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Settimana 1 - La popolazione

Definizione di demografia e popolazione

La demografia è strettamente legata al termine “popolazione”; letteralmente significa "studio della popolazione". Per popolazione si intende un insieme di individui/soggetti appartenenti ad un gruppo non occasionale. Ad esempio, un gruppo di spettatori allo stadio non è una popolazione. Inoltre, i soggetti devono essere legati da vincoli di riproduzione e devono essere identificabili per qualche caratteristica comune (ad esempio appartenenza geografica).

Dinamica della popolazione

La popolazione P, può essere vista come un contenitore che viene alimentato da flussi di nascite e immigrazione o diminuito dai flussi di morte ed emigrazione. Possiamo dire dunque che la popolazione è sempre in continuo cambiamento. Proprio per questo è importante monitorare l’evoluzione dell’ammontare della popolazione (osservare la popolazione in due istanti t e vedere la variazione).

Equazione di popolazione

Equazione di popolazione: molto importante per il censimento e gli anni successivi ad esso per conoscere l’ammontare finale della mia popolazione. La crescita della popolazione dipende dalla relazione tra saldo naturale (nascite - morti) e migratorio (immigrazione - emigrazione).

P(t + n) = P(t) + N(t, t + n) - M(t, t + n) + I(t, t + n) - E(t, t + n)

Ora vediamo quando saldo naturale, migratorio e l'equazione hanno segno positivo, negativo o neutro:

  • { > 0, N > M
  • < 0, N < M
  • SN = 0, N = M
  • { > 0, I > E
  • < 0, I < E
  • SM = 0, I = E

Misure di incremento

Servono per confrontare diverse popolazioni tra loro e capire quale abbia avuto un incremento maggiore. Per calcolare queste misure dobbiamo sapere alcune cose: la popolazione al tempo t, la popolazione al tempo (t+n) e l’ampiezza dell’intervallo di tempo che consideriamo. Indicheremo con r il tasso di incremento/decremento della nostra popolazione. Vengono espresse in ‘per mille’ perché in questo modo descrivono quante persone aumentano/diminuiscono ogni mille. Le prime che vediamo sono l’incremento assoluto e l’incremento medio assoluto:

  • I = P(t + n) - P(t)
  • A IP ( t + n ) - P ( t ) AI = =m n n

Incremento assoluto; Incremento medio. Il problema di questi due tipi è che risentono molto della popolazione di partenza. Proprio per questo non si possono fare dei confronti tra realtà diverse (esempio popolazioni da 400 o 100.000 abitanti). Per questo si utilizzano i tassi: tasso aritmetico, tasso geometrico e tasso continuo. La scelta dipende dal motivo per cui la nostra popolazione cresce.

Tipi di tassi di crescita

Tasso aritmetico

La popolazione che contribuisce alla crescita è solo quella iniziale. Oltre alla formula del tasso, scriveremo anche quella del modello di crescita e del tempo di raddoppio e dimezzamento:

  • P(t + n) = P(t) · [1 + rn]
  • n · P ( t )1 -0,5n = ;r r

Tasso geometrico

La popolazione che contribuisce è quella presente all'inizio di ogni periodo analizzato:

  • n P(t + n)√ nr' = - 1 → P(t + n) = P(t) · [1 + r']
  • ln2 ln0 , 5n' = ;( ) ( )1 1ln 1 + r ln 1 + r

Tasso continuo

La popolazione si “aggiorna” in continuazione:

  • [ ]1 P(t + n)2r · nr'' = · ln → P(t + n) = P(t) · en P(t)
  • ln2 ln0, 5n'' = ;r '' r ''

Situazione attuale

La popolazione mondiale

La popolazione mondiale attuale si aggira tra i 7 e gli 8 miliardi. La nostra popolazione è in continua crescita, nonostante il tasso di crescita annuale sia letteralmente inferiore al tasso degli anni ’60. Ciò significa che sta crescendo molto più lentamente. Ovviamente non tutti i paesi crescono allo stesso ritmo. I paesi che crescono più velocemente sono i paesi a basso reddito (relazione inversa rispetto al reddito). La Nigeria è uno di quei paesi che ci si aspetta possa crescere di più in futuro. In Italia il tasso di crescita è sempre più basso: alle ultime statistiche è addirittura negativo.

Tasso di crescita mondiale

Cosa significa il tasso di crescita mondiale all’1%? Significa che in questo momento ogni secondo nascono in media 4 bambini e muoiono 2 persone. Ogni secondo si aggiungono quindi 2 persone ogni secondo, 200.000 al giorno, 75 milioni all’anno. La popolazione raddoppierà in 65 anni. Se continuassimo a crescere a questo ritmo, nel 2405 potremmo essere 480 milioni.

Crescita storica della popolazione mondiale

Siamo sempre cresciuti in questo modo? La popolazione mondiale non è sempre stata così numerosa. Ci sono voluti 1800 anni per raggiungere il primo miliardo. La popolazione è aumentata molto lentamente a causa di carestie, epidemie e il tasso di mortalità era molto anno, soprattutto nei bambini. Dopodiché la popolazione ha iniziato a crescere esponenzialmente (grazie alla rivoluzione industriale, allo sviluppo di vaccini…) nel giro di 200 anni si è arrivati a 7 miliardi.

Settimana 2 - Struttura della popolazione

Caratteristiche della popolazione

La nostra popolazione non è uniforme. Infatti, abbiamo giovani, adulti, anziani, uomini, donne e ciò influisce molto sulla possibilità di avere figli, di sposarsi, di morire. Proprio per questo la popolazione si può dividere in giovani (0-14), adulti (15-64) e anziani (65+). Se pensiamo alle nascite, queste hanno un impatto maggiore sui giovani. Le immigrazioni, invece, riguardano tutte le fasce di età (nonostante magari gli immigrati adulti siano di più di quelli anziani). Anche l’emigrazione riguarda tutte le fasce di popolazione (anche qui con diverse frequenze). Il fenomeno della morte, ovviamente, riguarda prevalentemente la fascia degli anziani.

Evoluzione della struttura della popolazione

Con ciò capiamo che i nostri flussi agiscono con un peso diverso tra le diverse fasce. Un’altra osservazione da fare è che, con il passare del tempo, i giovani diventano adulti e gli adulti diventano anziani. Perciò la popolazione ha una struttura che evolve sulla base dei flussi sperimentati.

Definizione di struttura

È importante conoscere la struttura di una popolazione. Ricordiamo che sulla struttura influisce la storia di una popolazione. Cosa intendiamo per struttura? Per struttura si intende la distribuzione della popolazione rispetto ad un carattere rilevante. I caratteri rilevanti sono genere, età, stato civile cioè caratteristiche che possono influire sui flussi. Nel nostro caso per struttura intenderemo la distribuzione per età della popolazione. L’età è una variabile rilevante perché in una popolazione giovane saranno molte le nascite e poche le morti. Viceversa, in una popolazione anziana.

Misura dell'età

Come si misura l’età? Può sembrare un quesito semplice ma, in realtà, bisogna avere qualche accortezza. Per ovviare malintesi si parla di età in anni compiuti. Anche se siamo a tre giorni dai miei 20 anni, ne ho 19. L’età viene indicata con la variabile x. Si indica con omega (w), l’età massima che nessuno mai raggiunge: x= 0,1,2,3 …, w-1.

Come fanno i demografi a misurare l’età in anni compiuti? Di solito si chiede la data di nascita e si conosce la data dell’intervista. In questo modo si può facilmente calcolare l’età in anni compiuti al giorno dell’intervista. In alcuni paesi il concetto di anno di nascita non è proprio chiaro e, a volte, sorgono diversi problemi. Per questo motivo si preferisce utilizzare classi di età e non anni singoli.

Strumenti di misurazione della struttura

Adesso vedremo come si descrive la struttura per età di una popolazione. Questa viene misurata con due strumenti diversi: le piramidi dell’età e gli indicatori di struttura.

La piramide dell’età

È una rappresentazione grafica della struttura per età e genere della popolazione. Di fatto è un istogramma orizzontale. Si ottiene affiancando a sinistra l’istogramma della distribuzione della popolazione maschile, e a destra quella femminile. Dalle piramidi possiamo vedere gli effetti congiunturali, ovvero, in base alle lunghezze delle barre capiamo come ha influito la storia o se ci sono particolari strutture per giovani/anziani. Per questo grafico devo decidere cosa rappresentare.

In particolare: quali frequenze rappresento? (assolute o percentuali) rappresento singole età o classi di età? Scelgo di rappresentare le frequenze assolute quando voglio avere una rappresentazione della dimensione della popolazione e se NON devo fare confronti con altre popolazioni. Le frequenze percentuali vengono usate per fare dei confronti.

Le percentuali possono essere calcolate in due modi:

  • P ( m ) xP ( m )P ( f ) xP tot

In questo caso rapporto i maschi in età x al totale della popolazione maschile. In questo modo posso confrontare maschi e femmine; Qui rapporto le femmine in età x alla popolazione totale. Ciò serve per avere ben chiara la composizione di genere.

Come scelgo, invece, tra singole età e classi? Prima di tutto devo vedere i dati che ho a disposizione. Inoltre, le singole età è meglio utilizzarle quando ho una popolazione abbastanza grande. Quando usiamo le classi di età, sull’asse x non avremo più le frequenze assolute/relative ma la densità di frequenza. Ecco come si calcolano:

  • P ( x , x + h )d(x, x + h) = ai ( x , x + h )

Se stiamo usando le frequenze relative, la P(x,x+h) si trova con una delle due formule precedenti. Esempio di piramide. Per convenzione i maschi vanno messi sulla sinistra e le femmine a destra. Inoltre, l’ampiezza delle barre è proporzionata all’ampiezza delle classi.

Indicatori di struttura

Inizialmente utilizzeremo solo quelli per età. Il primo indicatore che esaminiamo è l’età media. Si indica con x soprassegnato. È una media ponderata con pesi per la popolazione per età o classi di età. Non è un buon indicatore del grado di invecchiamento della popolazione. Questo perché, anche in presenza di strutture molto diverse, l’età media può assumere lo stesso valore. Essendo una media, infatti, nasconde quelli che sono i valori ‘estremi’ che a noi interessano molto in questo caso:

  • ( )ω -1 *∑ x +0,5 · P ( x )- x =0x = ω -1∑ P ( x )x =0

Nel calcolo di x medio viene fatta una correzione * alle singole età. Questo accade perché non tutti magari hanno 19 anni spaccati, quindi a x si aggiunge una quantità simbolica. Lo stesso anche nel caso in cui abbiamo classi di età, di solito il valore centrale. Con la classe 75+, invece, si prende un valore più vicino a 75.

Il secondo indicatore (primo vero e proprio) è l’indice di vecchiaia. Questo indicatore si basa sul concetto di valutare il peso di ogni singola classe di età. Invece di considerare l’età media si confrontano i macrogruppi di età, vedendo qual è il più numeroso anziani. Indichiamo l’indice di vecchiaia con la sigla Iv. Questo indicatore ci indica quanti 65+ ci sono ogni 100 giovani. In Italia, l’indice di vecchiaia del 2019 è pari a 170: ci sono 170 persone over 65 ogni 100 giovani (quasi 2 anziani ogni giovane: 2 nonni per ogni nipote). Nel 2002, invece, era del 131,7. Esiste una seconda versione, chiamata Iv’ che è meno usata.

  • P ( 65 + )I = · 100v P ( 0 - 14 )

Per interpretare questo indicatore basta ricordarsi che se il risultato è >100, allora ci sono più anziani che giovani; se è <100 è esattamente il contrario. Un altro indicatore è l’indice di dipendenza (o ricambio sociale). Questo indicatore misura il rapporto tra le persone a carico e le persone che se ne fanno carico. Ovviamente le persone a carico sono i giovani e gli anziani, mentre gli adulti sono quelli che se ne fanno carico. Si indica con la sigla Id. Leggiamo questo indicatore considerando il numero delle persone dipendenti ogni 100 lavoratori.

  • P ( 65 + ) + P ( 0 - 14 )I = · 100d P ( 15 - 64 )

Esiste un altro indicatore, meno utilizzato, che è l’indice di ricambio della popolazione in età lavorativa. Si indica con la sigla Ir. Misura il rapporto tra chi esce dal mondo del lavoro e chi entra. Se l’indicatore è >100, si liberano più posti di quanto saranno occupati; se è minore il contrario.

Indicatori di struttura rispetto al genere

Ora parliamo di indicatori di struttura rispetto al genere. La sopravvivenza è più alta per le donne però nascono più maschi (in Italia ci sono 104-6 maschi ogni 100 femmine). La struttura per genere, dunque, non è stabile per classe di età.

  • P ( m )R = · 100m P ( f )

Il primo indicatore che si utilizza è il rapporto di mascolinità. Viene indicato con Rm. È dato dal rapporto tra la popolazione maschile e quella femminile. Dice quanti maschi ci sono ogni 100 femmine. Può essere calcolato sulla totalità della popolazione oppure anche essere calcolato su una singola classe d'età. Comunemente si calcola alla nascita. Ovviamente questo dato è quello che si ottiene senza manipolazione dell’uomo (pratica dell’aborto selettivo).

  • P ( m )R ' = · 100m P tot

L’altro indicatore è il rapporto di composizione per genere. Si indica con Rm’ ed indica il rapporto tra la popolazione maschile e popolazione maschile + popolazione femminile (coincide con il totale della popolazione). Praticamente consiste nel calcolare la percentuale di maschi nel totale della popolazione.

Settimana 3 - Le fonti demografiche

Informazioni sulle fonti e i dati

Attenzione! Sul libro non ci sono tutte le informazioni aggiornate. Informazioni sui dati: una prima cosa da tenere in considerazione è che le fonti possono rappresentare informazioni di stato (o stock) che è un dato in un preciso momento, o informazioni di movimento o flussi. Esistono dati amministrativi, raccolti per il tipo di attività che viene svolta (che possono dare una visione distorta), oppure i dati statistici, raccolti con l’obiettivo di conoscere un fenomeno. Anche i dati statistici possono avere delle distorsioni.

Tipi di dati

Un’altra importante differenza è quella tra i dati individuali (lo statistico conosce le risposte di ogni individuo che ha partecipato all’indagine) e i dati aggregati/collettivi (non abbiamo modo di avere per un singolo individuo tutte le informazioni). Abbiamo poi dati universali, informazioni che vengono raccolti su tutta la popolazione, oppure i dati campionari, i dati vengono raccolti su un sottogruppo di persone (il campione). Ovviamente i dati universali sono più completi ma più costosi, al contrario di quelli campionari. Una pecca di quelli campionari è che non permettono di avere dettagli disaggregati a livello territoriale.

L’altra importante distinzione è che i dati possono essere per contemporanei (fissato un certo anno ho l’immagine della popolazione solo in quello), o per generazione, ho i dati rispetto ad un gruppo di persone che ha l’anno di nascita in comune e seguo lo sviluppo di queste persone. Quando parliamo di indagini, è importante fare la distinzione tra popolazione residente (legale) e la popolazione reale (di fatto).

Popolazione residente vs reale

La popolazione residente è formata da tutti coloro che sono iscritti all’anagrafe di un comune. La cosa importante è che nella popolazione residente sono considerati anche coloro che per un breve periodo si spostano. La popolazione reale è costituita dalla popolazione che è presente in un determinato momento (che magari vive in un altro comune ma lavora altrove) + i residenti veri e propri.

Fonti primarie di dati demografici

Anagrafe

La fonte primaria è l’anagrafe. È una fonte amministrativa che registra la popolazione residente. Essa registra nascite, decessi e iscritti o cancellati per trasferimenti di residenza. L’anagrafe registra sia gli stock che i flussi. Essa, dunque, permette di verificare anche l’andamento e lo sviluppo di una popolazione. Il problema dell’anagrafe è che, non sempre, la residenza corrisponde sempre alla realtà. Ad esempio, chi magari si trasferisce e non cancella la residenza nel comune precedente e magari si iscrive anche nel nuovo comune. Questo fatto è stato notato dopo la pulizia del censimento del 2001.

Stato civile

La seconda fonte amministrativa è lo stato civile: riguarda i flussi e si occupa della popolazione presente. Gli eventi di cui si occupa sono i matrimoni, le separazioni e le unioni civili.

Rilevazione delle nascite

La terza fonte è la rilevazione delle nascite. Viene compilata la CedAP che serve per monitorare le nascite proprio durante il parto. Le nascite vengono anche conteggiate dall’anagrafe ma questo metodo fornisce delle informazioni più precise.

Censimento

La fonte demografica per eccellenza è il censimento. È la fonte più antica: è stato fatto la prima volta nel 1800 e poi ogni dieci anni (tranne nel 1891, nel 1941 ma si fece nel 1936). Inizialmente si faceva a fine anno ma poi le persone non si trovavano nella propria abitazione per le vacanze. Quindi si è scelto di farlo nel periodo autunnale. Il censimento viene fatto sia per obbligo ma soprattutto perché dà un’immagine accurata del territorio, della regione e del singolo comune. Inoltre, può sistemare gli errori delle anagrafi.

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher saratitani di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Demografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Barbiano Di Belgiojoso Elisa.
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