UNIVERSITA’ SAN RAFFAELE ROMA
FACOLTA’ DI AGRARIA SCIENZE
DELL’ALIMENTAZIONE E GASTRONOMIA
CORSO DI SCIENZE DELL’ALIMENTAZIONE E
GASTRONOMIA
Elaborato di: Teresa Tripi
N° matricola: 0262300020
Sessione esami del: 17/02/2026
1
Il gusto e la felicità: un percorso
verso il benessere quotidiano
Indice
INTRODUZIONE.........................................................................................3
1. Il concetto di gusto: tra sensorialità e cultura…………………………5
1.1. Il gusto come esperienza sensoriale....................................................5
1.2. Gusto e percezione come fattori culturali………………………………..6
1.3.Educare il gusto.................................................................................... 7
2. Gusto, felicità e benessere quotidiano..............................................11
2.1. Il gusto nelle scelte quotidiane…………………………………………..11
2.2. Gusto, relazioni e felicità: il segreto della felicità alimentare………...11
2.3. Gusto, convivialità e benessere………………………………………....13
………………………………………………………………..14
CONCLUSIONI
BIBLIOGRAFIA.........................................................................................15
2
Introduzione
Il concetto di felicità accompagna da sempre la riflessione filosofica,
psicologica e culturale dell’essere umano. Ogni epoca ha tentato di definirla,
inseguirla e comprenderla, spesso collegandola al piacere, alla
soddisfazione dei desideri e alla capacità di apprezzare la vita. Da una
prospettiva filosofico-gastronomica, il gusto assume un ruolo centrale: esso
non si limita alla dimensione sensoriale legata al cibo o all’estetica, ma
diventa una facoltà più ampia, capace di orientare le scelte, i comportamenti
e il modo in cui l’individuo si rapporta al mondo. Un concetto base per la
riflessione gastronomica sul cibo e sul suo valore intrinseco di condivisione,
relazione e convivialità.
Il gusto può essere inteso come capacità di discernimento, come sensibilità
verso ciò che genera piacere, armonia e significato. Attraverso il gusto,
l’essere umano impara a riconoscere ciò che lo nutre non solo fisicamente,
ma anche emotivamente e spiritualmente. In questo senso, il gusto diventa
un ponte tra il piacere immediato e una felicità più profonda e duratura.
Il benessere quotidiano non è il risultato di eventi straordinari, ma nasce da
una serie di piccole esperienze, abitudini e scelte consapevoli. Il gusto
influisce direttamente su queste dimensioni: dal modo in cui mangiamo,
ascoltiamo musica, arrediamo gli spazi, coltiviamo relazioni e diamo valore
al tempo. Questo elaborato si propone di analizzare il rapporto tra gusto e
felicità, evidenziando come esso contribuisca in maniera significativa al
benessere quotidiano. Il cibo, allora, diventa vettore di novità: la nascita
della socialità, della collaborazione e, trasversalmente, del linguaggio e
della comunicazione. “L’atto culinario e la tavola come condivisione del
pasto avrebbero inventato noi esseri umani e non viceversa, facendoci
diventare quel che siamo: animali sapienti, conviviali e parlanti”1. In questo
scenario è importante anche sottolineare che “l'atto di cucinare e il consumo
del cibo riuniti attorno a un fuoco, implicando complesse interazioni sociali
e introducendo la prassi del mangiare insieme in un luogo e in un momento
3
stabiliti, avrebbero stimolato lo sviluppo di abilità comunicative non verbali
prima e linguistiche successivamente” 1
1 Revelli Sorini A., Cutini S., Felicità alimentare gusto e convivialità: il piacere della parola.
In Taccuini Gastrofisici.it, Fonte:
https://www.taccuinigastrosofici.it/ita/news/contemporanea/felicita-alimentare/gusto-e-
convivialita-il-piacere-della-parola.html 4
–
Capitolo I Il concetto di gusto: tra sensorialità
e cultura
1.1 Il gusto come esperienza sensoriale
Tradizionalmente, il gusto è uno dei cinque sensi e riguarda la percezione
dei sapori. Attraverso il gusto, l’essere umano entra in contatto diretto con
il mondo materiale, sperimentando piacere, disgusto, attrazione o rifiuto.
Questa dimensione sensoriale ha un’importanza fondamentale per la
sopravvivenza, ma anche per il piacere e la socialità, come dimostra il ruolo
centrale del cibo nelle culture di tutto il mondo. Mangiare non è solo un atto
è un’esperienza emotiva, simbolica e relazionale. Il gusto, in
biologico:
questo senso, contribuisce a creare legami, ricordi e tradizioni. Un sapore
può evocare l’infanzia, la famiglia, un luogo o un momento felice,
dimostrando come il gusto sia profondamente intrecciato con la memoria e
le emozioni. Ogni giorno degustiamo cibi dalle forme più disparate, ma in
un’epoca in cui il piacere e l’esperienza sensoriale vengono spesso
trascurati, l’atto del nutrirsi tende a ridursi a un gesto meccanico, privo di
significato e qualità.
Eppure, il cibo può essere molto più di semplice sostentamento: è una
forma di linguaggio primordiale, forse ancor più profonda delle parole,
perché unisce in sé il bisogno e il piacere, la materia e l’emozione. Le
diverse forme che assume non sono casuali: esse influenzano la
percezione del gusto, modificano l’esperienza sensoriale e rendono ogni
boccone unico. La forma, proprio come la sostanza, diventa sapore.
Aristotele stesso definiva il gusto come una “forma di tatto”, collocandolo in
una gerarchia dei sensi attraverso cui l’uomo percepisce e interpreta il
mondo. Nei suoi scritti etici, il filosofo attribuiva ai sensi la capacità di
suscitare emozioni autentiche e di rafforzare la dimensione umana,
5
sottolineando come anche il piacere del gusto potesse essere segno di
saggezza, se vissuto con equilibrio.
L’analisi sensoriale, oggi, è lo strumento che ci permette di coltivare questa
vista, l’olfatto, il tatto e il gusto impariamo a
consapevolezza: attraverso la
riconoscere le sfumature che rendono il cibo esperienza culturale e
personale. Tra tutte le qualità, la forma gioca un ruolo fondamentale, perché
dona senso, varietà