Classificazioni disturbo DSM 5
Psicosi e nevrosi
Eziologia: Origine prevalentemente somatica. C’è anche una componente psicogena. Prevalentemente o esclusivamente di origine psicogena.
Gravità: È più grave (schizofrenia, disturbo depressivo maggiore o bipolare). Disturbi d’ansia.
Funzione del reale: Frattura con la realtà medio-grave. Mantiene sempre il legame con la realtà.
Consapevolezza critica: Accetta globalmente la malattia, ma senza consapevolezza. È consapevole delle assurdità delle proprie idee.
Adattamento sociale: Problematico e spesso impossibile se il soggetto non è curato o assistito. L’adattamento all’ambiente sociale, familiare e lavorativo è accettabile.
Sono di tipo:
- Organico. Non vi è un’evidente causa organica e
- Da processo degenerativo legate a un trauma psichico = risposte
- Sintomatiche psicologiche agli avvenimenti interni ed
- Endogene o funzionali (la causa esterna somatica è ignota. Sintomatologia più complessa)
- Psicosi affettive, schizofreniche, intermedie
Continuum tra psicosi e nevrosi
Continuum tra psicosi e nevrosi come nel caso di:
- Forme borderline: pseudonevrotiche al confine tra nevrosi e schizofrenie, vuol dire che si mischiano ai sintomi.
- Depressioni endoreattive = tra le depressioni endogene e quelle reattive. Abbiamo sia aspetti di gravità psicotica che aspetti di collegamento al reale.
- Disturbi di personalità: dal punto di vista psicoanalitico sono nevrosi del carattere.
Fenomeni normali, nevrotici e psicotici si distinguono essenzialmente per il diverso livello di profondità dei conflitti interiori e per il diverso livello di arresto dello sviluppo psichico.
Disturbi d’ansia
- Paura = risposta emotiva di fronte ad una minaccia imminente reale o percepita.
- Ansia = anticipazione di una minaccia futura.
Ansia, cos’è?
- Accentuazione biologica d’una modalità normale di rispondere in maniera idonea.
- Risposta biologica, neurochimica del nostro organismo a delle situazioni più o meno stressanti in base alla vulnerabilità individuale.
- Le manifestazioni cliniche dell’ansia sono state considerate anche il risultato del persistere dello stato di stress, a seguito della “impossibilità da parte dell’organismo di neutralizzare lo stimolo stressante o di adattarsi ad esso”.
- Finalizzata alla conservazione dell’individuo: si attiva quando una situazione è valutata come minacciosa.
L’ansia è patologica quando compromette il funzionamento psichico e mette in moto meccanismi difensivi disadattanti: genera così la sofferenza soggettiva e modificazioni comportamentali e somato-vegetative con disfunzioni psico-sociali.
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- Ansia fisiologica: reazione emotiva comune a tutti e sana.
- Ansia patologica: fobie, attacco di panico, ansia generalizzata.
- Criterio importante nel caso dell’ansia patologica è la durata (>6 mesi; meno nel bambino).
Ci sono due componenti per l’ansia:
- Sensazione psichica.
- Disturbo fisico:
- Disturbi cardio-vascolari (senso di costrizione o di peso alla regione cardiaca chiamato anche angoscia o angor, tachicardia, svenimenti).
- Disturbi respiratori (difficoltà respiratorie, respiro accelerato, tosse).
- Disturbi digestivi (spasmi, nodo alla gola o allo stomaco, singhiozzi, coliche addominali).
- Disturbi genito-urinari (dolori, bisogno impellente di urinare).
- Disturbi neurologici (cefalea, vertigini, dolori variamente localizzati).
1. Disturbo d’ansia da separazione
2. Mutismo selettivo
3. Fobia specifica
4. Fobia sociale
5. Disturbo da attacchi di panico (DAP)
6. Agorafobia
7. Disturbo d’ansia generalizzato (GAD)
8. Disturbo d’ansia indotto da sostanze
9. Disturbo d’ansia dovuto a condizione medica generale
10. Disturbo d’ansia non altrimenti specificato (NAS)
1. Disturbo d’ansia da separazione
1. Disturbo d’ansia da separazione (può insorgere principalmente in età infantile).
A. Presenza di ansia eccessiva o inappropriata circa la separazione da figure di attaccamento, con almeno 3 dei seguenti sintomi:
- 1. Distress quando si sperimenta o anticipa la separazione da casa o dalle figure di attaccamento.
- 2. Paura di perdere le figure di attaccamento.
- 3. Paura di determinati eventi (perdersi, essere rapito,...).
- 4. Riluttanza o rifiuto di uscire.
- 5. Paura o rifiuto di stare solo.
- 6. Riluttanza o rifiuto di dormire lontano da casa o da una figura di attaccamento.
- 7. Incubi ripetuti sul tema della separazione.
- 8. Sintomi fisici (mal di testa, mal di stomaco, nausea, vomito) quando avviene o si anticipa la separazione.
B. Sintomi devono essere presenti per 4 settimane in bambini e adolescenti e 6 mesi negli adulti.
C. Situazione che provoca distress e compromissione del funzionamento.
Disturbo d’ansia da separazione nel caso dell’adulto.
- Spesso dopo evento di vita stressante (perdita).
- Nel giovane adulto:
- Lasciare nucleo d’origine.
- Iniziare una relazione sentimentale.
- Diventare genitore.
Questo disturbo è associato a determinati stili genitoriali:
- Iperprotettività e intrusività parentale.
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2. Mutismo selettivo
2. Mutismo selettivo (può essere presente soprattutto nell’infanzia).
A. Non essere in grado di parlare in situazioni sociali specifiche in cui ciò è atteso (es. scuola) nonostante il soggetto sia in grado di parlare in altre situazioni -> selettivo perché avviene solo in alcune situazioni.
B. Interferisce con il funzionamento.
C. Almeno 1 mese.
Fattori di vulnerabilità:
- Nevroticismo.
- Storia parentale di timidezza.
- Isolamento sociale.
- Ansia sociale.
- Iperprotettività parentale.
3. Fobie specifiche
3. Fobie specifiche (isolate) caratterizzate da:
- Ansia marcata, irragionevole ed inspiegabile legata ad uno stimolo specifico:
- Animali (es: ragni).
- Procedure mediche (es: iniezioni, dentista).
- Eventi atmosferici (temporali).
- Luoghi (es: altezze, posti da cui è difficile fuggire).
- Situazioni sociali (sproporzione, no abitudine).
- Questa fobia innesca condotte di evitamento.
- La durata è di 6 mesi o +.
Dal pdv psicodinamico gli impulsi aggressivi relativi a un oggetto interno sono proiettati su un oggetto esterno che assume connotati persecutori e l’ansia è spostata su un altro oggetto che simboleggia il primo, ma è più facilmente evitabile; dal pdv cognitivo – comportamentale le fobie derivano da risposte apprese dai genitori e formatesi dall'esposizione a uno stimolo realmente pericoloso concomitante a uno neutro.
4. Fobia sociale
4. Fobia sociale.
Paura ed evitamento di situazioni in cui si è esposti al giudizio altrui per timore irrazionale di apparire imbarazzato, ridicolo o di agire in modo inopportuno e umiliante.
Difficoltà a:
- Avere una conversazione.
- Incontrare persone non familiari.
- Essere osservato mentre si mangia o beve.
- Performance di fronte ad altri (discorso).
- La paura è essere valutato negativamente.
- L’esposizione a questi eventi provoca estrema ansia.
- La paura è riconosciuta come eccessiva e irragionevole.
- Evitamento delle situazioni che provocano ansia.
- Ansia anticipatoria e irrazionale.
- Durata dei sintomi 6 mesi o +.
Fattori di rischio dei disturbi d’ansia sociale:
- Genetici.
- Biologici.
- Cerebrali.
- Osservare qualcuno con fobia di ansia sociale -> esempio di essere socialmente ansiosi.
- Educazione isolata.
- Non entrare a contatto con altri bambini.
Sintomi dei disturbi d’ansia sociale:
- Palpitazioni.
- Ansia anticipatoria e ansia generalizzata di fronte a gruppi di persone.
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- Tendenza a distogliere lo sguardo.
- Tic nervosi.
- Balbuzie.
- Brividi e fiato corto.
- Tremore e sudorazione.
- Attacchi di panico.
- Problematiche a livello gastrointestinale.
5. Disturbo da attacco di panico (DAP)
5. Disturbo da attacco di panico (DAP).
- Attacco di panico: è una crisi di ansia acuta caratterizzata da:
- Sintomi psicologici.
- Sintomi somatici.
- Aspetti comportamentali.
Si innesca nel giro di secondi/minuti e dura dai 1/2 minuti agli 8/10 minuti.
- Devono essere presenti 4 o + sintomi:
- 1. Palpitazioni.
- 2. Sudorazione.
- 3. Tremore.
- 4. Fiato corto.
- 5. Sensazione di soffocamento.
- 6. Dolore o fastidio al petto.
- 7. Nausea o fastidio addominale.
- 8. Vertigini, senso si svenimento.
- 9. Brividi o vampate di calore.
- 10. Parestesie (intorpidimento, formicolio).
- 11. Derealizzazione (il paziente vede la realtà circostante differente dal solito)/depersonalizzazione (vedere sé stessi come differenti dal solito).
- 12. Paura di perdere il controllo o impazzire.
- 13. Paura di morire.
- Attacco di panico porta a condotte di evitamento.
- Attacchi di panico sono spesso associati ad agorafobia e ansia anticipatoria.
Dal punto di vista oggettivo nessun correlato, ma dal punto di vista soggettivo senso di pericolo imminente, di catastrofe incombente, paura di morire o paura di perdere la ragione.
DAP è presente quando si verificano:
- Ricorrenti inaspettati attacchi di panico (cioè, senza specifici stimoli).
- Preoccupazione riguardante altri attacchi.
- Preoccupazioni riguardanti le conseguenze possibili degli attacchi (perdita del controllo, “impazzire”).
- Cambiamenti nel comportamento in relazione agli attacchi.
6. Agorafobia
6. Agorafobia.
- È l’ansia in situazioni dove la fuga è difficile o dove è impossibile trovare aiuto. Conosciuta come paura degli spazi aperti.
- Paura di situazioni specifiche, quali:
- Trovarsi soli in casa.
- Trovarsi nella folla.
- Trovarsi sui trasporti pubblici.
- Trovarsi su ponti, ascensori.
Per fare una diagnosi devono esserci:
- Condotte di evitamento attivo delle situazioni temute, o, laddove esposti, si prova una grave ansia.
- Limitazione del funzionamento (come fare spese, lavoro, vita sociale).
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7. Disturbo d’ansia generalizzata
7. Disturbo d’ansia generalizzata.
Stato d’ansia persistente che si caratterizza per un’attesa apprensiva, eccessiva ed irrealistica con marcate preoccupazioni per svariate circostanze esistenziali ed anticipazione pessimistica di eventi negativi.
Sintomi:
- Sonno disturbato (insonnia precoce e centrale, che non concede il riposo) (differenza dell’insonnia della depressione: insonnia terminale -> ci si sveglia presto; ansia invece è precoce si fa fatica ad addormentarsi).
- Tensione muscolare, tremori, impossibilità di rimanere “fermi”.
- Iperattività autonomica (sudorazione, tachicardia, dolore epigastrico).
Gestione del paziente ansioso:
- Rassicurazione, ma contenitiva senza assecondare molteplici richieste da parte del paziente.
- Psicoterapia.
- Farmaci: antidepressivi e sedativi.
Benzodiazepine.
- Appartengono a questo gruppo i farmaci (tranquillanti ed ipnotici) efficaci nel trattamento dei disturbi d’ansia. Questi farmaci, di solito, hanno effetto nel breve termine ma assai meno nel lungo termine; talvolta, come conseguenza del loro uso si può avere un peggioramento della sintomatologia (il cosiddetto effetto rebound) e lo svilupparsi di una certa dipendenza. Anche in considerazione di questi effetti, gli ansiolitici dovrebbero essere prescritti soltanto nei casi di ansia o insonnia grave e comunque per periodi brevi.
- Lorazepam, Lormetazepam, Diazepam...
- Antidepressivi utilizzati anche per i disturbi d’ansia e non hanno bisogno di una sempre maggiore dose.
Disturbo dello spettro ossessivo-compulsivo
1. Disturbo ossessivo-compulsivo (OCD)
2. Disturbo da dismorfismo corporeo
3. Disturbo da accumulo
4. Tricotillomania (strapparsi i capelli)
5. Disturbo da escoriazione (sulla pelle, skin-picking)
6. OCD indotto da sostanze o farmaci
7. OCD indotto da patologie mediche
8. Altri o non specificati OCD
1. Disturbo ossessivo-compulsivo
1. Disturbo ossessivo-compulsivo: presenza concomitante di ossessioni e compulsioni.
Ossessioni. Pensieri, impulsi o immagini ricorrenti, persistenti e intrusivi, che causano ansia o disagio marcati.
- Il contenuto di queste idee è spesso spiacevole, terrificante.
- La persona tenta di ignorare o di sopprimere tali pensieri, impulsi o immagini, o di neutralizzarli con altri pensieri o azioni, anche attraverso le compulsioni.
- La persona riconosce che i pensieri, gli impulsi, o le immagini ossessivi sono un prodotto della propria mente (e non imposti dall’esterno come nell’inserzione del pensiero).
Compulsioni.
- Comportamenti ripetitivi (per es., lavarsi le mani, riordinare, controllare), o azioni mentali (per es., pregare, contare, ripetere parole mentalmente) che la persona si sente obbligata a mettere in atto in risposta ad un’ossessione, o secondo regole che devono essere applicate rigidamente.
- I comportamenti o le azioni mentali compulsivi non sono collegati in modo realistico con il loro scopo esplicito, oppure sono chiaramente eccessivi.
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Ossessioni e compulsioni:
- Occupano più di 1 h del giorno.
- Provocano o disagio o compromissione del funzionamento.
- Il disturbo è egodistonico: la persona sente la presenza di queste ossessioni come fortemente disturbante.
Dal pdv psicodinamico sono risposte difensive da pulsioni inconsce sessuali o aggressive: tentativo di annullare o trasformare pensieri, parole, azioni passate con pensieri e comportamenti opposti o di separarli dalla componente affettiva; dal pdv cognitivo – comportamentale tendenza a evitare azioni che producono effetti spiacevoli e a perpetuare quelle che portano al piacere.
2. Disturbo da dismorfismo corporeo
- Intensa preoccupazione per un supposto difetto nell’aspetto fisico della persona.
- Tale preoccupazione causa disagio clinicamente significativo.
- Frequentemente il difetto è localizzato al volto.
- Il paziente attribuisce a questo presunto difetto la causa di ogni insuccesso (di solito il paziente ricorre frequentemente alla chirurgia estetica).
- Insight è variabile.
3. Disturbo da accumulo patologico
- Disturbo caratterizzato dal bisogno ossessivo di accumulare una notevole quantità di oggetti o animali.
- Spesso sono oggetti non utili o non utilizzabili, ma il paziente è incapace di disfarsene.
A seconda dell’entità, l’accumulo compulsivo provoca una limitazione più o meno grave dello svolgimento delle attività quotidiane.
4. Tricotillomania
- Bisogno di strapparsi peli e capelli dal corpo.
- Provoca alopecia.
- Il soggetto sente di dover fare quest’azione per tranquillizzarsi.
- Questa situazione non riesce a essere contenuta dal soggetto.
5. Disturbo da escoriazione o skin picking
- Il soggetto si provoca piccole escoriazioni sulla pelle.
- Si tormenta la pelle e continua a provocarsi escoriazioni sul corpo.
- Questa situazione non riesce a essere contenuta dal soggetto.
Disturbo dell’umore
Umore: stato emozionale interiore, che condiziona la qualità e l’intensità dei vissuti e l’attività cognitiva, volitiva e comportamentale.
È fisiologicamente caratterizzato da fluttuazioni, non è mai sempre lineare, stabile.
Eziologia:
- Predisposizione ereditaria-genetica.
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- Psicosociale: frustrazioni acute e croniche, perdita di figure riferimento in periodi significativi della vita, fallimento in famiglie con rigidi ideali e regole, una relazione madre-bambino disturbata o carente.
- Alcuni contesti ambientali predispongono alla strutturazione di un funzionamento depressivo.
- Aspetti di personalità pre-morbosa.
- Fattori psicogeni: eventi stressanti o di particolare significato affettivo.
Triade cognitiva della depressione:
- 1. Visione negativa di sé stesso: autosvalutazione, auto rifiuto, interpretazione.
- 2. Visione negativa dell'ambiente: esperienze sempre negativi, ostacoli e stress insuperabili.
- 3. Visione negativa del futuro: non speranza, non prospettive, non rappresentazione.
- Prospettiva sistemico relazionale: quando la comunicazione familiare è caratterizzata da pessimismo, tristezza, mancanza di speranza, rigidità, iper criticismo, colpevolizzazione il depresso diventa il capro espiatorio su cui convergono mal umore e aggressività familiare e il sintomo ha un significato protettivo e omeostatico sul sistema familiare disfunzionante.
- Fattori biochimici: Noradrenalina e serotonina per la depressione, dopamina per la mania.
- Fattori neuroendocrini: aumento del cortisolo plasmatico: disturbi della tiroide.
Tono dell’umore: tono di base con il quale affrontiamo la quotidianità e può essere:
- Eutimico: normale.
- Deflesso: basso disturbo depressivo maggiore con umore molto basso.
- Euforico: elevato disturbo bipolare con episodi maniacali in cui l’umore è molto elevato, in alternanza a episodi depressivi.
Non si può considerare la depressione senza la mania, sono due polarità dell’umore, bassa ed elevata, ma non è detto che siano presenti entrambe nella persona.
La depressione: che cos’è, diagnosi e trattamento psico-sociale e farmacologico
La depressione clinica:
- È di lunga durata.
- Ha un carattere eccessivo e invalidante.
- Fissità dell’umore (permanentemente basso).
- Reazione sproporzionata rispetto ad avvenimenti di vita tristi o negativi oppure non c’è una relazione con eventi di vita.
- Aspetti qualitativi: sentimenti di vuoto, perdita di autostima, senso di colpa o vergogna immotivato o esagerato.
- Copresenza di disturbi vegetativi (sonno, appetito e appetito sessuale) e somatici.
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