòs = strada, "tragitti che ci conducono oltre". Procedure guidate
da ragionamenti, di tradurre il linguaggio dei contesti a partire dai paesaggi che ci
circondano per giungere fin dentro la costituzione molecolare della materia delle cose.
1. Metodo della ricognizione topografica = procedure e tecniche che registrano quantità
e qualità delle tracce visibili in superficie, ordinandole nel tempo e interpretandole
sulla base dello studio culturale dei manufatti recuperati al suolo e delle analisi di
carattere spaziale.
2. Metodo della stratigrafia = procedura di scavo che studia la stratificazione prodotta
nel terreno dagli agenti naturali e umani scomponendola nell'ordine inverso rispetto
a quello in cui si era formata e restituendo una sequenza.
3. Metodo della crono-tipologia = analizza i manufatti nella loro forma e funzione, in
base ai diversi attributi che li caratterizzano, disponendoli in serie cronologicamente
significative.
4. Metodo della iconografia = studia le forme figurate descrivendo le immagini e
interpretandole a seconda delle caratteristiche proprie degli attributi di ciascuna di
esse.
5. Metodo stilistico = analizza le forme dal punto di vista del modo, tecnico ed estetico,
secondo il quale sono state realizzate.
6. Metodo delle scienze naturali = attraverso i quali si elaborano le classificazioni di tipo
botanico, zoologico e antropologico o si analizzano le componenti geologiche dei
manufatti e dei paesaggi.
7. Metodi archeometrici = indagini di natura fisica e chimica osservano la materia nel
suo interno, attraverso misure e caratterizzazioni che individuano la presenza di resti,
l'origine dei manufatti, le tecnologie mediante le quali la materia prima è stata
trasformata e quelle necessarie per garantirne la conservazione.
Ci si avvicina ad una VERITÀ che non sarà mai definitiva ma aprirà la strada a nuove
domande, eliminando le risposte contraddittorie. Il ragionamento in archeologia
progredisce spesso per: ipotesi, conferme, esclusioni, verifiche, formule, osservazioni.
ARCHEOGRAFIA = momento dell'osservazione analitica dei fenomeni storici, costituisce
una fase descrittiva che alimenta le nostre banche dati, sia storico culturali che scientifiche.
Si tratta solo di una sequenza logica, dal momento che dal punto di vista operativo l'indagine
prevede un continuo ritorno critico ai suoi diversi stati di avanzamento.
I METODI SONO DI TUTTI:
Non esiste una metodologia dello scavo per le culture orientali, per quelle classiche e per
quelle medievali. I principi della tipologia sono comuni: non c'è un metodo per le porcellane
cinesi e uno per le maioliche italiane. Le analisi mineralogiche non cambiano se si tratta di
vasi maya o bizantini. Non c'è progresso nella ricerca storica senza una continua riflessione
metodologica. Pluralità di voci e di approcci.
A COSA SERVE IL METODO IN ARCHEOLOGIA?
Costituisce il "minimo comune denominatore" di tutte le archeologie; serve a riflettere su
metodi e procedure che si utilizzano nella lettura e decifrazione delle tracce, nella raccolta
dei dati e nella loro relativa interpretazione; serve a mutuare impostazioni concettuali e
"buone pratiche" tra una branca e l'altra della disciplina; serve ad ampliare le possibilità di
interazione con altre discipline scientifiche e umanistiche.
A.2 GLI OGGETTI COME DOCUMENTI
( Dal testo Carafa) CAPITOLO 4 4.1 Premessa: che cos'è un oggetto?
L'oggetto è ogni manufatto materiale, ogni 'cosa' che sia stata prodotta, modificata o
utilizzata dall'uomo. Si va dall'oggetto più piccolo e 'povero' (un frammento di ceramica da
cucina, un chiodo di ferro, un'ossidiana scheggiata) all'oggetto più grande e 'prezioso' (una
statua in marmo a grandezza naturale, un sarcofago istoriato, un affresco parietale). Tutti
gli oggetti, indipendentemente dal loro valore economico o estetico, sono potenziali
documenti storici. L'oggetto non è una realtà statica e immutabile. Esso è il prodotto di un
processo che inizia con l'ideazione (la forma, la funzione prevista), prosegue con la
produzione (scelta della materia prima, tecnica di fabbricazione, organizzazione del lavoro),
l'uso (spesso plurimo e con funzioni anche diverse da quella originaria), la reificazione
(quando l'oggetto viene dotato di un significato simbolico o sociale ulteriore, oltre alla sua
funzione pratica), il riuso, lo scarto e, infine, la riscoperta e la musealizzazione.
Comprendere questo ciclo di vita dell'oggetto – dalla sua creazione alla sua definitiva perdita
o conservazione – è fondamentale per utilizzarlo come documento storico. Ogni oggetto
racconta non solo il momento della sua produzione, ma anche le trasformazioni dei gusti,
delle tecnologie, delle organizzazioni sociali e delle ideologie delle società che lo hanno
prodotto, utilizzato, scartato e talvolta riscoperto.
4.2 A cosa servono gli oggetti nella ricerca archeologica
Gli oggetti, opportunamente studiati, servono a determinare cronologie, a definire contesti
locali, a ricostruire storie 'particolari' (di un artigiano, di una bottega, di una classe sociale)
e, infine, a ricostruire processi e fenomeni storici di ampio respiro (ad esempio, le dinamiche
del commercio mediterraneo, la romanizzazione, la crisi del III secolo d.C.).
4.2.1 Determinazioni cronologiche
La funzione più nota e più sfruttata degli oggetti in archeologia è quella di datare le
stratificazioni, le strutture e i contesti. Oggetti diversi hanno una 'vita' (un periodo di
produzione e uso) più o meno lunga e più o meno ben nota. Monete, iscrizioni, alcuni tipi
ceramici (es. le sigillate italiche, le anfore Dressel) sono oggetti 'datanti' per eccellenza,
perché la loro cronologia di produzione è spesso nota con precisione grazie a contesti
chiusi, a ripostigli o a fonti scritte. Tuttavia, anche gli oggetti 'comuni' e di lunga durata (ad
esempio, i chiodi in ferro) possono fornire indicazioni cronologiche utili, sebbene meno
precise, quando sono associati ad altri materiali più diagnostici.
4.2.2 Definire contesti locali o delimitati
Gli oggetti contribuiscono a definire l'identità di un contesto. La presenza ricorrente di
determinati tipi di oggetti (ad esempio, un certo tipo di fibbia, una certa forma di coltello, un
certo stile di decorazione ceramica) in un sito o in una regione può indicare una specifica
cultura materiale, una tradizione artigianale locale, o persino la presenza di un gruppo
umano (ad esempio, soldati di una determinata legione, coloni di una certa origine). L'analisi
della distribuzione di specifiche classi di oggetti (ad esempio, le ceramiche a vernice nera
di produzione locale vs quelle importate) può rivelare le reti di scambio e le aree di influenza
culturale.
4.2.3 Ricostruire storie 'particolari'
Gli oggetti permettono di ricostruire storie 'dal basso', quelle che le fonti scritte spesso
ignorano. Dall'analisi dei reperti di una bottega si può risalire alle tecniche di produzione,
all'organizzazione del lavoro, alle materie prime utilizzate, alla circolazione dei prodotti.
Dall'analisi dei reperti di una casa si possono ipotizzare il tenore di vita, le abitudini
alimentari, le attività domestiche, i culti familiari, le relazioni sociali degli abitanti. Lo studio
degli oggetti di uso personale (ornamenti, oggetti di toeletta, armi) può fornire informazioni
sull'identità, lo status e il genere degli individui.
4.2.4 Ricostruire processi e fenomeni storici
Su scala più ampia, la distribuzione geografica e cronologica delle classi di oggetti (ad
esempio, le anfore vinarie Dressel 1, diffuse in tutto il Mediterraneo tra il II e il I secolo a.C.)
permette di ricostruire fenomeni economici e sociali di vasta portata, come le rotte
commerciali, l'integrazione dei mercati, la specializzazione produttiva, l'impatto della
conquista romana sulle economie locali, i cambiamenti dei gusti alimentari, la diffusione
delle innovazioni tecnologiche. Lo studio quantitativo delle classi di oggetti (quantificazione
dei frammenti, analisi delle percentuali) permette di cogliere tendenze e fluttuazioni nel
tempo.
4.3 Come si usano gli oggetti nella ricerca archeologica
L'uso degli oggetti come documenti storici non è immediato. Esso richiede un'analisi
accurata che procede per tappe. Innanzitutto, l'oggetto deve essere descritto nei suoi
attributi fisici (materia prima, tecnica di fabbricazione, dimensioni, forma, decorazione,
colore, peso). Poi, deve essere confrontato con altri oggetti simili (confronto tipologico) per
definirne la tipologia di appartenenza. Solo a questo punto, note la tipologia e la sua
cronologia (grazie a studi precedenti, a contesti chiusi o a datazioni assolute), l'oggetto può
diventare un 'datante' o un indicatore di processi storici. Ma anche un oggetto 'non datante'
(perché comune, atipico o molto longevo) fornisce informazioni, ad esempio sulla cultura
materiale quotidiana. È fondamentale distinguere tra l'analisi dell'oggetto 'in sé' (le sue
caratteristiche fisiche e formali) e l'analisi dell'oggetto 'nel contesto' (le sue relazioni con altri
oggetti, con le strutture, con gli strati archeologici). L'oggetto 'in sé' può dirci come è stato
fatto, da quali materiali, con quale tecnica. L'oggetto 'nel contesto' ci dice come è stato
usato, da chi, per quanto tempo, con quali altri oggetti era associato. Entrambi i tipi di analisi
sono necessari, ma la seconda è spesso la più ricca di informazioni storiche.
4.4 Tipologia e seriazioni
La tipologia è lo strumento fondamentale per classificare e ordinare gli oggetti. Essa
consiste nell'identificazione di attributi ricorrenti (forma, tecnica, decorazione, materia) che
permettono di raggruppare oggetti simili in 'tipi'. La seriazione è il procedimento che ordina
questi tipi in una sequenza cronologica, in base alla variazione di uno o più attributi nel
tempo. La tipologia e la seriazione sono alla base di gran parte delle datazioni
archeologiche.
4.4.1 Definizioni
Per tipologia si intende la classificazione di oggetti in 'tipi' sulla base della ricorrenza di
attributi condivisi. Un 'tipo' è un raggruppamento ideale di oggetti che presentano una
combinazione significativa di attributi (es. anfora Dressel 1: forma del bordo, del corpo, delle
anse, tipo di impasto, etc.). La seriazione (o seriazione tipologica) è l'ordinamento di più tipi
in una sequenza che si presume cronologica, basata sulla maggiore o minore frequenza di
certi attributi o sulla loro comparsa, sviluppo e scomparsa nel tempo. La seriazione può
essere 'contestuale' (basata sulle associazioni di oggetti in contesti chiusi, come tombe o
strati) o 'morfologica' (basata sull'evoluzione formale di un attributo, ad esempio la
progressiva curvatura di un bordo).
4.4.2 Principi generali
La tipologia archeologica si basa su alcuni principi generali. Primo: gli attributi degli oggetti
cambiano nel tempo (principio dell'evoluzione tipologica). Secondo: il cambiamento è
spesso graduale e, in molti casi, irreversibile (una forma non torna esattamente uguale a
una più antica, anche se possono esserci 'revival' o imitazioni). Terzo: tipi simili tendono ad
essere contemporanei (o almeno a collocarsi in uno stesso orizzonte cronologico), anche
se possono esserci persistenza di tipi antichi in aree periferiche. Quarto: l'analisi tipologica
non riguarda solo la forma, ma tutti gli attributi (materia, tecnica, decorazione, funzione,
dimensione). Quinto: la tipologia non è un fine, ma un mezzo per la datazione e
l'interpretazione storica.
4.4.3 Approcci alla tipologia
Esistono diversi approcci alla costruzione delle tipologie.
L'approccio 'intuitivo' (o 'classificazione naturale') si basa sull'esperienza e sulla conoscenza
dello studioso, che raggruppa gli oggetti in tipi sulla base di somiglianze percepite
visivamente. È un metodo rapido ma soggettivo, e i risultati possono variare da studioso a
studioso.
L'approccio 'analitico' (o 'classificazione artificiale') si basa sulla definizione di attributi
misurabili o descrivibili in modo oggettivo (ad esempio, la lunghezza, la larghezza, l'angolo
del bordo, lo spessore della parete) e sulla loro elaborazione statistica (ad esempio,
attraverso analisi multivariate, cluster analysis, factor analysis). È un metodo più lento e
complesso, ma più oggettivo e ripetibile, e permette di identificare raggrup
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