Prima parte
Capitolo 2 - La varietà dei contesti nazionali e settoriali
I fattori che creano la varietà delle imprese
Esiste una varietà d’impresa o una sola forma d’impresa efficiente? Non esiste una sola forma d’impresa efficiente (è una scienza che si evolve). Esiste ovviamente una grande varietà d’impresa ma non è sempre stato così. Per esempio, secondo la microeconomia neoclassica non potevano esistere differenze tra le imprese a livello di dimensione, organizzazione, governance, strategia. Esisteva dunque un unico modello di impresa performante, ovvero efficiente ed efficace all’interno di uno specifico contesto: se diversa, l’impresa fallisce. Tuttavia, la diversità dimensionale, organizzativa, di governance e strategica è un fatto ineliminabile e strutturale.
Quali sono i fattori che influenzano le diversità delle imprese, riconoscibili e visibili sul piano empirico in base alle loro strategie?
Fattori esogeni (esterni), che l’impresa può cambiare:
- Fattori context specific: rete di rapporti in cui l’impresa è inserita, da quello più generale definito in termini di sistema-paese al contesto territoriale di riferimento.
- Capitalismi nazionali: tutto dipende dal modello di industrializzazione seguito da quella specifica nazione, cioè dal modo in cui il paese forma e gestisce le imprese. Le specificità di un sistema-paese non sono sempre trasferibili o modificabili, in quanto si presentano come risultato delle caratteristiche, della storia e del percorso evolutivo affrontato nel tempo dal paese stesso. Nota bene: le relazioni che le imprese riescono ad allacciare con il contesto in cui sorgono concorrono a determinare l’effettiva capacità di quest’ultime di sfruttare e valorizzare le risorse originate dall’ambiente esterno.
- Fattori industry specific: le imprese si differenziano in base all’ambito settoriale di appartenenza. Cosa cambia? La natura dell’offerta (quanto è innovativa), le relazioni nella supply chain (relazioni con i fornitori e il processo produttivo).
- Tipologia dei settori: a seconda del settore cambia l’organizzazione dell’impresa. Ad esempio, appartenere all’high tech piuttosto che al low tech comporta un maggiore investimento nelle attività di knowledge intensive.
Fattori interni, che dipendono dall’impresa:
- Fattori firm specific: ovvero la struttura proprietaria dell’impresa (chi la possiede), il livello di managerialità e imprenditorialità nello stile di gestione (quanto contano i manager rispetto ai proprietari?), la struttura organizzativa, la storia, i valori condivisi, la professionalità.
- Varietà dimensionale e di governance: influenzano le possibili opzioni competitive realmente perseguibili da parte delle imprese all’interno di un mercato.
- Varietà delle risorse e delle competenze.
Fattori context e industry specific come contesto esterno
Entrambi i fattori presuppongono che le imprese non vivano in isolamento, per cui sono strutturalmente collocate in un ecosistema composto da numerosi fattori che influenzano le decisioni dell’impresa. Dal punto di vista teorico seguono un paradigma strutturalista: l’impresa ha una propria progettualità strategica, fortemente influenzata e condizionata dal contesto esterno.
Struttura del contesto esterno → condotta dell’impresa → comportamento dell’impresa
È necessario studiare il contesto esterno in cui è inserita l’impresa perché impatta sulla variabilità del comportamento delle imprese stesse.
Due “ecosistemi” come fattori di varietà delle imprese
Il concetto di ecosistema è quindi declinabile sotto due livelli:
- La diversità dei capitalismi nazionali, context specific
- Ecosistema nazionale: i percorsi storici di industrializzazione dei diversi paesi generano varietà di meccanismi e logiche di funzionamento.
- La diversità dei settori, industry specific
- Ecosistema settoriale: la tipologia del settore incide sulle caratteristiche del contesto competitivo.
Context specific: la diversità dei capitalismi nazionali
Capitalismo anglosassone:
- Il ruolo della borsa lavori: ha un ruolo importante, è molto sviluppata. È importante per:
- finanziamento (opportunità per le imprese di accedere a nuovo capitale);
- monitoraggio (favorisce la trasparenza e incentiva a investire ancora di più);
- trasferimento (rende più facile il passaggio dell’impresa di mano in mano tutelando i soci di minoranza);
- start up (la creazione è facilitata perché è più facile reperire i finanziamenti)
- Il ruolo della ricerca e sviluppo militare: si basa sulla ricerca di base a lungo termine svolta dallo Stato che non necessita di un ritorno economico. Il fine è la crescita nazionale. Nota bene: ricerca di sviluppo: mentre la ricerca di base si fa indipendentemente dal risvolto economico e commerciale, la seconda si fa solo a fine commerciale. Es: GPS, internet nascono per fini militari.
- Il ruolo della concorrenza tra le imprese: forte competizione per il ruolo dell’antitrust (l’autorità regola la concorrenza) e per il consumerismo (potere dei consumatori: il consumatore interferisce molto nell’impresa).
- Flessibilità del mercato del lavoro: possibilità delle imprese di assumere e licenziare in qualsiasi momento, senza oneri e in tempi rapidi anche in un momento di incertezza.
Capitalismo francese
- Ruolo dello stato nel perseguimento di progetti nazionali di sviluppo industriale
- Il ruolo dello stato nell'economia tramite la proprietà, totale o parziale, di molte imprese di alcuni settori strategici
- Il ruolo dello stato nel proteggere gli assetti proprietari nazionali
Capitalismo tedesco
- Importanza dei settori scale intensive: settori in cui è importante la scala produttiva. Per essere competitivi bisogna raggiungere grandi scale produttive (volumi alti di produzione). Es: automobili, prodotti di consumo, acciaierie, elettronica...
- Centralità della ricerca scientifica applicata a favore di industrie manifatturiere: ricerca di sviluppo per le imprese. Es: robotica (industria 4.0).
- Rilevanza, negli organi decisionali delle grandi imprese, delle rappresentanze dei lavoratori: nel comitato di sorveglianza delle imprese tedesche c’è una rappresentanza dei lavoratori (più monitoraggio, meno conflittualità).
- Presenza di banche cosiddette “miste” (finanziatori/azionisti) che partecipano al capitale delle imprese.
Capitalismo italiano
- Una specializzazione manifatturiera nei settori cosiddetti “tradizionali” (low tech). Es: auto, alimentare, arredamento, abbigliamento.
- Una dimensione medio-piccola delle imprese
- Un soggetto proprietario delle imprese è molto concentrato e, in genere, riconducibile ad un nucleo familiare: proprietà estremamente concentrata in un solo soggetto che esercita governo e gestione dell’impresa.
- Un’agglomerazione di piccole e medie imprese industriali nei distretti industriali
- Distretto industriale: terzo percorso di capitalizzazione dell’Italia. Un distretto è agglomerazione spaziale di imprese che fa riferimento a lavorazioni di una certa filiera (es. distretto pratese è principalmente tessile). Nel distretto è presente anche un’atmosfera (dietro alle imprese ci deve essere educazione, scuola, camere di commercio...). Es. a Prato ci sono più di 5000 imprese di lana cardata, a Biella la seta.
- Basso livello di ricerca e sviluppo, perseguito dalle imprese manifatturiere per innovazioni tecnologiche: discende dal fatto che lo Stato investe meno in ricerca e sviluppo rispetto ad altri contesti, in più parliamo di imprese focalizzate nelle quattro A (alimentazione, abbigliamento, automotive, arredamento) in cui il tasso di innovazione tecnologica e ricerca è limitato per definizione.
La varietà dimensionale e di governance delle imprese
Diversità dei modelli di sviluppo locale
In un’area circoscritta possiamo trovare un proprio percorso di industrializzazione. L’impresa è localizzata in un’area locale avente specifiche caratteristiche funzionali rispetto al suo operatore. Modello di sviluppo locale: influenza la strategia e la performance dell’impresa.
Ci sono vari criteri per identificare un modello locale di sviluppo territoriale:
- Livello di specializzazione settoriale
- Esistenza o meno di filiere strutturali = presenza di imprese appartenenti a settori diversi ma connesse tra di loro per la produzione di un prodotto *filiera: struttura di innovazioni che a cascata si muovono dalla materia prima fino al prodotto finale (es: dal cotone all’abito)
- Grado di concentrazione dimensionale
- Livello di infrastrutture con beni materiali e immateriali presenti *infrastrutture: rete di trasporti/connessioni/internet
I distretti industriali
Fra le tipologie di modelli locali esistenti di sviluppo, quello che maggiormente influenza l’industria italiana è fondata sui distretti industriali. Caratteristiche distretti industriali:
- Presenza di innumerevoli Pmi specializzate nella produzione di componenti o nella realizzazione di lavorazioni finalizzate alla produzione del fatturato, nonché di altri servizi di supporto
- Esistenza di una filiera manifatturiera su scala locale
- Specializzazione di un distretto industriale in settori dell’industrializzazione leggera (es. laboratori)
- Esistenza di forme di cooperazione formale o informale tra le imprese
- Presenza di istituzioni pubbliche deputate a rafforzare la competitività delle imprese
- Presenza di banche locali che conoscono il tessuto imprenditoriale locale. Assecondano la competitività del distretto industriale tramite specifiche operazioni finanziarie di supporto alle imprese.
Né è derivata un’atmosfera industriale ed una specializzazione flessibile con la capacità di adattamento al mutare delle condizioni del contesto.
- Anni 60-70: competitività del costo del lavoro. I nostri distretti industriali potevano competere per i costi bassi ma in ottica di efficienza;
- Anni 80: competitività di efficienza, flessibilità e velocità del processo produttivo.
- Anni 90: competitività di prodotto. È il prodotto stesso che è superiore, che genera il mito del “made in Italy”.
- Anni 2000: con l’affacciarsi della globalizzazione ci vuole innovazione e internazionalizzazione. Prima la maggior parte delle imprese distrettuali prendevano ordini dal cliente (il cliente estero si rivolge alla grande impresa, la quale smista il lavoro nel distretto). L’internazionalizzazione ha portato alla crisi del distretto perché non c’è più il cliente che si rivolge alla grande impresa del distretto.
Industry specific: la diversità dei settori economici
I settori economici sono una suddivisione formale del sistema economico complessivo sulla base delle caratteristiche delle attività svolte. Ciò serve per creare tassonomie nei settori produttivi (visione tradizionale) o dividere in settori secondo caratteristiche innovative o in base all’intensità della R&S.
- Tradizionale classificazione dei settori produttivi, che non serve per capire la dinamica competitiva ma per “contare” le imprese:
- Primario: attività di sfruttamento di risorse naturali
- Secondario: attività di trasformazione materie prime
- Terziario: servizi
- Quaternario o terziario avanzato: attività settore informatico
- Settori secondo caratteristiche innovative. Pavid classifica le imprese in base a quanto esse possono generare innovazione (parlando di innovazione tecnica) e quanto possono appropriarsi dell’innovazione stessa.
- Settori supplier-dominated: settori nei quali la fonte dell’innovazione è esterna all’impresa e dipende dalle innovazioni generate dai fornitori. Es: fornitori di tessuto.
- Settori scale-intensive: la fonte dell’innovazione è sia interna che esterna indotta da taluni fornitori. L’impresa non riesce a generare tutta l’innovazione di cui necessita. Es: Ferrari e Brembo (che gli fornisce i freni).
- Settori specialised suppliers: si tratta di innovazioni di prodotto generate da relazioni strategiche con taluni clienti. Le imprese riescono ad interagire con i clienti perché hanno innovazioni da vendere. Esempio: trattori per l’Africa.
- Settori science-based: fonte dell’innovazione è sia interna sia indotta da relazioni strutturate con laboratori di ricerca esterna. Esempio: spostare la ricerca in Cina dove è più avanzata e costa meno, lasciando la produzione in Italia.
- Settori in base all’intensità delle R&S in rapporto al fatturato totale:
- Settori ad alta tecnologia: tecnologia spazio
- Tecnologia medio-alta: elettronica di consumo
- Tecnologia medio-bassa: prodotti alimentari
- Tecnologia bassa: moda
Capitolo 3 - La varietà delle imprese (fattori endogeni)
Fattori esogeni: contesto localizzativo (nazionale e locale) e contesto settoriale
Fattori endogeni: Caratteristiche interne all’imprese che influenzano le strategie, sono due da una parte la corporate governance e il paradigma della resource based theory. Il contesto endogeno fa riferimento a fattori interni ad essa che influenzano il livello dimensionale conseguito e i comportamenti strategici da essa perseguiti. Si possono individuare due approcci teorici al tema della varietà delle imprese indotta da fattori endogeni:
- Il paradigma dei modelli proprietari di governance
- Il paradigma delle resource-based theory
Il paradigma dei modelli proprietari di governance
In qualsiasi sistema economico, ed a volte anche nell’ambito di uno stesso settore, di norma operano cinque diversi modelli proprietari e di governance d’impresa.
- Impresa capitalistico imprenditoriale
- Impresa manageriale
- Impresa pubblica
- Impresa cooperativa
- La no profit organization (terzo settore)
A. Impresa capitalistico imprenditoriale → il proprietario è chi gestisce
Si caratterizza per un numero di soggetti, per avere un nucleo di soggetti che conferiscono capitali di rischio e capacità organizzativa; ovvero ricoprono ruolo manageriale. Obiettivo = massimizzare il profitto
Vantaggi di governance:
- Stabilità intesa come continuità, nel mercato avere stabilità significa sicurezza di quello che viene offerto e dei comportamenti
- Rapidità decisionale, se sei manager e sei anche proprietario dell’azienda non devi rendere conto a nessuno delle decisioni
- Limitata incidenza dei costi generali per le attività di monitoraggio e controllo.
- Agevola trasferimento della conoscenza tacita, una conoscenza che non si può codificare
- Elasticità economica in cui le imprese di piccole dimensioni e di proprietà di soggetti che si impegnano a mantenere la stabilità, si crea un’elasticità economica anche riducendo l’orario di lavoro ai dipendenti.
Svantaggi:
- Problemi di esperienza e competenza da parte di alcuni membri del nucleo imprenditoriale
- Delimitazione talvolta sfumata degli oneri di pertinenza esclusiva degli individui proprietari rispetto a quelli imputabili all’impresa.
B. Impresa manageriale
Si caratterizza per uno sdoppiamento tra la proprietà detenuto dagli azionisti e il governo esercitato dai manager. Ciò dipende dalla dimensione rilevante assunta dall’impresa che richiede capacità decisionali specialistiche e processi si delega da parte degli azionisti a favore dei manager.
Vantaggi:
- Maggiore efficienza rispetto all’impresa capitalistico-imprenditoriale (ciascun manager portatore di competenze specialistiche)
Svantaggi:
- Rischi dovuti al maggiore potere discrezionale del manager (in presenza di azionariato diffuso) con passaggio da obiettivi di impresa ad obiettivi di vendita, Dunque il manager potrebbe anteporre i propri obiettivi a quelli dell’impresa, volendo aumentare il proprio potere,i proprio guadagno (remunerazione) e il proprio prestigio. Nel medio termine ciò potrebbe portare ad uno svantaggio per l’impresa che verrebbe “bloccata” dal manager.
C. Modello di impresa pubblica → proprietà dello stato
Si caratterizza per avere nel suo nucleo proprietario soggetti istituzionali di natura pubblica. La legittimazione economica all’operatore di imprese pubbliche è stata indotta da diverse motivazioni (motivi per cui esiste questo modello di governance).
Finalità principale: benessere sociale, garantisce maggior benessere rispetto ad altri modelli di governance, ad esempio prodotti di Eni, Enel, è un bene siano pubblici in modo che lo stato possa fornire in maniera eguale a tutti i singoli. Rispetto ad imprese di natura privata garantisce benessere alla collettività (trasporto ferroviario pubblico migliore rispetto all’impresa privata).
- In settori caratterizzati da perdite economiche-strutturali non si hanno margini (es. manutenzione delle strade dove non ci sono pedaggi, ha costi ma non guadagna) Le imprese private non intraprendono investimenti, e quelle pubbliche le sostituiscono.
- In settori con livelli di profitto molto limitati e payback time (ritorno dell’investimento) degli investimenti molto estesi le imprese pubbliche investono
- In settori in cui si creano condizioni di monopolio naturale le imprese pubbliche evitano che le imprese private conseguano massimi profitti limitando la qualità
- Ci sono contesti territoriali locali o regionali con diseconomie esterne (territori con...)
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