Colture cellulari
Tecnica che implica l’isolamento e il mantenimento in vitro di cellule isolate da tessuti o
organi. Strumento di indagine per evitare etici e morali legati alla sperimentazione animale.
Costituiscono un sistema modello semplificato e riproducibile per lo studio della biochimica e
della fisiologia cellulare. I vantaggi sono:
● Sistemi semplificati e altamente riproducibili
● Consentono l’analisi di meccanismi cellulari e molecolari
● Controllo ambientale
● Economicità e rapidità di risposta
● Disponibilità
Svantaggi:
● Sistemi semplificati rispetto ad un organismo integrato
● Condizioni di esposizione alle sostanze diverse da quelle in vivo
● Difficoltà di correlare le concentrazioni in vitro con quelle in vivo
● Le sostanze somministrate possono interagire con il terreno di coltura
Perché coltivare le cellule?
Studiare il metabolismo, proliferazione, differenziamento, migrazione, morte cellulare
(cancerogenesi, apoptosi…). Studio dei meccanismi di azione dei fattori di crescita,
citochine, ormoni e farmaci. Studi di citotossicitá, studio dei processi intracellulari (sintesi
proteica e meccanismi di traduzione dei segnali). Studi di genetica, della struttura e della
funzione dei geni (analisi del cariotipo). Studio dei meccanismi molecolari/cellulari coinvolti
nelle funzioni cellulari. Strumenti per la biologia molecolare (amplificazione genica,
produzione estrazione di proteine), produzione di tessuti per trapianti, ricerca ecc. Strumenti
per la terapia (terapia cellulare, cellule staminali, terapia genica, rigenerazione tessutale,
produzione di farmaci biotecnologici.
Tappe per ottenere una linea cellulare
1. Prelievo delle cellule da un campione (organo, embrioni)
2. Dissezione meccanica: in cui le cellule vengono separate senza l’uso di agenti
chimici o enzimi.
3. Disgregazione enzimatica: trattamento con tripsina (o altro enzima) per eliminare i
contatti tra le cellule.
4. Inibitore per bloccare la digestione enzimatica
5. Controllo della vitalità cellulare ( grazie al trypan blu e)
6. Trasferimento in coltura, dove avremo proliferazione ed eventuale adesione al
substrato. Le colture cellulari possono essere seminate in piastra petri oppure in
sospensione.
7. Coltura primaria: proliferazione delle cellule che vanno incontro a successivi
cambiamenti ( si modificano ad esempio i rapporti di frequenza tra le cellule).
Raggiungimento della prima confluenza in cui il monostrato presenta una notevole
somiglianza con il tessuto di origine.
8. Sotto coltura o passaggio
9. Linea cellulare che può essere finita o continua.
Evoluzione di una linea cellulare in
coltura
La coltura primaria è caratterizzata da un tempo di
duplicazione lento, che aumenta notevolmente nei
successivi passaggi in coltura, quando si parla di
linea cellulare primaria (seconda fase). Nella terza
fase si nota la senescenza, con tempi di
duplicazione progressivamente più lunghi (sino alla
morte). Arriviamo a una linea cellulare secondaria a
vita finita, a meno che (porzione arancione) non
intervenga una trasformazione, a produrre una linea
cellulare secondaria immortalizzata (a vita infinita),
in grado di replicarsi indefinitamente.
Colture cellulari
Coltura primaria: una coltura iniziata da un espianto di cellule, tessuti od organi prelevati da
un organismo. Una coltura si definisce primaria sino alla sua prima subcoltura: a questo
punto diventa linea cellulare primaria.
Subcoltura: raccolta di cellule da una coltura e loro utilizzo per dare inizio ad una nuova
coltura. Questo termine è sinonimo di passaggio.
Linea cellulare: una coltura cellulare che emerge da un espianto primario dopo la prima
sub-coltura. La linea cellulare implica che le colture che ne derivano siano costituite da
cellule originariamente presenti nella coltura primaria.
Linee cellulari a vita finita: resistono in coltura un numero limitato di cicli cellulari; le linee
cellulari che crescono in monostrato risentono dell’inibizione da contatto; fortemente
dipendenti da fattori di crescita presenti nel siero.
Linee cellulari immortalizzate (continue o trasformate): hanno origine da mutazioni
(spontanee o indotte con agenti chimici, fisici o biologici) a partire da colture primarie o da
linee cellulari a vita finita; possono essere ottenute anche da tumori. Presentano minore
dipendenza da fattori del siero e minore inibizione da contatto.
Telomerasi
Enzima che mantiene e stabilizza i telomeri, strutture che terminano i cromosomi
proteggendoli dalla degradazione progressiva che si verifica dopo ogni divisione cellulare.
La telomerasi è una trascrittasi inversa che aggiunge ripetizioni telomeri che alle estremità 3’
dei cromosomi liberati. Dopo vari ciclo di divisione, i telomeri di una cellula normale si
consumano fino ad impedire la replicazione del dna. La cellula diventa secernente, perde la
capacità di dividersi. Nelle cellule germinali, staminali, ed in numerose cellule maligne, la
sovra-espressione della telomerasi mantiene i telomeri, permettendo la continua divisione
cellulare.
Aggiungendo questi telomeri dei cromosomi li protegge dallo sfilacciamento e impedisce
anche a enzimi coinvolti nella degradazione del dna di riconoscere queste parti come danni
da riparare. Man mano che le cellule si dividono, il telomero man mano si accorcia fino ad
esaurirsi. Quando si esaurisce la cellula non può più duplicare e va in morte cellulare
programmata. La lunghezza dei telomeri in un individuo giovane (15-20 kb) sono molto più
accentuati rispetto ai telomeri presenti nelle cellule somatiche di individui anziani (marcatore
surrogato dell’invecchiamento). Per qualsiasi ragione (spontanea o indotta) si può attivare la
telomerasi e quindi anche se i telomeri sono accorciati, l’enzima andrà ad aggiungere dei
frammenti ripetitivi per ripristinare il telomero. Se si attiva viene bloccata la senescenza e si
ha la immortalizzazione, la cellula dà vita finita si trasforma in una cellula immortale.
Trasformazione di una linea cellulare
Possono subentrare anche altre modificazioni a livello del dna. Non ci sarà l’inibizione da
contatto (fenomeno biologico in cui la proliferazione cellulare si arresta quando le cellule
entrano in contatto tra di loro) e una volta che le cellule hanno fatto il loro tappeto, si
osservano dei foci di trasformazione, ovvero delle clusters di cellule simili a quelle tumorali,
che non risentono dell’inibizione da contatto. La prima linea cellulare umana ottenuta è stata
chiamata Hela, cellule uterine, cellule che sono state separate e coltivate, erano cellule
immortalizzate, separate nel 1951. Modello per andare a studiare quello che accade nelle
cellule tumorali, le mutazioni che attivano il gene della telomerasi e anche quelle che
attivano altri processi neurologici che portano alla perdita di inibizione da contatto. Vi è una
correlazione tra un virus che era presente in questa linea cellulare (pappiloma virus), che
andava a immortalizzare queste cellule.
Colture cellulari
Parliamo di un terreno di coltura dove sono presenti nutrienti, sali, soluti, che sono
necessarie per la vita delle cellule. Dobbiamo trattarle in sterilità, in modo da riproporre
l’ambiente presente nei tessuti dove sono state separate. Dobbiamo avere una Kappa in cui
sia possibile manipolare le cellule in sterilità. Anche i contenitori (piastre provette) devono
essere sterili.
Esistono due tipi di colture cellulari: Adese (fibroblasti, epiteliali) e in sospensione (cellule del
sangue). Le cellule Adele crescono aderendo al supporto in cui sono state seminate (cioè
sulla parete della fiasca) crescono formando monostrati (se sono sane, in quanto risentono
dell’inibizione da contatto) o pluristrati (se sono tumorali e quindi non risentono dell’inibizione
da contatto). Le cellule in sospensione sono cellule che non crescono adese alla parete
della fiasca, ma sospese nel terreno di coltura senza aderire ad alcun supporto. Le cellule
adese hanno la tendenza di schiacciarsi tra loro e occupare una parte del contenitore, a
facilitare questo contatto ci sono molecole e proteine che favoriscono l’adesione. Quando si
parla di colture bidimensionali, sé queste sono cellule che crescono in monostrato
cresceranno in due dimensioni e non in alto. La morfologia delle due è differente alcune
sono affusolate appiattite lungo la base del contenitore, quelle in sospensioni sono circolari
perché non si attaccano, solo a seguito della forza di gravità si attaccheranno al contenitore.
Queste possono essere delle monocolture, abbiamo un tipo di cellule.
Co-colture cellulari
Interessano due o più popolazioni di cellule differenti, che possono essere messe a contatto
l’una con l’altra in diversi modi. Ad esempio fibroblasti e cellule e doteliali; cellule stromali e
linfociti; epatociti e fibroblasti; cellule di Schwann e neuroni). Questo ci permette di studiare
in vitro le interazioni che avvengono tra i diversi tipi cellulari appartenenti ad un determinato
tessuto e quindi ci permette di acquisire conoscenze sulla complessità fisiologica e
patologica dei vari tessuti.
Possiamo far sì che queste due popolazioni comunichino tra loro in maniera indiretta: le due
popolazioni non interagiscono fisicamente ma si scambiano, attraverso una membrana
porosa a cui è appoggiata una delle due popolazioni, le varie biomolecole. A loro volta
ricevendo un segnale dalle altre possono rispondere secernendo altri fattori che possono
influenzare le cellule dell’altra popolazione. Oppure possono comunicare in maniera diretta: i
due tipi cellulari sono a contatto l’una con l’altra, quindi oltre alle biomolecole abbiamo anche
l’interazione dei recettori delle due popolazioni, aumenta molto la complessità.
Usando un farmaco nei due tipi di colture cellulari tumorali. Nelle co-colture cellulari indirette
a quella concentrazione dava una mortalità del 30% ma se uso lo stesso farmaco a stessa
concentrazione in una coltura diretta avevo un 10/15%. Abbiamo una maggior interazione di
cellule. Se lo usavo solo nelle cellule tumorali avevo una mortalità di 60%. L’interazione con
cellule tumorali e altre cellule, fa sì che protegga le cellule tumorali dell'effetto citotossico del
farmaco.
Un altro tipo di coltura indiretta è quella di tenere in due contenitori separati le due
popolazioni cellulari e dopo prelevare un po’ di terreno di una coltura e metterlo nell’altra. Le
molecole così vanno sull’altro tipo cellulare, ma la popolazione 2 una volta stimolata
secernerà delle biomolecole che andranno nella popolazione 1. Abbiamo uno scambio di
fattori più complesso perché il tipo cellulare verde emetterà dei fattori che andranno a
perdersi nella complessi di interazione delle biomolecole input output delle due popolazioni.
Le co-colture tridimensionali si distinguono perché se le seminano in placcature (struttura
gelatinosa) che simulano quelle dell’organismo, le cellule possono proliferare e muoversi
nelle tre dimensioni. Più i terreni e le interazioni si avvicinano alla realtà più avremo una
maggior situazi
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Dal tessuto nervoso alle colture cellulari