Diritto dell'ambiente
Perché occuparsi del diritto dell'ambiente?
Il diritto non è più concepito come tale: oggi i fenomeni sono complessi e alcuni sono più particolari di altri come il tema del clima o della immigrazione, quindi non si può ridurre a diritto statuale perché operiamo in un mondo globale. La globalizzazione dell'economia porta con sé la globalizzazione del problema ambientale, quindi tendenza dell'europeizzazione del diritto, quindi non si può pensare di fare impresa senza sapere le norme ambientali.
La tutela dell'ambiente è un fenomeno trasversale fisicamente (es. inquinamento transfrontaliero) e richiede l'esigenza di guardare il locale, ovvero salvaguardare i singoli habitat locali. Attenzione di tutti perché la terza rivoluzione industriale, ovvero il tema della transizione ecologica, si è integrata con la ripresa economica e sociale (nuovo patto verde per l'Europa). Oggi opera un nuovo patto ovvero il New Green Deal.
Alle radici di questa disciplina positiva c’è un tema acquisito che è quello della responsabilità condivisa di tutti i soggetti che operano nella società rispetto al tema dell'ambiente: se è il mercato la causa del degrado dell'ambiente (es. ILVA) allora è proprio nel mercato che bisogna trovare la soluzione (la causa a rimedio del problema) ed ecco la terza rivoluzione industriale quindi per produrre in modo verde e conseguentemente convertire l'economia in questo senso.
Bisogna avere una cultura ambientale per poter affrontare il problema. Occuparsi del diritto dell'ambiente è conveniente e infatti anche il Papa ha speso le sue parole per una maggiore attenzione al riguardo perché è necessario per capire il tempo in cui viviamo e l'interdipendenza dell'Europa rispetto ad altri Paesi, per capire sfide quotidiane e affrontarle sulla base della sostenibilità.
Recovery Fund: obiettivi, strumenti e passi da compiere da qui al 2030 in prospettiva del 2050. Con NATO obiettivo di impatto ambientale zero entro il 2050. Oggi tutte le azioni contenute nel PNRR: modo in cui Italia e gli altri Paesi europei realizzano gli obiettivi prefissati ovvero strumenti di attuazione delle politiche sostenibili all'interno del nostro obiettivo paese e gestione responsabile degli aiuti comunitari per ridurre del 55% le emissioni entro il 2030, quindi spinta verso forme di risparmio energetico e alternative di uso e consumo di energia (fonti rinnovabili).
Oggi è necessario occuparsi dell'ambiente per i problemi climatici e negli ultimi 40 anni l'UE ha adottato piani per condizionare politiche ambientali degli Stati membri. Il diritto legato alla parità della concorrenza perché è sleale se qualcuno usa filtri particolari e si occupa di riciclare e altri no. Si aprono prospettive di lavoro concrete se ci si specializza in diritto ambientale sia nel settore pubblico (funzionari in grado di costruire e applicare programmi comunitari) sia in settori privati (aziende di energie rinnovabili, associazioni di energia) ed è in forte espansione il settore.
Altro tema importante è quello della valorizzazione della qualità ambientale dei prodotti, quindi, tema dell'agroalimentare (tutela del Made in Italy) e tutela dei produttori italiani, per il tema di contraffazione e uso dei pesticidi. Nel 2018 è entrato in vigore il decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare per promuovere prodotti italiani a elevata qualificazione ambientale sui mercati nazionali e internazionali. Il mercato alla fine si è reso conto che c’è una grossa fetta di consumatori disposta a spendere di più per avere prodotti di qualità e non disposta a pagare prodotti senza garanzie di tracciabilità e sicurezza.
Quindi necessità di nuove professioni ambientali: es. architetto paesaggista, tecnico di monitoraggio, guardia forestale, eco manager (responsabili tecnici in grado di affrontare il problema della gestione dei materiali es. scorie), giurista ambientale (giurista specializzato nella materia che ha compito di consulenza nell'applicazione della normativa ambientale che è complessa e scoordinata, infatti è uno dei problemi della normativa che scoraggia).
Molti siti di diritto ambientale dove trovare molte informazioni gratuite e parti riservate a chi ha abbonamento, riguardano parti più specifiche e si stanno sviluppando app verdi (es. app per segnalare rifiuti abbandonati).
Caratteristiche del diritto ambientale
- Attualità
- Sfidante
- Complessità
- Interdisciplinarità
Le norme cambiano alla luce della realtà e sono legate alla materia scientifica. Il diritto ambientale spazia in tutti i rami del diritto ed è difficile collocarlo sistematicamente:
-
Diritto amministrativo:
- Forte componente di diritto amministrativo e infatti ha istituti peculiari muovendosi attraverso autorizzazioni, concessioni e moduli organizzatori come conferenze di servizi.
- Ha istituti peculiari solo alla materia come valutazioni dell’impatto ambientale, importati da ordinamenti statunitensi/anglosassoni (common law).
- Pianificazioni con valutazioni e accordi sono istituti molto peculiari perché si preoccupano di derogare a regole o semplificare.
-
Diritto civile:
- Art 844 CC (divieto di immissioni moleste) e Art 890 CC (necessarie distanze da attività pericolose o insalubri e moleste rispetto a tutela proprietà).
- Tema del risarcimento del danno ambientale (danno speciale).
- Tutela dei marchi e prodotti distintivi, quindi concorrenza commerciale tra produttori e Paesi produttori e tutela dei consumatori.
- Diritto tributario: strumenti e leve per condizionare comportamenti sono leve fiscali (es. tasse ambientali, sgravi fiscali per comportamenti green es. tassa su plastica, gestione dei rifiuti, TARSU).
-
Diritto penale:
- Reati ambientali erano contravvenzioni quindi reati minori (es. scarichi illeciti) quindi spesso impunite anche situazioni molto pesanti.
- Nel 2015 dopo lunga battaglia parlamentare dai partiti verdi si è arrivati all'introduzione "dei delitti contro l'ambiente" (es. delitto di inquinamento ambientale ovvero compromissione significativa dell'ambiente per comportamenti illeciti; disastro ambientale ovvero alterazione irreversibile dell'ambiente come Chernobyl; omessa bonifica), sotto il nome di “nuovo diritto penale dell'ambiente”.
- Reati sono reati di danno e non sempre si verificano subito ma a distanza di tempo e spazio, quindi diritto penale non può risolvere questo problema.
- Irrisolto rapporto tra diritto penale ambientale e diritto amministrativo ovvero spesso giudice penale disapplica (non annulla perché verrebbe meno separazione dei poteri) provvedimenti amministrativi illegittimi in materia ambientale per applicare sanzione penale.
Il diritto ambientale ha una sua autonomia perché ha propri obiettivi (tutela ambiente è distinta da altre normative di tutela simili o vicine come tutela paesaggistica che è diversa), propri istituti, proprie organizzazioni peculiari (non solo enti tradizionali ma anche organismi come ISPRA o ARPA che hanno forte ruolo anche amministrativo e penale), carattere trasversale, è diritto tecnico (alto contenuto scientifico-tecnologico) con es. linee guida (soft law), valori limite (come enti tenuti ad applicare limiti/valori/standard comunitari quindi tradotto in norme tecniche dei limiti che ordinamento comunitario ci da), concetti propri.
“Il diritto ambientale ha la struttura di un albero nel quale le radici sono i principi, il tronco centrale sono le discipline trasversali e i rami sono le discipline settoriali” – Lugaresi.
Il diritto ambientale nasce dal basso ed è formato da tre componenti:
- Sanitaria
- Naturalistica
- Urbanistica
Oggi al centro c’è la componente economica perché l'ambiente è sistema di servizi cioè acqua, fuoco e suolo; li sfruttiamo e devono avere un valore perché oggi si parla dell’ambiente come sviluppo, quindi sviluppo sostenibile nel nostro ordinamento.
Alla dimensione spazio-temporale: Sindrome NIMBY (localizzare le scorie), tendenza dell’inquinamento a manifestarsi come fenomeno per accumulo cioè a distanza di tempo e luogo (somma di episodi).
Fonti del diritto dell'ambiente
(Coen)
Piano cartesiano (muoverci su queste coordinate per capire disciplina che in concreto applicare al problema a cui ci troviamo di fronte):
- Ordinata: ci sono i livelli di governo (diritto ambientale nasce in contesto internazionale, quindi, disciplina multilivello ovvero internazionale, europea, nazionale).
- Ascissa: diritto ambientale non coincide con altre materie ma ci sono ampi settori di discipline contigue al diritto ambientale che interferiscono con la disciplina dell’ambiente (diritto ambientale tocca numerose altre discipline).
Disciplina internazionale (trattati e accordi)
Nel corso del tempo ci sono stati trattati stipulati tra Stati con oggetto la soluzione di specifici problemi (es. questione della regimentazione di alcuni fiumi per quanto riguarda difesa da inondazioni perché fiumi che attraversano più Paesi; tutela degli uccelli utili all’agricoltura).
Il primo passaggio in cui si comincia ad affrontare il problema nella sua complessità (quindi multisettorialità) avviene intorno agli anni ’70 con forme di accordi internazionali per affrontare il problema dell’ambiente.
Trattati in materia di ambiente attualmente in vigore sono più di 10.000: disciplina ricca e variegata. Salto culturale: quando si è iniziato a ragionare in termini di ambiente come oggetto del trattato inteso nelle sue varie componenti. Questi accordi internazionali pongono al giurista una serie di problemi in merito alla qualificazione giuridica dell’accordo al fine di avere un collocamento gerarchico ovvero sapere dove metterlo perché così dipende l’efficacia giuridica.
Conferenza di Stoccolma promossa dall’ONU nel 1972 produce la Dichiarazione dell’ambiente umano:
- Dovrebbe porre ai giuristi un primo problema fondamentale ovvero come la applichiamo cioè contiene enunciazione a carattere meramente programmatico o norme giuridicamente vincolanti? Ma in quest’ultimo caso il problema è il rispetto delle norme perché se violazioni qual è la sanzione, chi la applica, con quale forza riesce a imporre sanzione? Considerare se e in che misura un enunciato giuridico sprovvisto di sanzione possa essere considerato una norma giuridica?
- Rinvia ad altro problema di teoria generale del diritto ovvero l’effettività della sanzione: norma giuridica impone/vieta comportamento, quindi, implicitamente presuppone trasgressione quindi c’è sanzione e se non c’è questa norma è giuridica (caratterizzata da coercizione) o un buon consiglio? Se c’è la sanzione, poi viene applicata nei fatti (effettività del diritto)? Se non vi è effettività non vi è diritto (teoria realistica del diritto).
Principi
Principio dello sviluppo sostenibile (1987 rapporto Bruntland)
- Principio fondamentale del diritto ambientale che presuppone idea di sfruttamento delle risorse naturali non replicabili in modo da non compromettere la possibilità per generazioni future di poter usare le stesse risorse (è principio di risparmio della risorsa: crescita ha costo in termini ambientali per sfruttamento risorse).
- Es. EXPO di Milano: nel padiglione Svizzera tappezzato di mele messe a disposizione ai visitatori e il numero delle mele era limitato e visitatore veniva messo nella consapevolezza che più mele avrebbe preso e più ne toglieva al patrimonio comune.
- Sviluppo sostenibile:
- Ha radici antiche (es. frase pronunciata da un capo di una tribù di nativi americani: non abbiamo ricevuto la terra in eredità dai nostri padri ma in prestito dai nostri figli a cui dobbiamo restituirla in buone condizioni).
- Produce a cascata una serie di corollari che assunti a principi e regole da successivi accordi e trattati.
Principio della precauzione (1992 Convenzione di Rio)
- Rapporto tra ambiente e sviluppo e produce il documento che è l’Agenda 21 (ovvero cose da fare nel 21° secolo per salvaguardare l’ambiente).
- Si affianca e si aggiunge all’altro principio applicato nella pratica quotidiana ovvero prevenire è meglio che curare.
- Scatta quando c’è deficit informativo che non riusciamo a colmare:
- Evidenze scientifiche che dicono che se si compiono determinate azioni si determinano delle conseguenze specifiche ovvero nesso tra azione e conseguenza.
- Questa gestione del rischio è qualcosa che riguarda tutta la nostra vita.
- Ma rappresenta delicata valutazione che può portare ad assumere comportamenti ingiustificati e rischiano di essere più dannosi.
- C’è l’opzione zero che comunque ha dei costi ovvero costo di opportunità (es. polemiche sul 5G: a Udine no e il costo è che rinunciando reti meno efficienti).
- Principio essendo basato su incertezza richiede che si sia consapevoli (certezza dell’incertezza) e che va valutato il costo di opportunità che la scelta comporta (es. materia sanitaria: risorse limitate ma come e dove le allochiamo? Es. Caso Bella: medico che proponeva di curare il cancro attraverso metodi strani che rivendicava il diritto del malato a vedersi integralmente rimborsato dal servizio sanitario nazionale per la scelta di rivolgersi alla sua cura con prove scientifiche inesistenti).
- Es. Inquinamento elettromagnetico: spese per difesa da questo a fronte di una scarsa evidenza scientifica la sottraiamo in ricerca nelle patologie oncologiche perché risorse limitate.
Principio chi inquina paga
- Chi provoca inquinamento è tenuto a sopportare i costi del pregiudizio arrecato (non danno perché danno ambientale è altra cosa).
- Es. emissione in atmosfera, uso dell’acqua a contatto con certe sostanze.
- Tutto questo può avvenire perché ci sono soglie di tollerabilità ma chi compromette stato di qualità deve sostenere costi es. per depurazione dell’acqua, tecnologie per abbattere emissioni in atmosfera.
- Chi paga non è libero di inquinare ma ove esiste certa regolazione e dati scientifici si ritiene adeguata a sostenere quel livello di rischio e uso delle risorse allora entro quei parametri chi usa la risorsa deve sostenere costi per ripristino della risorsa.
- Questo principio è stato utilizzato a livello CE.
- Con Agenda 21 viene recepito questo principio.
- Se certi limiti sforati allora si produce un danno ambientale e allora si deve risarcire integralmente danno.
Nella fine degli anni ’90 alla Convenzione di Arhus si approvano misure utili a consentire l’accesso all’informazione ambientale: accesso assicurato a tutti perché informazione ambientale la si vuole condivisa/diffusa/a disposizione di chiunque.
Protocollo di Kyoto (per ridurre emissioni in atmosfera): viene sviluppato nell’accordo recente di Parigi del 2015 (USA uscita) che è accordo quadro sui cambiamenti climatici di cui esistono evidenze abbastanza consolidate (c’è chi nega ancora il cambiamento climatico ma le evidenze scientifiche ci danno informazioni attendibili).
Nel diritto ambientale data la dimensione degli interessi in gioco e proiezione nel lungo periodo sono accesi dibattiti nel mondo scientifico ma come interpretarli?
- Se scienza dibatte è garanzia dell’affidabilità dei risultati perché non vale principio di autorità o di maggioranza ma valgono i dati e quelli sperimentali ma si deve saper distinguere l’ambito scientifico e non.
- Per Popper: solo l’enunciato falsificabile è enunciato scientifico ovvero quando c’è possibilità di controprova (es. luna è composta di certi minerali è enunciato scientifico perché un domani potremmo scoprire che in realtà ci sono altri minerali e quindi enunciato iniziale è falsificabile in via teoria o sperimentale).
L’approccio alla dimensione internazionale della questione ambientale ha conosciuto politiche diverse:
- Prevalso linea sintetizzata nell’espressione in “responsabilità comuni ma doveri diversi” per redistribuire carico degli obblighi a seconda delle posizioni di vantaggio o meno dei Paesi in dato momento storico che devono sopportare.
- Duplice fine: principio di equità o induce anche paesi in via di sviluppo ad aderire a trattati che prevedono politiche ambientali di miglioramento.
- Salvaguardare ambiente determina investimento di risorse e i paesi ricchi hanno quelle risorse ma sottosviluppati no perché ne hanno di meno e hanno bisogno di produrre perché criticità relative alla sopravvivenza delle popolazioni (produrre sporcando è più comodo di produrre in modo pulito).
- Non è possibile fissare stessi obiettivi e standard rivolgendosi a Paesi ricchi e poveri: il gap deve essere colmato dai Paesi ricchi perché inquinato prima e di più per produrre prima e di più.
- Se principio corrisponde a equità e redistribuzione è interesse dei Paesi ricchi sostenere investimento di miglioramento e conversione di quelli poveri.
- Questo è uno dei principi che consentito ai Paesi in via di sviluppo a aderire a questi accordi.
- Cina restia ad entrare negli accordi perché voleva produrre tanto e a basso costo.
Differenza tra hard law e soft law (altro aspetto critico):
- Esiste un sistema sanzionatorio ed è effettivo? Dove ci sono norme di hard law, il mancato rispetto può provocare sanzioni immediate e dirette, a differenza della soft law che spesso reca raccomandazioni o linee guida non vincolanti.
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