La capsulite adesiva - Dalla valutazione al trattamento
Introduzione
La spalla è un argomento come patologia ortopedica molto vasto, tra tutti gli argomenti abbiamo scelto la capsulite adesiva, per un semplice motivo, perché sicuramente è quella che lascia grande spazio al fisioterapista e quindi al suo lavoro diretto rivolto al recupero della mobilità articolare persa da una patologia da causa ignota, sconosciuta, idiopatica.
Che cos'è la capsulite adesiva?
La capsulite adesiva sicuramente è un’infiammazione della capsula a origine idiopatica che può vedere due grandi aspetti. L’aspetto della capsulite idiopatica appunto da causa non conosciuta, che diciamo ha un esordio lento, progressivo, senza causa scatenante ed evolve in tre fasi. Mentre la spalla rigida post traumatica, detta anche capsulite secondaria, ha un episodio scatenante, è ben noto, ed ha un’evoluzione più veloce.
Forme di capsulite adesiva
Quindi, diciamo che il primo aspetto della capsulite adesiva riguarda l’evoluzione, l’evoluzione che si differenzia tra forma primaria e forma secondaria. Qualcuno chiama la forma secondaria (e secondo me questo è più corretto) spalla rigida post traumatica.
Cause della rigidità
Infatti, come potete vedere in questa immagine, abbiamo tre pazienti che manifestano gradi diversi di rigidità. Però, questa rigidità può essere causata da più fattori. Abbiamo magari un problema degenerativo articolare non traumatico, come l’artrosi primaria o secondaria o legata a necrosi vascolare o artrite reumatoide o a condrocalcinosi, osteocondromatosi, cioè ci sono vari problemi che possono dare un disturbo alle superfici articolari. Poi ci sono le superfici articolari interessate da eventi traumatici come nella frattura, ecco noi in questo momento non stiamo parlando di queste rigidità. Nella nostra limitazione del movimento esiste un’integrità delle superfici articolari. Quindi viene da chiedersi: “Qual è il motivo di una rigidità, se l’articolazione è perfettamente integra?”.
Motivo della rigidità
Sicuramente il motivo è legato ai tessuti molli, in questo caso è stata chiamata capsulite, proprio perché questi tessuti molli sono principalmente dovuti alla limitazione, dalla retrazione del tessuto capsulo-legamentoso. Se la causa della rigidità fosse dovuta a limitazioni dei tessuti muscolo-tendinei, non l’avrebbero chiamata capsulite, forse l’avrebbero chiamata magari muscolite. Che la rigidità in questo caso non è imposta principalmente da un tessuto muscolo-tendineo ma è imposta da un tessuto capsulare, ecco perché hanno chiamato questa patologia capsulite.
Patologia della capsulite adesiva
Qualcuno può magari non crederci, ma in realtà se chiediamo a qualsiasi ortopedico: “Che cosa trova all’interno di una spalla durante un intervento artroscopico in una capsulite adesiva, in un paziente con capsulite adesiva che cosa trova all’interno della capsulite dell’articolazione?”. Trova una capsula iperemica, infiammata, retratta, ispessita. Quindi, hanno chiamato appunto capsulite questa patologia, perché l’origine della limitazione è dovuta alla capsula e questa è stata riconosciuta attraverso ovviamente opportune indagini, anche l’indagine artroscopica.
Diagnosi di capsulite adesiva
Dopodiché diciamo che questa limitazione imposta dai tessuti molli, può essere ovviamente diagnosticata in vari modi. Il modo più importante, ovviamente, è l’esame clinico, l’esame obiettivo, questo perché? Al di là del fatto che è una capsula, abbiamo una capsula da uno spaccato anatomico da cadavere e poi abbiamo una visione artroscopica di quel tessuto arrossato, ipervascolare, quella è una capsula che dovrebbe essere in realtà bianca, candida come la neve, ma in realtà non è così in una capsulite. Ecco il motivo per cui il nome è stato dato appunto di capsulite adesiva.
Storia e classificazione
Tante persone hanno parlato nel corso degli anni di capsulite e la prima classificazione di spalla congelata risale a Codman nel 1934, che cosa disse Codman? Disse che, sicuramente è una patologia difficile da definire e difficile da trattare, è difficile da spiegare, in che senso? Perché quest’affermazione? Perché sicuramente vedere che una struttura anatomica come la spalla, non ha in realtà nulla, cioè nel senso, non c’è una frattura ossea, non c’è stato un trauma importante, non c’è stato un intervento chirurgico, non c’è stato nulla di niente, però abbiamo una limitazione del movimento che a volte raggiunge dei gradi veramente limitati. E quindi questi medici non si spiegavano il motivo per cui ci fosse una limitazione così grave insorta dal nulla.
Contributi di Neviaser e Zuckerman
Dopodiché, successivamente, altri autori come per esempio Neviaser indica appunto la retrazione della capsula e con conseguente fibrosi, quindi determina esattamente il tessuto responsabile di questa limitazione. Zuckerman dice ovviamente, che la limitazione è sia passiva e quindi successivamente attiva, perché ovviamente il movimento passivo è il presupposto per poi l’esecuzione del movimento attivo.
Distinzioni di Reeves
Reeves al tempo stesso distingue due spalle, cioè nel senso, due classificazioni (quelle che abbiamo detto prima), la forma primaria e la forma secondaria. E qui che diciamo, a mio avviso è la chiave di volta del trattamento, cioè molti colleghi quando parlano di capsulite adesiva non si trovano d’accordo, cioè io partecipo a volte a post su Facebook con l’argomento capsulite adesiva e tutti dicono di tutto, ma in realtà hanno tutti ragione, perché tutti hanno ragione? Perché il paziente con la capsulite magari migliora facendo una terapia fisica, migliora facendo un esercizio, migliora facendo l’idrochinesiterapia, migliora facendo un’infiltrazione oppure non migliora, perché?
Importanza di una corretta diagnosi
Perché sicuramente, intanto bisogna fare una corretta diagnosi, magari una fase acuta di tendinopatia calcifica viene distinta, diciamo non viene distinta da una capsulite adesiva. Quindi noi abbiamo una forte limitazione del movimento causato da un dolore importante, questa non è la capsulite. Oppure, a volte, per assurdo, una limitazione del movimento legata a un’eccessiva instabilità, con limitazione secondaria per decentramento gleno-omerale, viene confusa con una capsulite adesiva.
Variabilità della patologia
Quindi, il primo aspetto è l’errore di valutazione del paziente e della sua patologia. Dopodiché questa patologia può avere forme diverse di gravità, cioè ci sono pazienti che hanno una limitazione di pochi gradi e che hanno un evoluzione un pochino più veloce e ci sono altri che hanno un’evoluzione lentissima e che hanno limitazioni importanti.
Comparazione con il coronavirus
Quindi, lo stiamo vivendo in questi giorni, questo coronavirus, ad alcune persone manifesta dei sintomi lievi ad altre persona manifesta dei sintomi importanti, ma è sempre lo stesso virus. Quindi, se parliamo di una patologia che però ha una vasta gamma di gravità, ovviamente a ogni gravità corrisponde magari un’evoluzione diversa, ecco che tutti quanti possono fare cose diverse ed ottenere in tempi più o meno lunghi gli stessi risultati.
Obiettivo del trattamento
Ma l’obiettivo non è “il risultato”, l’obiettivo è come si raggiunge questo risultato, in quanto tempo, con quanti sacrifici, con che costo economico si raggiunge, perché alla fine alla lunga, la capsulite ha un’evoluzione anche “spontanea”, ma in un arco di tempo che va dai 6 mesi ai 10 anni, ecco che un paziente che ha una limitazione per 10 anni, ovviamente sarà fortemente penalizzato da questa limitazione e vuole risolvere più velocemente questo problema. Quindi non stiamo parlando in realtà del problema, ma di come risolverlo, perché ovviamente questa situazione può andare verso un’autoguarigione, perché è autolimitante, ma l’obiettivo è come risolverla nel migliore dei modi.
Qualità della vita
Io dico sempre un’altra cosa quando faccio dei corsi con i colleghi, quando ci sono degli studi che i risultati a lungo termine sono identici e quindi che senso ha fare una procedura rispetto a un’altra, io faccio l’esempio della vita, tutti nasciamo e purtroppo tutti moriamo, quindi il risultato a lungo termine è uguale, ma la differenza è come viviamo, cioè la qualità della vita, c’è chi ha soddisfazioni personali, lavorative, affettive e c’è che magari ha sfortune importanti uno dietro l’altro, ovviamente la qualità della vita è diversa, anche se il risultato finale è identico. Quindi, anche nella capsulite il risultato sarà il recupero completo del ROM, sia che si tratti di capsulite adesiva primaria, sia che si tratti di spalla rigida post traumatica, ma quello che conta maggiormente è l’individuazione corretta della patologia, le tempistiche di questa patologia, capire che si distingue in due forme e capire che la forma primaria ha tre fasi.
Trattamento della spalla rigida post traumatica
Il trattamento della spalla rigida post traumatica deve essere immediato, perché queste strutture, queste fibrosi si realizzano in poco tempo. Mentre nella capsulite adesiva primaria i tempi devono essere attesi finché la capsulite arriva in fase 3, ecco che il trattamento è più efficace quando il paziente è in fase 3, quando non c’è più l’infiammazione della capsula.
Domande frequenti
- Domanda: I tempi lunghi sono dovuti anche al fatto che il tessuto connettivo si ricambia?
- Risposta: Diciamo che non c’è un ricambio del tessuto connettivo, diciamo che c’è ampia... (testo interrotto)
-
Protocollo riabilitazione capsulite adesiva (spalla congelata)
-
Riassunto esame Psicologia Scolastica, prof. Filipello, libro consigliato Valutazione e Trattamento dei Disturbi de…
-
Rilevazione, protezione, valutazione, trattamento vittime - Paniere compilato
-
Riassunto esame Psichiatria, prof. Muttini, libro consigliato, La bulimia nervosa. Guida pratica al trattamento, Va…