Economia dello sviluppo di Chiara Pantani - Lezione 1: introduzione, capitalismo & cambiamento
Politica → economia
L’economia politica si è sempre occupata di cambiare il modo in cui il mondo funziona; i primi economisti erano consiglieri dei sovrani assolutisti dell’Europa all’inizio dell’epoca moderna. La sfida di molti economisti è quella di contribuire ad alleviare la povertà ed assicurare condizioni sotto le quali i popoli liberi possano fiorire; l’obiettivo è quello di ridurre le disuguaglianze tra ricchi e poveri.
Mondo in via di sviluppo
Tale fine ed obiettivo è fallito poiché quello che conosciamo come “mondo in via di sviluppo” è all’incirca il gruppo di paesi classificati dalla Banca Mondiale che hanno un reddito basso e medio; in questi paesi vivono 5 miliardi di persone e generano circa 6 mila miliardi (nel 2001) di dollari di reddito nazionale, contro i 25 dei paesi ad alto reddito.
Per i suoi fondatori, l’oggetto dell’economia politica era la ricchezza delle nazioni e dei popoli; tuttavia, quando i primi geografi ed esploratori raccontarono le loro esperienze, le differenze tra paesi erano molto evidenti.
La ricchezza delle nazioni e dei popoli ed il capovolgimento dei destini
Ib’n Battuta (esploratore marocchino), nel 1347, visitò la regione chiamata Bangladesh, ossia un paese ricco di riso, mentre nello stesso periodo l’Europa era flagellata dalla peste bubbonica, la quale tolse la vita ad un quarto della popolazione di molte città. Sei secoli dopo, un terzo della popolazione del Bangladesh è sottonutrita ed è uno dei paesi più poveri del mondo.
In Europa, al contrario, l’emergere e il diffondersi di un nuovo assetto istituzionale, chiamato “capitalismo”, causò un’ampia espansione della produttività del lavoro. Tale incremento portò a salari più alti proprio in un momento in cui il potere di contrattazione dei lavoratori era aumentato a causa dell’espansione dei diritti politici.
Reddito disponibile e benessere
Il PIL pro capite (è l’indicatore utilizzato per esprimere il livello di ricchezza per abitante prodotto da un territorio in un determinato periodo) viene spesso usato come misura del tenore di vita dell’uomo e non corrisponde al reddito disponibile di una persona.
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Il reddito ha un’influenza fondamentale sul benessere perché permette di acquistare i beni e i servizi che sono necessari o che ci incuriosiscono; ciò nonostante, anche il reddito disponibile omette aspetti importanti del benessere, tra cui: la qualità dell’ambiente sociale e fisico; i beni ed i servizi che non acquistiamo (sanità, istruzione..) e che sono prodotti dallo Stato; i beni e i servizi che sono prodotti all’interno delle famiglie (pasti, la cura dei figli..); limiti di una misura media.
Ad esempio → Si consideri un gruppo di persone che ha un reddito disponibile di 5000 euro. Se il reddito disponibile aumenta per ogni individuo possiamo dire che il benessere è aumentato.
In un altro gruppo, la metà della popolazione ha 10.000 euro, mentre l’altra 250. Si noti che il reddito disponibile medio è maggiore nel secondo gruppo, ossia 5125 nel 2° contro 5000 nel 1°. Nonostante ciò, nel secondo gruppo il tenore di vita ed il benessere è più basso rispetto al primo gruppo, questo perché se vado ad aumentare il reddito nel secondo gruppo avrò ancora un enorme disuguaglianza tra la metà ricca e la metà povera.
Introduzione all’economia politica
Fino agli inizi del Novecento, il termine “economia politica” si riferiva a tutta l’economia e trattava gran parte di quello che oggi è suddiviso tra le scienze sociali: antropologia, sociologia, psicologia, scienze politiche ed economia.
Verso il 1900, però, il termine “economia politica” fu sostituito dalla parola “economia” ed i suoi confini furono ristretti: il suo interesse principale divenne lo studio dei mercati. Continuiamo ad usare il termine “economia politica” poiché le società contemporanee non possono essere comprese a fondo senza un approccio organico in cui politica, economia, psicologia e le altre scienze sociali vengano applicate assieme allo studio delle complessità della vita moderna.
Di fatti, l’approccio all’economia politica implica interdisciplinarietà.
I punti principali di questa lezione sono:
- Il Capitalismo è un sistema economico;
- Ogni sistema economico può essere analizzato sulla base di 3 dimensioni: concorrenza (dimensione orizzontale), controllo (dimensione verticale) e il cambiamento (dimensione temporale);
- L’economia si occupa dei “valori” (ciò che dovrebbe essere) e dei “fatti” (ciò che è realmente). I valori sono semplici: l’economia dovrebbe fornire a tutti i membri della società uguali opportunità di benessere e, ciò, è più facile da ottenere se l’economia è efficiente, equa e democratica.
Sistemi economici e capitalismo
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Nella storia del genere umano, le persone hanno organizzato le proprie attività in molti modi diversi. La varietà dei sistemi economici spazia dalle comunità tribali alla schiavitù, dal feudalesimo ai nuclei familiari autosufficienti, al capitalismo, al socialismo.
Tutti questi sistemi hanno in comune (ed è questo a renderli sistemi “economici”) il fatto di essere modi di organizzare il lavoro umano necessario a produrre beni e servizi essenziali per l’esistenza di una società.
Indipendentemente dal tipo di società, un sistema economico determinerà quale lavoro debba essere svolto, come e da chi, e chi potrà dividerne i frutti.
I sistemi economici sono relazioni tra persone; tali relazioni possono essere dirette (es. quando vai dal fruttivendolo a comprare le mele) oppure tra individui sparsi nel mondo (es. agricoltore dell’Iowa che produce il grano che poi comparirà sotto forma di pane sulle tavole dell’Egitto).
Tuttavia, sono le relazioni sociali tra i vari attori economici (produttori e consumatori; schiavi e proprietari; feudatari e servi della gleba; datori di lavoro e impiegati) gli attributi che definiscono un sistema economico.
Il sistema economico su cui ci concentreremo è il capitalismo, in quanto esso è prevalente in gran parte del mondo contemporaneo.
Il capitalismo è il sistema economico non solo degli USA, ma anche in Gran Bretagna, Giappone, Cile, Francia, Russia, Messico, Brasile, Germania, Sudafrica e in più di altri 100 paesi.
In tale sistema capitalistico, la produzione dei beni e servizi avviene sotto la direzione di datori di lavoro (uomini d’affari, imprenditori…), i quali cercano di realizzare i profitti vendendo sul mercato i beni e servizi prodotti; gran parte degli individui lavora per qualcun altro e riceve in cambio una paga o un salario.
Il lavoro è, perciò, organizzato allo scopo di realizzare profitti.
La caduta del Muro di Berlino
Per più di 4 decenni dopo la seconda guerra mondiale, la Germania rimase divisa: una dittatura nella Germania Est e una democrazia nella Germania Ovest.
I sistemi economici delle due Germanie erano tanto differenti, quanto le loro forme di governo. A Est, l’economia era gestita dal Partito comunista e le decisioni, riguardo a chi dovesse produrre che cosa, come, quando e per chi, venivano prese dal Governo ed eseguite sulla base di ordini precisi. Il comunismo non era semplicemente una forma di governo, ma anche un sistema economico basato sulla gestione centralizzata delle decisioni economiche. Al contrario, la Germania Ovest aveva quella che viene chiamata economia capitalista. I tedeschi occidentali prendevano le loro decisioni in forma autonoma, in molti casi guidati da ciò che
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occorreva fare per ricavare un utile, per ottenere e mantenere un buon posto di lavoro o per avere un particolare stile di vita.
Il 9 novembre 1989, con la caduta del Muro di Berlino, il territorio della Germania dell’Est fu annesso alla Germania Ovest e i cittadini della precedente nazione comunista passarono da un sistema economico all’altro, dal comunismo al capitalismo.
Nello stesso periodo, i manifestanti che appoggiavano la democrazia rovesciarono i governi comunisti in Unione Sovietica, Polonia ed altri paesi. Ne uscirono sconfitte non solo le dittature comuniste, ma anche l’organizzazione centralizzata della loro economia. Tutti questi paesi adottarono la forma di sistema economico capitalista.
Come il comunismo, anche altri sistemi economici avevano in precedenza ceduto all’assalto del capitalismo. Il sistema economico schiavista nel sud degli USA si concluse con la vittoria delle truppe dell’Unione nella Guerra Civile e con l’emancipazione degli schiavi a opera di Lincoln; di conseguenza, il sud degli USA cessò di essere un’economia basata sulla schiavitù e divenne un economia capitalista.
In modo simile, l’economia primitiva basata sulla caccia e sul raccolto è stata quasi ovunque abbandonata per essere sostituita da altri sistemi economici e da ultimo, nella maggior parte del globo, dal capitalismo.
Ciononostante, questo sistema è nuovo, avendo rappresentato una forza propulsiva nella storia mondiale più o meno solo negli ultimi 5 secoli. Durante questo periodo relativamente breve (rispetto al tempo in cui gli esseri umani hanno abitato la Terra), però, il mondo è cambiato in modo più rapido, costante e profondo di quanto sia accaduto in ogni precedente periodo della storia dell’umanità.
Il capitalismo è un sistema economico in cui i datori di lavoro assumono i lavoratori per produrre beni e servizi che saranno poi introdotti sul mercato allo scopo di realizzare un profitto. Ovunque si sia radicato, il capitalismo ha modificato ogni aspetto della società. Ha portato con sé innovazioni scientifiche senza precedenti, sorprendenti sviluppi tecnologici, nuove modalità di condivisione delle informazioni, innalzando gli standard di consumo, salute, istruzione in gran parte del globo.
Ha, inoltre, determinato riassetti di potere e ridistribuzione della ricchezza, abolizione della schiavitù e di altre forme arcaiche di sfruttamento, oltre a cambiamenti radicali nella vita, negli ideali e nelle convinzioni della gente.
Rivoluzione tecnologica permanente
È difficile dire che cosa giunse prima, se il capitalismo o il grande cambiamento tecnologico a esso legato. Comunque sia, le continue, rapide scoperte scientifiche e
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innovazioni tecnologiche di vasta portata che oggi consideriamo caratteristiche stabili della vita moderna sono emerse più o meno simultaneamente all’affermarsi del capitalismo.
La nuova era portò con sé nuove idee, scoperte, metodologie e macchinari moderni in ogni settore, rendendo obsoleti gli strumenti e le nozioni precedenti. E anche le nuove idee furono rapidamente superate da altre ancora più moderne; se da un lato il cambiamento tecnico rivoluzionava la produzione, dall’altro riduceva il tempo necessario per produrre gran parte dei beni (le macchine sostituirono la manodopera).
I principali miglioramenti nella produttività si verificarono nel settore agricolo; dal momento che per produrre la stessa quantità di cibo erano necessarie meno persone, era possibile dedicare una quantità di lavoro maggiore alla produzione di altri beni, in particolare nel settore manifatturiero.
Dunque, prima che potesse avere luogo la Rivoluzione Industriale (1760-1840, Inghilterra → processo di evoluzione economica ed industrializzazione della società che da sistema agricolo-artigianale divenne un sistema industriale moderno caratterizzato dall’uso di macchine azionate da energia meccanica), fu necessario raggiungere un incremento della produttività agricola.
Negli ultimi 5 secoli si sono verificati straordinari miglioramenti anche nelle modalità di trasporto, significativi sviluppi in medicina, agricoltura e nelle comunicazioni.
I miglioramenti nell’assistenza sanitaria e nella produttività agricola resero possibile l’esplosione demografica e l’urbanizzazione. Inoltre, la rivoluzione nel campo delle comunicazioni è stata centrale nel processo di globalizzazione.
Miglioramento della vita materiale
I cambiamenti tecnologici sono stati accompagnati da un notevole aumento degli standard di consumo. Prima dell’era capitalista, le condizioni di vita miglioravano o peggioravano con il mutare delle condizioni atmosferiche, le epidemie e altri fenomeni naturali, in quanto ci si guadagnava da vivere con l’agricoltura, il pascolo del gregge e la caccia. Con il diffondersi del capitalismo, il reddito individuale iniziò a crescere senza sosta; sebbene a volte gli aumenti fossero seguiti da ribassi, nel lungo periodo ci sono stati notevoli miglioramenti degli standard di vita.
Possiamo, infatti, osservare il notevole aumento del salario reale di cui ha goduto un gruppo di lavoratori a seguito dell’avvento del capitalismo nella Gran Bretagna del 19esimo secolo (dal 1800 in poi, grazie all’incremento della produttività e il maggior potere contrattuale di alcuni lavoratori, ha inizio l’aumento del salario reale).
Evoluzione del reddito
Possiamo osservare che l’aumento della produttività in Europa ha determinato nel tempo un incremento della produzione pro-capite nel mondo intero. Il grafico
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mostra che la produzione pro-capite mondiale è rimasta a livelli relativamente bassi fino al 1820, con aumenti di produzione in gran parte assorbiti da incrementi della popolazione mondiale.
Dal 1820, però, i cambiamenti tecnologici associati alla nascita del capitalismo hanno determinato una drastica espansione della produzione pro-capite.
Inoltre, notiamo che gli incrementi della produttività avvenuti negli ultimi anni siano stati generati in modo sproporzionato e goduti in maniere diseguale nelle diverse aree del globo (“Mondo occidentale” ha determinato gran parte della crescita della produzione globale tra il 500 e il 900, con una quota in aumento da meno del 20% nel 1500 a più del 55% nel 1950; al contrario, in Asia, mentre la quota occidentale cresceva, la quota di produzione mondiale asiatica si muoveva in direzione opposta e subiva un decremento; Europa dell’Est, Africa e America Latina, nel 1500, avevano la quota più bassa di produzione mondiale, poi aumentata leggermente tra il 1820 e il 1950, ma è tornata a essere la più bassa al mondo nel 1998).
Disuguaglianza crescente
L’abbondanza di beni materiali determinata dal capitalismo non è distribuita equamente; se da un lato il capitalismo ha incrementato la creazione di ricchezza in alcune aree del mondo, ha portato anche evidenti disuguaglianze su scala globale.
Prima del capitalismo, gran parte della popolazione mondiale viveva in modo molto semplice, senza i beni materiali che oggi la maggior parte degli abitanti dei paesi ricchi considerano scontati. Con lo sviluppo del capitalismo, però, il divario tra ricchi e poveri è divenuto abissale.
Oggi nel mondo sono ancora molte le persone che non dispongono di acqua potabile, mentre gli individui più ricchi possiedono aerei privati.
Secondo studi, il 10% della popolazione statunitense più povera è più ricco in media dei 2/3 della popolazione mondiale, mentre i 4/5 della popolazione mondiale vivono al di sotto di quella che in Nord America ed Europa viene definita la soglia della povertà.
Esplosione demografica e crescita delle città
Insieme al progresso tecnologico e alla crescita degli standard di vita indotti dal capitalismo, a livello mondiale si è registrata un’esplosione demografica.
Il grafico mostra la popolazione mondiale dal 10.000 a.C al 20esimo secolo. Per più di 12.000 anni, la popolazione è cresciuta lentamente o per nulla; ad oggi, vi sono circa 20 città che hanno un numero di abitanti superiore alla popolazione globale di 11.000 anni fa (che era probabilmente inferiore a 10 milioni), epoca in cui l’agricoltura cominciò a sostituire la caccia e la raccolta. La popolazione iniziò a crescere rapidamente in pochi paesi 2 secoli fa, ma quella mondiale esplose letteralmente nel 1900, grazie allo sviluppo della medicina moderna e alla sua
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diffusione. Mentre la popolazione continua ad aumentare, il tasso di crescita sta rallentando poiché tale esplosione demografica potrebbe presto fermarsi.
Assieme alla crescita demografica, si sono verificate anche significative migrazioni di persone da una parte all’altra del mondo.
Tali flussi migratori furono accompagnati da significativi cambiamenti occupazionali, come l’abbandono delle campagne che, a sua volta, ha determinato l’urbanizzazione e la crescita delle città.
Le minacce all’ecosistema
Così come si è registrato un incremento della popolazione e della produzione, sono aumentati anche lo sfruttamento ed il degrado dell’ambiente naturale. Con lo sviluppo del capitalismo, gli elementi del sistema ecologico come aria, acqua, suolo e clima sono stati alterati in modo più radicale di quanto sia mai accaduto nella storia del genere umano. L’anidride carbonica (CO2), che viene rilasciata attualmente nell’atmosfera determina il cosiddetto “effetto serra”, la cui principale conseguenza è il riscaldamento globale a cui oggi siamo esposti. Gli effetti sono di vasta portata: scioglimento delle calotte polari, innalzamento del livello dei mari che rischia di sommergere ampie aree costiere, i potenziali cambiamenti del clima e delle precipitazioni ch
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