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Dispensa di Economia

degli scambi

internazionali

3° ANNO

ECOMARK A-Lh

◊ 1

INDICE

Di cosa si occupa l’economia internazionale.………………………………………….3

Commercio internazionale…………………………………………………………………..5

Produttività del lavoro e vantaggi comparati: il modello ricardiano………….10

Fattori specifici e distribuzione del reddito……………………………………………22

Risorse e commercio: il modello di Heckscher Ohlin……………………………36

Il modello generale del commercio internazionale………………………………..48

Le economie di scala esterne e la localizzazione della produzione…………..57

Le imprese nell’economia globale……………………………………………………….64

Esercitazione 1 (cap. 3)………………………………………………………………………79

Esercitazione 2 (cap. 4)………………………………………………………………………82

Esercitazione 3 (cap. 5)………………………………………………………………………87

Esercitazione 4 (cap. 6)………………………………………………………………………92

2

ECONOMIA DEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI (INTRO)

beni e servizi,

L’economia internazionale si occupa dell’interazione tra paesi attraverso diversi canali:

flussi monetari e flussi di investimenti . Può essere divisa in due sottoinsiemi: studio del commercio

internazionale e studio dell’economia internazionale monetaria. L’economia internazionale è una

materia antica, ma continua ad accrescere la sua rilevanza con l’intensificarsi dei legami e relazioni tra

i paesi (globalizzazione).

Durante l’ultimo secolo, il commercio internazionale degli Stati Uniti, in rapporto alla dimensione

dell’economia nazionale (al PIL), è triplicato. Rispetto a loro, gli altri paesi sono ancora più

dipendenti dal commercio internazionale.

Si è verificato un forte aumento del PIL in particolar

modo durante gli anni 80, nel quale i paesi hanno

ridotto drasticamente i dazi e quindi si è verificata una

liberalizzazione degli scambi commerciali. Sia le

esportazioni che le importazioni sono aumentate in

rapporto al PIL, però le importazioni sono cresciute in

maniera più significativa. Nei periodi di crisi e

recessione, identificati dalle aree in grigio, si verificò un

calo del PIL e delle esportazioni. Grado di apertura nel 1970 e nel 2016→ il grado di apertura

degli USA è molto più vasto rispetto a quello di altri paesi. Per

tutti i paesi però è aumentato. In quasi tutti i paesi il commercio

internazionale è più importante di quanto lo sia per gli USA. Gli

ultimi trentacinque anni sono stati caratterizzati da un aumento

generalizzato dell’integrazione internazionale delle nazioni. Le

economie grandi come quella degli Stati Uniti sono

relativamente meno integrate con il resto del mondo.

Di cosa tratta l’economia internazionale? Vantaggi derivanti dallo scambio, struttura dei flussi

commerciali, entità del commercio e politiche commerciali e altri temi.

I vantaggi dallo scambio

I paesi commerciano tra di loro perché risulta essere vantaggioso per tutti, soprattutto perché ciò

migliorare la propria condizione economica

permette, nella maggior parte dei casi, di .

1. Quando un venditore e un compratore danno vita a una transazione volontaria, entrambi

→

ricevono qualcosa che desiderano e possono migliorare la loro condizione per esempio, i

consumatori norvegesi possono acquistare, attraverso gli scambi internazionali, arance che

avrebbero difficoltà a produrre internamente; a sua volta, il produttore delle arance riceve

reddito che può utilizzare per acquistare i beni che desidera.

2. Un paese può guadagnare dallo scambio, pur essendo il produttore più (o meno) efficiente di

qualsiasi bene, e i produttori del paese meno efficiente possono competere pagando salari più

bassi.

3. Il commercio agisce a beneficio di un paese aumentandone l’efficienza, grazie alla possibilità

di esportare beni la cui produzione utilizza le risorse abbondanti e di importare i beni la cui 3

produzione utilizza risorse scarse. I paesi traggono vantaggio nell’importare quei beni che

internamente producono con un’efficienza più bassa rispetto ad altri beni.

4. Quando i paesi si specializzano, possono diventare più efficienti anche grazie alla possibilità di

realizzare produzioni su larga scala.

Il benessere complessivo di un paese migliora a seguito degli scambi internazionali, però alcuni

gruppi potrebbero esserne colpiti. Il commercio può agire a beneficio dei paesi nel loro insieme in

molti modi, ma può danneggiare specifici gruppi. Il commercio internazionale può colpire

negativamente i titolari delle risorse che vengono utilizzate intensivamente in settori che competono

con le importazioni. Pertanto, il commercio può avere effetti sulla distribuzione del reddito all’interno

dei paesi.

Cosa determina la struttura dei flussi commerciali?

- Le differenze tra le condizioni climatiche e le dotazioni di risorse possono spiegare come mai

il Brasile esporta caffè mentre l’Arabia Saudita esporta petrolio. Ma come mai il Giappone

esporta automobili e gli USA esportano aerei?

- Il motivo per cui paesi esportano determinati prodotti invece di altri può essere spiegato

facendo riferimento a:

a. Differenze tra la produttività del lavoro (secondo la teoria di David Ricardo, XIX secolo);

b. Il modo in cui le dotazioni relative di capitale, lavoro e terra sono utilizzate nella

produzione di beni diversi (secondo teorie più recenti del XX secolo).

└ Ad esempio, gli USA possono essere più produttivi nel settore alta tecnologica e meno

produttivi nei settori più manuali, quindi può essere più conviene importare nei settori più

manuali ed esportare nei settori ad alta intensità tecnologica.

Gli effetti delle politiche pubbliche sui flussi commerciali. Quanto commercio?

Fin dal XVI secolo i moderni stati nazionali hanno tentato di difendere la prosperità dei settori

domestici attraverso una politica di limitazione alle importazioni o di sussidi alle esportazioni. Dopo

la Seconda guerra mondiale si è passati a una rimozione delle barriere agli scambi per favorire il

libero scambio (numerosi accordi quali il NAFTA o l’Uruguay Round da cui nacque il WTO). Dagli

anni 2000 si è assistito invece al rafforzamento progressivo di un movimento anti-globalizzazione e a

uno sviluppo del dibattito sul protezionismo (si veda il caso del Regno Unito con l’uscita dall’Unione

Europea votata nel 2016 o le politiche protezioniste di Trump).

L’economia internazionale studia gli effetti di queste politiche commerciali (contingentamento delle

importazioni con dazi o quote o sussidio alle esportazioni)→ Quali sono i costi e i benefici di queste

politiche? Per chi? Quali sono le determinanti delle politiche commerciali?

✓ I conflitti d’interesse contano più all’interno di un paese che tra paesi nella determinazione

delle politiche commerciali;

✓ Il commercio è determinante nella distribuzione del reddito interno;

✓ Il potere di alcuni gruppi di interesse influisce sulle politiche commerciali di un governo a

scapito dell’interesse complessivo del paese.

Gli economisti sviluppano modelli che cercano di misurare gli effetti delle diverse politiche

commerciali. Se un governo volesse limitare gli scambi commerciali, quale politica dovrebbe

utilizzare? Se un governo volesse limitare gli scambi, di quanto dovrebbe limitarli? Se un governo

limitasse gli scambi, quali costi avrebbero per il paese interventi simili (di ritorsione) da parte degli

altri governi? 4

COMMERCIO INTERNAZIONALE: UNO SGUARDO D’INSIEME

A partire dagli anni 50, le esportazioni mondiali di merci sono

cresciute ad un ritmo più elevato del PIL: è la globalizzazione dei

mercati. Questo grafico evidenzia come negli ultimi decenni sia

aumentato il volume del commercio internazionale. Questo è un

chiaro indicatore della globalizzazione.

Chi commercia con chi? Si parla dei principali scambi commerciali degli USA e dell’UE, misurati

come somma delle importazioni e delle esportazioni.

Stati Uniti Unione Europea

I quindici principali partner commerciali I quindici principali partner commerciali

contano per il 74% del valore del commercio contano per il 71% del valore del commercio

totale degli Stati Uniti. totale dell’UE.

I fattori che determinano i flussi bilaterali sono: la dimensione di un paese, la distanza fra paesi e altri

→

modello gravitazionale

fattori. In tal contesto si parla del modello che predice una relazione

positiva tra i flussi di commercio internazionale e la dimensione del Paese, misurata dal suo prodotto

interno lordo, da un lato, e la distanza tra Paesi, dall’altro. Utilizza la forma funzionale della legge di

due corpi si

gravitazione universale di Newton per analizzare i flussi commerciali internazionali:

attraggono in modo direttamente proporzionale al prodotto delle loro masse e inversamente

proporzionale alla loro distanza elevata al quadrato .

Tre dei quindici principali partner commerciali degli Stati Uniti nel 2017 erano tre paesi europei:

Germania, Regno Unito e Francia. Questi paesi avevano i maggiori Prodotti Interni Lordi (PIL) in

Europa, facenti riferimento alla DIMENSIONE. La dimensione di un’economia è direttamente

→

correlata al volume di importazioni ed esportazioni paesi più grandi producono più beni e servizi e

quindi hanno più cose da vendere sul mercato estero; paesi più

grandi generano più reddito dalla vendita di beni e servizi e

quindi i loro residenti sono in grado di importare di più (il

grafico è rappresentativo della dimensione delle economie

europee e il valore dei loro scambi con gli USA).

Sull’asse orizzontale è indicata la quota del PIL totale dei

diversi paesi (dimensione economica); sull’asse verticale è

rappresentata la quota di ognuno in riferimento al commercio

totale degli USA.

I paesi si posizionano lungo la diagonale e quindi chi ha il PIL

maggiore, detiene maggiori quote di commercio . 5

Questo grafico mostra le direzioni dei

flussi commerciali. I fattori importanti

sono sia la dimensione sia la distanza

= una distanza più alta implica

maggior costo di trasporto.

La DISTANZA tra mercati influenza i costi di trasporto e quindi

il costo delle importazioni e delle esportazioni. La distanza può

anche influenzare la capacità di instaurare contatti personali e le

comunicazioni, che a loro volta influenzano il commercio.

Le stime degli effetti della distanza ottenute con i modelli

un aumento dell’1% nella distanza

gravitazionali suggeriscono che

tra paesi si associa a una riduzione nel volume degli scambi

compresa fra lo 0,7% e l’1% .

Gli Stati Uniti commerciano significativamente di più con paesi

vicini (come il Messico e il Canada) che con economie europee

della stessa dimensione.

Il modello gravitazionale comunemente stimato è pari a:

A × Y × Y

i j

T =

ij D ij

Dove: T è il valore del commercio tra il paese i e il paese j, A è una costante, Y è il PIL del paese i,

ij i

Y è il PIL del paese j e D è la distanza fra il paese i e il paese j. In una versione leggermente più

j ij a b

A × Y × Y

i j

generale, il modello è dato da: T = dove a, b e c possono essere diversi da 1. Forse

ij c

D ij

sorprendentemente, il modello gravitazionale funziona abbastanza bene nel predire i flussi di

commercio effettivi, come suggeriscono le cifre riportate prima sul commercio tra Stati Uniti e

Unione Europea.

Altri fattori, oltre alla dimensione, sono importanti per il commercio internazionale.

1. Affinità culturale: se due paesi hanno legami culturali è probabile che abbiano anche forti

legami economici;

2. Geografia: gli sbocchi sul mare e l’assenza di barriere montuose rendono più facile i trasporti

e dunque il commercio;

3. Confini: attraversare i confini implica formalità burocratiche che richiedono tempo per essere

espletate e comportano a volte costi monetari come le tariffe.

└ Questi costi espliciti e impliciti riducono i flussi commerciali. Confine spesso associato a

differenze linguistiche o a utilizzo di valute diverse, che a loro volta possono ulteriormente

ostacolare il commercio.

Gli accordi commerciali tra paesi hanno l’obiettivo di ridurre le formalità burocratiche e i dazi

doganali e quindi di aumentare gli scambi. Nel 1994, gli Stati Uniti hanno firmato un accordo di 6

libero scambio con Messico e Canada: il North American Free Trade Agreement (NAFTA). Grazie

al NAFTA e alla vicinanza di Messico e Canada, il volume di scambi tra gli Stati Uniti e i loro vicini

meridionali e settentrionali è maggiore, in rapporto al PIL, di quello tra gli Stati Uniti e i paesi

europei. Nonostante l’accordo di libero scambio e l’utilizzo di una lingua comune tra Stati Uniti e

Canada, il confine tra questi due paesi sembra responsabile di una riduzione del volume degli scambi,

come dimostrano i dati sul commercio con la provincia del British Columbia.

Questa tabella mostra il commercio della regione del Canada British Columbia, in particolare il

volume di commercio con una serie di provincie canadese (2 colonna) e USA (3 colonna). Si può

man mano che la distanza aumenta, il volume degli scambi si riduce

vedere come quindi British C.

commercia di più coi paesi vicini, un discorso che vale anche per gli USA. Interessante è vedere la

differenza tra Alberta e Washington che hanno la stessa distanza con la British C. ma Washington è

di un altro paese e quindi i confini contano. Province

canadesi e stati americani che commerciano con il

British Columbia

Secondo le stime dei modelli gravitazionali, l’effetto negativo della distanza sugli scambi è

significativo, ma si è rimpicciolito nel tempo, grazie alle moderne tecnologie di comunicazione e

trasporto. Vi sono alcune tecnologie che hanno aumentato i flussi commerciali: ruote, vele, rotaie,

telegrafi, motori a scoppio, automobili, telefoni, aeroplani, computer, fax, Internet, fibra ottica, GPS

satellitari e così via.

Il mondo è diventato più piccolo? Globalizzazione, passato e presente

Ma la storia dimostra che fattori politici, come le guerre, possono influenzare la struttura degli scambi

molto più delle innovazioni nei trasporti e nelle comunicazioni. →

• Il commercio internazionale è cresciuto rapidamente fra il 1870 e il 1913 prima ondata di

globalizzazione;

• Ha subìto un brusco rallentamento nei decenni successivi a causa delle due guerre mondiali e

della Grande Depressione;

• Ha iniziato a riprendersi intorno al 1945 ma non è tornato ai livelli precedenti la Prima

Guerra Mondiale fino al 1970;

• Dal 1970, il commercio internazionale in percentuale al PIL è cresciuto a livelli senza

precedenti.

Il rapporto tra le esportazioni mondiali dei beni manifatturieri e

la produzione industriale mondiale, mostrato nella figura come

numero indice con valore 1 nel 53, è cresciuto nei decenni

precedenti la Prima Guerra mondiale, ma si è ridotto

bruscamente di fronte alle guerre e al protezionismo. Non è 7

tornato ai livelli del 13 fino agli anni 70, ma da quel momento in poi ha raggiunto livelli senza

precedenti.

Variazioni della composizione dei flussi commerciali

Quali prodotti scambiano oggi i paesi e in che modo l’attuale struttura dei flussi commerciali

differisce da quella prevalente in passato?

➢ Oggi, la maggior parte del volume degli scambi (il 56,5%) è rappresentata da beni manufatti,

come automobili, computer, abbigliamento e macchinari;

➢ I servizi come trasporto, assicurazioni, prestazioni legali e turismo contano per il 23,5% del

volume degli scambi;

➢ I prodotti minerari (es. combustibili e altre materie prime) e i prodotti agricoli rappresentano

una frazione relativamente piccola degli scambi (rispettivamente 12% e 8%). Questi sono

prodotti che difficilmente sono coltivabili o estraibili in determinati paesi.

Gran parte del

commercio mondiale

riguarda beni manufatti,

ma le materie prime,

specialmente il petrolio,

rimangono importanti.

Mostra per Regno unito e USA. Nel

1910 esportava il 75% i beni

manifatturieri e tutt’oggi è così, ma le

importazioni erano soltanto del 24%

mentre ora il 73% e anche negli USA. È aumentata la quota di beni manifatturieri sul commercio

totale negli USA e Regno Unito, questi paesi importano dei beni che potrebbero produrre

internamente. Ma perché? Si vedrà coi diversi modelli. In passato, una grande quota del volume degli

scambi era rappre

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fioreeangela di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia dei mercati globali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Meschi Elena Francesca.

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