GAS
La materia può presentarsi in diversi stati fisici, che
dipendono dalle condizioni di temperatura e
pressione a cui si trova. I tre stati fondamentali che
comunemente osserviamo sono il solido, il liquido e il
gassoso. I solidi e i liquidi vengono spesso definiti
stati condensati, poiché le particelle che li
compongono (atomi, molecole o ioni) sono
caratterizzate da una forte coesione e da densità
gas sono
relativamente elevate. Al contrario, i
sistemi chimici che in condizioni ordinarie di temperatura e pressione si trovano nello stato a
densità più bassa, con particelle dotate della massima libertà di movimento in uno spazio
tridimensionale.
I gas, a differenza dei solidi e dei liquidi, non hanno né
forma né volume propri, infatti essi assumono sia la forma
sia il volume del recipiente che li contiene. Questa
caratteristica deriva dal fatto che le particelle sono molto
distanti tra loro, e le forze di coesione intermolecolare sono
trascurabili rispetto all’energia cinetica che le mantiene in
continuo movimento.
Oltre ai tre stati principali, esistono forme di aggregazione
della materia che si manifestano in condizioni più
particolari, spesso difficilmente osservabili sulla Terra, ma
di grande importanza teorica e applicativa.
Il plasma è considerato il quarto stato fondamentale della
materia. Si tratta di una miscela di particelle cariche, costituita da atomi o molecole ionizzate
ed elettroni liberi, che si comporta in modo profondamente diverso dai gas neutri. Il plasma
non solo conduce elettricità, ma risponde anche ai campi magnetici e possiede proprietà
collettive molto complesse. È lo stato più diffuso nell’Universo: stelle, nebulose e gran parte
della materia cosmica si trovano in forma di plasma. Sulla Terra può essere prodotto
esempio nelle lampade al neon, nei reattori a fusione controllata o nei
artificialmente, ad
processi al plasma utilizzati in chimica e tecnologia dei materiali.
Accanto a esso, la ricerca scientifica ha portato all’individuazione di altri stati esotici,
osservabili solo in condizioni molto particolari:
Superfluidi = liquidi in grado di scorrere senza attrito, come l’elio liquido raffreddato a
➢ temperature prossime allo zero assoluto.
Superconduttori = materiali che, al di sotto di una certa temperatura critica,
➢ conducono corrente elettrica senza alcuna resistenza.
Cristalli liquidi: sostanze con proprietà intermedie tra liquidi e solidi, capaci di
➢ orientare le proprie molecole in maniera ordinata ma mantenendo fluidità.
Fluidi supercritici = stati in cui gas e liquidi diventano indistinguibili, superando il
➢ punto critico. Hanno importanti applicazioni industriali, come nell’estrazione della
caffeina con anidride carbonica supercritica.
Condensato di Bose–Einstein (BEC): ottenuto raffreddando atomi bosonici a
➢ temperature prossime allo zero assoluto, in cui le particelle si comportano come un
unico super-atomo quantistico.
Giulio Iozzi 1
Condensato di Fermi = analogo al BEC, ma formato da particelle fermioniche (come
➢ elettroni o neutroni), con proprietà quantistiche peculiari e distinte.
Per comprendere il comportamento dei gas, la chimica e la fisica si basano sulla teoria
cinetica molecolare. Essa descrive i gas come sistemi costituiti da un gran numero di
particelle in continuo movimento. Secondo questa teoria, gli atomi o le molecole di un gas:
si muovono con moto rettilineo uniforme fino a quando non urtano contro un’altra
➔ particella o contro le pareti del recipiente;
possiedono una energia cinetica media che
➔ dipende dalla temperatura assoluta del
sistema: maggiore è la temperatura, più
elevata è la velocità delle particelle;
durante gli urti, interagiscono attraverso
➔ forze di attrazione o repulsione dovute alle
interazioni intermolecolari;
pur avendo una massa e un volume propri,
➔ queste grandezze sono talmente piccole
rispetto alle distanze interparticellari che, in
prima approssimazione, possono essere
trascurate.
Il comportamento reale delle particelle gassose è complesso, perché entrano in gioco
interazioni e variabili difficili da trattare. Per questo motivo, al fine di descrivere in modo più
semplice il comportamento dei gas, la teoria cinetica introduce una serie di ipotesi
gas ideali. Tale modello, sebbene non
semplificative, che portano al modello dei
perfettamente realistico, risulta estremamente utile e valido in un ampio intervallo delle
condizioni sperimentali (pressione, volume e temperatura).
GAS IDEALI O PERFETTI
Nello studio dei gas si introduce un modello semplificato, chiamato gas ideale (o perfetto),
che permette di descrivere il comportamento di queste sostanze con grande facilità
matematica.
Un gas ideale è concepito come un insieme di particelle puntiformi, cioè prive di volume
proprio e con la massa concentrata in un punto geometrico dello spazio. Esse non
interagiscono tra loro, né con le pareti del recipiente, se non durante gli urti. Gli urti, inoltre,
vengono considerati perfettamente elastici, ovvero avvengono senza perdita di energia.
In questo modello non sono previsti fenomeni di condensazione o solidificazione, qualunque
siano le condizioni di temperatura e pressione. Un gas ideale, dunque, resta sempre nello
stato gassoso.
Naturalmente nessun gas reale soddisfa pienamente queste condizioni, ma a pressioni non
troppo elevate e temperature non troppo basse molti gas si comportano in maniera
sufficientemente simile al modello ideale, al punto che la sua applicazione risulta
estremamente utile.
Giulio Iozzi 2
Storicamente, il comportamento dei gas fu studiato attraverso esperimenti che portarono
all’enunciazione di alcune leggi empiriche. Queste leggi, scoperte tra il XVII e il XIX secolo,
misero in relazione le principali variabili di stato: pressione, volume e temperatura.
1. Legge di Boyle-Mariotte → Fu la prima legge dei gas,
enunciata da Robert Boyle nel 1662 (e successivamente
da Mariotte in Francia). Essa afferma che, per una quantità
fissa di gas mantenuta a temperatura costante, il prodotto
della pressione per il volume rimane costante:
PV = K
Questo significa che, se il volume di un gas diminuisce, la
sua pressione aumenta in modo proporzionale, e
viceversa.
In un diagramma cartesiano P-V, la relazione viene
rappresentata da una curva isoterma a forma di iperbole
equilatera. Quindi a diverse T le variazioni di P in funzione
di V della stessa quantità di gas saranno rappresentati da una serie di curve
isoterme.
2. Leggi di Charles, Volta e Gay-Lussac → Gli studi successivi portarono alla
scoperta di altre due relazioni fondamentali tra le variabili dei gas, entrambe legate
alla temperatura:
1) Prima legge, detta anche legge isobara: A pressione costante, il volume di
un gas varia linearmente con la temperatura.
In termini pratici, se la temperatura aumenta, il volume si espande; se
diminuisce, il volume si riduce.
Il grafico della relazione V–T mostra una
linea retta. Prolungando questa retta fino a
volumi nulli, si ottiene un valore teorico di
temperatura a cui il volume dovrebbe
annullarsi: –273,15 °C, ossia lo zero
assoluto. Questo risultato, ottenuto per
estrapolazione, non è mai stato raggiunto
sperimentalmente, ma rappresenta un
limite fondamentale della fisica.
Quindi il volume è proporzionale alla temperatura.
L’equazione può essere espressa
come:
Giulio Iozzi 3
2) Seconda legge, detta legge isocora: A volume
costante, la pressione di un gas cresce linearmente
con la temperatura.
Anche in questo caso, riducendo la temperatura si
osserva una diminuzione della pressione, fino a
tendere a zero allo zero assoluto.
Quindi la pressione è proporzionale alla
temperatura.
Mettendo insieme le leggi di Boyle, Charles e Gay-Lussac, si ottiene una relazione generale
che lega pressione, volume e temperatura per una certa quantità di gas.Questa relazione è
equazione di stato dei gas ideali:
nota come PV = nRT
Dove:
P, pressione del gas;
V, volume;
n, numero di moli;
R, costante universale dei gas (8,314 J·mol⁻¹·K⁻¹);
T, temperatura assoluta (in Kelvin).
L’equazione mostra che, per un gas
ideale, conoscendo due variabili di stato e
la quantità di sostanza, è possibile
determinare la terza.
Un esempio sperimentale classico
riguarda 1 mole di gas a pressione di 1
atm: a 0 °C il volume occupato è 22,414
litri (volume molare standard), mentre
portando la temperatura a 100 °C il
volume aumenta fino a circa 30,6 litri.
Giulio Iozzi 4
I valori della costante universale dei gas, R, possono essere espressi o in atmosfere per litri,
spesso molto utilizzata, ma non essendo unità del sistema internazionale è meglio
esprimerla in pascal per metri cubici, i quali corrispondono al joule (j).
Unità di misura Equivalenza Unità di misura Equivalenza
1 atm (atmosfera standard) = 101325 Pa = 101.325 kPa 1 L (litro) = 1000 mL = 1000 cm³
1 atm = 760 mmHg = 760 torr 1 L = 0.001 m³
1 atm ≈ 1.013 bar 1 m³ = 1000 L
1 bar = 100000 Pa = 100 kPa 1 cm³ (o cc) = 1 mL
1 Pa (Pascal) = 1 N/m²
1 mmHg (millimetro di mercurio) ≈ 133.322 Pa
1 torr = 1 mmHg (≈ 133.322 Pa)
GAS REALI
Per comprendere il comportamento dei gas reali, possiamo partire da un semplice
esperimento concettuale. Immaginiamo di avere un
recipiente con una parete mobile, assimilabile a un
cilindro con un pistone scorrevole, che contiene una
mole di anidride carbonica (CO₂) a temperatura
costante di 273,15 K (0 °C) e a pressione di 1 atm. In
queste condizioni, il gas occupa un volume di 22,414
litri, proprio come previsto dall’equazione di stato dei
gas ideali.
Se ora aumentiamo la pressione fino a 1,5 atm,
mantenendo costanti la temperatura e la quantità di
gas ideale il volume teorico calcolato
sostanza, per un
sarebbe di 14,932 L. Tuttavia, sperimentalmente si
osserva che il volume reale della CO₂ è leggermente
inferiore a quello previsto. Questo accade perché, a
pressioni più elevate, le molecole non sono più indipendenti come ipotizzato nel modello del
gas ideale, ma interagiscono tra loro tramite forze intermolecolari.
Giulio Iozzi 5
In particolare, nella CO₂ prevalgono le forze
di attrazione tra le molecole (forze di Van
der Waals), che tendono ad avvicinarsi e ad
addensarle, riducendo così il volume
occupato rispetto a quello ideale. Se si
ripete l’esperimento variando la pressione e
si riportano i dati su un grafico che
rappresenta il prodotto PV in funzione della
pressione, si nota chiaramente che,
all’aumentare di P, il comportamento del
gas si discosta sempre di più da quello
ideale.
Quando invece la pressione diminuisce, il
gas si rarefà, le molecole si allontanano e le interazioni tra di esse diventano sempre più
deboli. In queste condizioni, il comportamento del gas reale tende a coincidere con quello
del gas ideale: il prodotto PV tende a un valore costante e uguale per tutti i gas, dimostrando
che l’equazione PV = nRT è valida come limite del comportamento dei gas reali a pressioni
molto basse.
Il confronto tra diversi gas mostra che ciascuno devia in
modo caratteristico dal comportamento ideale, a causa delle
differenze nelle forze intermolecolari. Ad esempio,
l’ossigeno presenta forze attrattive più deboli rispetto alla
CO₂, per cui la curva che rappresenta PV in funzione di P
risulta meno pendente. Il neon, invece, essendo un gas
nobile con interazioni molto deboli, a pressioni elevate
occupa un volume maggiore rispetto ad altri gas, perché in
esso prevalgono le forze repulsive dovute alla vicinanza tra i
gusci elettronici.
Per i gas reali, l’equazione di stato dei gas perfetti, è valida
solo a pressioni molto basse e temperature sufficientemente alte, cioè quando le forze
intermolecolari e il volume delle particelle diventano trascurabili.
EQUAZIONE VIRIALE
Nella maggior parte dei casi, si considera un sistema costituito da una sola mole di gas. In
un esperimento di questo tipo, si rappresenta sull’asse delle ordinate (asse Y) il valore del
fattore di comprimibilità Z (detto
rapporto PV/RT. Questo rapporto prende il nome di
anche fattore di compressione), e descrive semplicemente il comportamento del gas reale
rispetto a quello ideale. Z = PV / RT
Nel caso di un gas ideale, il prodotto PV è sempre uguale a RT, e quindi Z = 1 in qualunque
condizione di temperatura e pressione. Tuttavia, per un gas reale, questo rapporto può
discostarsi dall’unità, poiché entrano in gioco le forze intermolecolari (attrattive e repulsive) e
il volume effettivo delle molecole.
Giulio Iozzi 6
Se Z < 1, allora PV < RT → il gas si comprime più facilmente rispetto al
➢ comportamento ideale. In questo caso prevalgono le forze di attrazione tra le
molecole, che tendono ad avvicinarsi, riducendo il volume effettivo.
Se Z > 1, allora PV > RT → il gas si comprime con maggiore difficoltà rispetto
➢ all’idealità, perché prevalgono le forze di repulsione tra le
molecole, dovute alla loro vicinanza a pressioni elevate.
Il diverso andamento del fattore Z per gas come H₂, He, NH₃, CH₄ e
C₂H₄ ad alte pressioni deriva proprio dall’equilibrio tra forze
attrattive e repulsive.
- Per gas come NH₃, CH₄ e C₂H₄, inizialmente si osserva che
Z < 1 per pressioni inferiori a circa 400 atm, indicando la
prevalenza delle forze di attrazione. Tuttavia, al crescere
della pressione (P > 400 atm), Z diventa maggiore di 1,
segno che le forze di repulsione diventano dominanti,
poiché le molecole vengono spinte molto vicine tra loro.
- Al contrario, per gas come H₂ e He, il fattore Z è sempre
maggiore di 1 a qualsiasi pressione, perché in questi casi le
forze di repulsione intermolecolare prevalgono sempre su
quelle attrattive.
Se si considera lo stesso gas a diverse temperature, si osserva che l’andamento di Z
cambia con la temperatura. Al crescere della temperatura (T), le forze attrattive diventano
via via meno significative, mentre quelle repulsive tendono a
prevalere, portando il valore di Z a essere maggiore di 1 in quasi
tutte le condizioni.
Esiste però una particolare temperatura, detta temperatura di
Boyle (Tᴮ), alla quale le forze attrattive e repulsive si bilanciano
perfettamente. A questa temperatura il gas mostra un
comportamento molto simile a quello ideale per un ampio intervallo
di basse pressioni, poiché Z ≈ 1.
L’equazione viriale è in grado di descrivere con buona accuratezza il
comportamento dei gas reali anche a pressioni elevate, dove la
legge dei gas ideali non è più valida.
L’andamento del fattore Z in funzione della pressione varia da gas a
gas, ma a basse pressioni le differenze tra i vari gas tendono a ridursi fino a scomparire nel
limite in cui P →0, cioè quando le molecole sono così lontane da non interagire più tra loro.
L’equazione dei gas ideali è: PV = RT
dove:
V , rappresenta il volume molare, cioè il volume occupato da una mole di gas.
Tuttavia, i gas reali non seguono perfettamente questa legge, poiché le molecole
interagiscono tra loro tramite forze di attrazione e repulsione e possiedono un volume
proprio. Per descrivere il loro comportamento in modo più accurato, si introduce
un’espressione più generale chiamata espansione in serie di viriale, che corregge
l’equazione dei gas ideali.
Giulio Iozzi 7
L’equazione generale è scritta come:
PV = A(T) + B′(T)P + C′(T)P² + ...
In questa forma:
A(T), B′(T), C′(T) sono funzioni della temperatura chiamate coefficienti viriali, esse tengono
conto delle deviazioni dal comportamento ideale;
a pressioni molto basse i termini con P, P², … diventano trascurabili, e quindi PV ≈ A(T).
Poiché la pressione e il volume sono inversamente proporzionali, la serie può essere
espressa in funzione di 1/V :
PV = A(T) + B(T)(1/V ) + C(T)(1/V )² + ...**
Questa forma è più utile sperimentalmente, perché il volume molare è una variabile
facilmente misurabile.
Raccogliendo il termine A(T), si ottiene una forma più compatta:
PV = A(T) [1 + B(T)(1/V ) + C(T)(1/V )² + ...]
Qui è evidente che il comportamento reale del gas si ottiene moltiplicando il termine ideale
(A(T)) per una correzione che dipende dal volume molare.
Quando la pressione tende a zero (oppure il volume tende all’infinito), le molecole diventano
così distanti da non interagire più tra loro. In questo caso:
lim P→0 PV = A(T) = RT
lim V→∞ PV = A(T) = RT
Ciò significa che, a basse pressioni, il gas reale si comporta come un gas ideale.
Dividendo l’equazione per RT, si ottiene:
(PV ) / (RT) = 1 + B(T)(1/V ) + C(T)(1/V )² + ...
Considerando anche il fattore di compressibilità l’espressione diventa:
Z = 1 + B(T)(1/V ) + C(T)(1/V )² + …
descrive matematicamente quanto e come un gas reale si discosta dal comportamento
ideale in funzione della temperatura e del volume molare.
Quando i termini correttivi B(T), C(T), ecc. sono molto piccoli (cioè a basse pressioni o alte
temperature), il gas reale si comporta in modo quasi ideale.
Giulio Iozzi 8
EQUAZIONE DI STATO DI VAN DER WAALS (NEL COMPITO)
L’equazione di stato di Van der Waals rappresenta un importante tentativo di correggere
l’equazione dei gas ideali per poter descrivere in modo più realistico il comportamento dei
gas reali. Essa n