ECONOMIA POLITICA
MACROECONOMIA CAPITOLI 1-2-3
L’economia studia come le società utilizzano risorse scarse, limitate nella
quantità a disposizione, per produrre beni utili, e di come tali beni vengono
distribuiti tra i vari soggetti.
Questo accade a livello di Stati, Nazioni, ma anche singoli individui.
Le risorse disponibili sono scarse, ossia: esistono limitazioni quantitative; sono
destinabili a più impieghi; sono in grado di soddisfare fini diversi.
Gli studi economici studiano: come vengono allocate le risorse, come vengono
distribuite, come
la ricchezza che si genera viene allocata. Questo avviene a livello:
macroeconomico → analisi dei connotati del sistema economico nel suo
complesso,
problemi di nazioni in cui tutti i soggetti economici sono investiti. Si occupa
dell’andamento complessivo di un sistema economico. Con Adam Smith (The
Wealth of Nations) iniziò lo studio microeconomico; inoltre, con lui, economia
diventa una disciplina autonoma, separata dalla
filosofia.
microeconomico → analisi del comportamento di singole entità: imprese,
consumatori, mercati (+ imprese organizzate in un determinato ambito). Con
Keynes (General Theory of
employment interest and money), dopo il crollo della Borsa di Wall Street nel
1929, nasce l’esigenza di studiare l’economia a livello globale
I 3 PROBLEMI economici fondamentali:
1. cosa produrre e in quali quantità
2. come farlo
3. per chi farlo (distribuzione del prodotto e del reddito)
Per rispondere a queste domande, ogni società deve effettuare delle scelte
relative agli input e agli ouput.
INPUT= beni o servizi utilizzati dalle imprese nei processi produttivi
OUTPUT = beni o servizi utili prodotti
La risposta alle tre domande, quindi, dipende dalle forme di organizzazione
istituzionale del sistema economico:
- economia di mercato o lassez faire → economia capitalista: decisioni prese dal
mercato, è
il capitale che decide da solo)
- mista → stati lasciano libertà di azione, ma, in parte intervengono.
- dirigista o pianificata → l’ideologia sottostante è quella di tipo socialista o
comunista in cui lo Stato prende la maggior parte delle decisioni economiche. 1
PROBLEMA 1: COSA PRODURRE → LE
POSSIBILITÀ PRODUTTIVE DI UN
(vedi bene per
PAESE
l’esame)
2 soli beni, A e B; risorse produttive date;
tecniche produttive date 2
Due importanti concetti derivano dalla frontiera delle possibilità produttive:
A. l’efficienza produttiva: la situazione che la società raggiunge quando si trova
sulla frontiera delle possibilità produttive → non si può aumentare la quantità
disponibile di un bene, senza ridurre la quantità dell’altro bene.
B. il concetto di costo opportunità è collegato al fatto che, essendo le risorse
scarse, occorre fare una scelta nelle decisioni di produzione/consumo.
Il costo opportunità definisce la quantità di un certo bene o servizio cui si deve
rinunciare per avere un’unità addizionale di un altro bene o servizio.
In un sistema in cui vi è scarsità di risorse, il costo opportunità è il “sacrificio”
che occorre fare in termini di rinuncia ad una certa quantità del bene A per
poter accedere ad una certa quantità del bene B.
2. COME PRODURRE
L'economia mista è quella prediletta da più paesi perché lo Stato interviene a
difesa di situazioni che se non fossero contenute, minerebbero il paese.
Definizioni generali 3
Mercato= Meccanismo attraverso il quale acquirenti e venditori entrano in
contatto e interagiscono al fine di scambiare beni o servizi
Domanda = quantità di un bene che i consumatori desiderano acquistare per
ogni livello del prezzo Offerta =quantità di un bene che i produttori desiderano
vendere per ogni livello del prezzo
Prezzo di equilibrio = prezzo per il quale la quantità offerta è uguale alla
quantità domandata
In una economia di mercato, non vi sono organismi responsabili della soluzione
dei problemi economici. Il coordinamento di individui, attività ed imprese
avviene automaticamente, mediante un sistema di prezzi. Ogni cosa ha un
prezzo, costituito dal valore del bene in termini di moneta. I prezzi fungono da
segnali per produttori e consumatori, coordinando le loro decisioni (se P è
elevato, i consumatori riducono gli acquisti e le imprese aumentano la
produzione. Questo riporta i prezzi al livello iniziale).
QUINDI → Bene tanto offerto, prezzo si abbassa. Bene poco offerto, prezzo si
alza.
L’ordine del sistema di mercato è individuato da A. Smith con il funzionamento
della “MANO INVISIBILE” → capitalismo. Si raggiunge un equilibrio in questo
sistema, dove si crea una grande spinta al progresso e tutti sono spinti
dall’interesse. Gli individui hanno interessi egoistici.
- Si crea un ordine sociale: ogni individuo contribuisce alla creazione di un
mercato (prodotti, fattori, finanziario).
- Si crea un equilibrio dei mercati → domanda e offerta su differenti mercati
tendono ad uguagliarsi: il libero funzionamento di un mercato concorrenziale,
oltre a far convergere il prezzo di mercato al prezzo reale, tende a fare
scomparire qualsiasi domanda o offerta eccedentaria. Si arriva a un
compromesso, ad un equilibrio, lo Stato non deve intervenire.
Le economie capitalistiche si basano 3 elementi:
1. Scambi = concentrazione degli sforzi su un insieme di attività specifiche
affinchè l’individuo o la nazione utilizzino al meglio le proprie forze, capacità e
risorse – specializzazione del lavoro
2. Moneta=unità di misura dei prezzi
3. Capitale = strumenti di produzione. Occorre accumularli per poter poi
avviare e realizzare la produzione. Es. macchine, pc, edifici, altri beni durevoli
Valore d’uso → importanza del bene per chi lo usa
Valore di scambio → quanto vale quel bene rispetto all’importanza. Es acqua
--> valore d’uso tanto, valore di scambio poco perché ce n’è in abbondanza
ECONOMIA DI MERCATO E IL SUO FALLIMENTO
Perché interviene lo Stato?
- Potere nella concentrazione di poche imprese
- Alcuni beni non vengono prodotti spontaneamente (es. difesa e tutti i beni
pubblici – produzione pubblica). Nessuno si metterebbe a produrre determinati
beni → aumenta l’efficienza 4
- Allocazione non corretta e socialmente giusta della ricchezza prodotta → Stato
promuove l’equità
- Per contrastare le crisi economiche
- Per imporre per motivi democratici prezzi massimi
- L’attività di produzione delle imprese può avere effetti “collaterali negativi”
(es. inquinamento ed esternalità negative = conseguenze economiche
negative provocate su alcune categorie di soggetti– leggi per l’ambiente) →
favorisce la stabilità e la crescita macroeconomica
COMPRENDERE I FENOMENI ECONOMICI: DOMANDA e OFFERTA
Riuscire a leggere andamenti domanda e dell’offerta è importante perché ci fa
comprendere cosa accade nell’economia.
SE CAMBIANO LE CONDIZIONI LA CURVA POTREBBE SPOSTARSI VERSO
ALTO IN SENSO POSITIVO O BASSO IN SENSO NEGATIVO
“Altre condizioni” (dette variabili
esterne, quindi esogene)
comprendono:
- il reddito dei consumatori
- le preferenze dei consumatori
-i prezzi dei beni correlati:
sostituti → es. o compro la pizza
o il panino(sostituto). Se il prezzo 5
di un bene sostituto, panino, si riduce, compro meno pizza e la curva si sposta
verso interno e verso sx.
Se sale la domanda della pizza aumenta e la curva si sposta all’esterno e verso
dx.
complementari, ossia che hanno influenza 1 sull’altro → es benzina che viene
associata al bene macchina. Prezzo petrolio troppo alto, rinnovo macchine
ritarda
Altre “condizioni” comprendono:
- la tecnologia
- i costi dei fattori produttivi
- la regolamentazione pubblica
Variazioni di queste “altre condizioni” influenzano la posizione della curva di
offerta
Se aumenta il prezzo delle materie prime, l’imprenditore:
1. o alza il prezzo
2. oppure produce meno quantità
CURVA SI CONTRAE SE LE IMPRESE SUBISCONO CONDIZIONI
PEGGIORATIVE 6
EQUILIBRIO DI MERCATO
Mettendo la curva di domanda e di offerta insieme, gli economisti hanno notato
che esiste un confronto tra domanda e offerta che mandano in equilibrio i
mercati. Nel punto E0 la quantità domandata eguaglia
la quantità offerta e sia i consumatori che i
produttori sono soddisfatti.
L’equilibrio di mercato è dato
dal punto di intersezione delle curve di
domanda e offerta.
A eccesso di domanda→ prezzo tende a salire
A eccesso di offerta → prezzo tende a diminuire
UNO SPOSTAMENTO DELLA DOMANDA
Se aumenta il prezzo di un bene sostituto, per ogni livello
del prezzo aumenterà la quantità domandata. La curva di
domanda si sposta e si raggiunge un nuovo punto di
equilibrio. 7
UNO SPOSTAMENTO DELL’OFFERTA
Norme di sicurezza sul prodotto che sono più rigorose aumentano i costi di
produzione. La curva di offerta si sposta, contraendosi e il mercato si sposta
verso un nuovo equilibrio.
MERCATO = meccanismo che consente a far interagire acquirenti e
venditori per determinare il prezzo e la quantità di un bene o servizio. Consente
di far incontrare domanda e offerta.
Esso decide:
1. COSA deve essere prodotto
2. QUANTO di ciascuna merce deve essere prodotto
3. PER CHI sono prodotti i beni e i servizi 8
CAPITOLO 18
MACROECONOMIA → branca dell’economia fondata da Keynes che si occupa
dell’andamento complessivo di un sistema economico
Le questioni macroeconomiche fondamentali sono:
1. perché la produzione e l’occupazione a volte diminuiscono e come si può
ridurre la disoccupazione?
2. quali sono le origini dell’inflazione e come si può tenere sotto controllo?
3. come può uno Stato aumentare il proprio tasso di crescita economica?
Contabilità nazionale: è l’insieme di misurazioni tenute a livello nazionale
dall’ISTAT e che riguardano la misurazione dell’attività economica di una
nazione, serve per misurare gli scambi tra gli attori di un sistema economico.
(serve per disegnare la curva di domanda e offerta a livello macroeconomico).
Il principale indicatore è il PIL→ la misura più completa della produzione totale
di un’economia. Stima il valore di mercato di tutti i prodotti finiti e dei servizi
realizzati in un Paese nel corso di un anno, tenendo conto anche dell’IVA e delle
importazioni;
Esistono 2 modi per calcolare il PIL:
1. contabilizzare l’ammontare degli scambi di beni e servizi avvenuti in un
sistema economico in un anno
2. capire quanti stipendi hanno erogato le imprese a favore di coloro che hanno
prestato il loro lavoro
L’ISTAT utilizza il secondo metodo che monitora le imprese sulle loro attività di
produzione.
Misurazione del PIL
PRIMA IPOTESI→ economia chiusa, non c’è l’intervento dello Stato. Esiste
un’integrazione verticale: tutte le attività sono gestite internamente dalla
medesima impresa (prende le materia, trasforma e vende sul mercato). Le
famiglie sono beneficiarie dell’attività economica e detentori dei fattori di
produzione. Non vi sono investimenti, ma solo attività di consumo.
PIL=C (consumi della famiglie)
SPESA→ seguo il primo modo→ valore dei beni finali acquistati dalle famiglie
REDDITI → seguo il secondo modo→ valore dei redditi corrisposti dalle imprese
P= prodotto, aumentare complessivo.
Assumono ruolo importante i due modi:
1. flusso dei prodotti o della spesa→ flussi annuari monetari annuali di beni e
servizi acquistati dai consumatori
2. dei redditi o dei costi→redditi percepiti dai fattori di produzione, quindi costi
di produzione sostenuti dalle imprese
RIMOZIONE DI ALCUNE IPOTESI
A. economia chiusa senza intervento dello Stato. Non esiste una perfetta
integrazione verticale, alcune imprese acquistano da altre (i terzisti) fattori
della produzione 9
Visto che il PIL misura il valore di beni e servizi finali, occorre escludere i beni
intermedi→ quelli usati per produrre i beni. Va incluso solo il valore aggiunto
dell’impresa = differenza tra vendite effettuate e gli acquisti di materia e
servizi acquistati da altre imprese.
B. Dato che le imprese realizzano attività di investimento in beni durevoli,
vanno considerate le risorse destinate a tali beni e al loro valore.
PIL=C+I
C. Economia aperta con intervento dello Stato. PIL è dato dalla somma dei
consumi C (spese per consumo personale) , degli investimenti lordi I
(aggiunte al capitale sociale nazionale di attrezzature, software...) e della
spesa pubblica G e delle esportazioni nette X.
Se si aggiunge il settore estero abbiamo anche M = importazioni (i cittadini
possono acquistare beni dall’estero), E = esportazioni (le imprese nazionali
possono vendere beni e servizi all’estero). Le esportazioni nette sono date da
E-M = X
PIL= C + I + G + X → determinanti del PIL
spesa: valore dei beni finali acquistati da famiglie, degli investimenti realizzati
dalle imprese, della spesa della pubblica amministrazione e dagli acquisti netti
dall’estero.
Il PIL comprende la spesa pubblica, ma non il costo dei trasferimenti e le
imposte.
I = interno, da contrapporre a N=nazionale PNL
PIL= criterio territoriale, misura il valore dei beni e servizi finali prodotti in un
anno all’interno di una nazione da residenti e non residenti, indipendentemente
dalla nazionalità dei soggetti. Residente → chi risiede stabilmente da più di un
anno in un paese a prescindere dalla sua nazionalità.
PNL = criterio soggettivo, misura il valore dei beni e dei servizi finali prodotti in
un anno da soli residenti
L= lordo
Oltre ai beni e servizi consumati dai privati, si includono gli investimenti fatti
dalle imprese, ossia gli investimenti lordi. Si considera il valore compressivo di
investimenti realizzati in un anno anche se parte di essi va a rimpiazzare beni
vecchi, eliminati e sostituiti. Il PIL comprende, quindi, gli investimenti netti più
l’ammortamento: si include nel calcolo del prodotto di un determinato anno
anche il capitale consumato nel corso dell’anno.
PIN (prodotto interno netto) = valore di beni e servizi al netto di quelli che
vanno a sostituire. Sarebbe una misura migliore ma gli ammortamenti sono
difficili da stimare.
AMMORTAMENTO: è il processo con cui si ripartisce il costo di un bene
durevole (come macchinari, edifici, software) lungo la sua vita utile. 10
PER ESAME
Critiche al PIL→ include beni e servizi che potrebbero anche essere usati
negativamente. Il PIL, infatti, comprende gli acquisti di bombe e missili, le
vendite di allarmi installati nelle abitazioni a causa dell’aumento della
criminalità… negli ultimi anni gli economisti stanno apportando correzioni per
tener conto di attività dannose comprese nel prodotto nazionale.
Il PIL include anche alcune attività che non passano per il mercato, non sono
contabilizzate e non creano ricchezza come gli studenti che investono in
capitale umano, le famiglie che producono beni e servizi, lavoro domestico non
retribuito. Mentre alcune attività come il traffico di stupefacenti, il gioco
d’azzardo, la prostituzione… vengono omesse intenzionalmente perché sono
attività illegali.
Vengono omessi dal PIL anche gli effetti collaterali dannosi dell’attività
economica, come quella dei danni ambientali: il valore di essi non viene
detratta dal valore del PIL.
Poi, va ricordato che più lo Stato è spostato verso il mercato sociale, più il PIL
sale, come in America.
Kennedy, nel suo discorso, disse che il PIL è una misura usata per le
comparazioni tra nazioni, ma incapace di cogliere la vera ricchezza di esse.
PIL reale e PIL nominale
Occorre distinguere tra variazione dei prezzi e delle quantità all’interno del PIL:
- in termini nominali→ si misura il PIL utilizzando i prezzi effettivi del mercato in
quello stesso anno. Sommatoria di prezzi per quantità
- in termini reali→ si misura la quantità di beni e servizi scambiati usando il
prezzo di un anno base per depurare le variazioni legate esclusivamente al
livello dei prezzi dei beni
PIL nominale/PIL reale = deflattore del PIL → serve a misurare il livello globale
dei prezzi. Uno dei modi per calcolare l’inflazione.
Se il deflattore viene > di 1 , tenute ferme le quantità→ i prezzi sono cresciuti,
c’è stata inflazione
se < 1, tenute ferme le quantità → prezzi sono diminuiti
PIL reale = PIL nominale / deflattore
Indice dei prezzi e inflazione
livello generale dei prezzi = cifra collettiva attribuita come prezzo dei beni
di consumo in un’economia in qualsiasi momento.
indice dei prezzi = è una misura del livello medio dei prezzi rispetto a un
periodo di base. Si misura come media ponderata dei prezzi dei beni e dei
servizi di un’economia
inflazione = aumento del livello generale dei prezzi. Il suo opposto è la
deflazione, che si verifica quando il livello generale dei prezzi diminuisce
tasso di inflazione = velocità di variazione del livello generale dei prezzi in
percentuale
Le varie misure dell’inflazione: indice prezzi al consumo, deflattore del PIL,
indice prezzi all’ingrosso 11
Indice prezzi al consumo = misura il costo per l’acquisto di un paniere
standard di beni in periodi diversi. Viene elaborato pesando ciascun prezzo a
seconda dell’importanza economica del bene in questione.
ISTAT produce 3 diversi in
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