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Domande frequenti politica economica

Mercato della moneta

Il mercato della moneta è quel punto in cui domanda ed offerta di moneta si incontrano. Questo determina il tasso di interesse di equilibrio ovvero il valore del tasso per cui la domanda eguaglia l’offerta di moneta. Può essere rappresentato sul piano cartesiano, misurando sull’asse delle ascisse la quantità di moneta e su quella delle ordinate il tasso di interesse.

  • Domanda di moneta: rappresenta l’ammontare delle riserve monetarie che gli individui desiderano detenere per compiere transazioni commerciali e finanziarie.
  • Offerta di moneta: indica la quantità di moneta in circolazione in un Paese e viene calcolata come somma di circolante e depositi.

Trappola della liquidità

La banca centrale non può ridurre il tasso di interesse al di sotto dello zero. Si tratta di un limite, conosciuto come zero lower bound. Se il tasso scende a zero, la politica monetaria non funziona più e l’economia viene considerata in una trappola della liquidità. Al diminuire del tasso gli individui desiderano detenere più moneta e meno titoli: quindi la domanda di moneta aumenta. Via via che la banca centrale aumenta l’offerta di moneta, attraverso un’operazione di mercato aperto, il tasso di interesse scende. Quando il tasso è nullo, gli individui sono indifferenti tra tenere titoli o moneta, poiché entrambi non pagano interessi.

Legge del prezzo unico

Questa legge afferma che in mercati competitivi, in assenza di costi di trasporto o di altre barriere commerciali, come i dazi doganali, gli stessi beni venduti in paesi differenti devono avere lo stesso prezzo, espresso in unica valuta. In tal caso si parla di parità dei poteri di acquisto.

Praticamente, essa spiega come si muove il tasso di cambio tra le valute di due paesi al variare dei prezzi nazionali e afferma che il tasso di cambio è uguale al rapporto tra i livelli dei prezzi nei due paesi, per cui un aumento dei prezzi – quindi un minor potere di acquisto – è associato ad un deprezzamento della valuta in questione.

Politica fiscale

Quando parliamo di politica fiscale facciamo riferimento alla manovra del bilancio dello Stato e di altri enti pubblici volta a ottenere variazioni della domanda aggregata e del reddito di equilibrio. Essa si distingue in:

  • Politica fiscale espansiva: volta ad aumentare la spesa pubblica e/o a ridurre il prelievo fiscale al fine di ottenere un aumento della domanda e del reddito di equilibrio. Considerando il modello IS-LM, la politica fiscale espansiva fa spostare la curva IS verso destra. Invece la curva LM rimane invariata.
  • Politica fiscale restrittiva: volta ad aumentare il prelievo fiscale e/o a ridurre la spesa pubblica al fine di ridurre la domanda e il reddito di equilibrio. In questo caso, la curva IS si muove verso sinistra.

I principali strumenti della politica fiscale sono:

  • La spesa pubblica: è la spesa sostenuta dal governo per realizzare opere pubbliche, strade, scuole, ospedali, infrastrutture, ecc.
  • L’imposizione fiscale: come abbiamo detto, il governo può aumentare o ridurre il reddito tramite l’aumento o la riduzione della pressione fiscale.
  • I trasferimenti: il governo può aumentare o ridurre il reddito anche tramite i trasferimenti diretti ai soggetti privati, come ad esempio i sussidi di disoccupazione o il reddito di cittadinanza.

Soggetti della politica fiscale:

Si definisce settore pubblico l’insieme degli enti pubblici il cui scopo è quello di produrre i beni e i servizi, non destinati alla vendita. Questi enti sono: le amministrazioni pubbliche – cioè Regioni e Province, Comuni, ASL, Città metropolitane, Università, Camere di commercio - e gli enti previdenziali, quali INPS e INAIL. Il settore pubblico comprende anche il settore statale che comprende lo Stato e la Cassa depositi e prestiti, che finanzia gli enti locali. Il settore pubblico allargato comprende anche l’ENEL.

I principali limiti della politica fiscale sono dovuti a:

  • Effetto spiazzamento (crowding-out): che si ha quando la produzione viene, appunto, spiazzata dalla spesa pubblica. Come abbiamo visto, un aumento della spesa o un minor prelievo fiscale fa aumentare il reddito. Tuttavia, dobbiamo considerare anche l’interazione tra il mercato dei beni ed il mercato della moneta poiché un aumento del reddito fa aumentare la domanda di moneta. Se però l’offerta di moneta rimane invariata, il tasso di interesse deve aumentare per riportare il mercato di moneta in equilibrio. Tuttavia un aumento del tasso di interesse fa diminuire gli investimenti: ciò fa diminuire la domanda di beni e il reddito di equilibrio. Perciò, un aumento iniziale della spesa pubblica provoca una riduzione di quella privata, per questo motivo si parla di effetto spiazzamento.
  • Rigidità della spesa pubblica: è dovuta alla difficoltà di organizzare e di strutturare la spesa in beni e servizi effettivi.
  • Pressione fiscale: un aumento del prelievo fiscale riduce il reddito disponibile degli individui, il che a sua volta riduce la domanda privata per i consumi e gli investimenti.
  • L’effetto incerto sugli investimenti privati: una riduzione del prelievo fiscale genera un aumento dei consumi delle famiglie. Tuttavia, l’effetto sugli investimenti delle imprese è incerto, poiché essi dipendono dalle aspettative di lungo periodo degli investitori.

Tasso di interesse nominale e tasso di interesse reale

Iniziamo con il dire che il tasso di interesse è un tasso che serve a indicare quanto costa prendere a prestito e quanto fruttano i propri risparmi. Chi prende a prestito paga il tasso, chi deposita i suoi risparmi lo riceve. Possiamo distinguere tra:

  • Tasso di interesse nominale: è il tasso effettivamente concordato e pagato (si pensi a chi acquista un’auto con pagamento rateale paga un tasso). Esso è espresso in termini di valuta nazionale.
  • Tasso di interesse reale (o tasso di policy): è il tasso che serve a indicare quanto costa il prestito effettivamente o quanto ci fa guadagnare un risparmio. Esso viene espresso in termini di beni ed è uguale alla differenza tra il tasso di interesse nominale e il tasso di inflazione.

Perfetta mobilità di capitali

La perfetta mobilità dei capitali è un’ipotesi secondo la quale i capitali si muovono perfettamente da un paese a un altro, in modo istantaneo e senza alcuni costi. Essa è stata introdotta nel modello IS-LM al fine di analizzare l’efficacia della politica fiscale e della politica monetaria in economia aperta. Graficamente è rappresentata sul piano cartesiano tramite una retta orizzontale, la retta BP. L’area sopra la retta identifica una situazione di avanzo della bilancia dei pagamenti. Mentre l’area sotto la retta identifica una situazione di disavanzo.

In presenza di perfetta mobilità dei capitali, il tasso di interesse interno è uguale al tasso di interesse estero. Se le entrate derivanti dalla vendita di attività finanziarie estere sono superiori alle uscite che derivano dall’acquisto di tali attività da parte dei residenti, si ha un avanzo di conto capitale: si genera così afflusso dei capitali. Se invece le entrate sono inferiori alle uscite, si ha un disavanzo di conto capitale: si genera così un deflusso dei capitali.

Curva dei rendimenti

Il rendimento del titolo è definito come il tasso di interesse costante che eguaglia il prezzo del titolo oggi al valore attuale dei pagamenti futuri. Ad esempio, il rendimento di un titolo a sei mesi è uguale alla media del tasso di interesse corrente a tre mesi e del tasso atteso a tre mesi che prevarrà nel prossimo trimestre.

La curva dei rendimenti è la curva che deriva dalla relazione tra il rendimento e la maturità del titolo cioè la sua scadenza. Graficamente riportiamo sull’asse orizzontale la maturità del titolo e sull’asse verticale il rendimento del titolo. L’inclinazione di questa curva dipende dalle aspettative dei mercati finanziari circa l’andamento dei tassi di interesse a breve. Infatti, se le aspettative sono positive, la curva sarà crescente e quindi inclinata positivamente. Se le aspettative sono negative, la curva sarà decrescente e quindi inclinata negativamente.

Debito pubblico, problemi e rimedi

Il debito pubblico è il debito contratto dallo Stato per far fronte al proprio fabbisogno. I titolari del debito pubblico sono detti creditori dello Stato e sono coloro che finanziano lo Stato. Grazie al debito pubblico lo Stato finanzia la propria crescita economica, i servizi che offre ai cittadini e gli investimenti: ecco perché la corretta gestione del debito pubblico è fra i compiti più importanti del governo.

La differenza tra entrate e uscite dello Stato è detto saldo primario. Quando le entrate eccedono le uscite si ha un avanzo primario. Quando invece le uscite eccedono le entrate si ha invece un deficit o disavanzo primario. Tramite il proprio debito ogni Stato finanzia il deficit. Le uscite sono composte sia dalla spesa pubblica che dagli interessi sul debito, come i Bot o i Btp.

Tuttavia, interessi molto elevati possono peggiorare la situazione e portare al default dello Stato, nel senso che esso diventa insolvente e rifiuta di pagare i suoi creditori. Infatti, in diversi casi, alcuni paesi del mondo sono stati costretti a tagliare la spesa pubblica (per esempio chiudendo scuole, ospedali o altri servizi pubblici essenziali) proprio per questo motivo. Per evitare questi fenomeni, i governi cercano di mantenere sotto controllo il livello del debito. La gestione del debito pubblico è fortemente influenzata anche dalle decisioni di politica monetaria, poiché un taglio del costo del denaro, cioè del tasso di interesse, causa un minor costo del debito pubblico. Qui in Europa è la Banca Centrale Europea che regola questo costo attraverso la leva monetaria.

Lo Stato può finanziare il debito pubblico in modi diversi, ma principalmente lo fa attraverso l’emissione di obbligazioni a breve scadenza o a medio-lungo termine. Quelli a breve scadenza sono i Bot – Buoni ordinari del tesoro – e i Ctz – Certificati del tesoro zero coupon. Quelli a medio-lungo termine sono principalmente i Btp - Buoni del tesoro poliennali - e i Cct – Certificati di credito del tesoro. Negli ultimi anni in Italia si sono diffusi anche i Btp Italia – cioè i Buoni del Tesoro Poliennali indicizzati all’inflazione italiana - che tengono conto dell’andamento dell’inflazione.

Un elevato debito pubblico può causare:

  • Maggiori difficoltà a finanziare la spesa pubblica e quindi maggiori imposte future.
  • Spirale del debito
  • Default: ciò richiede la ristrutturazione del debito.
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elisa.saija di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica economica e finanziaria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Limosani Michele.
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