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Comunicazione multimediale tra semiotica (teoria) e tecnologia (pratica)

Cos'è la semiotica?

In generale il termine “semiotica” indica qualunque “dottrina dei segni”, cioè qualunque riflessione sui segni, la loro classificazione, le leggi che li regolano, i loro usi nella comunicazione. La semiotica contemporanea cerca:

  • Di elaborare categorie generali e unificanti attraverso le quali spiegare il funzionamento dei diversi sistemi di segni: è questa la semiotica generale.
  • Di individuare le regole specifiche che governano ciascun sistema di segni e ne determinano la peculiarità: sono queste le semiotiche specifiche o applicate. Sono semiotiche applicate: la semiotica del cinema, della musica, dei nuovi media, del visivo, del teatro, della televisione...

La semiotica dei nuovi media è una semiotica specifica che indaga i media più recenti considerandoli come testi; essa seleziona di volta in volta la metodologia e i concetti della semiotica generale più confacenti per l’analisi di quel testo. La molteplicità di teorie che caratterizza la semiotica generale è talmente vasta che va pensata, più che come una disciplina, come un intero campo disciplinare, più che come una singola materia di studio, come l’insieme di materie che vengono insegnate. Non tutte le teorie e i concetti della semiotica generale si applicano a tutti i nuovi media.

Nella seconda metà del Novecento la linguistica e la semiotica spostarono l’attenzione sul concetto di testo, al punto che si è parlato della ‘svolta testuale’ delle due discipline, facendo nascere la linguistica testuale e la semiotica del testo.

Dal punto di vista semiotico, è testo qualunque porzione di realtà:

  • Che sia dotata di significato per qualcuno
  • Di cui si possano definire chiaramente i limiti, per cui si riesca a distinguere il testo da tutto ciò che ne sta fuori
  • Che si possa scomporre in unità discrete, secondo più livelli gerarchici di analisi, che vanno dal più concreto e superficiale al più astratto e profondo
  • Che questa scomposizione segua criteri oggettivabili

Per cui, se per testo si intendevano miti, racconti, romanzi, poesie, articoli di giornale, sceneggiature cinematografiche, discorsi politici, dipinti, stampe, fotografie, pubblicità a stampa, manifesti, canzoni, concerti, spot, programmi televisivi, videoclip etc., dagli anni Novanta del 20° secolo in poi, sono stati considerati nuovi media, come ipertesti online (prima su floppy, poi su CD e DVD), interfacce software e hardware, siti web, banners, chat verbali e multimediali, blog, videogiochi online e offline.

Il metodo della semiotica del testo, come quello della filosofia del linguaggio, non è quantitativo ma qualitativo, e non è normativo ma descrittivo. L’analisi semiotica è un’operazione di smontaggio, di scomposizione di un testo in elementi più piccoli e più generali, ricorrenti non solo in quel testo, ma presenti anche in molti altri; in semiotica questo movimento graduale dalla particolarità e concretezza di una singola occorrenza testuale a una sempre maggiore generalità e profondità astratta viene descritto come passaggio dalla superficie alla profondità del testo.

Intertestualità e ri-mediazione

In quest’operazione di scomposizione analitica e stratificata, la semiotica cerca le regole e i significati generali profondi che governano un testo e li confronta con quelli reperibili in altri testi, tenendo sempre in considerazione l’insieme della cultura in cui sono inseriti in un certo momento storico e in una certa società, poiché l’analisi semiotica è sempre un’indagine sistematica di ciò che già si sa (su un testo, attorno a un testo) in un certo ambito culturale, sociale, storico. Questo punto è molto rilevante per la semiotica dei nuovi media. Qualunque nuovo medium, in quanto nuovo, ha bisogno, per essere compreso e usato, di appoggiarsi alle regole dei media che l’hanno preceduto, trasformandole e ricombinandole in maniera più o meno originale, più o meno esplicita, ma sempre attingendo in abbondanza al passato — questo fenomeno è stato chiamato ri-mediazione (remediation): come un tempo il cinema ri-mediò la fotografia, come la televisione ri-mediò sia la radio, sia il cinema, così oggi Internet ri-media televisione, telefono, servizio postale, radio e altri media ancora.

Media vecchi e media nuovi

Quando si parla di media si devono fare diverse distinzioni, perché le parole che li designano sono tutte ambigue, per es. televisione o radio per intendere l’apparecchio di ricezione, stampa intendendo a volte le tecniche e gli apparati fisici dei processi di stampa, a volte un insieme di pubblicazioni a carattere informativo (quotidiani, riviste ecc.). Con Internet la situazione è ancora più complessa: in certi ambiti si parla delle reti di calcolatori (hardware), in altri dei protocolli di interconnessione fra le reti (software), in altri ancora di ciò che accade nei diversi ambienti di comunicazione su Internet, sul web e fuori dal web.

Fra le tante distinzioni possibili ne riprendiamo una sola, che riguarda tutti i media; è la distinzione fra media intesi come ‘tecnologie’ e media intesi come ‘forme di comunicazione’, cioè come insiemi di regole, convenzioni e forme organizzative che le persone seguono quando comunicano usando le tecnologie. A nessuno dei media contemporanei corrisponde una sola forma di comunicazione, ma tutti ne permettono una molteplicità.

Non sono media dal punto di vista semiotico, la televisione o la radio intese come tecnologie di ricezione e trasmissione ma i diversi generi e formati dei programmi televisivi e radiofonici (telegiornale, talk show, fiction, giornale radio), e l’organizzazione dell’ambiente comunicativo che rende possibile ciascun genere e formato.

Per quanto riguarda Internet, alla semiotica non interessano le reti di calcolatori perché, per esempio, dal punto di vista semiotico l’e-mail è un unico e generale medium, perché sono moltissimi gli usi, più o meno codificati, che se ne fanno in diversi contesti sociali, culturali, economici e ognuno di questi usi rappresenta una forma di comunicazione specifica, in cui si producono testi che hanno proprietà e seguono regole loro proprie. Per questo, non ha alcun senso parlare di web in generale, ma piuttosto di diversi generi di siti e di diversi tipi di azioni che sul web si possono effettuare.

I nuovi media

È nuovo tutto ciò cui non siamo ancora abituati, che non riusciamo a inquadrare, del tutto o in parte, nelle regole che conosciamo e seguiamo, il significato del nuovo cambia in funzione del tempo: mano a mano che ci abituiamo a qualcosa, cessa di essere nuovo. La percezione del nuovo dipende anche da variabili soggettive. Il nuovo semioticamente rilevante è quello condiviso dall’ambiente culturale e sociale e in un certo momento storico, è quello registrato dall’enciclopedia di una certa cultura.

Negli ultimi anni, i media nuovi che l’enciclopedia registra come cambiano con grande rapidità, molto più che in passato — questo fenomeno dipende dalla velocità con cui oggi cambiano le tecnologie della comunicazione, ma anche dalle strategie di marketing e vendita di questo o quel prodotto tecnologico, per cui spesso si creano mode e tendenze d’acquisto promuovendo come ‘nuovo’ anche ciò che non lo è. L’innovazione delle tecnologie informatiche mantiene comunque un ritmo considerevole ed è enfatizzata dalle strategie congiunte delle multinazionali del settore informatico.

I cambiamenti imposti dall’informatica e dalle sue strategie di marketing ci mettono quindi nelle condizioni di non poterci abituare quasi a nulla in questo campo, perché i tempi di sostituzione delle tecnologie informatiche sono talmente rapidi che non riusciamo mai a sentirci abbastanza a nostro agio da considerarle vecchie. Per questo, l’unica cosa ormai chiara dei nuovi media è che si sono condannate a una condizione di novità permanente.

Multimedialità

“Il termine multimedialità è entrato ormai a far parte del linguaggio comune, ma è usato spesso in modo confuso. [...] La parola multimedialità è usata a volte in un’accezione ristretta, come quando i commercianti la appiattiscono sul fatto che i personal computer siano dotati di altoparlanti, da cui ascoltare musica e audio, e di uno schermo per vedere animazioni e filmati. In questo senso si riduce la multimedialità a multisensorialità [...]

La multisensorialità non esaurisce tuttavia i significati della multimedialità, com’è dimostrato dal fatto che gli audiovisivi sono multisensoriali, ma non li diciamo multimediali. Questo [...] perché ogni audiovisivo è percepito come un solo medium, non come molti. Infatti, la multimedialità mette in gioco non solo una pluralità di canali percettivi, ma una pluralità di media (multi-media appunto), laddove il concetto di medium non riguarda né la sostanza dell’espressione, né la tecnologia, ma è una forma di comunicazione storicamente, culturalmente e socialmente determinata. Neppure questo concetto, però, basta a spiegare tutti i significati della parola multimedialità [...]”

Il termine multimedialità è entrato ormai a far parte del linguaggio comune, ma è usato spesso in modo confuso, perché definite molte e diverse cose, per es. multimedia message service (MMS) la tecnologia che permette di inviare e ricevere sul cellulare immagini e brani audio, si considerano le animazioni sul web, ma anche i videogiochi di ultima generazione, oppure tecnologie multimediali per dire nuove tecnologie, o rivoluzione multimediale come sinonimo di rivoluzione digitale. Questa confusione non riguarda soltanto il senso comune, ma spesso finisce per affliggere anche la riflessione teorica sui media.

In semiotica la nozione di multimedialità può essere definita nei termini del concetto di ‘testo sincretico’, cioè un testo in cui la stessa istanza di enunciazione mette in gioco «una pluralità di linguaggi di manifestazione», ossia più sistemi semiotici «eterogenei» nel senso che coinvolgono, a seconda di cosa si intende per «linguaggio», sostanze dell’espressione diverse (sonora, visiva, tattile ecc.), ma anche forme dell’espressione e del contenuto diverse. Un testo sincretico organizza linguaggi eterogenei in una strategia di comunicazione unitaria, cioè presenta marche sintattiche, semantiche e pragmatiche di coesione e coerenza che rimandano alla stessa istanza di enunciazione.

La parola multimedialità è usata a volte in un’accezione ristretta; in questo senso si riduce la multimedialità a multisensorialità o multisostanzialità, perché si sottolinea solo il fatto che un testo sia basato su molte sostanze dell’espressione e coinvolga molti canali sensoriali. Il riferimento alla multisensorialità rende conto di tanti usi contemporanei del termine quando si parla di performance, effetti, multimediali si intendono esperienze in cui molti sensi, idealmente tutti, sono coinvolti.

La multisensorialità non esaurisce tuttavia i significati della multimedialità, com’è dimostrato dal fatto che gli audiovisivi sono multisensoriali, ma non li diciamo multimediali. Questo non tanto perché coinvolgono solo due canali sensoriali (vista e udito) invece di molti, ma perché ogni audiovisivo è percepito come un solo medium, non come molti. La multimedialità mette in gioco non solo una pluralità di canali percettivi, ma una pluralità di media (multi-media appunto), laddove il concetto di medium non riguarda né la sostanza dell’espressione, né la tecnologia, ma è una forma di comunicazione storicamente, culturalmente e socialmente determinata.

Sono multimediali i testi che mettono insieme:

  • Una pluralità di media intesi come forme di comunicazione
  • Che lo fanno attraverso una strategia di comunicazione unitaria
  • Che consentono una combinazione che ancora non siamo abituati a pensare assieme, che percepiamo come nuova
  • Che fruiamo attraverso più di un canale sensoriale.

Sono multimediali in senso pieno, invece, i siti web più complessi, che combinano, fra gli altri, i linguaggi del quotidiano (impaginazione della home page, stile di scrittura degli articoli), di certi periodici (organizzazione delle sezioni interne, alternanza di testi verbali e immagini, stile degli approfondimenti), del telegiornale (interviste, brani documentari), della radio (stacchi audio), dello spot pubblicitario (animazioni, inserti video), del cinema (sigle di apertura e chiusura), delle chat e dei forum negli spazi dedicati alla comunicazione interpersonale. Questi sono multimediali perché sono nello stesso tempo multisensoriali, ‘multi-mediali’ nel senso che coinvolgono più media, e sono inoltre percepiti come nuovi.

Multimodalità

“Tutte le definizioni, hypermedia, (interactive) multimedia, new media sono accomunate da una sottile e irrisolta ambiguità racchiusa nell’uso del termine media. Esso è infatti spesso e contemporaneamente il computer, come supporto strumentale, sia il canale, la tipologia di comunicazione, testo, immagini, audio, video, etc. [...] Il concetto di medium assume, cioè, un significato ambivalente sia di strumento che di modo.

La definizione che ci ha portato a parlare, fino ad ora, di multimedia, corrisponde ad una concezione profondamente tecnocentrica degli strumenti di comunicazione. L’enfasi è infatti posta sul concetto di medium inteso come supporto strumentale, veicolo ed essenza della comunicazione, in una prospettiva che risulta piuttosto limitante. [...] Introdurre il concetto di comunicazione multimodale piuttosto che di (multi)media di comunicazione, per affermare la necessità di indagare non più il veicolo, o la tecnologia di trasmissione della comunicazione [...] ma il modo in cui si veicola la comunicazione, il modo in cui la si struttura rispetto all’utente.”

Multimedialità vs Multimodalità

Nel panorama delle discipline che si occupano di comunicazione si è assistito ad una diffusione sempre più massiccia e pervasiva delle tecnologie informatiche. L’uso del computer ha avuto un duplice impatto su questo settore; inteso come strumento che ha modificato la produzione in ambito aziendale e come strumento capace di costituire nuovi ambiti progettuali di comunicazione. Oggi si configura come uno di quegli oggetti che vengono accomunati al termine di “new-media”.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Telluccia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Comunicazione multimediale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Bittanti Matteo.
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