Estratto del documento

1) Di cosa parliamo quando parliamo di urbanistica? (1)

La parola urbanistica è un sostantivo riferito ad un oggetto, la città.

L’urbanistica ha infinite definizioni, secondo Bernardo Secchi essa si occupa delle trasformazioni del territorio, dei modi in cui avvengono, di chi le promuove, delle tecniche utilizzate, dei risultati attesi e quelli ottenuti, oltre che dei problemi che nascono di volta in volta e inducono a nuove trasformazioni.

Si tratta infatti di una disciplina nuova e moderna che nasce dalla crisi delle città dell’800, per cui ne analizza i problemi (problemi sanitari, legati alla salubrità dell’aria) e si pone come terapia alla città contemporanea.

Oggi c’è una nuova crisi della città che è data dall’emergenza ambientale. L’urbanistica è quindi un vasto insieme di pratiche, che consistono nel modificare in modo continuo e consapevole lo stato del territorio e della città; non è lo studio di ciò che è già avvenuto ma piuttosto l’immaginazione di ciò che è possibile far avvenire.

Secondo Cerdà questo termine indica le azioni tendenti a raggruppare le costruzioni e regolarizzare il loro funzionamento attraverso l’applicazione di regole e principi affinché l’insieme di costruzioni favorisca il benessere pubblico e individuale.

Attualmente l’urbanistica è chiamata a fronteggiare le nuove sfide (emergenza ambientale, accesso alle reti e disparità sociali) trasformandole in occasioni per realizzare una città più sostenibile e verde (greener), più abitabile (better) e più sicura (safer).

La figura che svolge concretamente l’attività dell’urbanistica è l’urbanista, che attraverso scritti e disegni descrive lo stato delle cose, le interpreta e costruisce ipotesi di modifica proiettate verso un’immagine futura.

2) Quali sono i contenuti degli interventi Nature Based Solutions? (10)

Le NBS sono azioni, interventi basati su strategie naturali, pensati per rispondere in maniera efficace alle sfide attuali quali il cambiamento climatico o i rischi naturali.

Sono certamente soluzioni più efficienti ed economiche rispetto agli approcci tradizionali dell’ingegneria rigida. Le città sono infatti state pensate con regole non più compatibili con il territorio che cambia.

Davanti all’inevitabilità dei fenomeni naturali sempre più violenti, le città devono imparare ad adattarsi e a modificarsi. Il sociologo Richard Sennett parla di città adattiva, ossia di una open city.

A differenza, una città entro le mura è rigida, non accetta modificazioni della forma e quindi si spezza. Open city è invece un organismo che si deforma e si modifica in base alle condizioni naturali.

I nuovi progetti devono dunque rendere le città più adattive. Bisogna ragionare con la natura per adattarci. Progettare città adattive basate su nature based solutions significa avere un miglioramento della gestione del rischio e l’implementazione della resilienza.

Nella città di Boston, ad esempio, è stato progettato un sistema di parchi ad anello che, circondando la città, mitiga i danni provocati dalle grandi piogge o dall’innalzamento dell’acqua.

Un altro efficace esempio di NBS sono le water squares, spazi pubblici multifunzionali che, in realtà, nel caso di forti piogge ed inondazioni, si trasformano in bacini di raccolta delle acque piovane, così da alleggerire la pressione sull’impianto fognario e da avere la possibilità di riutilizzare le stesse nei momenti (CONTINUA..)

3) Qual è la differenza tra l’indice di fabbricabilità territoriale e l’indice di utilizzazione territoriale? (9)

Per poter attuare un Piano (generale e attuativo), l’edificazione è consentita e regolata da parametri e indici urbanistici e edilizi. Gli indici e i parametri sono contenuti nei regolamenti e nelle Norme Tecniche di Attuazione di un piano urbanistico.

Essi descrivono e regolano l’uso del suolo e l’edificazione, consentendo di dimensionare i piani e i progetti.

I parametri e gli indici urbanistici trovano applicazione:

  • Al momento dell’elaborazione della pianificazione urbanistica che deve assicurare determinati rapporti tra aree di diverso utilizzo.
  • Al momento della verifica se l’intervento edilizio progettato è in linea con la pianificazione, con i parametri e indici (se ad esempio vengono rispettate le altezze, i volumi, gli indici di fabbricabilità), rapporti che devono trovare espressione nella pianificazione approvata.
  • Al momento dell’autorizzazione d’interventi edilizi di nuova costruzione e ampliamento che sono subordinati alla presenza di aree destinate alla collettività e a parcheggi proporzionati alla volumetria che si intende realizzare.

L’indice di fabbricabilità territoriale e l’indice di utilizzazione territoriale fanno parte degli indici urbanistici, ovvero l’insieme di rapporti fissati dagli strumenti urbanistici, in base ai quali vengono regolate le modalità d’uso e di insediamento delle aree da urbanizzare.

L’indice di fabbricabilità territoriale_It (mc/mq) definisce il volume massimo edificabile su ciascuna unità di superficie territoriale, escluso il volume relativo alle opere di urbanizzazione.

L’indice di utilizzazione territoriale_Ut (mq/mq) definisce la massima superficie lorda di pavimento (SPL) realizzabile per ciascuna unità di superficie territoriale espressa in ettari (1 ettaro=10.000 mq).

SPL è la somma delle superfici dei singoli piani della costruzione comprese entro il perimetro esterno delle pareti.

4) Quali sono i fattori che determinano la nascita dell’urbanistica moderna? (2)

L’urbanistica moderna nasce nella prima metà del XIX sec come pratica e disciplina per dare una risposta alle condizioni critiche dello stato della città industriale, infatti non nasce contemporaneamente ai processi tecnici ed economici che fanno sorgere e trasformano la città industriale ma in un momento successivo, quando gli effetti di queste trasformazioni sono ormai evidenti e rendono inevitabile l’intervento riparatore.

L’azione dell’urbanista pone quindi fine a un processo di peggioramento delle condizioni della città o del territorio e determina l’inizio di un miglioramento inteso come il raggiungimento di una condizione salubre, sicura ed esteticamente più soddisfacente; l’urbanistica è una pratica terapeutica.

I cambiamenti dovuti alla rivoluzione non furono solamente industriali ma anche sociali ed economici, tra i mutamenti epocali troviamo:

  • L’aumento della popolazione, in Inghilterra si passò da 6,5 mln di abitanti nel 1750 a 14 mln nel 1831.
  • La distribuzione della popolazione sul territorio; si ha lo spopolamento delle campagne con la conseguente concentrazione nelle città, che porta alla necessità di costruire nuovi alloggi, sia saturando gli spazi vuoti degli isolati, sia costruendo nuovi quartieri periferici.
  • Trasformazioni organizzative degli insediamenti e delle attività produttive; il lavoro si concentra in grandi opifici attorno ai quali vengono realizzati nuovi quartieri periferici.
  • Innovazione dei sistemi di trasporto, soprattutto ferroviari; nella città contemporanea all’elevarsi degli edifici rispetto al suolo corrisponde un crescente uso del sottosuolo.

Le condizioni igienico-sanitarie, i servizi di trasporto e di comunicazione, la pianificazione e i regolamenti edilizi, la costruzione di case popolari, la fornitura e la gestione di acqua, gas ed elettricità, diventano quindi i principali problemi dell’amministrazione cittadina nell’era industriale, che l’urbanistica moderna si propone di risolvere.

5) Quali sono i livelli della pianificazione urbanistica? (8)

I livelli della pianificazione urbanistica sono quattro:

  • Livello Nazionale, strategie di sviluppo territoriale, reti infrastrutturali di interesse nazionale-internazionale e tutela di risorse ambientali di interesse nazionale.
  • Livello Regionale, strategie di sviluppo territoriale, reti infrastrutturali di interesse regionale, tutela di risorse ambientali e paesaggistiche di interesse regionale.
  • Livello Intercomunale, reti infrastrutturali di interesse intercomunale, localizzazioni di massima dei servizi di interesse intercomunale, vincoli e limitazioni all’attività urbanistica dei comuni.
  • Livello Comunale, riguarda l’uso del suolo.

La legge /1942 elenca tre livelli di pianificazione:

  • Piano territoriale di coordinamento.
  • Piano regolatore generale.
  • Piano particolareggiato di esecuzione che comprende: piano particolareggiato esecutivo, piano per l’edilizia economica e popolare, piano di lottizzazione, piano per insediamenti produttivi, piano di recupero.

6) Quali sono le caratteristiche spaziali dei quartieri back to back costruiti intorno alla prima metà del XIX secolo? (2)

I quartieri back to back si caratterizzano per l’uniformità e lo sfruttamento intensivo del suolo, attraverso la presenza di blocchi di “back to back houses” ovvero una forma di case a schiera costruite nel Regno Unito dalla fine del XVIII sec fino all’inizio del XX sec.

Queste abitazioni furono costruite principalmente durante la rivoluzione industriale per risolvere il problema del rapido aumento della popolazione soprattutto nelle città industriali che stavano nascendo in quel periodo (la popolazione inizia a spostarsi dalla campagna alla città per essere più vicina al luogo di lavoro).

La loro caratteristica è di avere due o tre dei quattro lati, a seconda se si trovano all’estremità o al centro dell’allineamento in blocchi, che condividono i muri con le abitazioni adiacenti, per cui le uniche aperture sono possibili solamente sulla parete frontale, non consentendo ventilazione e illuminazione sufficienti.

La costruzione di questi edifici è opera di una nuova classe di imprenditori-speculatori, detti jenny builders, i quali non potendo aumentare gli affitti per via della classe operaia impoverita, traggono profitto abbassando la qualità delle costruzioni anche al di sotto degli standard.

Inizialmente le case back to back avevano una sola stanza su ogni piano, che successivamente diventano due, mentre i servizi igienici erano in genere situati all’esterno, in cortili chiusi, e venivano condivisi con più famiglie determinando condizioni igienico-sanitarie molto scarse.

Alla luce di ciò con l’approvazione della nuova legge sanitaria nel 1875, venne vietata la costruzione di nuove case back to back, che vennero sostituite nella successiva fase di costruzione da case a schiera di legge.

7) Descrivi i principali contenuti della proposta riformatrice di Charles Fourier (2)

La nascita dell’urbanistica è stata preceduta da una fase utopistica caratterizzata dall’invenzione di una città del futuro con una nuova società, poste in antitesi alle città e alla società esistenti.

I principali utopisti sono Robert Owen, Charles Fourier, Jean Baptiste Godin e Etienne Cabet, i quali si distinguono dai funzionalisti che si propongono invece di realizzare degli interventi per apportare miglioramenti alle città già esistenti.

Fourier è il secondo utopista; considera immorale una società basata sulla competizione degli interessi individuali o di classe e propone come alternativa l’unione degli sforzi, prediligendo la vita comunitaria a quella individuale per raggiungere uno stato di armonia universale, la cui realizzazione deve avvenire gradualmente, attraverso 7 periodi storici.

Al tempo di Fourier egli considera di essere in transito verso il sesto periodo storico dove la città, mantenendo il centro storico consolidato, andava ad espandersi in maniera concentrica intorno ad esso.

Secondo lui il settimo periodo ci sarebbe stato quando al sistema insediativo tradizionale si sarebbe sostituito il complesso del Falansterio (1840) pensato per 1620 abitanti e sviluppato su un terreno di 2500 ettari (vicino ad un corso d’acqua e ad una giusta distanza da una grande città).

Il palazzo ha un fronte di 300 tese (circa 600 m) e si articola per ali di 150 tese (circa 300 m), presenta tre piani in altezza con sottotetto, connessi tra loro da gallerie rialzate ed il centro del palazzo è destinato alle funzioni pubbliche (le sale da pranzo, la biblioteca, il tempio, la borsa ecc).

Le condizioni politiche ed economiche in Francia non permettono la realizzazione del progetto di Fourier, ma in America vengono realizzate 41 comunità sperimentali sebbene siano destinate a fallire.

8) Quali sono le principali differenze tra la città moderna e la città contemporanea? (6)

La città moderna appare diversa dalla città contemporanea perché sono diverse le pratiche che le hanno determinate.

Le differenze tra città moderna e contemporanea analizzando quattro temi:

  1. Abitazioni.
  2. Città pubblica e forme di socialità.
  3. Rapporto tra spazio aperto e spazio costruito.
  4. Dismissione.

Abitazioni

Città moderna

La questione della casa ha rappresentato un tema prioritario della città industriale e moderna. Carenza di alloggi, migrazioni e concentrazione urbana hanno determinato una ricerca di soluzioni tipizzate e ripetitive.

La città moderna è stata costruita pensando ad un destinatario-tipo costituito dalla famiglia nucleare della società urbano-industriale (coppia di genitori con due o tre figli). L’urbanistica ha cercato di dare una risposta a questa esigenza elaborando modelli di intervento nel XIX e nei primi decenni del XX secolo, elaborazioni di soluzioni tipizzabili e ubicazione delle attrezzature in relazione ai bisogni standard.

Città contemporanea

La famiglia nucleare scompare nella città contemporanea, subentra una nuova morfologia sociale (singles, anziani, coppie senza figli, famiglia allargata). Nuova e diversificata idea di spazio abitabile (casa singola con giardino e case urbane). La questione abitativa si disaggrega, cioè che non è più omogenea.

Città pubblica e forme di socialità

Città moderna

Nella città moderna le attrezzature collettive sono luoghi esclusivi, specializzati: sono macchine che forniscono prestazioni funzionali e regolano i rapporti della società. La fabbrica e l’ufficio sono i luoghi della socializzazione e sostituiscono la strada

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/21 Urbanistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nicoletucci di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Urbanistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Di Venosa Matteo.
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