Diritto romano (seconda parte)
20/03/2025
Anno di edizione 1994, Cannata, per una storia […]
Non c’è più un parere secco, perché ormai ci sono varie tecniche per risolvere un caso, come la dialettica, ovvero la scomposizione del caso. I giuristi sono abituati a ragionare in modo molto dettagliato e logico.
In assenza di codificazioni il diritto era una foresta intricata di norme; quindi, sorge l’esigenza di dettare delle regole che possono essere la soluzione di casi giuridici pratici ma che a un certo punto vengono rese astratte a tal punto da diventare una soluzione a tutti i casi analoghi.
La norma di oggi nel c.c. è molto generale, impersonale, astratta, questo per farla valere per tutta una serie di ipotesi che facciamo rientrare sotto quel confine di quell’articolo.
Esempio: chi commette omicidio doloso è punito con la reclusione da … a …; questa norma vale per tutti gli omicidi dolosi, a prescindere dai soggetti, dalle motivazioni, dalle nazionalità.
Quindi si ha il bisogno di creare regole astratte che creino dei precedenti. La regola nasce dalla disciplina di un caso concreto, e poi viene trasformata dai giuristi in termini astratti in modo da poter essere riapplicata in futuro per disciplinare analoghe fattispecie.
RISPOSTA ALLA DOMANDA DEL CONFRONTO FRA REGOLA E CASO (la regola nasce dal caso concreto per poi distaccarsi e regolare una serie di fattispecie analoghe, mediante l’astrattezza della norma).
Chi ha un sistema giuridico aperto basato sui precedenti ha meno problemi rispetto al sistema chiuso delle codificazioni nell’adattarsi alle varie situazioni. Il sistema romano era aperto. La regola è la soluzione di un caso concreto che il giurista ha teso al massimo rendendola astratta.
La giurisprudenza di Servio lavora così perché mira ad avere tante soluzioni concrete in maniera tale da ricavare il più possibile delle soluzioni che poi rendendole astratte diventeranno regole atte a disciplinare fattispecie analoghe: creazione di un diritto ad hoc per ogni fattispecie.
La massa di norme e regole a cui si arriva nel 1 secolo a.C. è tale per cui Cicerone dice che il diritto civile è diventato una foresta sconosciuta e l’unica possibilità è quella di organizzare questa materia organizzandola secondo il metodo dialettico, distinguendola in vari generi: razionalizzazione della materia.
Il problema maggiore altrimenti era nei tribunali, i magistrati se non capivano quale norma applicare come facevano a capire se erano solo pareri sparsi di giuristi? Non c’era chiarezza.
La legge delle citazioni
In età imperiale si ha una costituzione con la legge delle citazioni, costituzione imperiale di Valentiniano, il quale stabilisce un ordine nell’importanza dei giuristi, nei tribunali bisogna citare solo alcuni giuristi in un certo ordine: il primo è il giurista Papiniano e poi ci sono gli altri.
Se non è un parere di Papiniano allora si richiameranno i pareri degli altri giuristi come Paolo, Ulpiano, Modestino e Gaio. Con la legge delle citazioni si vuole fare 1 chiarezza sul diritto da applicare, decidendo nei processi in base ai pareri di questi grandi giuristi, limitando il quadro dei pareri. In caso di conflitto doveva prevalere sempre il parere di Papiniano. In questo periodo la giustizia era diventata incontrollabile.
Cicerone annuncia il De Iure Civili In Artem Redigendo (un libro sulla redazione del diritto civile come arte, scienza; con un metodo scientifico), organizza il diritto con il metodo dialettico. Quest’opera va a costituire il primo tentativo di codificazione del diritto civile. In tal modo farà del diritto una scienza vera e propria.
Cesare e la codificazione
Si afferma sulla scena politica Cesare, che a seconda delle fonti emerge come una persona feroce ma anche come un eroe dal momento che lasciò tutti i suoi beni al popolo romano, ma in vita ha regnato come dittatore.
Il dittatore nel mondo romano era una carica a cui ci si riferisce in periodi di massima confusione, in cui le magistrature non riescono a far valere i loro poteri. Il dittatore però durava massimo un anno per evitare che prendesse tutto il potere diventando imperatore.
Cesare riusciva tuttavia a mantenere il potere. E aprì la strada verso il potere unico concentrato nelle mani di una sola persona. Quando arriva Augusto, trova la strada già spianata per diventare imperatore, il popolo romano era già preparato a vedere la Repubblica in rovina.
Sull’uccisione di Cesare ci sono varie fonti:
- Persona scomoda.
- Stava prendendo troppo potere per poi diventare imperatore di Roma e quindi i senatori lo uccisero.
La seconda è la lettura autentica, questi senatori erano tutte persone fermamente sostenitrici della repubblica e dei suoi valori. Cesare riprende il progetto di Cicerone identico, vuole fare un’operazione di raccolta del diritto civile distinguendola in vari generi, non dice che prima l’idea era di Cicerone.
Cicerone lo faceva per certezza del diritto, Cesare lo faceva perché in tal modo poteva rendere impossibile la modificazione del diritto, e in quanto imperatore poteva solo lui modificarlo, inserendo regole atte ad ammutolire la giurisprudenza e ad inserire regole che gli fanno comodo per salire al potere.
Voleva zittire la giurisprudenza per non avere una critica, e lo faceva rendendo inutile il lavoro della giurisprudenza togliendogli potere.
Il giurista romano è uno che appartiene all’aristocrazia romana, e quindi non era facile da zittire, in quanto erano ricchi proprietari terrieri, avevano case più belle di Roma, sono generosi, organizzano giochi, sono apprezzati.
Quindi la soluzione era levare ai giuristi la materia, perciò Cesare voleva cristallizzare le norme dentro a un codice fatto da lui. Cesare faceva continuare ad essere i giuristi signori, ma senza essere più giuristi.
Il progetto di dividere il diritto civile come voleva Cicerone funge da ispirazione per Cesare, Cicerone dice nel testamento che in seguito ci sarà qualcuno che codificherà il diritto, quel qualcuno si identifica in Cesare, che però ha fini diversi. Codificare = legare le mani ai giuristi. 2
Ottaviano Augusto e i giuristi
Dopo Cesare, nel 23 a.C. c’è Ottaviano Augusto, che prende il potere facendo discorsi rassicuranti, era un uomo scaltro. Diceva ‘io sono solo il primo dei cittadini’, perciò venne coniata l’espressione dell’età del principato.
Piano piano acquista poteri dal senato sulle province, sulla gestione dei culti religiosi, diventa pontefice massimo… nei musei Augusto si trova sempre in vari atteggiamenti proprio perché ha ricevuto nel tempo molte concessioni.
Si è preso tutti i poteri della magistratura dicendo ‘se volete vi farò da guida…’, in modo silenzioso e scaltro. Augusto riprende in pieno l’idea del potere dell’assoluto, assumendo i poteri dei vari studiosi e giuristi.
Contrapposizione tra Augusto e il poeta Ovidio che mandò in esilio, facendo pian piano vedere il suo vero volto. Prende di mira i giuristi come Cesare, soprattutto: Caio Ateio Capitone e Marco Antisio Labeone (i due giuristi principali).
Capitone senza essere stato prima nessuna carica magistrale diventa console sotto Augusto, perché è proprio Augusto che gli concede il consolato. Labeone aveva avuto molte più cariche di lui ma non ottenne niente.
Tacito dice che tra i congiurati di Cesare vi era un certo Pacuvio Labeone, il padre di Marco. Marco Labeone era figlio di un cesaricida. Tacito dice che Labeone era più bravo di Capitone, ma Augusto dà il consolato a Capitone, perché Labeone aveva un incorrotto spirito di libertà e godeva di una stima sociale altissima perché si sapeva la famiglia da cui proveniva.
Capitone era più accettato per la condiscendenza verso i potenti, assecondava il potere al contrario di Labeone.
In una lettera di Capitone leggiamo che Labeone fu dotto nelle leggi e nel diritto civile e nelle consuetudini, ma l’uomo era turbato da un senso di eccessiva libertà che anche quando Augusto era principe e teneva la repubblica nelle sue mani continuava a richiamarsi a quelle cose scritte nelle antichità romane.
Augusto per Labeone era il nulla. Gli storici provano fastidio per Labeone che ricercava sempre nelle antichità romane, Capitone invece assecondava tutto. Tuttavia, Augusto non gli torse un capello perché Labeone aveva un consenso enorme intorno a sé, se lo avesse ucciso lo avrebbe solo reso un martire. Cercò quindi un altro stratagemma.
La parte di Labeone
24/03/2025
LA PARTE DI LABEONE È MOLTO IMPORTANTE.
Gellio Antisio Labeone esercitò come interesse suo personale la scienza del diritto, diritto civile e diede responsi (siamo sicuri che Labeone era un giurista).
Egli approfondì la grammatica, la dialettica, le letterature antiche, il senso dei vocaboli latini che utilizzava per risolvere problemi giuridici.
Pomponio parla di una produzione di 400 libri lasciati da Labeone, dedicati al commento del diritto pontificale, commenti sulla legge delle 12 tavole, l’editto del pretore urbano e di quello peregrino.
Fece raccolte importanti di responsi, per porre dei punti fermi su questioni di diritto. Era un innovatore: per la prima volta viene fuori la nozione di contratto.
Il diritto romano parlava di atto giuridico o negozio giuridico (nec 3otium: una persona non era inerte ma si muoveva in una dimensione di diritto, facendo accordi).
Contratto (com trau: essere vincolati l’un l’altro). Labeone distingue tra un qualsiasi accordo o negozio e il contratto che era particolare perché prevedeva il fatto di essere reciprocamente vincolati l’uno con l’altro.
Deposito, comodato e mutuo
Es. Deposito: si ha quando un soggetto trasferisce di un bene infungibile e inconsumabile ad un altro soggetto affinché costui non la debba usare la cosa, gli è proibito, ma la deve solo restituire al termine del rapporto o ogni qualvolta il deponente ne faccia richiesta al depositario.
In questo caso gli obblighi sono: il depositario è obbligato a custodire, il deponente non ha obblighi. Abbiamo solo un soggetto (mettendo caso che sia un contratto gratuito). Per Labeone non è un contratto perché non sono obbligati l’un l’altro.
Art. 1321 c.c. Il contratto è l’accordo di due o più parti per costituire, regolare o estinguere tra loro un rapporto giuridico patrimoniale.
Nozione che ha esteso il campo del contratto, per cui consideriamo contratto anche la donazione.
Es. Comodato. Il comodato è un contratto con il quale una parte (comodante) consegna all’altra (comodatario) una cosa infungibile e inconsumabile, affinché se ne serva per un tempo o per un uso determinato, con l’obbligo di restituire la stessa cosa ricevuta e non un’altra simile.
Comodato = prestito di uso, io ti presto una cosa al fine di soddisfare un tuo bisogno. Anche nel comodato c’è solo una persona che ha l’obbligo.
Es. Mutuo. Il mutuo è un negozio giuridico mediante il quale una parte (cosiddetto mutuante) consegna all’altra (mutuatario) un bene fungibile e consumabile, con l’obbligo di restituirla (non la stessa cosa perché le cose vengono usate).
Mutuo: ciò che è mio diventa tuo. Obbligo solo in caso ad una parte, posto che sia gratuito. Il mutuante oggi è obbligato, quando noi chiediamo il mutuo di denaro in banca, noi abbiamo l’obbligo di pagare gli interessi sulla somma.
Negozi con obbligatorietà reciproca
NEGOZI CON OBBLIGATORIETÀ RECIPROCA
- Compravendita. Il contratto di compravendita è un accordo in cui una parte (venditore) si obbliga a trasferire la proprietà di un bene a favore di un’altra parte (acquirente), che si impegna a pagare un prezzo determinato. A Roma il trasferimento della proprietà non era immediato perché gli stranieri non potevano avere la proprietà, ma solo il possesso. Nasce nell’ambito tra stranieri e romani, quindi questo schema trasferisce solo il possesso. Altro motivo: esigenza di vendita ad esecuzione differita; per i romani non è possibile avere la proprietà su un bene che non è ancora fisicamente esistente, la proprietà si può avere solo sul bene materiale e non anche su quelli immateriali (che si avrà con 4 il trascorrere del tempo); tuttavia se ho ad esempio bisogno di 10 litri di olio di oliva in inverno, nel mondo romano non era possibile, potevo ottenere l’olio solo al momento della lavorazione. Vado dall’agricoltore e gli dico di fare un accordo, per il 3 ottobre ho bisogno di 10 lt di olio, mi impegno a pagarti una somma di denaro. Viene stipulato il contratto di compravendita: io mi obbligo a trasferire la somma di denaro, e il contadino a mandarmi l’olio quando fosse venuto ad esistenza. Gli effetti si concretizzano in un momento successivo alla stipulazione del contratto.
- Locazione. Il contratto di locazione è un accordo in cui una parte (locatore) concede a un’altra (conduttore) l’uso di un bene, in cambio di un corrispettivo economico.
- Società. Il contratto di società è un accordo in cui due o più parti si impegnano a compiere insieme un’attività economica, con l’intento di dividerne gli utili e, eventualmente, le perdite. Es. Nave che va a prendere un carico in Asia.
- Mandato: contratto col quale un soggetto (mandante) dà in carico al mandatario di compiere per lui un’attività, a titolo gratuito. Qui l’obbligo sembra solo in capo al mandatario, però il mandatario quando va a compiere l’incarico deve affrontare delle spese; perciò, sorge l’obbligo in capo al mandante per risarcire le spese per l’esercizio dell’incarico del mandatario.
Nella compravendita abbiamo il venditore che si obbliga a consegnare all’acquirente di consegnare la cosa, l’acquirente assume l’obbligo del trasferimento del prezzo quando riceve la cosa. Se viene meno l’obbligo di uno, l’obbligo dell’altro anche viene meno: obbligatorietà reciproca, il legame tra prestazione e controprestazione (lo scoprì Labeone dal diritto greco) si chiama sinallagma.
I Pithanà di Labeone
Il Digesto di Giustiniano ci ha lasciato quarantadue decisioni che si riportano a Labeone, non direttamente, ma queste soluzioni sono raccolte dal giurista Paolo (3 d.C.). Paolo considerava Labeone come un modello da guardare, l’opera di Paolo fu una specie di sintesi delle decisioni di Labeone.
L’opera è un’epitome: commento sintetico ad un’opera precedente. L’opera della quale Paolo fa l’epitome, è Pithanà di Labeone. Pithanà viene dal greco pithànòn, vuol dire una soluzione plausibile, cioè l’opera di Labeone sembra essere un insieme di soluzioni possibili, scritta apparentemente per avere un confronto con i suoi colleghi presenti e futuri.
I pithanòn sono seguiti da un commento di Paolo, è come se prima lui riportasse la soluzione di Labeone, e sotto un suo commento. (LEGGI GLI EPITOMI DI PAOLO).
Esempio
Labeone dice: se un canale (sta parlando di un appaltatore) la cui costruzione tu avevi in appalto sia stato danneggiato perché il suolo è ceduto prima del collaudo, allora ovviamente tu appaltatore lo subisci tu il danno.
Paolo dice: dice che si deve distinguere. Se è per un problema del terreno il danno ok è subito dall’appaltatore, ma, se il danno è conseguenza di un difetto 5di opera è l’appaltatore che deve risarcire.
Colpisce molto il fatto che Paolo sembra rivolgersi con sgarbo nei confronti di Labeone. Bisogna quindi distinguere se il problema deriva dalla costruzione sul terreno, o da un problema legato proprio al terreno.
A differenza di Labeone dice che non è possibile attribuire ad una sola persona il crollo dell’opera, bisogna capire il motivo del crollo. La pena cambia in base alla risposta: colpa appaltante o colpa appaltatore?
In un passo tratto dal Digesto, libro 50, titolo 17, frammento 1 (50.17.1) dedicato alle regole:
“Una regola è la esposizione sintetica dell’affare di cui si discute. Non si ricavi il diritto dalla regola, ma si formi la regola dal diritto effettivamente realizzato. Per mezzo della regola, dunque, si propone una breve esposizione dei fatti. Come dice Sabino, essa è simile alla sintesi dei fatti che ha luogo all’inizio del giudizio e, se viziata da un qualsiasi errore perde ogni possibilità di essere utilizzata.”
Serie di regole che vengono tirate fuori dall’analisi di casi concreti. Lo stesso Paolo di questo passo ci dice cosa è una regola. Il passo soprascritto è di Paolo.
VEDERE COSA PENSA LABEONE DELLA SERVITÙ DI ACQUEDOTTO E COSA NE PENSA PAOLO.
Regola e definizione
26/03/2025
Secondo Paolo la regola è qualcosa di dinamico che varia al variare delle situazioni. Differenza enorme con la definizione, ambiguità che nasce dal fatto che, mentre noi abbiamo questo passo di Paolo sulla regola, ne abbiamo un altro in cui si dice che ogni definizione è pericolosa perché può essere sovvertita facilmente.
Molti interpreti del passato hanno sovrapposto questo concetto di definizione e l’hanno adattato alla regola, rendendoli sinonimi; quindi, anche le regole come le definizioni sono pericolose.
La definizione è qualcosa di rigido, invariabile; la regola è invece la soluzione che tiriamo fuori da un problema pratico, la regola quindi cambia dinamicamente in base al contesto, al contrario della definizione.
La regola viene fuori dai processi risolti con il diritto romano. La regola viene fuori da un preciso caso pratico, la soluzione di quel caso diventa regola, e in qua
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Diritto romano
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Diritto Romano - Modulo 1 (Istituzioni di Diritto Romano) - 50212 - Parte Seconda
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