Criminologia
La criminologia è la scienza che studia i reati, gli autori, le vittime (vittimologia), i tipi di condotta criminale (e la conseguente reazione sociale) e le possibili forme di prevenzione. La parola deriva dal greco: discorso sul reato. La comunità accademica auspicò questo termine verso un significato più ampio, ovvero “vivere in sicurezza”, come richiesta di protezione. Oltre alle scienze criminali, varie altre discipline (scienze umane) si sono interessate al fenomeno della criminalità sotto l’angolazione delle proprie specifiche conoscenze. Ci riferiamo principalmente alla sociologia, all’antropologia, alla medicina, alla psichiatria e alla pedagogia. La criminologia è, dunque, scienza interdisciplinare in quanto cura rapporti con altre discipline impegnate nella ricerca criminologica; multidisciplinare nel senso che studia il fenomeno criminale sotto vari aspetti e prospettive.
Cosa non è la criminologia
Scienze criminali: vengono definite tutte le discipline che hanno ad oggetto del proprio studio il problema della criminalità. Vi rientrano oltre alla criminologia, la vittimologia, la politica criminale, il diritto penale, il diritto penitenziario, la psicologia giudiziaria e giuridica, la criminalistica.
Criminologia, criminalistica e investigazione
Criminologia: è una scienza che studia i reati, gli autori del reato e le possibili misure per prevenire, trattare e controllare il delitto. Investigazione: concerne attività rivolte a scoprire “chi” abbia commesso il delitto in modo specifico, messe in atto dalle forze di polizia giudiziaria e dalla difesa dell’indagato/imputato di reati. Criminalistica: fornisce all’investigazione le metodologie applicative alle indagini. Dalla fine dell’800 la criminalistica ha percorso un lungo cammino. I casi delittuosi vengono affrontati tramite sofisticate metodologie d’indagine che fanno appello alle scienze forensi. Nel processo queste discipline sono risultate sempre più rilevanti, spesso fondamentali, per dimostrare la colpevolezza di un reo o per scagionare un innocente.
Psichiatria forense e criminologia
Lo studio delle tossicodipendenze e quello delle malattie mentali è di competenza della criminologia clinica e della psichiatria e psicopatologia forense: queste ultime discipline in Italia sono piuttosto vicine alla criminologia in senso stretto. Il maggiore campo applicativo di queste discipline riguarda la questione dell’imputabilità, valutano quindi la capacità di intendere e di volere dell’imputato; per la legge italiana chi risulta incapace di intendere e di volere diventa imputabile (imputabilità) e nei suoi confronti possono essere attuati dei percorsi specifici (misure di sicurezza che non comprendono la reclusione); se invece la capacità è parziale il reo è imputabile ma la pena è diminuita. Parzialmente sovrapponibile alla psicologia forense è la criminologia clinica: la psichiatria si pone principalmente il compito della diagnosi, mentre la criminologia clinica, più specificatamente, quello dello studio della criminodinamica e della criminogenesi.
Criminogenesi e criminodinamica
Criminogenesi: si riferisce allo studio dell’origine e delle cause del comportamento criminale. Criminodinamica: è responsabile della ricerca e della spiegazione del comportamento antisociale.
Criminologia clinica
Un ramo applicativo della criminologia viene denominato “criminologia clinica”, ed è la criminologia utilizzata in carcere. Essa si propone soprattutto attraverso l’analisi e l’intervento su singoli specifici casi, di formulare diagnosi, una prognosi e una possibile terapia di trattamento. La “diagnosi” punta a ricostruire le condizioni che hanno portato all’esecuzione del reato, la “prognosi” cerca di valutare la maggiore o minore pericolosità sociale del soggetto, la “terapia” prevede interventi di rieducazione e di assistenza psicologica, con l’obiettivo di consentire al reo una piena reintegrazione nella società. Si sono ipotizzati 3 gruppi di variabili che consentono di prevedere la maggiore o minore probabilità di incorrere in una “carriera criminale”:
- Variabili legate alla famiglia di origine (atteggiamenti dei genitori, valori trasmessi ecc.).
- Variabili legate alla struttura della personalità del soggetto (stabilità o instabilità emotiva, maggiore o minore impulsività ecc.).
- Variabili legate ai concreti comportamenti espletati dal soggetto (maggiore o minore precocità di manifestazione di episodi devianti, tendenza o meno alla recidiva, tendenza a fare uso di stupefacenti ecc.).
Criminologia e psicologia criminale e investigativa
Anche la psicologia criminale e la psicologia investigativa appartengono alle scienze criminali, la prima alle scienze criminologiche e la seconda alle scienze forensi. Secondo David Canter, fondatore della psicologia criminale e investigativa, la psicologia è direttamente applicabile allo studio del crimine in quanto il crimine deve essere visto come una forma di relazione interpersonale. In Italia la rivista che aprì la via alla psicologia criminale fu l’Archivio di Psichiatria, Antropologia criminale e Scienze penali per servire allo studio dell’uomo alienato e delinquente, fondata a Torino da Cesare Lombroso, Raffaele Garofalo ed Enrico Ferri nel 1880. Uno degli obiettivi principali della psicologia criminale è quello di costruire un “profilo psicologico” del possibile autore di una serie di reati attraverso la profilazione criminale (criminal profiling).
Teorie criminologiche
Sono state proposte molte teorie per spiegare i fenomeni criminali, si possono dividere in:
- Biologiche e neuropsicologiche: fra le prime teorie biologiche vanno ricordate quelle di Cesare Lombroso sul “delinquente nato” e sul concetto di atavismo. Negli anni successivi è stata avanzata la teoria del cromosoma Y. Nel patrimonio genetico sono presenti due cromosomi sessuali (XX=femmine, XY=maschi), in un certo numero di casi di soggetti ricoverati in manicomi criminali si è osservata la presenza della trisomia XYY (un cromosoma Y in più). Si credeva quindi che chi presentava questa anomalia nei cromosomi fosse più propenso a commettere dei crimini. Quando tale studio venne effettuato, si riscontrò che la frequenza dei soggetti XYY tra i delinquenti non era superiore a quella degli stessi nella popolazione generale. Un altro campo ampiamente studiato è stato quello del temperamento insieme a quello del rapporto fra neurotrasmettitori e aggressività (in particolare le ricerche riguardanti la serotonina). Successivamente, nell'ambito della neuroscienze, si sono sviluppate ulteriori linee di ricerca sulle caratteristiche genetiche, nell’ambito della cosiddetta “epigenetica”, cioè dello studio sull’interazione fra geni e caratteristiche dell’ambiente che possono stimolare o meno lo sviluppo di comportamenti antisociali o prosociali.