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Compresse

Preparazione solida, unidose, ottenuta per compressione di volumi uniformi di particelle. Questo avviene per mezzo di apparecchi che prendono il nome di “comprimitrici”. La compressione avviene attraverso le seguenti fasi: riempimento della matrice, processo di compressione vero e proprio, espulsione della compressa.

Della forza di compressione solo una piccola frazione diventa lavoro utile, mentre la maggior parte viene dispersa sulle pareti della matrice. È fondamentale la scelta della forza di compressione perché deve portare alla formazione di una compressa:

  • Resistente dal punto di vista meccanico: perché la compressa, una volta prodotta, continua a correre nell’impianto produttivo fino al confezionamento;
  • Che disaggrega rapidamente: perché deve liberare il principio attivo.

Le forze di compressione vanno da circa 200 Kg/cm2 a 3000/4000 Kg/cm2 e possono essere espresse anche in Newton, oppure in Pa, e la forza di espulsione è più bassa.

Se riportiamo le variazioni dello spessore in mm, ordinate, in funzione della forza di compressione abbiamo:

  • Una prima fase di deformazione elastica: ovvero se smettiamo di applicare la forza si ritorna alle condizioni iniziali della curva;
  • Una zona di deformazione plastica: quando smettiamo di applicare la forza di compressione la compressa rimane compressa;
  • Se applichiamo una forza eccessiva abbiamo la rottura della compressa.

Perciò, iniziando ad applicare la forza di compressione eliminiamo gli spazi vuoti e quindi passiamo dal volume apparente al volume reale.

Macchine comprimitrici

Le macchine comprimitrici sono costituite da una matrice, che è la camera di compressione e dà la forma alla compressa, dal punzone superiore e dal punzone inferiore.

Comprimitrici alternative

La comprimitrice alternativa: in cui il processo di produzione è un processo discontinuo. La polvere viene versata nella matrice, il punzone superiore scende ed esercita la forza di compressione, il punzone inferiore sale ed espelle la compressa. Si chiama processo discontinuo perché comunque c’è la fase di espulsione. In laboratorio abbiamo una “comprimitrice alternativa a compressa singola”.

Comprimitrici rotative

Le comprimitrici rotative: in cui il processo di produzione è un processo in continuo perché la forza di compressione viene esercitata sia dal punzone superiore che dal punzone inferiore ed è per questo che sono molto più veloci.

Preparazione delle compresse

Le compresse possono essere preparate:

Compressione diretta

Per compressione diretta: principi attivi miscelati con eccipienti, soprattutto lubrificanti, disaggreganti, e la miscela delle polveri viene sottoposta alla compressione. È difficile trovare diluenti di buone capacità di comprimibilità anche se ce n’è uno, il “lattosio spray-dried”, in cui la tecnica dello spray-dried consente di avere una granulometria della polvere estremamente fine ed omogenea e conferisce al lattosio delle ottime capacità di comprimibilità, ma è molto costoso.

I vantaggi di questa compressione sono: costi bassi, mancato contatto con acqua e calore, rapida disaggregazione, mancano i leganti.

Gli svantaggi sono: elevato costo di eccipienti, possibilità di segregazione, problemi di scorrevolezza e comprimibilità, non adatta per farmaci ad alto dosaggio, porterebbe ad una miscelazione non omogenea del principio attivo.

Compressione dopo granulazione

Per compressione dopo granulazione: è il caso più frequente e la granulazione può essere a secco o ad umido: a seguito della granulazione gli aggregati che si ottengono vengono macinati, setacciati, per avere una granulometria omogenea, per poi essere miscelati con opportuni eccipienti e sottoposti al processo di compressione vero e proprio, con costi maggiori.

Nella miscelazione con gli eccipienti bisogna fare attenzione alla scelta dell’agente legante, nella granulazione a secco raramente si usa, perché troppo influenzerà in maniera negativa la liberazione del principio attivo, mentre poco produce un granulato che si sfalda. Importante è la scelta del lubrificante, soprattutto nella granulazione a secco, perché hanno effetti negativi sulla liberazione del principio attivo.

Saggi obbligatori

Le apparecchiature e l’esecuzione dei saggi sono descritti in farmacopea nella “parte generale”; mentre i tempi e le caratteristiche che devono essere rispettate sono presenti invece nelle “singole monografie”. Secondo farmacopea, i saggi obbligatori per le compresse sono:

1. Aspetto

Aspetto: forma, dimensioni e colore.

2. Uniformità di massa

L’uniformità di massa: è obbligatorio per le forme farmaceutiche solide unidose.

Secondo le NBP: si sceglie un lotto di numerosità significativa, si pesano le singole dosi forma, si calcola il peso medio e nessuno dei pesi delle singole dosi forma si deve discostare del 10% dal peso medio.

Secondo la FU: si esegue su 20 compresse pesate singolarmente per calcolare il peso medio e:

  • Almeno 18 dei pesi non si devono discostare dal peso medio di un valore di deviazione percentuale ammessa;
  • Nessun peso si deve discostare dal peso medio da 2 valori di deviazione percentuale ammessa.

Il valore di deviazione percentuale ammessa viene indicata con la lettera K e varia al variare della forma farmaceutica, e all’interno della stessa forma farmaceutica varia al variare della massa media; in particolare, aumentando il valore della massa media diminuisce la deviazione percentuale ammessa per fare in modo che l’intervallo di errore intorno al peso medio sia più o meno lo stesso.

Se l’uniformità di massa non viene rispettata cosa si va a controllare? La bilancia.

3. Uniformità di contenuto

L’uniformità di contenuto: è obbligatoria solo quando la quantità di principio attivo è < a 2 mg o al 2% del peso dell’intera forma farmaceutica; al contrario il saggio di uniformità di contenuto si considera garantito dal saggio di uniformità di massa.

Il saggio viene effettuato su 10 unità il cui contenuto in principio attivo viene determinato con metodo idoneo e viene considerato soddisfatto qualora tutte le compresse rientrino nell’intervallo 85-115% del contenuto medio.

4. Resistenza meccanica della compressa

Ci sono due saggi che valutano la resistenza meccanica della compressa che sono:

  • La resistenza alla rottura: si chiama anche durezza delle compresse. La durezza viene misurata con apparecchi idonei, in cui viene posta la compressa e si misura la forza necessaria, espressa in Newton, per la rottura diametrale della compressa. Uno degli apparecchi che viene usato è l’apparecchio del Monsanto in cui il carico applicato è misurato in Kg e quindi poi deve essere convertito in Newton;
  • La friabilità: misura la resistenza superficiale delle compresse: si prende, a seconda della massa, un lotto di 20 o 10 compresse, le peso e le pongo all’interno del friabilometro che è un tamburo di plexiglas che ruota e quindi le compresse sono sollevate e poi ricadono; dopo un tempo definito dalla farmacopea prelevo le compresse, le spolvero e le ripeso. La friabilità è espressa come perdita percentuale di massa rispetto alla massa iniziale delle compresse.

5. Porosità della compressa

La porosità della compressa: la porosità della compressa è uguale a quella della polvere e quindi è il rapporto % del

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Scienze chimiche CHIM/09 Farmaceutico tecnologico applicativo

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher iry1210 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Tecnologia, Socioeconomia e Legislazione Farmaceutiche I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Carafa Maria.
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