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Cesare Brandi

Martedì 3-12-19 domenica 15 dicembre 2019 17:39

Nasce nel 1906, si laurea in lettere nel 1928 e muore nel 1988.

È uno scrittore, teorico e critico d'arte che farà dei ragionamenti traversarli arrivando a definire il concetto di unità metodologica. Dirà che in realtà, a prescindere dal tipo di arte, se il metodo di restauro è valido può essere applicato a qualsiasi forma di arte stessa. Vive entrambe le guerre e assorbe le influenze filosofiche del periodo. Nel 1938 fonda l'ICR (Istituto Centrale del Restauro) che oggi si chiama Istituto superiore per la conservazione ed il restauro, che è volto alla formazione dei restauratori nel senso stretto del termine. Brandi dirige l'ICR fino al 1961.

Entra a far parte dell'accademia dei Lincei, di San Luca di Roma, di quella Clementina di Bologna e di quelle di Cherubini e delle Arti del disegno di Firenze. Realizza una serie di opere che si riferiscono tanto all'arte quanto all'architettura, ad esempio, studierà il periodo barocco arrivando a produrre un libro nel 1970 su Pietro da Cortona, Borromini e Bernini. Scriverà poi altri libri fino a dedicarsi completamente al restauro a partire dagli anni '60; si dedicherà inoltre, alla fondazione e direzione di alcune riviste.

Cesare Brandi è influenzato dal pensiero di Benedetto Croce, infatti parlerà di opera d'arte come intuizione ed espressione, cioè come qualcosa che non va più a limitare la realtà ma che è l'intuizione che riceve un artista nel momento in cui osserva l'ambiente intorno o vuole esprimere se stesso, ed esprime infatti attraverso l'espressione il suo mondo interiore o la sua intuizione nelle opere d'arte che si concretizza in materiale fisico.

L'opera è realtà pura, cioè qualcosa che nel momento in cui non è più imitativa non rappresenta una realtà uguale a quella che vediamo ma è la realtà di chi vive le cose e che le esprime attraverso una espressività artistica che non si rifà per forza al figurativismo. Quindi, questa parte che viene fuori da ogni artista è intoccabile e proprio per questo si può andare a restaurare soltanto la materia e non l'epifania dell'immagine che l'artista trasmette attraverso la sua creazione artistica. L'opera d'arte è indivisibile e secondo il pensiero di Cesare Brandi è un intero, non un totale. Dunque guardandola in questo modo si può arrivare a definire ciò che lui chiamerà l'unità potenziale dell'immagine.

Altro concetto molto importante che lui introduce è legato al fatto che un romanzo storico è qualcosa che comunque ha una sua valenza, perché è un pezzo di storia che guardato con gli occhi dello storico, e quindi con gli occhi dell'attualità, e che allo stesso modo può essere paragonato nel mondo dell'architettura al restauro critico, perché questo può condurre a suo avviso, a risultati più significativi rispetto anche a quelli che si ottengono tramite il restauro filologico-conservativo. Si arriva quindi ad affermare che non solo l'approccio filologico-scientifico sia attuabile anzi, questo approccio ha dei grossi limiti, perché racconta una storia del passato dove però la contemporaneità non subentra, poiché l'architetto-filologo o il restauratore-scientifico, tendono a ricomporre l'opera come essa è stata in passato senza introdurre elementi di attualità.

Il restauro di C. Brandi

Il restauro, come egli dice, è atto critico. Va inteso come "momento metodologico del riconoscimento dell'opera d'arte, nella sua consistenza fisica e nella sua duplice polarità estetica e storica, in vista della sua trasmissione al futuro". Quindi, lui non parla di regole fisse da seguire, domina il concetto del caso per caso e dice che l'unico modo per approcciarsi al restauro è quello di definire un metodo, che può valere per architettura, scultura e pittura.

Momento metodologico del riconoscimento nell'opera d'arte. Se non si riconosce l'opera d'arte non si può intervenire, infatti quando si parla di restauro critico i pensatori si concentrano solo sull'opera d'arte, cioè quell'opera che ha contestualmente un valore storico e un valore artistico e questa, non è tale se non ha un valore artistico. Se non si riconosce l'opera d'arte e, di conseguenza non si giudica, non si può arrivare ai passi successivi, infatti, il riconoscimento dell'opera d'arte può avvenire nella sua consistenza fisica, quindi la materia, che da questo momento in poi assume un valore sempre più importante. È per questo che bisogna proteggere i valori documentali quanto i valori artistici. Nell'opera d'arte va privilegiata l'istanza estetica, quest'ultima è molto importante perché la sua artisticità che rende un'opera "opera d'arte". Occorre inoltre, salvaguardare le condizioni ambientali dell'opera, in quanto essa è inerita in un contesto.

Statua equestre di Domiziano/Nerva

Statua equestre di Domiziano/Nerva (I sec. d.C.) Napoli, Castello di Baia.

L’intervento conservativo sui frammenti bronzei rinvenuti nel 1968 a Miseno assume un nuovo e più ampio significato grazie all’invenzione, propriamente di restauro, del supporto espositivo, opera dell’arch. P. Martellotti, fondato su una concezione realmente critica e creativa del restauro.

Questa statua è uno degli emblemi dell'approccio critico, che tende a ricomporre una nuova unità dell'immagine. Quella che Bonelli chiamerà la vera forma e che Brandi chiama l'unità potenziale. Questa struttura è studio anche della Gestalt Psychology, i quali affermano che vedendo in maniera sconnessa la testa del cavallo piuttosto che il corpo di Domiziano/Nerva, senza elementi che la ricompongono l'osservatore è destabilizzato, psicologicamente si trova in una situazione di incertezza e di confusione. Se invece viene ricomposta in maniera concreta, rispettando i moderni principi del restauro, quindi attualità espressiva, cioè distinzione tra vecchio e nuovo piuttosto che minimo intervento, l'osservatore si trova in una situazione di stabilità psicologica.

Lacuna

Partendo dalle riflessioni fatte dalla Gestalt e dalle ripercussioni che "le interruzioni del testo figurativo" hanno a livello percettivo, Brandi si sofferma su ciò che si faceva in pittura all'epoca (e che si fa ancora oggi), cioè, riflette sul tema della tinta neutra dicendo che la tinta neutra è il miscuglio di una serie di colori (quelli prevalenti) che sono all'interno di un dipinto, e che creano una tinta piatta che poi viene usata laddove esiste la lacuna ed è qualcosa che non rende giustizia in termini di percezione dell'immagine. Si tratta di un metodo insufficiente e che bisogna in qualche modo sostituire, perciò inventa un nuovo metodo, il rigatino o tratteggio, tecnica che si applica con delle pennellate molto sottili tutte effettuate nella stessa direzione, con colori simili a quelli originali ma si distinguono e consentono allo spettatore di percepire l'unità dell'immagine.

Vergine col Bambino

Vergine col Bambino, Tuscania (VT) - 1977 - P. e L. Mora, P. Philippot

Reintegrazione delle lacune, in fase di esecuzione, con la tecnica del ‘tratteggio’ o ‘rigatino’.

Santa Maria della Pietà

Santa Maria della Pietà - Viterbo

Restauro degli affreschi di Lorenzo da Viterbo, consistente nella ricomposizione dei frammenti d’intonaco, a cura dell’ICR, e nella reintegrazione pittorica delle lacune con la tecnica del ‘rigatino’.

Crocifisso del Cimabue

Crocifisso del Cimabue - 1978 - U. Baldini

Cimabue (fine XIII sec.), Crocifisso (Firenze, Museo dell’Opera di Santa Croce). Particolare con la Vergine, dopo il restauro di reintegrazione eseguito col criterio della ‘astrazione cromatica’.

Nessuna imitazione o ‘competizione’ nei confronti del tessuto originale, ma subordinazione a quest’ultimo e al suo ductus pittorico, ricurvo e avvolgente nell’aureola, disteso e piano sul panneggio, che induce un corretto ed efficace equilibrio tra il carattere filologicamente ‘diacritico, cioè distintivo, dell’intervento e il rispetto della complessa figuratività dell’opera.

Ciascuna pennellata è portatrice di un colore che andrà a comporsi divisionisticamente con gli altri colori selezionati per ottenere l’effetto cromatico voluto. Tecnica, questa, molto diversa dal ‘rigatino’ brandiano.

Baldini opera inserendo nella parte lacunosa un nuovo ductus pittorico, ovvero delle pennellate che non cadano proprio nell'imitazione. Studia l'opera e definisce il colore giusto per andare a intervenire, non facendo una macchia piatta ma creando qualcosa che vada ad avvolgere l'immagine stessa. Realizza delle interpretazioni che si fondano su una puntuale conoscenza della percezione e dei risultati della percezione che l'uomo vive in maniera spontanea, e porta a proporre un nuovo metodo. Baldini studia molti

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/19 Restauro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francesca98_98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Restauro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cagliari o del prof Giannattasio Caterina.
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