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Lezione 10: Disuguaglianza e sviluppo, seconda parte, di Chiara Pantani

Galor e Zeira (1993)

Galor e Zeira (1993) basano il loro contributo sulle imperfezioni nel mercato dei capitali e determinano l'emergere di trappole della povertà; si va ad osservare l'impatto della disuguaglianza e quanto la disuguaglianza possa persistere nel lungo periodo.

In particolare, analizzano l'effetto del mercato del capitale finanziario sull'investimento in capitale umano (“skilled”: lavoro specializzato e qualificato; lavoro che avviene mediante l'impiego di macchinari sofisticati ed i paesi più ricchi e sviluppati, oltre a possedere maggiore capitale fisico rispetto ai paesi più poveri ed in via di sviluppo, hanno a disposizione un elevato capitale umano).

Consideriamo un modello a “generazioni sovrapposte” (poiché in un certo istante avrò una generazione giovane ed una adulta; nell'istante successivo avrò che la generazione giovane è diventata adulta e la generazione adulta è stata sostituita da una nuova generazione giovane) in cui le persone vivono per due periodi (giovinezza e maturità) e possono scegliere nel secondo periodo di lasciare un'eredità ai propri figli. Nel primo periodo di vita, una persona riceve l'eredità dei suoi genitori e deve decidere se acquisire capitale umano oppure lavorare come dipendente non qualificato (“unskilled”: inabilità).

Tale modello si basa su 2 assunzioni:

  • Ci sono imperfezioni nel mercato del credito;
  • Ci sono ritorni crescenti nell'investimento in capitale umano, in particolare esiste una soglia minima sotto la quale l'investimento è inutile.
  • Assumiamo che ogni unità di lavoro qualificato (“skilled”) ottiene “w(s)” unità di output, mentre un lavoratore “unskilled” ne ottiene “w(n)”, dove “w(n)<w(s)”.
  • La soglia di spesa in educazione è pari a “h”, cioè se una persona spende “h” unità in educazione nel primo periodo, questa persona può lavorare come “skilled” nel secondo periodo di vita.
  • Per semplicità, si assume che tutti non consumino nel primo periodo (giovinezza), e che nel secondo periodo divideranno il loro reddito tra: consumo (c) e lascito (b: il lascito rappresenta l'eredità lasciata dai genitori nei confronti dei loro figli).
  • Gli individui sono identici e hanno la seguente funzione di utilità: u = c(α) * b(1−α) dove “^” significa “elevato a” dove 0< α <1; c= consumo e b= lascito; se “α” è vicino ad 1 significa che il consumo supera il lascito; se invece “α” è vicino a 0 significa che il lascito supera il consumo.
  • Se un adulto ha una ricchezza di “y” unità, il suo problema è di scegliere “c” e “b” tali che: max u = c(α) * b(1−α), sotto il vincolo “c+b=y”.
  • Possiamo risolvere il problema utilizzando il Lagrangiano, si ottiene che: c= α*y; b= (1−α)*y; u=e*y dove e=α(α) * (1−α)(1−α).
  • Si assuma che la moneta possa essere presa in prestito al tasso “i” o prestata al tasso “r” con “i<r”.
  • Se una persona eredita “x” e sceglie di non acquisire educazione (quindi “unskilled”: lavoratore non qualificato), allora come adulto avrà un reddito pari a: (x+w(n))*(1+r) + w(n).
  • Sostituendo otteniamo in particolare che il lascito è pari a: -b(n) di(x) = (1 − α)[(x + w(n))(1 + r) + w(n)], -u(n) di(x) = e[(x + w(n))(1 + r) + w(n)].
  • Se una persona, invece, eredita “x” e decide di studiare, otteniamo: -u(s) di(x)= e[(x − h)(1 + r) + w(s)] se x>/= h, -u(s) di(x)= e[(x − h)(1 + i) + w(s)] se x<h, in questo caso “(x-h)< 0”, cioè negativo. Inoltre, otteniamo che il lascito è pari a: -b(s) di(x)= (1 − α)[(x − h)(1 + r) + w(s)] se x>/=h, -b(s) di(x)= (1 − α)[(x − h)(1 + i) + w(s)] se x<h.

Grafico “1”

Galor e Zeira (1993)

  • In altri termini, se una persona eredita “x(t)” nel periodo “t”, allora sceglierà di lasciare un'eredità “x(t+1)”, definita come segue: -x(t+1) ≡ ψ(x(t)) = b(n) di (x(t)) se x(t)< f (la ricchezza della generazione al tempo “t+1” è data dal lascito, ossia dall'eredità lasciata dai genitori e si ha la ricchezza di una persona che lavora se x< f); -xt+1 ≡ ψ(x(t))= b(s) di (x(t)) se x(t)> f (la ricchezza di una persona che è qualificata e decide di studiare se x> f).
  • In particolare, fino ad “x(t)=f”, la pendenza è “(1 − α)(1 + r)”; mentre per “f< x(t) < h” la pendenza è “(1 − α)(1 + i)”. Infine, per “x(t) > α”, la pendenza è di nuovo “(1 − α)(1 + r)”.

Grafico “2”

Considerazioni e lungo periodo

  • Sotto certe condizioni sui parametri la dinamica mostra 3 equilibri: “x barrato(n)”; “g”; “x barrato(s)”.
  • È evidente che nel lungo periodo la distribuzione della ricchezza tenderà a convergere ai due equilibri polari (“x barrato(n)” e “x barrato (s)”). Ci troviamo due equilibri polari, ossia una ricchezza molto bassa, a causa della mancanza di specializzazione in capitale umano (“unskilled”: lavoratore non qualificato) ed una ricchezza molto elevata, grazie all'avanzamento del capitale umano (“skilled”: lavoratore qualificato).
  • Tutte le persone che ricevono un'eredità minore di “g” e maggiore di “x barrato(n)”, lasceranno un'eredità minore, ossia il loro lascito è basso; al contrario, persone che ricevono un'eredità maggiore di “g” e minore di “x barrato(s)”, lasceranno un'eredità maggiore, ossia il loro lascito è elevato.
  • Supponiamo che in un determinato periodo “t”, “φt” è la funzione della ricchezza ereditata. Sia “L(t) elevato a “g””, il numero delle persone che ereditano meno di “g” nel periodo “t”; nel lungo periodo la ricchezza media di questa economia è: -x barrato(s) − L(t) elevato a “g”/ L (x barrato(s) − x barrato (n)).
  • Consideriamo un'economia in cui la ricchezza pro capite eccede “g”: -se la distribuzione è molto diseguale, “L(t) elevato a “g”” sarà molto grande e quindi la ricchezza media di questa economia tenderà a diminuire; -se invece tutti hanno lo stesso reddito, la ricchezza convergerà al livello “x barrato(s)”.

Implicazioni di policy

  • Per massimizzare la ricchezza media di lungo periodo, si dovrebbe redistribuire la ricchezza in modo tale da portare più persone possibili ad una ricchezza superiore a “g”.
  • Un'altra politica potrebbe essere quella di finanziare l'educazione, tassando i lavoratori più ricchi (ossia gli “skilled”). Ciò consentirebbe di avere risultati senza conoscere l'attuale distribuzione della ricchezza, ma tassando solamente i redditi più alti ed elevati.
  • Un ulteriore intervento possibile è quello di abbassare la differenza tra “i” ed “r”; è questa differenza che guida i risultati del modello. Un cambiamento di questo tipo non richiede una redistribuzione, ma bensì un cambiamento istituzionale.
  • La conclusione principale è che la distribuzione iniziale può influenzare la prosperità e la povertà delle nazioni nel lungo periodo; una distribuzione migliore contribuisce alla prosperità di lungo periodo.

Lezione 11: Crescita della popolazione e sviluppo

Introduzione

  • A luglio 2020, in Italia, la popolazione mondiale ammonta a circa 7,80 miliardi di persone, e si prevedono stime in aumento nel 2030 intorno a 8,6 miliardi di persone.

Osservando la tabella possiamo notare che:

  • Nel 1804 la popolazione mondiale era di 1 miliardo;
  • Nel 1927 (ossia 123 anni dopo) la popolazione mondiale era di 2 miliardi;
  • Nel 1960 (33 anni dopo) la popolazione mondiale era di 3 miliardi;
  • Nel 1974 (14 anni dopo) la popolazione mondiale era di 4 miliardi;
  • Nel 1987 (13 anni dopo) la popolazione mondiale era di 5 miliardi;
  • Nel 1998 (11 anni dopo) la popolazione mondiale era di 6 miliardi;
  • Nel 2011 (13 anni dopo) la popolazione mondiale era di 7 miliardi.
  • La questione di come la crescita della popolazione possa influenzare lo sviluppo economico di un paese fronteggia una difficoltà: una piccola popolazione che vive nel lusso sta meglio di una popolazione più grande che vive con livelli di reddito medi?
  • Analizziamo una prospettiva “neutrale”, secondo cui il nostro interesse riguarda esclusivamente il livello del benessere pro capite (ossia analizziamo gli aspetti della crescita demografica che influenzano il benessere disponibile degli individui).
  • Osservando il grafico possiamo notare che, mentre per tutti gli altri paesi (Oceania, Nord e Sud America, Europa, Asia, e tutto il mondo globale) sembrerebbe che intorno al 2050 la crescita demografica tenderà a rallentare e stabilizzarsi, in Africa la crescita della popolazione continuerà ad aumentare rapidamente senza raggiungere alcuna stabilità.

Tassi di natalità e mortalità

  • I tassi di natalità e mortalità sono normalmente espressi “per mille” (il tasso di natalità è il rapporto tra il numero dei nati in quel periodo e la popolazione media; il tasso di mortalità è il rapporto tra il numero dei deceduti in quel periodo e la popolazione media); ad esempio il tasso di natalità in Italia nel 1946 è stato di 23 per mille, contro un tasso di mortalità del 12,1 per mille. In questo caso, il tasso di crescita della popolazione era pari al 10,9 per mille, cioè lo 1,09% (il tasso di crescita della popolazione è dato dalla differenza tra il tasso di natalità ed il tasso di mortalità).
  • Invece, il tasso di natalità in Italia nel 2012 è stato di 9 per mille, contro un tasso di mortalità del 10,3 per mille. In questo caso, il tasso di crescita della popolazione era negativo (9-10,3= -1,3) senza considerare l'immigrazione, e pari all'1,3 per mille, cioè lo 0,13% (con il segno “-”).
  • Nel 2015, i tassi di mortalità sono stati del 10,7 per mille, contro un tasso di natalità del 8 per mille. In questo caso, il tasso di crescita della popolazione era negativo (8-10,7= -2,7 per mille, cioè lo 0,27% con il segno “-”).
  • Osserviamo la tabella che mostra l'impatto del COVID-19 sulla mortalità in Italia e analizziamo la variazione percentuale dei decessi del 2020 rispetto alla media 2015-2019, per regione, ripartizione e mese. Ad esempio, a marzo 2020, la variazione percentuale dei decessi in Lombardia, rispetto alla media 2015-2019, è stata circa il 200% (precisamente il 191,2%); a luglio 2020, invece, la variazione percentuale dei decessi in Lombardia, rispetto alla media 2015-2019, è stata circa “-16,1%”. Ciò significa che a luglio 2020, quando ormai si contavano pochi casi di COVID-19 in tutta Italia, la variazione percentuale dei decessi era minore rispetto alla media 2015-2019 e, quindi, le morti in Lombardia erano fortemente diminuite.
  • Osserviamo, inoltre, i tassi di natalità e di mortalità nel 1995; ad esempio raggruppando i paesi possiamo notare che:
  • Nel gruppo 1 (Mali, Malawi, Sierra Leone, Guinea-Bissau → Africa Subsahariana), il reddito pro capite è estremamente basso e i tassi di crescita della popolazione sono molto alti, in quanto i tassi di natalità superano di gran lunga i tassi di mortalità, anch'essi però molto elevati.
  • Nel gruppo 2 (Kenya, Nigeria, Ghana, Pakistan), il reddito pro capite è più alto rispetto al primo gruppo e i tassi di crescita della popolazione sono ancora molto alti, in quanto i tassi di natalità superano nuovamente di gran lunga i tassi di mortalità, i quali sono più bassi rispetto a quelli del primo gruppo.
  • Nel gruppo 3 (India, Bangladesh), il reddito pro capite è simile a quello del secondo gruppo e i tassi di crescita della popolazione sono invece molto più bassi, in quanto i tassi di natalità si sono ridotti di gran lunga. Tuttavia, i tassi di natalità superano ancora i tassi di mortalità, anche se in misura più ridotta.
  • Nel gruppo 4 (China, Sri Lanka), il reddito pro capite è molto elevato e i tassi di crescita della popolazione sono molto bassi, in quanto i tassi di natalità si sono ridotti di gran lunga e i tassi di mortalità sono piuttosto bassi.
  • Nel gruppo 5 (Nicaragua, Perù, Guatemala, Brasile, Colombia), il reddito pro capite è molto elevato e i tassi di crescita della popolazione sono piuttosto alti, in quanto i tassi di natalità superano di gran lunga i tassi di mortalità, i quali sono a livelli minimi.
  • Nel gruppo 6 (Tailandia, Malaysia, Repubblica di Corea), il reddito pro capite è altissimo (paesi molto ricchi) e i tassi di crescita della popolazione sono piuttosto bassi, in quanto i tassi di natalità non superano di gran lunga i tassi di mortalità.

Considerazioni

  • I paesi molto poveri, come il Malawi e la Guinea-Bissau, sono caratterizzati da alti tassi di natalità e di mortalità.
  • I paesi del gruppo 2 sono caratterizzati da alti tassi di natalità, ma con tassi di mortalità molto più bassi.
  • Altri paesi con redditi simili del gruppo 3, sembrano aver cominciato a ridurre significativamente anche i tassi di natalità.
  • Altri paesi asiatici del gruppo 4, leggermente più ricchi, hanno già significativamente ridotto i tassi di natalità.
  • I paesi del gruppo 5, i tassi di mortalità hanno raggiunto livelli minimi.
  • I paesi del gruppo 6, ossia i più ricchi, hanno già raggiunto livelli di natalità e mortalità molto bassi.

Osserviamo il grafico e rappresentiamo con i quadretti “bianchi” i tassi di natalità e con i quadretti “rossi” i tassi di mortalità, notiamo che: la variazione dei tassi di natalità è molto più elevata rispetto alla variazione dei tassi di mortalità, ossia esistono più percorsi di natalità in confronto ai percorsi di mortalità.

Trend demografico

  • In modo molto approssimativo possiamo dire che: a livelli di reddito pro capite molto bassi, i tassi di natalità ed i tassi di mortalità sono molto elevati. Dopo di che, i tassi di mortalità tendono a ridursi e ciò, infine, determina una riduzione dei tassi di natalità e dei tassi di crescita della popolazione stessa.
  • Questo trend demografico si osserva maggiormente se prendiamo in esame l'evoluzione demografica di un solo paese nel tempo.
  • I tassi di natalità e di mortalità nascondono molte informazioni che riguardano la struttura demografica di un paese.
  • Due paesi con lo stesso tasso di crescita della popolazione possono avere strutture demografiche estremamente diverse.

Distribuzione per età

  • La distribuzione per età è data da una lista di quote di quella popolazione in gruppi diversi di età. Dalla tabella risulta che la distribuzione per età dei paesi in via di sviluppo è significativamente più giovane dei paesi più ricchi e sviluppati. Perciò, il tasso di natalità è il risultato di una certa distribuzione per età di un paese, dato che questo tasso dipende dalla percentuale di donne in determinate coorti.
  • Il tasso di fertilità specifico per età rappresenta il numero medio di figli per anno nati da una donna in una particolare coorte. Il tasso di fertilità (totale) ci dice quanti figli può concepire mediamente una donna in tutto l'arco della sua vita. In Italia, il tasso di fertilità (totale) si è ridotto da 3 nel 1946 (durante la seconda guerra mondiale) ad intorno l'1,5 nel 2012.

Crescita della popolazione ed inerzia

  • È evidente che un tasso di fertilità più elevato contribuisce ad un alto tasso di natalità; tuttavia, se un paese è caratterizzato da una distribuzione per età molto giovane, può avere un alto tasso di natalità elevato, nonostante il tasso di fertilità totale è abbastanza basso. La ragione di ciò sta nel fatto che un paese “giovane” ha una maggior percentuale di popolazione in età riproduttiva.
  • Un'osservazione simile può essere fatta per i tassi di mortalità. Nonostante che un paese in via di sviluppo possa avere in ogni coorte dei tassi di mortalità più alti di un paese sviluppato, è possibile che il tasso di mortalità (totale) sia più basso.

Quindi, un tasso di crescita della popolazione elevato determina una popolazione più “giovane”, e quindi porta ad alti tassi di natalità e a bassi tassi di mortalità. Ciò crea un'inerzia che mantiene i tassi di crescita della popolazione elevati per lunghi periodi.

Transizione demografica

La c

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Chiarina830 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof D'alessandro Simone.
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