ÉMILE DURKHEIM
BIOGRAFIA
Émile Durkheim nasce nel 1858 a Epinal, una città francese del dipartimento
dei Vosgi, da una famiglia ebrea protestante che, in seguito alla guerra franco-
prussiana, decide di trasferirsi a Parigi.
Qui egli studia filosofia all’École Normale Supérieure, dove si laurea nel 1882
con una tesi su Montesquieu.
Nel 1887 è chiamato ad insegnare all’università di Bordeaux per poi fondare,
nel 1896, l’Année sociologique, la prima rivista francese dedicata
specificatamente alla sociologia e da lui diretta sino al 1912.
Nel 1902 Durkheim si trasferisce alla Sorbona, dove viene nominato titolare
della cattedra in Storia e teoria dell’educazione, che successivamente
diventerà la cattedra di Educazione e sociologia.
Lo scoppio della prima Guerra mondiale, la morte del suo unico figlio e le
accuse dei nazionalisti, che gli rinfacciano di essere di estrazione tedesca, lo
conducono in un grave stato emotivo, preludio di un ictus che ne causerà la
morte nel 1917.
IL METODO SOCIOLOGICO E IL CONCETTO DI FUNZIONE
Durkheim espone il suo pensiero in una serie di testi, considerati fondamentali
sia per le acquisizioni raggiunte, sia per la definizione della sociologia come
disciplina autonoma.
Ne “Le regole del metodo sociologico” del 1895, il filosofo formula il principio
generale secondo il quale quando ci si accinge a spiegare un fenomeno sociale,
bisogna cercare separatamente la causa efficiente che lo produce e la funzione
che esso assolve.
La causa è ciò da cui è determinato quel fenomeno specifico, temporalmente e
localmente circoscritto. fine scopo
Il termine funzione, invece, sostituisce quello di o dal momento che
i fenomeni sociali non esistono generalmente se non in vista dei risultati utili da
loro prodotti. funzione
Durkheim trae il sostantivo direttamente dalla biologia, dove sta ad
indicare un’attività che si rende necessaria per la soddisfazione di un bisogno
dell’organismo vivente, e trasferito per analogia alla società in quanto
organismo dotati di una sua autonoma natura.
La stessa società è considerata un’entità sui generis, non riducibile alla somma
delle dimensioni psicologiche degli individui che ne fanno parte. Per meglio
dire, si tratta di un sistema inteso come una realtà specifica con i suoi
caratteri propri.
Coerentemente con tale presupposto, Durkheim ritiene che “la causa
determinante di un fatto sociale debba essere cercata nei fatti sociali
precedenti e non negli stati di coscienza degli individui”.
D’altra parte, la funzione di un fatto sociale deve sempre essere individuata nel
rapporto che esso ha con qualche finalità sociale. In tal modo, si ha la
produzione di effetti utili innanzitutto per la società e solo secondariamente per
il singolo.
Si afferma così la preminenza del sociale sullo psicologico, della società,
appunto, sull’individuo.
Non a caso, la dimensione propria del sistema sociale si manifesta, secondo
Durkheim, nel carattere coercitivo che assume il sociale nei confronti
dell’individuo: essa impone a quest’ultimo le sue forme e le sue leggi.
“modi di agire, di
Sulla base di ciò, definisce il concetto di FATTO SOCIALE come
pensare e di sentire esterni all’individuo, e dotati di un potere di coercizione in
virtù del quale si impongono ad esso. Di conseguenza essi non possono venire
confusi né con i fenomeni organici in quanto consistono di rappresentazioni e
azioni né con i fenomeni psichici.
Essi costituiscono quindi una nuova specie di fatti sociali e ad essi soltanto
deve essere data la qualifica di fatti sociali”.
modi
Per si intendono le modalità condivise (al plurale dal momento che
riguardano il sociale).
esterni all’individuo
Gli stessi modi sono in quanto è la società ad inculcarli;
soltanto in un secondo momento possono essere interiorizzati.
L’individuo viene schiacciato dalla società: essa preme in tutte le forme. È qui
coercizione.
che risiede il potere di
In realtà, Durkheim –quando sottolinea l’aspetto coercitivo del sociale- ha
soprattutto in mente la dimensione culturale e di conseguenza anche quella
istituzionale del sociale stesso.
Un esempio di fatto sociale è l’espressione di un lutto, una partita di calcio, una
lezione universitaria e persino un matrimonio.
L’esempio per eccellenza è però rappresentato dal linguaggio: si nasce in una
lingua madre che non può essere modificata.
I fatti sociali, dunque, trovano la loro massima esplicazione nei costumi, nei
comportamenti stabiliti e stabili nel tempo, nei sentimenti, ma anche nella
legge, nei sistemi economici e nei dogmi religiosi.
CULTURA, CONSENSO, INTEGRAZIONE
Nella visione durkheimiana assume il predominio la dimensione culturale e
normativa della realtà sociale.
Questa caratteristica ha fatto sì che Durkheim abbia rivestito un ruolo di
particolare importanza all’interno dell’antro