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Filosofia della scienza

Filosofia della scienza: sottoinsieme dell'epistemologia (dal greco episteme e logos - discorso sulla conoscenza), che descrive una teoria generale della conoscenza interessandosi di certezze oggettive, mentre la filosofia della scienza si occupa esclusivamente di uno specifico genere di conoscenza: la conoscenza scientifica.

La filosofia della scienza è la riflessione ragionata sulla scienza (Cos’è una teoria? Come riconoscere una buona teoria?), non si può capire che cos'è la scienza senza far riferimento a un metodo (strumento utile a perseguire uno scopo e per raggiungere conoscenza certa, cioè non basata su riflessioni ed esperienze estemporanee, occasionali e ingenue ma sviluppata sulla base di ragionamenti e asserzioni definite affidabili) prima viene il metodo, poi la scienza che attraverso il metodo che si ottiene la scienza. Come definire certa una conoscenza? Quale tipo di certezza è epistemologicamente ammissibile?

Certezza e conoscenza scientifica

Il professor Shnädlebach (nel suo libro di introduzione all'epistemologia) chiede a un mormone in visita a casa sua come sia possibile dire che il libro di Mormon esprima la verità. Il mormone risponde che per riconoscerlo bisogna anzitutto leggere il libro di Mormon, poi pregare Dio, dopo di che si avverte una certezza nel cuore. Non è questo il genere di certezza ricercato dalle teorie della conoscenza. La certezza cui si fa riferimento in questo esempio è di carattere puramente soggettivo e potrebbe benissimo derivare dall’autosuggestione: conoscere qualcosa o sapere qualcosa in un senso epistemologicamente rilevante non significa semplicemente riconoscere con certezza che le cose stanno così (poiché anche i folli sono sicuri di quello in cui credono), quindi la certezza soggettiva non basta come garanzia epistemologica, nemmeno quando è vera (condizione NON sufficiente ma necessaria per possesso di conoscenza).

La conoscenza per essere ritenuta tale (per essere ritenuta una forma di ‘sapere’) comporta il possesso di credenze vere. La nozione di credenza coniuga l’elemento della conoscenza con quello della certezza soggettiva: una credenza esprime una forma di conoscenza della quale il soggetto portatore è certo. Nutrire credenze vere non è una condizione sufficiente (sebbene necessaria) per il possesso di conoscenza.

Esempio: Pippo ha la fobia dei serpenti e immagina costantemente di averne uno in casa. Per scherzo un amico ne mette uno sotto il tavolo, Pippo guarda sotto il tavolo perché crede di trovarmi un serpente e effettivamente per una volta lo trova: la sua credenza si rivela vera, tuttavia non si può dire che Pippo sapesse che c'era un serpente sotto il tavolo (problema metodologico). Dobbiamo appaiare le nostre credenze con un metodo affidabile (tale cioè da produrre generalmente credenze vere) che consenta di dimostrare e giustificare che queste NON siano il frutto di un mero tirare a indovinare. Chiamiamo queste condizioni oggettive per l’acquisizione di conoscenza (nel senso che non riguardano il soggetto conoscitivo, ma i procedimenti conoscitivi).

Nel nostro discorso abbiamo delineato così 3 condizioni del conoscere tali per cui per poter affermare che conosciamo una certa cosa P, dobbiamo essere nelle condizioni di dire che:

  • Crediamo che P
  • P è vero
  • Possiamo giustificare la credenza che P

Per questa ragione la conoscenza è spesso definita nei termini di credenza vera giustificata, il che sottolinea che quando parliamo di certezza non ci riferiamo allo stato mentale della persona che nutre una credenza ma il contenuto di una specifica credenza che riteniamo certa. L'epistemologia non si interessa di determinare certezze di tipo soggettivo e di specificare per esempio perché una persona è certa della verità di una sua credenza, ma si occupa di capire a che condizioni una conoscenza può essere ritenuta oggettivamente certa.

Domande dell'epistemologia

Le domande che l'epistemologia si pone riguardano questioni come:

  • Quali caratteristiche deve avere una conoscenza affinché possa ritenersi certa o quantomeno affidabile, ossia dotata di un certo grado di certezza?
  • Qual è la misura della certezza: come facciamo cioè a dire che una conoscenza è più certa di un’altra?
  • Quali metodi garantiscono un maggior grado di certezza delle conoscenze?

Essendo la filosofia della scienza un sottoinsieme dell'epistemologia che riguarda la conoscenza scientifica, questa si pone le medesime domande ma spostando l'attenzione dalla conoscenza in generale alla conoscenza scientifica:

  • Quali caratteristiche deve avere una conoscenza scientifica affinché possa ritenersi certa o quantomeno affidabile, ossia dotata di un certo grado di certezza?
  • Qual è la misura della certezza: come facciamo cioè a dire che una conoscenza scientifica è più certa di un’altra?
  • Quali metodi garantiscono un maggior grado di certezza delle conoscenze scientifiche?

La nascita della filosofia della scienza

Accademicamente la filosofia della scienza è una disciplina recente e rispetto alla tradizione filosofica è più corretto parlare di teorie della conoscenza. La riflessione filosofica sul sapere scientifico inizia contemporaneamente alla scienza stessa, nel momento in cui avviene l'autonomizzazione delle scienze dal resto del sapere, poiché prima la conoscenza era organizzata come un complesso unitario e interconnesso (la filosofia comprendeva tutto):

  • Aristotele distingue tra 2 forme di sapere: têchne e epistéme.
    • Têchne (tecnica): forma di sapere pratico, di perizia tecnica che sostiene il saper fare (knowing how).
    • Epistéme (conoscenza): forma di sapere che non dipende da noi e rispetto alla quale possiamo nutrire solo un atteggiamento teoretico-osservativo. Per Aristotele essa è equivalente alla nozione di filosofia, anche se si riferisce alla capacità degli uomini di conseguire sapere di carattere teoretico, mentre filosofia si riferisce al sapere teoretico acquisito (quindi il sapere filosofico ricopriva anticamente uno spettro ampissimo, anche perché soprattutto alle origini è intesa come una disciplina onnicomprensiva che si interroga su ogni tipo di fenomeno e di sapere teoretico e che mira ad approfondire le relazioni fra cose e ruolo dell'essere umano nel mondo).

Il ruolo della filosofia come forma onnicomprensiva di sapere durò molto a lungo nella storia del pensiero occidentale: comincerà a sfaldarsi solo nel 1600 grazie allo sviluppo di un metodo scientifico giungendo al suo pieno esaurimento verso l'inizio del 1700 quando le varie branche del sapere si separano definitivamente e si sviluppano in scienze autonome caratterizzate da un proprio metodo scientifico.

L'origine del metodo scientifico

L'origine del metodo e della mentalità scientifica si identifica nella filosofia della nuova scienza promossa da Galileo Galilei (1564-1642) sul versante scientifico e da Francesco Bacone (1561-1626) sul versante teorico-filosofico, anche se la filosofia della nuova scienza affonda le sue radici in movimenti e fenomeni che raccolgono e criticano allo stesso tempo l'eredità del pensiero medievale (rompono con la tradizione medievale ma mantengono gli elementi positivi di essa):

  1. L'aristotelismo naturalistico
    • A differenza dell'aristotelismo medievale si concentra sulle discipline rivolte allo studio della natura piuttosto che alle discipline più strettamente connesse alla teologia.
    • Porta avanti la dottrina della doppia verità secondo cui le verità di ragione sono distinte e autonome rispetto alle verità di fede.
    • Ripristina un tipo di concezione della natura di carattere autenticamente aristotelico, all’interno del quale è escluso ogni miracolo, ossia ogni intervento divino nelle cose terrene, mentre la natura è interpretata in una chiave assolutamente razionale.
  2. La magia, in particolare l’alchimia (per capire come trasmutare metalli vili in metalli nobili) accompagnata da astrologia e animismo. Collegamento scienza-magia sembra a prima vista paradossale, ma nel Rinascimento la magia fornisce alcuni spunti teorici essenziali per l'affermazione della scienza:
    • Attenzione alla natura e studio delle modalità di interazione dell'uomo con la natura che gli consentono di dominare i processi naturali.
    • Non esiste ancora una concezione di regolarità naturale intesa in termini di formule matematiche, ma il mago afferma che gli strumenti per scoprire le regolarità naturali sono i sensi: approccio agli studi naturalistici è basato sull'osservazione e non solo su ragionamento astratto.
    • Astrologia sempre collegata all'astronomia: religione astrale (corpi celesti sono divinità in grado di influenzare gli eventi terrestri) collegata con calcoli matematico-osservativi per comprendere i moti degli astri.
  3. La letteratura degli artisti e degli artigiani superiori e impegnati a diffondere le loro conoscenze tecniche (oggi ingegneria)
    • Desiderio condiviso con la magia: acquisire potere di azione sulla natura attraverso un sapere pratico alla portata di tutti che può aumentare proprio grazie alla grande diffusione.
    • Natura come elemento neutrale rispetto all'uomo che può appagare i suoi bisogni se egli utilizza le giuste tecniche per piegarla a suo favore.
    • Ricerca di una nuova congiunzione tra sapere e tecnica applicativa: il sapere serve per fare (applicazione del sapere è un modo privilegiato per capire se il sapere è corretto).
  4. La filosofia naturale (si afferma in Italia grazie a Bernardino Telesio, 1509-1588)
    • In "De rerum natura juxta propria principia" (La natura secondo i propri principi) Telesio considera la natura come un mondo che si regge su propri principi e che può essere spiegato solo in base a questi, escludendo ogni forza metafisica.

Francesco Bacone (1561-1626) - Metodo induttivo

Scrive il Novum Organum (1620), dedicato alla logica e alla metodologia della scienza (quest'ultima doveva essere la prima sezione di un'enciclopedia della scienza riformata, mai finita). I meriti di Bacone rispetto all'affermazione della nuova scienza sono:

  1. Critica al principio di autorità e alla cultura tradizionale: la verità è qualcosa che si raggiunge grazie alla cooperazione degli studiosi di ogni generazione.
    • Nella cultura medievale la verità non è considerata come qualcosa che si raggiunge attraverso la collaborazione la dialettica delle generazioni ma è figlia dell'autorità degli antichi: i testi antichi, se correttamente interpretati, rivelano la vera conoscenza.
    • Bacone afferma che omologarsi facilmente alle opinioni correnti è una debolezza tipica della mente umana: la buona ricerca deve rifuggire le opinioni comuni consolidate e il rispetto per la tradizione affidandosi all’esperienza = necessaria la collaborazione tra generazioni.
    • Nella tradizione di ricerca contemporanea il precetto baconiano può apparire ingenuo e scontato, ma non lo è, poiché descrive un problema attuale.

La ricerca scientifica impone un principio di coerenza per cui le teorie nuove devono basarsi su teorie precedentemente accettate dalla comunità scientifica (scienza come impresa storica) = le teorie devono essere commensurabili (confrontabili tra loro). Noi siamo nani sulle spalle dei giganti: dobbiamo basarci sulle scoperte precedenti perché la ricerca scientifica proceda, poiché se ogni volta si iniziasse da capo questo non avverrebbe, ma saliti sulle spalle del gigante dove abbiamo una bella visuale, dobbiamo avere capacità critica. Analogia con il principio di autorità, poiché si prediligono teorie già affermate e si respingono teorie nuove in contrasto con esse: Bacone insegna che la buona scienza non può fare troppo affidamento sulle teorie accettate, che devono essere continuamente messe in discussione. Natura ineludibile del sapere precostituito ma che non deve essere sacrosanto.

Consapevolezza che solo conoscendo e obbedendo alle regole della natura è possibile piegarla a proprio beneficio: scienza strumento per intervenire attivamente nei processi naturali piegandoli a favore dell’uomo.

L’esperienza ben organizzata (continua messa alla prova delle teorie) assicura il progresso della conoscenza. L'acquisizione di nuove conoscenze è possibile a partire dall'esperienza piuttosto che da qualche principio astratto: utilizzo del metodo induttivo che dall'esame di uno o più casi particolari consenta di formulare una conclusione generale.

Procedura induttiva deve essere applicata con cautela seguendo principi precisi di organizzazione e interpretazione dell’esperienza: bisogna individuare modalità precise in cui organizzare i dati dell’esperienza vs Popper: osservando che tanti corvi sono neri, posso semplicemente indurre che tutti i corvi sono neri.

Esempio: volendo scoprire a quanti anni i bambini sviluppano il linguaggio, prima osservo singolarmente un grande numero di bambini, poi presuppongo/assumo che tutti gli altri apprendano il linguaggio alla stessa età. Es: volendo scoprire a cosa si deve la capacità linguistica, il metodo induttivo sostenuto da Popper risulta poco efficace: Bacone afferma che anche ipotesi di questo tipo possono essere formulate induttivamente attraverso l'organizzazione dell’esperienza.

I dati derivati dall'osservazione vengono suddivisi in 3 tavole per essere presentati all'intelletto in ordine:

  1. Tavola della presenza, in cui si registrano tutti i casi in cui la cosa indagata è presente
    • Esempio: considerando il calore, registriamo la presenza di calore nelle fiamme, nei raggi solari, nei fulmini…
    • Esempio: volendo scoprire a cosa si deve la capacità linguistica, annotiamo che il linguaggio è presente negli essere umani di una certa età.
  2. Tavola di deviazione o di assenza in contiguità, in cui si registrano i casi in cui si osserva l'assenza della cosa indagata (siccome è possibile compilare un elenco infinito, ci si limita a registrare i casi di assenza contigui o affini a quelli in cui si è registrata la presenza della cosa in questione)
    • Esempio: considerando il calore, registriamo l'assenza di calore nei raggi lunari, affini a quelli solari (quindi registriamo l’assenza di calore negli elementi analoghi a quelli dove esso è presente, altrimenti la lista diverrebbe infinita).
    • Esempio: volendo scoprire a cosa si deve la capacità linguistica, annotiamo che il linguaggio è assente nei bambini piccoli, negli animali, persone con problemi di sviluppo/demenza.
  3. Tavola dei gradi, in cui si registrano i diversi gradi in cui la cosa indagata si presenta
    • Esempio: considerando il calore, alcune sostanze lo trasportano meglio di altre o sono diversamente calde a seconda delle circostanze (un animale è più caldo quando si muove).
    • Esempio: volendo scoprire a cosa si deve la capacità linguistica, annotiamo che il linguaggio è più presente nelle persone più grandi e più istruite, meno presente negli anziani e nei bambini.

Una volta organizzati i dati in tavole, comincia il procedimento induttivo vero e proprio che consente di capire cosa è sempre presente o assente, quando la cosa indagata è presente o assente e cosa cresce o decresce in tutti i casi in cui cresce o decresce la cosa indagata. Importante valutare anche eccezioni e anomalie: finito questo procedimento, si può formulare la prima ipotesi.

Solo mettendo alla prova e verificando le teorie/ipotesi queste possono avere successo operativo (tecnica come applicazione della scienza utile per dare conferma empirica alle teorie). Arco della conoscenza per cui si parte dall'osservazione (si è alla base, per terra), si formula l'ipotesi (in alto perché il livello è teorico) e poi la si testa (si torna quindi a terra). Collaborazione di scienza (epistéme) e tecnica (têchne).

Esempio: il vaccino, tecnica, sarà una prova che la scienza era buona se funzionerà. L'ipotesi deve essere convalidata o respinta attraverso procedure che rendono osservabile ciò che prima non lo era e strumenti di misurazione rigorosa e di esame empirico che consenta di rafforzare la percezione (cannocchiale) o allargarla (microscopio).

Supporto per i sensi: anche il supporto per l'intelletto è necessario e viene grazie alle instantiae crucis o del crocchio, procedura che prevede esperimenti volti a escludere una fra due ipotesi rivali ugualmente persuasive (dimostrata la falsità di una tramite procedura sperimentale, automaticamente la veridicità dell'altra sarà dimostrata).

Se una teoria ha delle applicazioni e permette di realizzare uno strumento meccanico o operativo di altro genere, il successo operativo delle applicazioni indica se la teoria che le ha prodotte è corretta: la tecnica non è solo un'applicazione pratica della scienza ma un modo per dare conferma empirica alle teorie che ne sono alla base. Importanza della finalità pratica del conoscere.

Galileo Galilei (1564-1642) - Metodo ipotetico-deduttivo

Galileo Galilei è uno scienziato italiano nato a Pisa e cresciuto a Firenze la cui fama è legata al suo conflitto con la Chiesa a proposito del moto terrestre e del modello copernicano (eliocentrico) contro quello geocentrico tolemaico-cristiano (supportato dalle sacre scritture). Fu sottoposto a tortura e abiura, carcere a vita dal 1633, poi arresti domiciliari per via dell'età avanzata e per motivi di salute. Nel 1992, la Chiesa cattolica ammette pubblicamente che la condanna di Galilei fu ingiusta, dichiarando che questa era dovuta al sostegno di posizioni rivoluzionarie per l’epoca non sufficientemente provate.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche M-FIL/02 Logica e filosofia della scienza

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nikiddd di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia della scienza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trento o del prof Dellantonio Sara.
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