INTRODUZIONE ALLE FAMIGLIE LOGICHE
INTRODUZIONE
Grandezze elettriche:
V [V] = tensione
Q [C] = carica (1 C rappresenta carica molto grande)
I [A] = corrente (1 A = 1 C/s, in genere si considerano sottomultipli)
Esistono componenti lineari “non reattivi”, ossia senza memoria (il legame funzionale tra le
grandezze elettriche non dipende dal tempo passato) tra cui:
Resistore
legge di Ohm
È caratterizzato dalla =∙ resistenza R:
Considerando un conduttore di lunghezza L e superficie A, si definisce la
[] = =
= resistività [
con parametro che varia a seconda del materiale
∙ ],
Esistono poi componenti lineari “reattivi”, con memoria:
Condensatore
La cui legge costitutiva:
= =
capacità
= del condensatore
Con []
=
Sia = , = = :
[] = =
In particolare:
= 8.86 ∙ 10
= ( = 12, = 4)
Per lo stesso materiale si può definire la capacità specifica: =
Esempio
Considero un condensatore per circuito integrato
=
Con = 1 = 10 , = 10 = 0.01 = 10
Si ha ≅ 10 = 10 = 10
Si possono definire le costanti di tempo come =
Se considero si ha
= 10 , = 10 = 10
ELTTRONICA ANALOGICA VS DIGITALE
L’elettronica è una disciplina che fonde una particolare tecnologia con una metodologia utile ad
elaborare delle informazioni: in particolare, il nome deriva dall’uso di grandezze legate
all’elettromagnetismo.
Il principio che sta alla base dell’elettronica è quello della valvola, dispositivo che funge da
“rubinetto”, con la proprietà di permettere o di bloccare l’afflusso di una certa grandezza
(corrente elettrica). Una valvola può avere due modalità di funzionamento:
analogica,
- se ad ogni posizione parziale della valvola corrisponde un’uscita parziale. Posso quindi
avere un numero infinito e continuo di valori in uscita, con una conseguentemente elevata mole di
informazioni;
digitale,
- se esistono solo lo stato di (totalmente) aperto e (totalmente) chiuso.
Le informazioni che posso ricavare sono quindi molte di meno rispetto al caso analogico.
Combinando insieme questi due tipi di valvole si possono creare due tipi di circuiti:
circuito analogico:
- semplice, con pochi componenti di qualità molto elevata, molto sensibile ai
disturbi (rumori), molto costoso;
- circuito digitale: complesso, con moltissimi componenti di qualità più modesta e di maggiore
semplicità, più veloce e meno costoso.
RAPPRESENTAZIONE BINARIA DELL’INFORMAZIONE
rappresentazione binaria
L’elettronica digitale fa uso della dell’informazione, che permette di
valore logico “0” logico
associare il segnale di grandezze elettriche (tensione) al oppure al valore
“1”.
Le due fasce sono separate da una zona in cui il segnale non è associato a nessuno dei due valori:
zona indefinita.
questa zona si dice Questa zona indefinita permette di mantenere una stabilità
anche in caso di una variazione dal minimo segnale associabile a “1” o “0”
VANTAGGI RISPETTO ALL’ELETTRONICA ANALOGICA
Necessità di un segnale meno preciso
Minore sensibilità a rumore e disturbi
Modularità e progettazione automatica
SVANTAGGI
La codifica binaria richiede più velocità e più componenti per eguagliare le prestazioni
dell’elaborazione analogica: con il passare del tempo l’evoluzione tecnologica (legge di
Moore) ha provocato successo dell’elettronica digitale: introduzione tecnologia MOS è
stata fondamentale.
La presenza di un intervallo di valori indefinito aumenta la robustezza del sistema: un
disturbo non provoca un errore ma una fascia di “incertezza” però bisogna usare tensioni
di una cerrta entità
BLOCCHI LOGICI ELEMENTARI
NOT : simbolo grafico non elettrico
NOR : C =
+
NAND : C =
∗ A B C
EX-OR :
= ∗ + ∗ = ⊕ 0 1 1
1 0 1
0 0 0
1 1 0
EX-NOR :
= ∗ + ∗ A B C
0 1 0
1 0 0
0 0 1
1 1 1
LEGGI DI DE MORGAN IN LOGICA BOOLEANA
Utile per la logica combinatoria, caratterizzata da non reattività.
∙=+
+=∙
Esempio ∙ ( + + ) = + + + = + ( ∙ ∙ )
REALIZZAZIONE DI UN “NOT” O INVERTITORE
invertitore,
Il blocco logico NOT in elettronica equivale a un dispositivo realizzabile mediante un
partitore resistivo;
dispositivo chiamato esso è formato dai seguenti componenti:
generatore di tensione V
- un ;
DD
resistenza “superiore” R
- una , detta resistenza di pull-up, in
L
grado di “portare su” l’uscita se adeguatamente dimensionata;
resistenza “inferiore” R
- una , detta resistenza di pull-down, in
D
grado di “portare giù” l’uscita se adeguatamente dimensionata.
V
Tra le due resistenze si trova il nodo di OUT, a tensione V
OUT: OUT
è sicuramente inferiore a V , perché parte di questa viene
DD
dissipata sulla resistenza R . Si può infatti applicare la legge di
L
Ohm per ottenere: = ( + )
= +
Ne risulta, ad esempio, che se le due resistenze sono uguali, allora la V sarà pari a V /2 (perché
OUT DD
metà della tensione cade sulla resistenza di pull-up).
Tuttavia, in un circuito digitale è utile ottenere un’uscita “alta” o “bassa” che corrisponda ad uno
dei due stati logici “1” o “0”. Bisogna dunque fare sì che, se la tensione di ingresso è pari ad 1 [a 0],
si abbia in uscita una tensione quanto più simile a uno 0 [ad un 1]: una tensione in uscita di 0,5
non servirebbe a nulla perché non individuerebbe in maniera univoca uno stato logico.
Per realizzare questa situazione, la resistenza R dev’essere o enorme (così che confluisca tutta
D
verso il nodo di OUT e sia abbia un 1 fuori dal circuito) oppure praticamente inesistente (così che si
scarichi verso massa lasciando 0 all’uscita). Inoltre questa resistenza deve essere in grado di
passare velocemente dal valore “enorme” a quello “nullo”.
Il modo migliore per risolvere il problema è quello di sostituire la R con
D
switch, interruttore comandato
uno cioè un non lineare:
- se l’interruttore è “chiuso” la parte inferiore del partitore si
comporta come un cortocircuito (resistenza bassissima);
- se invece è “aperto”, la sua resistenza di pull-down è dell’ordine
del giga-Ohm e la corrente è trascurabile.
Nell’esempio in figura, al valore logico “0” di A è associato l’interruttore aperto
= "0" → ∼ ∞ → ∼ → = "1" =
= "1" → ∼ 0 → ∼ 0 → = "0" =
INTERRUTTORE COMANDATO
L’interruttore comandato, o resistenza comandata, è realizzata con un transistore MOS
Per praticità il disegno del circuito si semplifica:
= ( )
I due stati logici dell’invertitore sono caratterizzati da parametri elettrici
molto diversi
In assenza di carico (a vuoto) la potenza dissipata dall’invertitore, considerato che ci si trova in
condizione stazionaria, è pari a [] = ∙
POTENZA DISSIPATA: CASI
Si possono distinguere due situazioni molto diverse:
1. = “” → = ""
Quando l’interruttore è aperto, la resistenza di pull-down è dell’ordine del giga-Ohm e
quindi la sua corrente quasi trascurabile: questa minima corrente (corrente di leakage)
viene comunque persa perché riesce a scorrere anche in condizione di altissima
resistenza. Si può quindi dire che la tensione massima ottenibile in uscita non è
esattamente V , ma leggermente inferiore a causa del leakage, quindi
DD
Spesso però approssimabile come = ∙ ~
Infatti un esempio di transistore “spento” assorbe = 1 10 = 1
Quindi per = 1 → = = 10 Ω
2. = “” → = ""
Quando l’interruttore è “chiuso”, la sua resistenza è quasi nulla; quindi, vale
∼
= +
= ∙ =
Questo ragionamento è valido anche in presenza di carico se solo capacitivo (MOS)
Questo risultato mostra che per minimizzare la potenza, bisognerebbe minimizzare la tensione
: questo però va in contrasto con il bisogno di “robustezza” richiesto dal segnale digitale.
Ne consegue quindi che per minimizzare la potenza consumata occorre aumentare
(considerazione statica): MA facendo così aumenta la costante di tempo , che
∼
rappresenta la misura di quanto velocemente l’uscita segue l’ingresso, ossia il circuito commuta
(considerazione dinamica).
Una misura ideale di R è nell’ordine del MΩ
L
NOTA BENE
Assumo ad esempio che a partire di IN = “1” (OUT =”0”) l’ingresso commuti istantaneamente a 0,
ossia si apra istantaneamente. L’uscita non cambia istantaneamente in accordo con l’ingresso, ma
transitorio.
occorre del tempo: c’è un
Il transitorio dipende da due fattori
1. Quanta resistenza si oppone al passaggio di corrente
2. Capacità del nodo di uscita
costante di tempo
Per questo si definisce la , che rappresenta la misura di quanto
=
velocemente l’uscita segue l’ingresso, ossia il circuito commuta
FIGURE DI MERITO DELLE FAMIGLIE LOGICHE (FOM)
Le figure di merito rappresentano le caratteristiche prestazionali di un sistema digitale e si
dividono in due famiglie:
FOM STATICHE
FOM DINAMICHE
FOM STATICHE
LA CARATTERISTICA STATICA INGRESSO-USCITA DELL’INVERTITORE
caratteristica di
Il comportamento elettrico di un invertitore è descritto meglio dalla sua
trasferimento ingresso-uscita, caratteristica di trasferimento statica
detta anche (DC transfer
characteristic), che mostra la tensione di uscita in funzione della tensione di ingresso V = F(V ) in
O I
regime stazionario, ossia quando tutte le grandezze sono indipendenti dal tempo (esaurito il
transitorio)
Curva della caratteristica
Dal punto di vista sperimentale, si variano le tensioni d’ingresso molto lentamente in modo da
assumere condizioni stazionarie.
La curva rappresenta quindi il luogo dei punti che definiscono la Vout in relazione alla Vin
La caratteristica di un invertitore deve seguire le seguenti regole:
pendenza negativa
Presentare
all’interno del valore V
Deve essere compresa (in ascissa e ordinata) (non ha senso
DD
misurare valori di Vin maggiori perché l’ingresso non vedrà mai valori maggiori)
Generalmente in uscita non si riesce a coprire l’intero intervallo (0,V ) ma un intervallo
DD
minore, anche se il caso ideale è il raggiungimento completo del valore V DD
non lineare
Dovrà essere
PUNTI NOTEVOLI DELLA CARATTERISTICA
Considero una curva con = 3
1. VALORI NOMINALI
Rappresentano i valori di tensione associati nominalmente al valore logico “0” oppure
al valore “1” = alto →
= → 0
Per come sono stati definiti, rappresenta l’uscita all’ingresso e viceversa:
)
= ( → = ( )
)
= ( → = ( )
Quindi, una volta nota la forma della curva F, i valori possono essere trovati considerando
devono appartenere sia alla curva F sia alla curva F
-1
che essi Questa forma è associata a un invertitore che non ha mai
resistenza residua nulla. Osservo le curve corrispondenti a
F e F
-1
La si trova nel punto di incontro inferiore: valore
prossimo a 0 ma non = 0.
Allo stesso modo si trova un valore minore
= ( )
di , nel punto di incontro superiore. Infatti
= (0)
2.PUNTI CON PENDENZA -1
Una volta definiti i valori nominali bisogna estendere il concetto di fasce corrispondenti al
valore “0” o “1”.
Per riuscire a farlo, è necessario che la caratteristica abbia anche la proprietà di NON LINEARITA’,
ossia: Due zone con bassa pendenza
Una zona di alta pendenza
Il valore di pendenza che permettere di distinguere tra “alta” e “bassa” pendenza è per pendenza
= −1 4
I punti con pendenza -1 sono (a differenza dei valori nominali che sono 2) e sono denominati:
Sull’ asse y:
= ( )
= ( )
Sull’asse x:
L’alta pendenza nella zona centrale determina una maggior distanza fra i valori in uscita rispetto ai
valori in ingresso. Per questo motivo si considera la la regione compresa tra , detta
regione indefinita (talvolta chiamata anche regione di transizione). Per garantire il corretto
funzionamento del circuito è necessario evitare che i valori a regime dei segnali di ingresso siano
all'interno di questa regione.
MARGINI DI RUMORE
Affinché una porta logica sia robusta e insensibile ai disturbi, è essenziale che l'intervallo di
tensione che separa le regioni associate ai valori "O" e "1" sia il più ampio possibile.
margini di rumore N e N
Un fattore di merito che misura la sensibilità ai disturbi è dato dai ML MH
che quantificano l'ampiezza delle regioni permesse "O" e "1" e definiscono il valore di soglia
massimo consentito all'eventuale disturbo:
= −
= −
A parità di distanza 0-V , il sistema è tanto più robusto quanto più ampie sono le fasce di margine
DD
(di conseguenza quanto più alta è la pendenza della curva)
I margini di rumore rappresentano il massimo livello di rumore che può essere tollerato
all'ingresso quando le porte logiche sono connesse in cascata, com'è illustrato in figura
Risulta chiaro che, affinché un circuito digitale funzioni correttamente, i margini di immunità al
rumore devono essere maggiori di zero e, preferibilmente, più ampi possibile.
PROPRIETÀ RIGENERATIVA
Ottenere ampi margini di rumore è uno degli obiettivi primari, ma certamente non è l'unico
requisito. Supponiamo che un segnale sia affetto da un certo livello di rumore e differisca dal suo
valore nominale di tensione, fino ad uscire dai margini di rumore.
3.SOGLIA LOGICA DELL’INVERTITORE robusta
La caratteristica statica di un invertitore è tanto più quanto più ampi sono i margini di
immunità. Tuttavia, l’ampiezza di tali margini non è l’unico parametro importante; infatti, se
consideriamo un invertitore con un segnale con un segnale di ingresso alto minore di il
circuito fornirà una tensione bassa maggiore di a cui si aggiungono i disturbi ed il rumore
dell’invertitore stesso.
È facile quindi osservare che se le deviazioni dai valori nominali in
ingresso producessero in uscita deviazioni uguali o addirittura più
grandi, mettendo in cascata alcuni invertitori il segnale elettrico
entrerebbe presto nella regione indefinita
Di conseguenza nei circuiti digitali è importante che un ampio
margine di immunità ai disturbi si accompagni ad una
caratteristica statica che assicuri una proprietà rigenerativa, come
mostrato in figura
Affinchè non si propaghi l’errore è importante non superare la
soglia logica, che permette il ritorno all’interno del valore logico
desiderato
4.SWING LOGICO
Rappresenta la differenza tra e
= −
e si ha −
=
= 2
2
LA CARATTERISTICA IDEALE
In questa forma di grafico più semplice è immediato definire i valori di = =0
=0
=
=
=
=<
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