Economia dei distretti industriali
I temi centrali della discussione sui distretti industriali?
In Italia, negli anni nel 1970:
- Alcuni economisti e sociologi rilevano nell’industria italiana importanti economie di agglomerazione spaziale quindi si tratta di imprese piccole e medie e non solo delle grandi imprese, che erano localizzate storicamente nell’area chiamata “triangolo industriale MI-TO-GE” che avevano segnato l’industrializzazione del nostro paese.
- Ci sono considerazioni empiriche e riflessioni teoriche proposte da Marshall, che vengono raccolte nel volume “Industry and Trade”: egli osservava il funzionamento dell’organizzazione industriale ed aveva notato come nella produzione manifatturiera inglese fossero presenti dei territori in cui la concentrazione spaziale delle attività produttive era dedicata alla produzione di un unico tipo di prodotto finale. L’osservazione sui fenomeni di agglomerazione spaziale attira l’attenzione di Marshall, che inizia a studiare una serie di elementi che caratterizzano i diversi ambiti di specializzazione produttiva nei territori dell’Inghilterra di fine ‘800, che lui denomina “distretti industriali”, scoprendo poi che ci sono elementi che caratterizzano quei luoghi, quindi ci sono degli aspetti che hanno a che fare con la specifica tecnologia. Questo ispira la discussione sui distretti industriali in Italia.
Relazioni sociali e relazioni economiche
Karl Polanyi (The Economy as an Instituted Process, 1957)
C’è un contributo fondamentale che riguarda l’analisi dei fenomeni economici che è l’intreccio tra fenomeni economici e fenomeni sociali che è rilevante per interpretare i fenomeni dello sviluppo economico. Si deve un grandissimo impulso all’elaborazione di come analizzare quell’intreccio a Karl Polanyi che è un grande economista dello sviluppo, che si è concentrato su questo aspetto. Questo è stato ripreso anche da Mark Granovetter, in cui studia l’azione economica e la struttura sociale e definisce il problema di “embeddedness”, cioè l’essere incorporati/intrecciati all’interno di un contesto per la propria presenza in quel contesto. Non considerare ciò che sta intorno all'attore economico in termini di relazioni.
Con questo tema, Mark ci dice alcune cose molto specifiche:
- Le imprese non sono collegate solo da relazioni economiche, ma sono intrecciate tra di loro anche da reti di relazioni personali a più livelli consigli di amministrazione, ecc.
- Le transazioni economiche sono condotte attraverso reti di relazioni personali.
- La struttura delle relazioni personali ha un ruolo importante nel generare fiducia e scoraggiare opportunismo in qualche modo la dimensione critica dell’azione economica che si fronteggia con strumenti diversi di rischiosità dell’attività d’impresa, è attenuata dall’intreccio di relazioni sociali che attraversa le relazioni economiche e che, quindi, creando fiducia tra i soggetti che entrano in relazione consente di rendere meno presenti comportamenti opportunistici: così si riduce il clima di incertezza in cui le imprese operano.
- Dallo studio dell’intreccio di tali relazioni emergono molte forme intermedie tra i mercati idealizzati di tipo atomistico e l’impresa verticalmente integrata su questo anche Powell, 1990.
Quali sono le relazioni sociali ed economiche che stiamo suturando rispetto al contesto dell’organizzazione economica delle imprese? Parliamo di relazioni che sono ripetute nel tempo quindi di lungo periodo => ad es. nella subfornitura. Queste relazioni:
- Generano: standard di comportamento che sono superiori in termini di effetti che riescono a produrre a pure relazioni di autorità.
- Scoraggiano: sia l’opportunismo che la prevaricazione. In pratica: grazie alla relazione ricorrente fra fornitore e committente, si generano relazioni di fiducia che scoraggiano l’opportunismo, e che rendono possibile l’identificazione delle soluzioni più adeguate a trovare una risposta a ciò che l’impresa committente richiede e a rispondere alle esigenze che possono essere contingenti dell’impresa subfornitrice.
Questa riflessione conclude che in qualche modo dobbiamo tener conto dei codici morali, che sono un elemento importante.
NB: i codici morali contribuiscono al successo economico.
Differenze tra le imprese, relazioni tra imprese, sistemi di imprese
Le imprese anche quelle che fanno parte di un distretto industriale sono diverse in termini di strategia, struttura, core capabilities competenze essenziali, che le caratterizzano in modo specifico.
Queste differenze aiutano a spiegare in che modo le imprese reagiscono a mutamenti nei mercati, nella tecnologia, o a cambiamenti esogeni es. di shock esogeno: la pandemia. Questi cambiamenti sono un aspetto essenziale nell’analisi della dinamica di cambiamento dei distretti industriali.
Dobbiamo studiare il nesso tra singola impresa vs sistema di imprese e concorrenza e cooperazione.
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Importante la differenza tra grandi VS piccole imprese.
Elementi da analizzare:
- Problemi di coordinamento per le imprese che sono specializzate per fasi.
- Specializzazione per fasi.
- Concorrenza e cooperazione.
- Informazione negli scambi:
- Prodotti con caratteristiche molto variabili: standard nelle caratteristiche dei prodotti o nelle unità di misura delle quantità.
- Scelte tra possibili fornitori.
- Attività non di routine.
- Mercati particolari.
- Nicchie di mercato vs mercati di massa.
- Processi di innovazione: cioè come scaturiscono le innovazioni all’interno del contesto dei distretti industriali.
Processi di innovazione
Grandi imprese: sussiste l’idea che fa investimenti in ricerca e sviluppo.
Sistemi di piccole imprese: sussiste l’idea che quando le piccole imprese sono sistemi di piccole imprese, hanno all’interno dei processi di innovazione un ruolo molto particolare. Perché in questi sistemi si vengono a creare elementi di accumulazione delle professionalità, che sono importanti perché creano la facilità di comprensione di elementi di novità che hanno origine anche al di fuori del distretto.
Il distretto industriale
Giacomo Becattini 1989 ci parla di una definizione di “distretto industriale” come concetto socioeconomico: “Definisco il distretto industriale come un’entità socio-territoriale caratterizzata dalla compresenza attiva, in un’area territoriale circoscritta, naturalisticamente e storicamente determinata, di una comunità di persone e di una popolazione di imprese industriali.
Nel distretto industriale, a differenza di quanto accade in altri ambienti ad esempio la città manifatturiera* la comunità e le imprese tendono, per così dire, a interpenetrarsi a vicenda”.
* la compresenza attiva ha una caratterizzazione gerarchica di subordinazione che nei distretti non è presente.
L'auto contenimento e la progressività del processo di divisione del lavoro, insieme alla specializzazione produttiva che vi si realizzano, producono un crescente surplus di prodotti destinato ad un mercato estero al distretto con il quale vi sono relazioni stabili nel tempo.
Esempio del distretto di Carpi => la produzione non era destinata agli abitanti di quel territorio, ma è una produzione che cede la capacità del territorio di utilizzare l’output prodotto quindi c’è un surplus di prodotto.
La presenza di un problema di sbocchi sempre più grande impone la nascita di una rete stabile di collegamenti del distretto coi suoi fornitori e coi suoi clienti.
La comunità locale
Becattini dice che nel distretto industriali c’è una comunità attiva di persone, che condivide un sistema di valori abbastanza omogeneo e che si esprime in termini di etica:
- Del lavoro.
- Dell’attività.
- Della famiglia.
- Della reciprocità.
- Del cambiamento.
Questo sistema di valori, che si forma nel tempo, è anche un requisito preliminare per la formazione del distretto: questo può essere un punto molto critico per le politiche di sviluppo locale, perché devono essere in grado di incidere in dinamiche che si sviluppano nel tempo e che si sedimentano nelle azioni e nei comportamenti individuali degli individui.
La condivisione di questo sistema di valori abbastanza omogeneo è una condizione fondamentale per la riproduzione della comunità locale nel senso che è condizione per alimentare il mantenimento della comunità nel distretto. Far convivere sistemi di valori vuol dire creare regole di comportamento, accettabili per tutti.
Questo non significa che solo una certa combinazione di valori è compatibile con la nascita e lo sviluppo del distretto, ma piuttosto che vi sono, presumibilmente, alcune combinazioni ammissibili ed altre che non lo sono. In nessuno caso, comunque, il sistema dei valori deve essere tale da scoraggiare l'intrapresa economica o l'aggiornamento tecnico; se ciò fosse, il distretto come entità che permane nel tempo, non potrebbe sussistere, e ci troveremmo nell'area del ristagno sociale.
In virtù dell'attività industriale che vi domina, la vita del distretto è caratterizzata da un continuo interscambio di individui fra il distretto stesso e il mondo circostante; infatti, teniamo presente che i distretti sono stati esempi di accoglienza di flussi migratori. Uno è il caso di Sassuolo, quando negli anni ’60 iniziò un flusso imponente dal mezzogiorno e centro Italia. Un altro è il
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distretto di Prato, dove negli anni ’90 iniziò un flusso dalla Cina) => parliamo di comunità di provenienza con regole di comportamento molto differenti tra di loro.
!!! I conflitti che si creano quando emergono cambiamenti repentini, sono un elemento importante perché mantenere questo sistema di valori abbastanza omogeneo, dice Becattini, è una condizione fondamentale per il mantenimento stesso di quella componente del distretto industriale, per la compresenza attiva con la popolazione di imprese, che è la comunità di persone.
È bene tenere presente, comunque, che l'attrazione di individui dall'esterno comporta problemi di socializzazione che sono funzione diretta, ceteris paribus, della «distanza culturale» fra allogeni e indigeni e inversa della «potenza di assimilazione» del distretto. Il persistente successo di alcuni distretti italiani di questo dopoguerra è in parte riconducibile al fatto che l'immigrazione è stata, almeno all'inizio, a breve raggio e alla loro forte capacità di assimilazione.
Le caratteristiche del distretto possono mutare nel tempo. Becattini quando definisce i distretti industriali, dice che accanto al sistema di valori, nel distretto c’è un sistema di istituzioni e di regole per l’interesse comunitario:
- Che diffondono quei valori nel distretto.
- Li garantiscono.
- Li trasmettono.
Ma il distretto non ha una comunità chiusa: anzi si rinnova sempre, accogliendo nuove persone. Eppure è composto da istituzioni che sono strutturate rispetto alle esigenze che possono emergere fra i distretti.
Quali sono queste istituzioni?
- Il mercato.
- L’impresa per esempio: il know-how che viene trasmesso e che si diffonde nella Silicon Valley.
- La famiglia contribuisce a costruire una visione del cambiamento, e trasmette valori fra i propri membri.
- La chiesa le comunità confessionali.
- La scuola.
- Le amministrazioni locali dei partiti politici.
- I sindacati.
- Le associazioni private, pubbliche, culturali, religiose, artistiche.
Il distretto industriale è, in effetti, un luogo dove lo sviluppo storico ha prodotto una forte interiorizzazione di vincoli al comportamento cosiddetto «libero», o «naturale», degli individui. Questi vincoli includono, ad esempio, una certa «resistenza» all'accettazione pacifica dei valori che si affermano nel «mondo esterno», e la correlativa tendenza a considerare «con occhio diverso» i propri concittadini — anche quelli «nuovi», purché «assimilati» — rispetto ai «forestieri». Ma la funzionalità di questi valori al tipo di attività economica svolta e il successo economico che ne consegue, impediscono ai membri del distretto di percepire tali «peculiarità» come limiti, ed anzi ne fanno spesso un motivo di orgoglio e di autocompiacimento.
La popolazione di imprese
Becattini osserva che la localizzazione dei distretti industriali:
- Non è una molteplicità accidentale: le imprese non sono lì per caso. Infatti, sono imprese che sono specializzate in quelle attività tipiche del distretto. È un caso di realizzazione localizzata di un processo di divisione del lavoro che non si diluisce nel mercato generale, né si concentra in una o poche imprese.
- Non è una localizzazione accidentale: il processo di radicamento territoriale è inscindibile dal processo di formazione del distretto.
Quindi la presenza delle imprese che morivamo nel distretto è un elemento centrale non solo perché attrae imprese che prima erano localizzate in altri territori, ma anche perché dà origine a processi di formazione che rappresentano il processo costitutivo del distretto industriale.
La localizzazione non è casuale: c’è una presenza di materie prime, c’è una legislazione che lo permette, c’è uno slancio che deriva dall’edilizia. Il processo di localizzazione va studiato nei vari distretti, rispetto ai fattori che lo distinguono presenza di materie prime, presenza di un modello organizzativo che è consono alla struttura di quel territorio, presenza di una grande impresa su cui fare conto, presenza di una determinata legislazione,….
Le imprese del distretto appartengono prevalentemente ad uno stesso settore industriale, definito tuttavia in un senso particolarmente ampio. Con il termine di settore tessile, per esempio, ci riferiamo, negli studi sui distretti, anche alle macchine ed ai prodotti chimici per l'industria tessile, nonché ai molteplici servizi funzionali a tale industria. Marshall parlava, in proposito, di industria principale e di industrie ausiliarie.
Perché si realizzi quella ampia interpenetrazione dell'attività produttiva con la vita quotidiana del distretto che abbiamo prima supposto, occorre che il settore sia così comprensivo da fornire occasioni di lavoro a tutti gli strati della popolazione o addirittura che il distretto sia «adeguatamente» plurisettoriale.
Le imprese operano in settori caratterizzati da:
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- Processi che sono scomponibili in fasi spazialmente e temporalmente separabili.
- Una domanda finale differenziata e variabile qualità nel tempo e nello spazio.
- Dimensione dell’impresa è vicina all’ottimo -> la molteplicità delle fasi e il meccanismo della loro suddivisione tengono le dimensioni tecniche ottime abbastanza basse, senza escludere dimensioni più grandi soprattutto se si deve produrre anche per l’estero.
Ci sono molti legami personali nelle imprese e tra le imprese, che hanno a che fare con la piccola dimensione che caratterizza i distretti e che vedono lavorare all’interno della stessa impresa i membri della stessa famiglia, o dipendenti che ci lavorano da molti anni e che tra di loro hanno sviluppato un certo legame.
Ci sono legami formali ma non in misura eccessiva: sono quelli che noi osserviamo, per esempio attraverso i legami che le imprese hanno nei contratti di fornitura. Ma sono legami che non sono sostanzialmente dominanti.
Le risorse umane
La natura dinamica del distretto è resa possibile da carriere professionali e dalla mobilità del lavoro. La possibilità di acquisire competenze nelle imprese è quello che definisce una creazione di un’atmosfera industriale. Ci sono anche dei canali formali attraverso cui le risorse si formano:
- Scuole tecniche.
- Apprendistato, stage.
Nella loro localizzazione all’interno del territorio, queste risorse umane sono:
- Opportunità per le imprese di valutare le professionalità.
- Potente fattore di attrazione per i lavoratori che decidono di rimanere in territori di cui apprezzano le loro potenzialità proprio per quelle potenzialità di cambiamento che li hanno attirati a lavorare in quel territorio.
- Imprenditori puri => è un imprenditore che sostanzialmente non possiede mezzi di produzione, ed è quindi un partecipatore concorre alle attività produttive aziendale senza fornire fattori, solo la propria partecipazione. Becattini fa riferimento al caso dei buyers, cioè i buyers che lavorano nel settore della moda: pensa che siano importanti solo per alcuni distretti.
Un pericolo specifico del distretto sta nella continua tendenza allo «sradicamento» e alla cosmopolizzazione dei suoi imprenditori puri perché una volta costruitasi la rete della clientela sul mercato mondiale, l'imprenditore puro presterà sempre maggiore attenzione al confronto fra l'aumento di profitti che si può attendere da un ulteriore approfondimento della sua conoscenza del distretto, con quello che pensa possa derivargli attingendo ad altre aree produttive. In questo modo si trasformerà in puro intermediario allentando il collegamento con il distretto e rafforzando quello con i consumatori.
- Lavoratori a domicilio e part-time, perché hanno un ruolo importante per la stabilizzazione del reddito famigliare. Rappresentano l'anello di congiunzione fra l'attività produttiva in senso stretto e la vita quotidiana. Vanno a smorzare gli effetti del ciclo economico sulla struttura industriale di base del distretto. Il lavoro svolto a domicilio oggi è sempre più presente.
L'insieme delle posizioni lavorative è particolarmente variegato. Esso &egr
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