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Diritto costituzionale

Diritto costituzionale = insieme di norme riguardanti la Costituzione e più in generale i principi dell'ordinamento giuridico declinati in una prospettiva pubblicistica.

Teorie di diritto

  • Teoria istituzionale del diritto (Auriou, Santi Romano): la norma costituzionale ha origine in relazione all'istituzione che la pone.
  • Teoria della socialità del diritto: il fenomeno giuridico è legato alla socialità (ubi societas ubi ius).
    • Per entrambe le teorie, il fenomeno giuridico non si esaurisce nel fenomeno normativo ma rende conto dei processi sociali sottostanti e delle istituzioni che servono per produrre le regole giuridiche.
  • Teoria normativista/pura del diritto (Kelsen): il fenomeno giuridico si esaurisce in un sistema di norme e la Sovranità appartiene alla costituzione in quanto norma fondamentale. Il fondamento del sistema di norme non è la società, non è l'istituzione che produce le norme ma è invece un fondamento consuetudinario che dà alle norme la validità (c'è una norma fondamentale/di riconoscimento da cui si deduce la validità delle altre).

Tipologie di ordinamento

  • Particolare (ex: ordinamento sportivo, economico…)
  • Generale (Ex: ordinamento statuario, internazionale…)
    • Un soggetto può essere soggetto a diversi ordinamenti giuridici, quindi uno stesso fatto può essere qualificato diversamente nei diversi ordinamenti (teoria della pluralità degli ordinamenti giuridici – Santi Romano).

Norma giuridica

Caratteristiche della regola giuridica:

  • Effettività: una regola è valida se i membri della società la riconoscono come tale, ci deve essere la condizione sociale dell'obbligatorietà della regola.
  • Certezza: la regola giuridica deve essere conoscibile.
  • Relatività: le regole hanno un contenuto mutevole, il contenuto varia a seconda dei fini che la regola si propone di raggiungere e del mutamento della società.

Caratteri delle norme giuridiche:

  • Generalità: si riferiscono a una categoria indeterminata di destinatari.
  • Astrattezza: sono ripetibili nel tempo per garantire una certa stabilità e permanenza.
  • Queste caratteristiche rispondono al principio di eguaglianza (Art. 3 Cost.).

Eccezioni/deroghe:

  • Certe volte è il principio di eguaglianza a consentire l'adozione di provvedimenti differenziati in favore di categorie svantaggiate.
  • Certe volte il legislatore introduce disposizioni puntuali per soggetti specifici o per particolari eventi (= leggi-provvedimento) ma il provvedimento deve essere puntualmente motivato dal legislatore in quanto sono soggette a uno scrutinio stretto di ragionevolezza da parte della Corte costituzionale (1° limite alla legge-provvedimento) e non può mai interferire con l'esercizio della funzione giurisdizionale (2° limite).

Disposizione vs norma giuridica: la disposizione è il testo linguistico con il quale si esprime il legislatore, mentre la norma giuridica è il significato della disposizione. Sentenza n.84 CC.: "la disposizione è strumentale e servente rispetto alla norma".

Fonti del diritto

Tutti gli atti e i fatti materiali abilitati dall'ordinamento a porre in essere, modificare o eliminare norme giuridiche.

  • Fonti sulla produzione (norma di riconoscimento – Kelsen): indicano il soggetto, la procedura e l'atto attraverso cui è possibile introdurre regole giuridiche (ex: Art. 70 Cost.).
  • Fonti di produzione: fonti abilitate a creare diritto oggettivo, cioè ad introdurre direttamente le regole giuridiche proprio perché richiamate/riconosciute da una fonte sulla produzione (ex: Costituzione, leggi, decreti-legge…). Le fonti di produzione si dividono in:
    • Fonti-atto: manifestazioni di volontà normativa, assunte da determinati organi secondo determinate procedure, a cui l'ordinamento attribuisce l'idoneità a porre in essere norme giuridiche (ex: la legge è la manifestazione di volontà del Parlamento).
    • Fonti-fatto: eventi naturali o sociali cui l'ordinamento riconosce la capacità di produrre norme giuridiche (ex: consuetudine, usi…). Quali sono le condizioni affinché un fatto possa essere assunto come giuridicamente rilevante diventando regola? Quando questo fatto ha determinate caratteristiche: la ripetizione nel tempo dell'accadimento secondo le stesse modalità; la convinzione giuridico-soggettiva che questo fatto sia obbligatorio (opinio iuris).
    L'insieme delle fonti sulla produzione e delle fonti di produzione compongono l'ordinamento giuridico. Spesso si confondono le consuetudini con le consuetudini interpretative (= diritto vigente: costante interpretazione di una disposizione).
  • Fonti di cognizione: strumenti attraverso i quali si viene a conoscenza delle fonti di produzione (Ex: Gazzetta Ufficiale, Bollettini regionali…).

Antinomie

Contrasti tra le fonti del diritto, ovvero quando il medesimo comportamento o rapporto o fatto della vita è disciplinato in maniera diversa da più disposizioni normative. Due tipologie:

  • Antinomia reale: quando l'antinomia deve essere risolta stabilendo quale fonte prevalga sull'altra con inevitabili conseguenze sulla validità o efficacia della fonte soccombente. L'antinomia reale si risolve solo attraverso criteri che incidono sulla validità ed efficacia di una delle due disposizioni. Diversi criteri di composizione delle antinomie reali:
    • Criterio gerarchico: in caso di contrasto si deve preferire la norma che occupa il posto più elevato nella gerarchia delle fonti. Effetto: annullamento della norma inferiore a seguito della dichiarazione di illegittimità da parte del giudice (opera retroattivamente ma solo per i rapporti giuridici ancora pendenti). Due principi in relazione alla tipologia di contrasto:
      • Principio di costituzionalità: primato della Costituzione sulle leggi primarie. È la Corte costituzionale che ha il compito di risolvere l'antinomia dichiarando l'incostituzionalità della legge. Su cosa si fonda il principio gerarchico? Sull'esistenza di una costituzione rigida che quindi non può essere modificata da una fonte primaria ma solo seguendo un procedimento aggravato e sull'esistenza dell'organo della Corte costituzionale.
      • Principio di legalità: primato della fonte primaria su quella secondaria. La fonte secondaria in contrasto può essere dichiarata illegittima e quindi annullata dal giudice amministrativo o disapplicata dal giudice ordinario. Il principio di legalità sostanziale è richiesto dalla costituzione quando la costituzione prevede una riserva di legge.
    • Riserva di legge (ordinaria): quando la costituzione stabilisce che la disciplina di una determinata materia sia data solo con legge e atti aventi forza di legge e non con fonti secondarie. Casi particolari:
      • Riserva di legge assoluta: la materia deve essere disciplinata integralmente dalla legge. Ex: riserva di legge costituzionale (la materia è affidata solo a leggi costituzionali).
      • Riserva di legge relativa: la legge può rinviare al regolamento per aspetti di dettaglio.
      • Riserva di legge formale: la materia può essere disciplinata solo dalla legge formale approvata dal Parlamento e non anche dagli atti aventi forza di legge o dalla legge regionale.
      • Riserva di legge rinforzata: quando la Costituzione, nel riservare la materia alla legge, fissa ulteriori limiti che riguardano il contenuto o il procedimento.
    • Criterio di competenza: le fonti si confrontano in termini di reciproca esistenza su un determinato campo materiale e la fonte che eccede rispetto al proprio ambito materiale è viziata per incompetenza. La violazione di competenza si traduce in un vizio di costituzionalità. La questione di legittimità costituzionale può essere sollevata davanti alla Corte Costituzionale dal giudice (giudizio concreto in via incidentale) o dallo stato o dalla regione (giudizio astratto in via diretta).
    • Criterio cronologico: per risolvere il contrasto tra fonti che sono competenti a disciplinare la medesima materia e che si collocano sullo stesso livello gerarchico. In questo caso si deve preferire la norma più recente a quella più antica. Effetto: abrogazione della norma precedente.
    • Criterio di specialità (criterio non codificato): in caso di contrasto si deve preferire la norma speciale a quella generale anche se quella generale è successiva. Effetto: deroga, cioè entrambe le norme rimangono efficaci, semplicemente la norma generale non viene applicata per quel caso.
  • Antinomia apparente: quando l'antinomia può essere risolta facendo ricorso alle tecniche interpretative (interpretazione sistematica) senza alcuna incidenza sulla validità o efficacia della fonte non preferita che solamente non verrà applicata al caso concreto.

Rinvio

Tecnica che consente alle norme prodotte da fonti di un altro ordinamento di produrre effetti all'interno dell'ordinamento statale. Due tecniche:

  • Rinvio fisso/materiale: recepisce un singolo atto di solito allegato a una disposizione dell'ordinamento statale che ordina di applicare le norme ricavabili da questo atto come norme interne. Se l'atto recepito dal rinvio subisce modifiche, queste non producono effetti nell'ordinamento statale, a meno che non intervenga un altro atto di recepimento.
  • Rinvio mobile/formale: recepisce non un atto singolo ma una fonte di esso. In caso di modifiche nell'altro ordinamento, l'ordinamento statale si adegua automaticamente.

Schema delle fonti del diritto

  • Costituzione
  • Leggi Costituzionali
  • Fonti Superprimarie Leggi di revisione costituzionale
  • Fonti del diritto dell'Unione Europea (Trattati UE, regolamenti comunitari)
  • Legge statale
  • Legge regionale
  • Fonti Primarie Atti aventi forza di legge (decreto legislativo, decreto-legge, referendum abrogativo)
  • Regolamenti Parlamentari
  • Regolamenti statali
  • Fonti secondarie
  • Regolamenti regionali
  • Fonti ultime a livello gerarchico Usi

Interpretazione delle leggi

Diversi criteri di interpretazioni delle leggi (Art. 12 PRELEGGI c.c.):

  • In base al testo normativo:
    1. Interpretazione letterale: quando si attribuisce alla disposizione il senso palesato dal significato proprio delle parole che formano la norma, non isolatamente considerate, bensì secondo la loro connessione.
    2. Interpretazione logica e conforme a Costituzione. Ex: problema dell’Art. 101 Cost: “i giudici sono soggetti soltanto alla legge”, ma i pubblici ministeri?
    3. Volontà/intenzione del legislatore (ratio legis). Ex: problema dell’Art. 29 Cost.: è ammissibile il matrimonio tra persone dello stesso sesso?
    4. Interpretazione analogica (analogia legis). Ex: problema dell’Art. 21 Cost.: le garanzie alla libertà di stampa sono applicabili anche alle testate online? ATTENZIONE!! Divieto di analogia in materia penale.
    5. Ricorso ai principi generali dell’ordinamento (analogia iuris).
  • Interpretazione sistematica: il significato di ogni norma va intesa nel collegamento con il significato delle altre norme.
  • In base al risultato ottenuto:
    • Interpretazione estensiva: quando si attribuisce a un termine della disposizione un significato più ampio del significato letterale.
    • Interpretazione restrittiva: quando si arriva alla conclusione che il testo letterale della disposizione ha un significato troppo ampio rispetto a quello voluto.

Chi interpreta le disposizioni? Tutti gli operatori del diritto, in particolare i giudici. Talvolta anche il legislatore interpreta attraverso le leggi di interpretazione autentica: l'interpretazione proviene dal medesimo organo che ha emanato la disposizione in oggetto e ha la funzione di chiarire il senso della disposizione quando incerto. ATTENZIONE!! Le leggi di interpretazione autentica sono leggi retroattive.

Anche se i criteri di interpretazione sono stabiliti dalla legge, possono comunque formarsi interpretazioni diverse riguardanti la stessa disposizione (Art. 101 Cost.: il giudice è indipendente nello svolgimento dell’attività interpretativa). Tuttavia, esiste una certa unitarietà d’interpretazione grazie al ruolo della Corte di Cassazione che svolge una funzione nomofilattica e alla naturale tendenza ad uniformarsi agli orientamenti interpretativi in corso.

Abrogazione

Delimitazione nel tempo dell’efficacia di una norma. L'abrogazione ha efficacia ex nunc (“da ora”). La norma abrogata può riprendere a produrre effetti solo se il legislatore lo prescrive (riviviscenza della norma abrogata). Può essere:

  • Espressa: per dichiarazione espressa del legislatore o in caso di referendum abrogativo.
  • Tacita: per incompatibilità tra le nuove disposizioni e quelle precedenti.
  • Implicita: quando la nuova legge regola l’intera materia già regolata dalla legge anteriore.

Stato

Organizzazione/ente che esercita il monopolio della forza legittima in modo indipendente ed efficace rispetto a un determinato territorio e che si avvale di un apparato amministrativo. La Sovranità è la caratteristica che permette l'indipendenza di uno stato dagli altri. La Sovranità è sia interna (= supremo potere di comando in un determinato territorio) sia esterna (= indipendenza dello stato da ogni altro). La Costituzione afferma il principio della Sovranità popolare (Art. 12 Cost.): la Sovranità appartiene al popolo, quindi la condizione di legittimazione dello stato deve avvenire con il consenso popolare che si esprime principalmente tramite le elezioni.

Elementi essenziali dello stato:

  • Governo
  • Territorio: la precisa delimitazione del territorio è essenziale per garantire allo stato l’esercizio della propria Sovranità e della propria indipendenza.
  • Popolo: tutti coloro che godono della cittadinanza. ATTENZIONE!! La nozione di popolo non deve essere confusa con quella di popolazione (= insieme di soggetti anche stranieri che risiedono entro il territorio di uno stato) e nemmeno con quella di nazione (= complesso di persone che hanno comunanza di origine, lingua, storia, religione…; la Costituzione invece parlando di nazione non indica una particolare nazionalità ma intende la comunità complessiva che si esprime nella Repubblica Italiana).

Forma di stato

Modo in cui i tre elementi dello stato si relazionano, cioè il rapporto tra le autorità e la società civile. Diverse classificazioni:

  • In base al rapporto governanti-governati:
    • Stato democratico in Italia: la forma di stato è democratica perché:
      • Il potere politico è esercitato da rappresentanti democraticamente legittimati a farlo in quanto scelti dalla maggioranza del popolo.
      • I rappresentanti hanno diritto di governare entro i limiti del rispetto di regole che assicurino garanzie di libertà alle minoranze politiche.
      • I diritti e le libertà politiche sono garantiti dalla costituzione.
    • Stato autoritario: basato su regimi a partito unico dove c’è coincidenza tra partito e stato. La persona è post-posta allo stato.
  • In base alle finalità generali che lo stato si prefigge:
    • Stato liberale: sono riconosciuti i diritti di libertà e partecipazione politica ma è ancora uno stato monoclasse (no suffragio universale, no principio di eguaglianza). È uno stato non interventista nell’ambito economico (separazione della sfera statale da quella economica).
    • Stato sociale: stato animato dal principio di uguaglianza sostanziale + diritti di libertà e di partecipazione politica + suffragio universale + ruolo importante dei partiti come collegamento tra istituzioni e società.
  • In chiave storica:
    • Stato patrimoniale: forma embrionale dove il patrimonio pubblico è distinto da quello privato ma manca una forma stabile.
    • Stato assoluto: forte concentrazione dell’autorità statale nel sovrano, assenza di garanzie giuridiche di fronte al potere statale, NO divisione dei poteri ma tutti i poteri in capo al sovrano (ex: Francia del Re Sole – '700).
    • Stato di polizia: stato di cura della comunità politica. Cominciano ad essere riconosciute alcune forme soggettive dei pubblici poteri (ex: riscossione delle tasse).
    • Stato liberale: principio di legalità, separazione dei poteri, uguaglianza formale dei cittadini (tutela delle libertà e dei diritti degli individui), principio rappresentativo (le assemblee rappresentano l’intero popolo). Problema: stato monoclasse (base sociale molto ristretta con un corpo elettorale ristretto alla sola classe borghese).
    • Stato totalitario fascista e socialista: stato che ha come obiettivo la liberazione della società dallo sfruttamento del lavoro e dalle divisioni in classi sociali attraverso la nazionalizzazione o socializzazione dei mezzi di produzione. Problema: limitata libertà di manifestare opinioni contrastanti rispetto al pensiero della dottrina ufficiale. Rischio di trasformazione dello stato socialista in un regime autoritario.
    • Stato democratico-sociale: nasce dalle Costituzioni, evoluzione dei principi liberali dove i diritti e le libertà sono garantiti e promossi.
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Scienze giuridiche IUS/08 Diritto costituzionale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francescamuttivr di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto costituzionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Rivosecchi Guido.
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