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DIDATTICA DELLA STORIA (VARASANO)

LEZIONE 1

(Sintagma: una porzione di frase).

Lettura introduzione volume di G.Mazzini: parla dei doveri, prima dei diritti: parla di sacrificio, non di

conquista, di virtù e non di benessere materiale (sacrificio che significa? sacrum facere= fare

qualcosa di sacro).

La conoscenza dei doveri amplifica i valori dei diritti.

Quali sono questi doveri? Si inquadrano in una società che ha bisogno di regole:

Ubi societas ibi ius= dove c'è società c'è bisogno di regole.

Vivere secondo la legge: primo, anzi unico dovere → la legge di natura è la prima, se questa viene

meno, viene meno la vita.

Primi doveri: verso l'Umanità (in senso laico) → i popoli e le nazioni si costituiscono in vista

dell'Umanità.

Omo videns= l'uomo che rinuncia al logos, alla parola e al pensiero: non si deve essere omo videns,

ma canne al vento (Pascal).

Tutto ciò serve per aiutare a riflettere sulla compenetrazione tra diritti e doveri, che devono stare in

equilibrio, perché sennò perdono valore.

Platone in "de repubblica": mito della caverna: quando una società riversa solo diritti è l'antecedente

della dittatura e la storia ci ha dato tante dimostrazioni della regola data da

Platone.

Quindi chi è il cantone dei doveri in Italia? Giuseppe Mazzini.

Abbiamo letto 3 passi: sintesi:

1. Parlo dei doveri per dare valore ai diritti perché solo insieme hanno il massimo valore.

2. Il primo dovere è il rispetto della legge perché la vita stessa ha bisogno di leggi in tutte le sue forme

e manifestazioni.

3. Questi doveri sono verso l'Umanità, in maniera piena ed è uno dei fini dell'agire umano.

Prima di parlare di didattica della storia dobbiamo isolare la storia: che cos'è la storia? È qualcosa di

morto o di vivo?

È viva non solo perché si scrive in ogni momento, ma è viva di per sé, non può essere noiosa.

Insegnarla è frutto di curiositas.

Può essere considerata morta con accezione positiva: Ernest Renan: conferenza alla

Sorbona (Parigi) a margine della costituzione dello Stato tedesco.

Renan, in "che cos'è una nazione" dice: "la storia è un cadavere e può essere vivisezionato"-> utilizza

questa immagine per dirci che la storia va trattata lontana da passioni politiche e ideali.

Dice che le nazioni qualche volta hanno bisogno dell'oblio: la storia unisce laddove ci sono i morti: la

morte sa riunire intorno a sé.

Altre pagine di storia risultano divisive, allora forse è meglio l'obbligo, usare la freddezza del chirurgo

(=chi opera con le mani). Ma quel cadavere è solo apparentemente morto.

Luigi Pirandello, nel 1909 pubblica un volumetto: "I vecchi e i giovani": romanzo breve ambientato alla

fine dell'800 in Sicilia, all'epoca dei fasci siciliani (1893) col governo crispi.

Le rivolte:

Oggetto effettivo di questo libro: uno scontro generazionale: un uomo avanti con l'età (reazionario)

propenso alla soppressione delle rivolte popolari e un giovane progressista.

Questo giovane è Gerlando Laurentano detto Lando Laurentano.

"Quando Lando si trova nelle mani un libro di storia prova un sentimento indefinibile di pena

angustiosa nel veder ridotta lì in parole quella che un giorno era stata vita. Paragonava quel tumulto

di voci vive con le parole racchiuse in quei libri muti e gli cresceva lo sdegno. Vita rappresa in forme

immutabili".

Immaginiamo questo giovane da solo in una libreria della borghesia siciliana. Apre un libro e si

arrabbia, si chiede il perché. Più avanti dirà: "la storia è carne e sangue". Com'è possibile fissare una

guerra in poche righe? Quanto sangue non c'è in quelle poche righe: prova sdegno, dice che quella è

vita rappresa e la vita non può essere rappresa.

Qual è la conclusione? La storia è vita, è viva. In quelle dieci righe di sintesi c'è molto di più. La storia

è qualcosa che ci appartiene come Umanità, fa parte del nostro discorso pubblico.

Ex nilo nil= nulla dal nulla → noi siamo collocati in un solco, non veniamo dal niente, siamo figli di una

vicenda familiare e cittadina.

Colin Crouch ha scritto un volume dove ci invita a coltivare le nostre identità come matriosche, perché

siamo un coacervo (miscela) di identità.

Un altro esempio di come la storia sia viva: immagine di Curzio Malaparte: vissuto nella prima metà

del 900. Sul liminare della sua vita (ultimi anni) fu anche regista cinematografico: in una sua

sceneggiatura ci lascia un'immagine fondamentale della storia: ci dice che la storia è disordine e il

compito dello storico è mettere ordine ai fatti.

Parlando della storia e dello storico, dice: non c'è modo migliore che raccontare i fatti: raccontare è

come domare un cavallo, come arginare un fiume in piena, è come raccogliere soldati dispersi dalla

paura.

Lo storico deve domare il cavallo e raccontare come lo fa.

Machiavelli dice che devi mettere gli argini prima che il fiume vada in piena.

Al fronte, ognuno pensa a se stesso, non c'è più appartenenza, c'è solo il tentativo di salvarsi la vita.

Nel romanzo di Gianni Oliva, ad un certo punto, arriva un triplano tedesco: quando questo mitraglia

ognuno si mette dove può, quando se ne va si fa la conta di chi è vivo e si vanno a cercare i dispersi:

è difficile ritrovarli: qualcuno è stordito, qualcuno ha perso l'udito, qualcuno si nasconde.

Il compito dello storico è raccogliere i soldati dispersi dalla paura.

Noi diventeremo costruttori di memoria, anche piccola, ma faremo un po' del lavoro dello storico.

Malaparte dice: "una storia narrata è sempre una pace raggiunta, un pericolo superato, un ordine

conquistato o ritrovato."

Oggetto di queste prime lezioni: che cos'è la storia, come si costruisce e come si insegna; Poi

comprenderemo gli assetti legislativi e programmatici della storia;

E le specificità tecniche e pratiche dell'insegnamento;

Obiettivi:

1. Fissare eventi del passato

2. Rappresentare gli eventi del passato

3. Trasmettere il ricordo

Queste tre operazioni diventano realmente storia solo ad un certo punto della vicenda umana, quando

si cerca di superare la mitologia: "il mito insegna che..."

Il mito aveva una componente di realtà e una di fantasia, la storia è tale quando si sottrae quella

componente di fantasia, quando ci si inizia ad attenersi ai fatti: "i fatti sono realtà ostiniate,

difficilmente scalfibili”. Questo momento avviene in Grecia a partire dal V secolo a.C. I padri della

moderna storiografia sono Erodoto di Alicarnasso e soprattutto Tucidide di Atene.

Tucidide usa il termine "autopsia" (= vedere con i propri occhi).

"Vedere con i propri occhi" vuol dire che non diamo retta a ciò che viene raccontato, non c'è

tradizione, io vedo e racconto. Usando una metafora di Malaparte: metto ordine, do pace, ma su

quello che ho visto e si basa su delle fonti.

I metodi di Tucidide li abbiamo applicati con la pandemia: isolamento→ accorgimento usato durante

la peste di Atene.

Metodo scevro dalla fantasia, quello che cerca di collocare metodi della storia in un tempo e spazi

precisi, quello in cui si iniziano a verificare le testimonianze, quello in cui sì c'è una versione

interpretativa dei fatti, ma è l'ultimo elemento.

Quello che ci interessa è che noi abbiamo una condizione di partenza: togliere terreno al mito per

aggiungere terreno ai fatti.

Entriamo in pieno nel senso profondo della storia, abbiamo iniziato ad intuire il fine e le modalità con

cui si costruisce.

Marc Bloch dice: "la storia è la scienza degli uomini nel tempo" ovvero è la storia delle diverse società

nel tempo.

La storia è un processo in continuo divenire, in cui siamo collocati. Poi c'è la micro storia di ognuno di

noi e la grande storia. La storia non è solo una elencazione di date e di personaggi.

La storia, secondo la scuola degli annali (scuola francese di storiografi) è "l'indagine allargata

all'intero spettro delle attività umane".

Se dovessimo sintetizzare cosa abbiamo fatto stamattina: abbiamo cercato di capire cos'è la storia

attraverso definizioni calde (Pirandello, Malaparte) e fredde (Bloch). Questo spettro allargato ci farà

capire tante cose:

1. La storia comprende tanti generi

2. La storia, in quanto processo in continuo divenire, ha in sé il germe della interdisciplinarità, che è

uno degli elementi cardine della didattica della storia: non può fare a meno della demografia; della

tecnologia; deve tener presente i cambiamenti di mentalità.

Di storia e storiografia in senso proprio si può iniziare a parlare da Tucidide. La storiografia scientifica

propriamente detta si afferma a partire dal diciannovesimo secolo (1’800 oppure dal 1801 in poi, non

1800): questo secolo è definito il secolo delle nazionalita.

Si afferma in funzione di una necessità: nascono i grandi Stati nazionali europei (alcuni già

esistevano: Inghilterra e Spagna) e tra le esigenze che hanno, uno degli elementi fondamentali è la

lingua e la creazione di una storia nazionale.

Si costituiscono storie nazionali per coagulare un sentimento di unicità e danno forza al metodo

scientifico, un metodo basato su ricostruzioni fattuali, sulla comprensione dei fatti, sul rigore

concettuale. Questi sono i capisaldi della moderna storiografia. A tutto questo si dovrebbe

aggiungere, ma non accade, il rifiuto di giudizi.

LEZIONE 2

Storia= materia viva; e' tumulto, carne e sangue (Pirandello).

La storia porta con sé il contatto con le altre discipline.

Tempo: Generi storiografici (la storia non è un “un unicum”) Eventi e protagonisti

Divisione della storia:

Storia antica, moderna e contemporanea.

​ Antica: dall’avvento della scrittura (3500 a.C) fino alla caduta dell’impero romano d’Occidente

(476 d.C).

​ Moderna: dalla scoperta dell'America (1492) alla Rivoluzione francese (1789) o alla

Rivoluzione industriale (1760).

​ Contemporanea: dalla Rivoluzione francese (1789) o dalla Rivoluzione industriale (1760) al

presente.

Noi a scuola ci occupiamo della storia generale che tocca più temi, che si propone nei programmi

ministeriali. La storia globale predilige i grandi eventi e mutamenti politici. La storia nazionale è

fondamentale perché nessuna storia si fonda senza una narrazione di se stessa (deissi).

In Italia importanza dei 150 anni dall’unità d’Italia (17.03.1861) nel 2011.

Generi storiografici:

​ Storia settoriale o speciale

​ Storie che si distinguono per oggetto

​ Storie che rompono le schematizzazioni sensoriali

​ Storia degli avvelenamenti e degli avvelenatori

​ Storia della tecnologia

​ Storia economica (cambiamenti economici che incidono sulle devianze),

(13.05.1978 chiusura manicomi con la legge Basaglia).

​ Storia d’impresa

​ Storia della medicina

​ Storia della scienza

​ Storia della filosofia

​ Storia delle demografia storica (registri delle alberi genealogici, parrocchiali, matrimoni)

​ Storia della cultura materiale (si interessa degli utensili di vita quotidiana, dell’evoluzione degli

oggetti).

​ Storia dell’alimentazione (nel 1782 un gesuita Pierre Dossie scrisse “la storia della vita privata

dei francesi". Il focus era la cucina e la conservazione del cibo).

​ Gender history (corpo, sessualità, maternità, prostituzione, stregoneria, diritti civili)

​ Storia delle donne

​ Storia delle territorialità, locale. Da noi ha una matrice municipale, provinciale, regionale.

La storia locale è una scala inferiore alla nazionale. Le regioni in Italia (che sono 20) vengono

istituite verso gli anni ‘70. Questa storia ci permette di utilizzare una fonte della storia

particolare data dalle fonti orali.

[Il bambino assume una conoscenza piena del tempo tra 6 e 10 anni. Fino a 5 anni hanno una

scansione del tempo tra l'oggi e il domani sulla base delle abitudini quotidiane. Si può ragionare con

progetti di storia partendo dal loro concetto spaziale-temporale. Il bambino parte dal vicino e dal

prossimo, dalla prossimità].

LEZIONE 3

Federico Sciabò→ uno dei più importanti storici italiani del ‘900, originario della Valle d’Aosta->

riferimento alla facoltà di scienze politiche di Pg, ex fascista, fu uno dei protagonisti della resistenza,

difensore delle mine francesi nella valle: tratta del mestiere della storia che per lui e' la comparazione

delle fonti, il confronto tra loro. Il loro quid comune e' la parte da cui partire.

1969: suo libro →"lezioni di metodo storico”.

Passo relativo alle fonti e al metodo storico:

"Allorquando nella storiografia del rinascimento, gli storici cominciarono a preoccuparsi di fondare la

loro narrazione su atti pubblici conservati negli archivi, la loro fiducia nei documenti era così

sconfinata da fare si che dinanzi ad una pergamena di archivio cessassero i dubbi critici”.

Gli storici, da un certo punto in poi, avevano annullato il dubbio, avevano una fiducia sconfinata,

gesuitica (i gesuiti sono coloro che rispondono direttamente al papà-> la loro formula e' “per inde hac

cadaven” → fiducia incondizionata come un morto che cammina).

Scabò dice: “Noi non vogliamo affatto negare l'importanza capitale dei materiali di archivio, dei

documenti: sarebbe un rinnegare stoltamente una delle grandi conquiste della ricerca scientifica

moderna. Sarebbe un precludersi la possibilità di un preciso, serio lavoro. Vogliamo però rivalutare le

fonti narrative e reagire all'eccessiva disistima in cui sono state al lungo tenute. In realtà le fonti

narrative devono riassumere, nella ricerca storica, una non piccola funzione”.

Il suo pensiero va sul coltivare il dubbio, praticare il vaio accurato di tutte le fonti, anche quelle che noi

definiremmo primarie, e praticare la comparazione delle fonti.

Le fonti delle storia:

Parleremo della loro qualità, classificazione, utilizzo. Le fonti possono essere totalmente inedite o

edite (possiamo lavorare con queste ultime reinterpretando le fonti conosciute, predisponendo nuove

ricerche che sono più fondate. Lo possiamo fare ponendo nuove domande e nuovi percorsi di lavoro).

Consapevolezza: il passato lascia una enorme quantità di tracce o di relitti. Archivi e biblioteche sono

i luoghi dove troveremo i relitti.

Uscite varasano: archivio di san Domenico a pg e biblioteca della storia contemporanea dell'Umbria.

Fonti storiche: ogni elemento materiale o immateriale adatto a fornire risposte ai problemi o alle

domande che vengono proposti da una ricerca storica.

La ricerca storica si basa sulla raccolta, sulla distinzione e sull’utilizzo delle fonti. Esse possono

essere numerose, variegate e quindi siamo chiamati a distinguerle e a differenziarle. Non tutte le fonti

hanno lo stesso valore.

Sir. Arthur Conan Doyle: famoso per essere l’ideatore di Sherlock Holmes. Opera: “Lo studio in rosso”

(1891). Qui troviamo l’insegnamento dell’origine e classificazione delle fonti. Si parla di investigazioni.

Storico=investigatore. E' minuziosamente attento ai dettagli.

Regola aurea: le informazioni di prima mano sono sempre le migliori.

Divisione delle fonti: primarie, secondarie, orali e altre fonti (Internet). Quando si fa ricerca storica si

parte dalle ricerche secondarie.

​ Fonti primarie o dirette: testimonianze di qualsiasi genere che provengono direttamente dal

passato. Sono i manoscritti, fonti a stampa, visive-iconografiche (immagini), sonore,

audiovisive. Es. DNA=fonte primaria. Esse sono materiale fondamentale di una ricerca storica

originale.

​ Fonti secondarie: e' la bibliografia (volumi, articoli, riviste, letteratura, saggi) esistente del

soggetto della nostra indagine storica. Devo però essere consapevole di quello che già

esiste.

​ Fonti orali: racconti. Non sono di prima mano, non è detto che la trasmissione orale ti dia

delle risposte certe perché esse sono mutevoli e influenzate dalla soggettività. I vizi

condizionano una fonte orale. Utilizzata ma considerata fonte di terzo grado perché

influenzata dalla memoria che è selettiva, condizionata e imperfetta. La memoria orale e'

frutto del nostro punto di vista es. umore. Può accadere che ci siano circostanze in cui

abbiamo solo tali fonti e per necessità si assurgono nella graduatoria delle fonti a fonti

primarie.

​ Fonti digitali→ fonti del quarto tipo. Sono fonti fuorvianti, paccottiglia (scarsamente attendibili).

Tutte le fonti vanno verificate, selezionate, ordinate; vanno sottoposte a critica e a confronto tra loro.

Serve sempre un’analisi di tutte le fonti. In ognuna di esse si insinuano dei pericoli che sono: la

presunta oggettività del documento, forzare la lettura di una fonte, la tentazione di affidarsi a delle

immagini, dei numeri, dei dati. Il pericolo può celarsi dietro un errore reiterato delle fonti secondarie.

Le fonti primarie possono essere falsificate. Per lo storico e' necessario quindi decifrare una grafia,

esaminare il contenuto della fonte, provare, dove e' possibile, l’autenticità della fonte, definire il suo

grado di attendibilità.

Una fonte e' diventata un falso storico: sono i protocolli dei savi anziani di Sion (“falsi protocolli”).

Libri più diffusi al mondo: Bibbia, la divina commedia, Pinocchio.

Patria dell’antisemitismo mondiale: Francia. Riferimento al caso di dreyfus.

LEZIONE 4

Per iniziare una ricerca storica e' necessario conoscere le fonti (es. bambino che setacci

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/03 Didattica e pedagogia speciale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher erica_bevilacqua di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Didattica della storia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Perugia o del prof Varasano Leonardo.

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