Letteratura teatrale
Professoressa Francesca Castellano 2021-2022, corso magistrale in filologia moderna
Monografia su Goldoni. Testi presenti su moodle (conviene prendere questi perché sono le edizioni che le vanno bene)
- La locandiera (ce l’abbiamo ma è meglio se ci presentiamo con l’edizione che vuole lei e che è su moodle)
- Il ventaglio
- L’officina sperimentale di Carlo Goldoni, Giulia Tellini
Prendere in biblioteca o comprare
- Gli innamorati (controllare quale edizione vuole, se non erro quella dell’edizione nazionale)
- Siro Ferrone, La vita e il teatro di Carlo Goldoni. Editore Marsilio, 2011: teatro-di-carlo-goldoni-di-siro-ferrone oppure libro
Sono invece presenti molti e diversificati riassunti su ognuna delle tre commedie affrontate, che potremo stampare per avere un’idea generale dopo la lettura dei testi.
Durante il corso la Professoressa citerà passi di lettere o edizioni critiche che io ho trascritto direttamente sugli appunti o trovato su internet e qui incollati. Ho anche preso i riferimenti fatti al libro della Tellini e a quello di Ferrone, ma durante le lezioni ha sempre detto che è bene integrare tutto, perché essendo il corso corto dà per scontate tante cose, come la vita dell’autore, e le lacune che abbiamo anche dal punto di vista contestuale possono essere sanate coi libri.
Lezione I
Il corso si basa sulla lettura di Goldoni. Goldoni è un autore caro a Firenze perché è studiatissimo dai docenti del nostro ateneo. Questo corso è un omaggio al passato, al presente e al futuro, tentando di far coincidere il gusto dei vecchi e dei giovani.
Il corso è di letteratura teatrale quindi leggeremo i testi di Goldoni. Dovremo leggere direttamente i testi. Leggeremo La Locandiera; Gli innamorati (necessaria alla comprensione di una delle epoche goldoniane, di cui parleremo, questo sarà l’unico testo non caricato su moodle); Il Ventaglio (ultimo Goldoni, un Goldoni reietto, anche della critica ma che secondo la Castellano ha ancora tanto da dire). Su moodle ci sono tutte le edizioni consigliate, alcune da comprare, altre caricate direttamente su moodle. Vanno prese o comprate e lette, le chiede all’esame, sarà un esame sui testi.
La lettura dei testi è fondamentale, gran parte del corso è dedicata alla lettura e all’analisi dei tre testi. Le tre opere appartengono a tre opere differenti della vita di Goldoni e sono anche linguisticamente diverse tra loro.
Per quanto riguarda gli scritti critici useremo il sostegno di alcuni manuali:
- Siro Ferrone, La vita e il teatro di Carlo Goldoni. Editore Marsilio, 2011, presente in tutte le biblioteche, se vogliamo lo compriamo e sennò lo prendiamo in biblioteca. Questo libro andrà letto per intero ed è necessario per l’avvicinamento a Goldoni perché è un pilastro per gli studi goldoniani. Affresco su Goldoni, dall’inizio alla fine.
- Giulia Tellini, L’officina sperimentale di Carlo Goldoni, 2021. Rende bene l’idea dell’officina dello scrittore di teatro che si nutre di relazioni. Saggio critico incentrato sul testo letterario. Il testo è caricato su moodle e sceglieremo a fine corso quali capitoli leggere. Dedicato dal 1751 al 1753, dedicato a un unico biennio goldoniano.
È un periodo straordinario anche grazie all’appoggio del pubblico veneziano, non facile da conquistare e che regalerà al poeta un’illusione, presto destinata a estinguersi, di un mutamento sociale. Qua entriamo nel cuore della missione teatrale goldoniana, che ha una funzione sociale, che ha dovere di farsi specchio del mondo e divenire strumento di promozione sociale. Questo biennio è fondamentale, a cui appartiene La Locandiera. Concentrato su solo due anni, segnati da un incontro importante, nel 1751, con Maddalena Marliani, la Mirandolina della Locandiera, l’attrice che trasmette a Goldoni un rinnovato slancio innovativo. Stenderà in questo biennio 17 commedie, tra cui La Locandiera, rilette da Tellini nel saggio. Sono fondamentali perché ci permettono di far luce su un dato fondamentale, il rapporto attivismo e innovativo dello scrittore con gli attori, strumenti attivi, fonti di ispirazione ineludibile per Goldoni e al contempo la commedia goldoniana è intrisa di riferimenti letterari.
Goldoni è un autore sperimentale, problematico, continuamente alla ricerca di una forma vitale, il Galileo della nuova letteratura, sperimenta nuove forme in sintonia con i gusti del pubblico. Il testo ha una vita dialogica di rapporto col pubblico, e Goldoni ha le idee chiare su ciò che intende per ‘teatro’ e vuole dare un insegnamento (ricollegandosi alla vocazione classica e antica del teatro) col sorriso. Vuole sperimentare con le idee chiare. Ne ‘L’autore a chi legge’ Goldoni si inserisce nella tradizione, la rinnova è sperimentale, ma un grande classico al tempo stesso.
C’è un altro testo ‘Le maschere di Goldoni’ della Turchi, che non ha messo in programma perché sarebbe stato troppo ma di cui ci parlerà a lezione perché è importante. Il testo analizza da vicino tutte le maschere che Goldoni indossa nelle lettere, nelle prefazioni e ne codifica gli atti e le intenzioni.
Modalità d’esame
Orale. L’esame parte da una domanda introduttiva, di ampio respiro, magari sulla sua formazione, gli anni parigini, comunque argomenti generali. Dopo la domanda di carattere introduttivo, si passa al testo, cioè un colloquio su una delle tre commedie che leggeremo, è difficile che le chieda tutte e tre dato lo scarso tempo. Lei desidera che alla fine si sappia muoverci autonomamente all’interno dell’opera goldoniana, potrà dunque capitare che si chieda di leggere insieme un testo, dobbiamo averlo all’esame. L’esame si svolgerà a partire da Gennaio, perché a Dicembre è una sessione straordinaria e lei segue le regole (quindi non ce lo fa dare ad aprile, col ca).
Inizia la spiegazione, il corso. Goldoni è noto alla storia letteraria, del teatro e della letteratura teatrale soprattutto per la genialità della riforma teatrale. È uno scrittore sperimentale, riformatore, un innovatore della nostra tradizione. Il suo percorso nella letteratura Italia e nella letteratura teatrale del 1700, secolo del teatro, è segnata in primo luogo dalla proposta lungamente maturata di una riforma, cioè una pervasiva azione di rinnovamento all’interno del teatro comico. Questa maturazione goldoniana avviene in un preciso tempo, in una stagione decisiva, quella del ‘700 veneziano, quindi in una geografia e in un tempo specifici.
Si tratta di una stagione economico politica e sociale decisiva caratterizzata da straordinari mutamenti sociali di cui il teatro di Goldoni si fa interprete, con il diffondersi della riflessione illuministica. Di questa riforma teatrale di cui siamo chiamati a parlare Goldoni è l’interprete principale. Le principali notizie che abbiamo circa la nascita della riforma provengono proprio dalla voce di Goldoni, che è apologeta della propria riforma, cioè propugnatore della riforma. In diversi suoi scritti, nelle premesse alle edizioni scritte delle sue commedie e poi nell’autobiografia Goldoniana, Le Memoir, in francese e scritte negli anni parigini, un racconto a posteriori della sua formazione, della sua vita, i caratteri salienti della sua riforma teatrale e gli ultimi anni dell’esilio parigino, si accredita come protagonista del rinnovamento del teatro comico italiano. È il fautore di una modernizzazione profonda anche delle tecniche teatrali. Cambia radicalmente anche il valore che a teatro avrà la parola scritta.
Si fronteggiano da un lato le convenzione, gli stereotipi della vitalissima commedia dell’arte, quel groviglio espressivo che condizionerà la pagina goldoniana, e dall’altra la straordinaria novità del teatro goldoniano, il nuovo teatro fondato sul rapporto, sulla cura che Goldoni pone ai testi, ma anche alle persone, agli attori, ai personaggi. Un teatro nuovo costruito su una sapiente nuova cura in grado di dialogare con una tradizione sia antica sia recente, con lo sguardo rivolto verso l’Europa. È un autore europeo, non solo nazionale, da tutti i punti di vista ed è un fatto straordinario, se si pensa al legame strettissimo che Goldoni ha con Venezia. Gli studi più recenti sono stati rivolti a Goldoni dalla commedia dell’arte delle origini sino all’esilio, agli ultimi anni, sottolineando la convivenza in Goldoni da un lato della ricerca inesausta di riforma con la ripresa rispettosa delle convenzioni teatrali e dall’altro il teatro musicale. Non è un autore che scardina totalmente le convenzioni teatrali. Le commedie nuove pareggiano sempre di numero le commedie e i testi che si collocano all’interno di un teatro più tradizionale.
C’è un teatro nuovo, di punta e di paripasso il più tradizionale repertorio d’autore. Quella goldoniana è un’officina sperimentale. Ci sono circa 200 commedie pervenute complessivamente di cui 49 sono commedie a soggetto, con compresenza di antico e nuovo. Il passaggio tra vecchio e nuovo avviene con lentezza, con grande gradualità in questo scrittore, persino con quella che alcuni critici hanno definito, una aurea di ambigua convivenza tra pratiche teatrali diverse. Convivenza di nuovo e di antico. All’interno di questo itinerario mosso e quindi difficilmente decodificabile Goldoni si fa lucido, preciso auto promotore delle proprie opere. Saranno sempre caldeggiate dall’autore. La sua interpretazione del teatro contemporaneo rimane il tramite fondamentale per leggere e interpretare le opere goldoniane, lo spunto ce lo dà proprio lui, tra le righe.
All’interno della frastagliata carriera che conta circa 200 commedie esiste una dorsale luminosa che è quella delle commedie nuove, grandi capolavori che sono sentinelle della vocazione dello scrittore, dalla Locandiera, alla Bottega del Caffè, agli Innamorati, alla Trilogia della villeggiatura, fino agli anni parigini. Fondamentale legame col proprio tempo ma anche con Venezia, ambientazione privilegiata. Gran parte delle commedie sono veneziane, perché Venezia è la sua città natale ma non solo, perché Venezia rappresentava il mondo, lo scenario prevalente e necessario da osservare per lo scrittore per poi proiettarlo sull’orizzonte ambiguo e carnevalesco del teatro che diventa specchio rifratto e ritorno del mondo.
La formazione
Per studiarla in maniera approfondita Goldoni nasce il 25 Febbraio a Venezia nel 1707, nasce da una famiglia di origine modenese, i suoi studi saranno all’inizio condizionati dagli inquieti spostamenti del padre, Giulio Goldoni. Prima frequenterà le scuole dei gesuiti, prima a Perugia, poi a Rimini, poi entra in collegio a Pavia per svolgere studi giuridici (strano!) dove starà due anni per poi essere espulso per una satira sulle donne. È inquieto nell’animo, alla ricerca del proprio spazio nel mondo, del proprio luogo. Non sa quale sarà l’esito della sua sorte. Conoscerà a Chioggia nel 1728 un periodo di stabilità e nel 1729 verrà nominato vivace cancelliere a Feltre. Gli studi giuridici saranno legati alla scrittura teatrale. Il teatro compare, fa capolino sin dagli esordi, infatti al 1730 è databile la prima composizione di alcuni intermezzi (legame musica e teatro).
Goldoni nei Memoir: l’autore ormai 80enne racconta la storia della propria vocazione, ci parla della sua passione teatrale parlando di alcuni aneddoti, alcuni episodi. Sono importanti per far luce anche sugli esordi della vocazione teatrale.
Genesi della passione teatrale
Goldoni racconta nei Memoir che nell’Aprile del 1721 fu costretto a una fuga rocambolesca da Rimini per tornare a Chioggia e si imbarcò con una compagnia di comici e che lo guiderà verso la sua passione. Lettura dalla prima parte dei Memoir “i comici formavano una compagnia piacevole a vedersi, 12 persone, attori e attrici, un suggeritore, un macchinista, un custode degli attrezzi, cuoche, bambini, animali ecc, era l’arca di Noè. La barca era grande con grandi compartimenti e ogni donna aveva la nicchia con le tende, tutti erano sistemati. Per colazione tutti si radunarono intorno a un tavolo ovale ricco di cibi, l’attrice voleva il brodo ma non c’era e si infuriò si cercò di calmarla col cioccolato, era brutto e di cattivo carattere. Giocarono a carte. Poi pranzo, maccheroni”.
Siamo introdotti in un mondo che ci appare nello stile concitato di questo racconto sul filo della memoria carico di vitalità, allegria, animato dalla bizzarria e dalle bizze delle attrici, da un clima di spensieratezza, una ventata di freschezza che colpisce Carlo, che la avverte come affascinante. Ma una brusca torsione avverrà l’anno seguente, quando Goldoni cerca una sistemazione nel mondo che non può essere solo quella teatrale, brama la possibilità di vedere rappresentanti alcuni testi, inizia a scrivere tragi-commedie, ma c’è un evento, un punto di rottura fortissima nel 1731. Data dalla morte del padre che rappresenterà l’infrangersi dei climi e dei sogni di spensieratezza, prendere la laurea in fretta e iniziare a esercitare la professione di avvocato. Si muoverà sempre su queste doppie linee, il teatro e l’avvocatura, ma non frenerà mai la sua passione per la scrittura, che è una forma anche di evasione.
Il 1734 è una data importante perché inizia la collaborazione col teatro San Samuele, e poi col San Giovanni specializzato nella proposta di opere musicali, quindi prende avvio una stagione fitta di opere, un apprendistato concreto nel quale andranno sottolineati i rapporto col capo comico Giuseppe Imer. Iniziano anche i primi successi col pubblico veneziano.
Lezione II
La lezione di oggi è dedicata all’apprendistato di Carlo Goldoni, al Goldoni giovane, a un periodo molto importante della sua attività dal 1734 al 1743 gli anni detti ‘Grimani’. Invito alla lettura della vita di Goldoni in autonomia, non possiamo farlo in aula ma dovremo saperla. Introduciamo alcune considerazione sulla società e l’ambiente culturale nella Venezia del 1700, una Venezia singolare, che attraversa un momento di crisi e trasformazione. Venezia ha subito una trasformazione, ha una vocazione per ampliare i propri possedimenti agricoli ma ha anche un tentativo di creare una nuova identità. Ciò produce un intreccio quasi inestricabile tra le prerogative del patriziato lagunare e le condizioni economiche e sociali dei territori limitrofi della città e dell’entroterra, posizione di conflitto sociale, economico, che si riflette anche nella letteratura, nel teatro di questi anni. Si pensi alla trilogia goldoniana dedicata alla villeggiatura, dedicata alle intemperanze della migrazione estiva che faceva spostare l’aristocrazia veneziana verso le campagne.
La prudenza è sempre stata una dote di Venezia, dalla quale trasse una condizione duratura di pace, ma poi tenderà a tradursi in un fattore di inerzia, una quiete superficiale che non può nascondere la progressiva nuova emarginazione della corte veneta rispetto alle altre. Pur mantenendo attivo lo scambio di legazioni, persone ecc, non ha più peso nelle alleanze europee. I corrispondenti veneti sembreranno sempre più osservatori anziché artefici degli avvenimenti internazionali. Questa progressiva emarginazione è imputabile anche alla neutralità che la serenissima aveva portato avanti negli anni precedenti per evitare il rischio di rimanere schiacciata dagli alleati che avevano scarsa affidabilità. L’impegno della repubblica era stato quello di arginare la pressione dei turchi fin dal 1718, il conflitto contro gli ottomani che datava dal 1645 la guerra di Candia fino al 1711, anno di inizio di un terzo scontro bellico, e Venezia è accanto alla casa di Austria. Non ci sarà alcun beneficio in questa alleanza con l’Austria. Nel 1718 ci sarà un’effimera pace che sancirà l’impotenza di Venezia nel delineare le trattative finali a proprio vantaggio. C’è una progressiva emarginazione della serenissima.
Sul versante interno c’è la precarietà degli scambi commerciali, la stagnazione demografica, la crescita dei prezzi che generano una pesante crisi economica che raggiungerà livelli sempre più preoccupanti. L’impoverimento dovuto anche l’inettitudine del governo, colpisce anche gli aristocratici che cadranno in disgrazia, i ‘barnaboti’ perché residenti nella parrocchia di San Barnaba. Il ceto mercantile risulta un lontano ricordo, è paralizzato dal timore dall’incapacità di mettere a frutto buoni rapporti con la serenissima.
Sono molti i dotti che classificano i risultati delle loro lunghe indagini, perché Venezia è un attivissimo centro editoriale, secondo una vocazione della città avviata del 16esimo secolo. Stampa opere ma li importa anche, i libri degli illuministi si diffondono a Venezia, dato importante per Goldoni. Venezia continua lo stesso ad arrancare rispetto ad alcune potenze europee, nonostante l’attivismo editoriale. Ci sono anche molte iniziative giornalistiche orientate anche in senso illuministico, molti sono i giornali fondati in questi anni, ad esempio Francesco Griselini o l’esperienza avanzata da Elisabetta Caminer Turra e Alberto Fortis che daranno vita al giornale enciclopedico e al nuovo giornale enciclopedico
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Carlo Goldoni
-
Letteratura italiana - Carlo Goldoni
-
Letteratura italiana - Carlo Goldoni
-
Carlo Goldoni