UD/Capitolo 2 Gli interventi di politica economica
Par. 1 L’attività di politica economica
Lo Stato ha diverse modalità di intervento nell’economia:
- Intervento diretto (interviene come proprietario di beni e servizi o come imprenditore)
- Intervento di regolamentazione normativa del mercato (detta regole alle quali i privati devono attenersi)
- Interventi di politica economica (diretti al raggiungimento degli obiettivi che il soggetto pubblico si è prefissato e correggere i fallimenti di mercato).
Economia politica: scienza descrittiva o positiva
Politica economica: scienza normativa o prescrittiva che rappresenta tutti gli interventi delle autorità pubbliche effettuati sul sistema economico in vista del raggiungimento degli obiettivi di carattere economico e sociale.
L’importante attività della politica economica si divide in tre fasi:
- Scelta degli obiettivi da raggiungere che spesso sono condivisi dalle diverse forze politiche. Tuttavia, a volte si pone il problema dei trade off ossia la situazione in cui si deve scegliere tra due o più soluzioni in conflitto tra loro.
- Scelta delle strategie o degli strumenti da utilizzare (per esempio la politica dei redditi, la politica fiscale, monetaria, doganale, tributaria ecc.) Il raggiungimento dell’obiettivo può avvenire direttamente o indirettamente in base allo strumento utilizzato anche se spesso i policymaker (ossia le autorità pubbliche) utilizzano contemporaneamente più strumenti.
- Programmazione degli interventi ossia attuare una programmazione economica e finanziaria da sottoporre all’approvazione del Parlamento). Per procedere alla pianificazione dell’attività politica economica lo Stato deve disporre:
- Del modello macroeconomico (ossia deve avere una visione coerente del funzionamento e dei difetti del sistema economico).
- Del modello di politica economica (ossia deve capire quali saranno le conseguenze delle decisioni da lui prese per correggere il sistema).
Par. 2 La politica economica ed i suoi strumenti
La politica fiscale o di bilancio incide sulle entrate e sulla spesa pubblica e permette di raggiungere diverse finalità (per esempio il risanamento del debito pubblico, la ripresa economica, la stabilizzazione dell’economia e la redistribuzione della ricchezza).
La politica fiscale si distingue in restrittiva ed espansiva.
Politica fiscale restrittiva
Si ha una politica fiscale restrittiva ogni qualvolta si aumentano le imposte e si riduce la spesa pubblica (quindi aumentano le entrate e/o diminuisce la spesa pubblica) provocando la riduzione del reddito disponibile e, di conseguenza, della domanda di beni e servizi. L’effetto di tale politica, quindi, è la contrazione dei consumi, della produzione, degli investimenti, dell’occupazione. Tuttavia, essa ha il pregio di contribuire a frenare l'inflazione e di controllare il debito pubblico.
Politica fiscale espansiva
Si ha una politica fiscale espansiva in presenza di una riduzione delle imposte e/o di un aumento della spesa pubblica, che determinano la crescita dei consumi, della produzione, dell’occupazione, del reddito ma anche dell’inflazione. Tuttavia, attraverso tale politica non si riesce a controllare l’inflazione, ma si riesce a sostenere la domanda aggregata.
La politica fiscale si divide in:
Politica delle entrate
Politica delle entrate che comporta scelte in merito:
- Alle aliquote (ossia alle percentuali di una ricchezza che deve essere versata come tributo)
- Al tipo di ricchezza da colpire (per es. patrimonio o reddito)
- Alle categorie di contribuenti interessate dal prelievo
- Al regime delle esenzioni (ossia i soggetti che non devono versare le imposte), delle deduzioni e delle detrazioni
- Alle modalità di accertamento e riscossione
Politica della spesa pubblica
Politica della spesa pubblica che, invece, non è stata facilmente attuata negli ultimi anni:
- Per ragioni politiche legate al consenso popolare
- Per motivi legati all’appartenenza del nostro Stato all’UE (è necessario rispettare i vincoli posti, diretti al controllo del debito pubblico)
La politica monetaria
La politica monetaria è l’insieme degli interventi adottati dalle autorità monetarie (BCE e SEBC, Sistema europeo di Banche centrali) diretti a controllare la quantità di moneta in circolazione e il ricorso al credito presso le banche, allo scopo di perseguire la stabilizzazione del potere di acquisto della moneta e lo sviluppo dell’attività creditizia. NB. L’Italia ha aderito alla moneta unica (euro) e quindi rientra nel SEBC e la BCE prende le decisioni che la riguardano.
Per realizzare gli effetti voluti, l’autorità monetaria può utilizzare vari strumenti:
- Tasso ufficiale di riferimento: cioè il tasso di interesse che la Banca Centrale pretende dalle banche a cui presta denaro. Le banche dei vari Paesi membri, infatti, possono richiedere prestiti alla BCE per aumentare la disponibilità di moneta da prestare ai propri clienti e se la BCE accorda il prestito ed emetterà nuova moneta e si verificherà, quindi, un aumento della base monetaria. L'Istituto di emissione presta il denaro alle banche che ne fanno richiesta e, in cambio, ottiene il pagamento di interessi in base al tasso ufficiale di riferimento. Le banche successivamente presteranno tale denaro ai loro clienti e chiederanno in cambio il pagamento di interessi applicando un tasso sicuramente superiore al tasso di riferimento (se la BCE pratica un tasso molto elevato, il costo del denaro è alto e quindi non c’è facilità di ricorso al credito).
- Coefficiente di riserva monetaria: ossia la somma di denaro che la banca non può prestare ai clienti poiché deve tenerla in garanzia dei rimborsi. Quanto è più alto il coefficiente, tanto meno potente sarà l’effetto espansivo della base monetaria, poiché le banche potranno prestare una quantità minore di depositi (teoria del moltiplicatore dei depositi).
- Operazioni sul mercato finanziario: in tal caso la Banca centrale acquista titoli pubblici non di nuova emissione (quindi non direttamente dallo Stato) ma dai soggetti privati che li detengono. Quando la Banca centrale acquista presso il privato i titoli pubblici aumenta la base monetaria, quando procede alla loro vendita invece riduce la moneta in circolazione.
Si ha quindi una politica monetaria espansiva quando, attraverso la riduzione Tasso Ufficiale di Riferimento (TUR), del coefficiente di riserva monetaria, e l’acquisto di titoli pubblici, aumenta la moneta in circolazione e la facilità di ricorso al credito (si stimola la domanda e la crescita delle variabili reali, ma vi è un minor controllo sulla stabilità del valore della moneta).
Al contrario, si ha invece una politica monetaria restrittiva quando, attraverso l’aumento del TUR, l’aumento del coefficiente di riserva monetaria e la vendita di titoli pubblici, diminuisce la moneta in circolazione e vi è una minor facilità di ricorso al credito (si frena la domanda e la crescita delle variabili reali ma si ha maggior controllo sull’inflazione).
NB. La moneta in circolazione ha un’influenza diretta sull’inflazione e anche sulle altre variabili reali. Se si alza l’inflazione, si alzano i prezzi, la domanda diminuisce, la produzione diminuisce, il reddito diminuisce, il consumo diminuisce ecc.
NB. Tasso fisiologico dell’inflazione al 2%.
La politica doganale
La politica doganale mira a controllare e/o limitare le importazioni. Tale politica è tipica del protezionismo, ossia di una forma commerciale in cui lo Stato interviene per ostacolare le importazioni e favorire le esportazioni, allo scopo principale di proteggere le imprese nazionali dalla concorrenza.
Gli strumenti che la politica doganale utilizza sono:
- Embarghi/divieti
- Contingentamenti (imponendo quantitativo massimo di un prodotto che si può importare)
- Dazi: tariffe doganali che vengono imposte quando il bene estero arriva alla dogana. Sostanzialmente esse vanno ad aumentare il prezzo del prodotto, così facendo lo Stato spera di scoraggiare l’acquisto di tali prodotti e di favorire i prodotti interni. I dazi possono fissi (per unità di peso), ad valorem (imposti in percentuale), misti (che comprendono entrambi i casi).
- Altre barriere non tariffarie (norme tecniche/autorizzazioni ecc.)
Il nostro Stato fa parte dell’UE e, in base al principio di attribuzione, la politica doganale nei confronti dei Paesi terzi è di competenza esclusiva dell’UE. (nel 1992 venne istituito il codice doganale dell’Unione).
La politica doganale europea persegue vari obiettivi:
- Realizzare la politica commerciale dell’UE (regolando accordi commerciali con Stati terzi)
- Tutelare la Comunità dal commercio sleale ed illegale (lotta al contrabbando e alla contraffazione).