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Domande più frequenti

  • Classificazione de jure (i vari regimi del FMI)
  • Classificazione de jure vs de facto (Levy-Yeyati Sturzenegger) e fear of pegging/fear of floating
  • Martingala e random walk
  • Serie temporali ordine (0) e (1): confronto
  • Cointegrazione
  • Parità coperta e scoperta di interesse
  • Bolle razionali
  • Modello monetario con prezzi flessibili e vischiosi (hp e derivazione di tutte formule) e fenomeno overshooting (con diminuzione dell’offerta di moneta)
  • Modello di portafoglio (dinamica completa operazioni di mercato aperto: da breve a lungo periodo)--->questo deve essere uno dei suoi preferiti!)
  • Crisi asiatica
  • Domanda di riserve internazionali (modello Buffer Stock)
  • Crisi finanziaria
  • Principio della parità del potere d'acquisto
  • Tipi di speculatori

Classificazione de jure dei vari regimi di tasso di cambio del FMI

Fino al 1998 il Fondo Monetario Internazionale classificava i regimi di cambio in fissi e flessibili.

Questi ultimi si dividevano a loro volta in regimi a flessibilità limitata e regimi completamente flessibili.

Nel 1999 il FMI ha introdotto una classificazione più dettagliata che prevede (in ordine crescente di flessibilità):

  • Unione monetaria o qualsiasi altra forma di abbandono della moneta nazionale (come nel caso della dollarizzazione di Panama o dell’eurizzazione di San Marino);
  • Currency board, in cui l’emissione di moneta nazionale è vincolata al possesso di riserve o asset in valuta estera;
  • Cambio fisso: la banca centrale mantiene fisso il tasso di cambio tenendosi pronta ad operare sul mercato delle valute oppure modificando il proprio tasso di interesse allineandolo alla moneta-obiettivo;
  • Crawling peg o parità mobile: la banca centrale opera aggiustamenti periodici al tasso di cambio (svalutazioni programmate);
  • Cambio fisso con bande di oscillazione (più o meno ampie) orizzontali oppure mobili;
  • Fluttuazione controllata o fluttuazione impura, in cui le autorità monetarie intervengono frequentemente sul mercato dei cambi senza annunciare il loro obiettivo;
  • Cambi flessibili o fluttuazione pura, dove gli interventi delle autorità monetarie sono estremamente rari se non inesistenti.

Classificazione de jure vs de facto e fear of pegging/fear of floating

Nello studio pubblicato nel settembre 2003, Levy-Yeyati e Sturzenegger hanno indagato sulla relazione tra i regimi dei tassi di cambio e la crescita economica in un campione di 183 paesi e per il periodo dal 1974 al 2000, immediatamente successivo alla caduta del regime di Bretton-Woods (de facto il 15 agosto 1971 con l’annuncio di Nixon, de jure nel dicembre dello stesso anno con la firma dello Smithsonian Agreement e nel febbraio 1973 non vi erano più residui del sistema), usando una nuova classificazione basata sull’effettivo comportamento delle principali variabili macroeconomiche.

In particolare, la volatilità del tasso di cambio (σ ), la volatilità delle variazioni del tasso di cambio (σ ) e la volatilità delle riserve (σ ). Tutte le variabili sono misurate su base Δe r annuale.

Inoltre, i dati sono stati raggruppati nelle seguenti categorie:

Molti dei paesi che dichiaravano un regime di cambio flessibile in realtà avevano introdotto alcuni vincoli e attuavano interventi per un controllo (anche minimo) del tasso di cambio, dimostrando una certa riluttanza nel lasciar effettivamente libero il tasso di cambio (fenomeno di “fear of floating”, maggiormente presente nelle economie emergenti).

Dall’altro lato, in alcuni casi si è riscontrata un’avversione nel dichiarare de jure un regime fisso, più coerente con quello de facto (“fear of pegging”).

I risultati dello studio evidenziano come la scelta del regime di cambio sia molto importante per i paesi non industrializzati e che la relazione sia inversamente proporzionale al livello di industrializzazione dei paesi.

In aggiunta, i regimi intermedi si sono rivelati meno performanti rispetto a quelli flessibili.

Infine, l’ipotesi di hollowing-out (letteralmente, di svuotamento del lavoro) non vale se i paesi non sono soggetti a grossi movimenti di capitali.

Martingala e random walk

Considerando valida l’ipotesi di efficienza semi-forte dei mercati (Fama 1965-1970-1991), per cui il prezzo di oggi riflette tutte le informazioni pubblicamente accessibili e disponibili fino alla data di oggi, è possibile scrivere la seguente catena di uguaglianze:

| |( ) ( )=P =E +u =P +uE P Q P Q+1 +1 +1 +1t t+1 t t t t+1 t t

in cui t è il tempo corrente, P il prezzo dell’asset di riferimento, Q l’insieme di informazioni disponibile al tempo indicato a pedice e u rappresentano gli errori di previsione.

Il processo {P } è dunque una martingala (in quanto l’aspettativa del valore assoluto dei prezzi è t finita e il miglior previsore del prezzo al tempo t+1 condizionato alle informazioni disponibili al tempo t è il prezzo al tempo t) e i residui (o differenziali di martingala) u hanno le seguenti proprietà:

  • Hanno media nulla |( )−EP P Q+1 +1t t t]| |( )(¿) =E =0Q u Qt t+1 t¿E
  • Sono serialmente incorrelati |( ) ∀=0E u ,u Q k ≥ 1+1 +1−kt t t

Nel caso contrario, un errore di previsione sistematico proverebbe un allontanamento dall’ipotesi di efficienza semi-forte dei mercati.

=P +uP

Date le proprietà sopra descritte, la relazione è quella caratteristica +1 +1t t t dell’andamento di un processo Random Walk senza drift (quello con drift presenterebbe una costante additiva), il quale non è stazionario in media ma lo è la sua differenza prima ed è quindi rappresentabile da un modello ARIMA(0,1,0) o, più semplicemente, da un processo integrato I(1).

Esistono tre diverse definizioni di RW in base alle proprietà dei suoi residui:

  • Residui IID(0,σ2);
  • Residui ID(0,σ2), meno stringente della precedente in quanto l’ipotesi che gli incrementi si distribuiscano in maniera identica non può essere rispettata per periodi di tempo lunghi caratterizzati da cambiamenti economici, tecnologici ed istituzionali;
  • Residui non correlati: in questo caso decade anche l’ipotesi che i residui siano indipendenti. Questi, infatti, devono essere non correlati ma qualsiasi loro trasformazione non è detto che ( )2 2( ) ∀=0E u , u E u , u ≠0 k ≠ 0lo sia, ad esempio . Tale ipotesi è compatibile con −k −kt t t t l’eteroschedasticità condizionata.

Confronto tra serie temporali di ordine (0) e di ordine (1)

Un processo integrato di ordine zero, I(0), è un processo stazionario in media ed è rappresentato da = +ux ρx ⁓ 2 in cui x rappresenta il nuovo valore della serie storica, u IID(0, σ ) indica −1t t t | |<1ρ ρ=0 l’innovazione aggiuntiva di quel periodo e (se il processo prende il n

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/09 Finanza aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Valeria.G di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di International and financial economics e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Cifarelli Giulio.
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