Botanica
La botanica è lo studio dei vegetali
• Morfologia vegetale: studia la forma esterna dei vegetali
• Citologia, Istologia ed Anatomia vegetale: studia la struttura interna
• Tassonomia vegetale: studia le somiglianze e differenze morfologiche e
molecolari che consento di classificare gli organismi secondo un ordine
gerarchico
• Sistematica vegetale: studia i rapporti di parentela tra le specie e
ricostruisce la storia evolutiva
• Fisiologia vegetale: studia le funzioni vitali
• Ecologia vegetale: studia le relazioni tra gli organismi e tra di essi e
l’ambiente
Con Carlo Linneo, ogni pianta viene identificata da un binomio latino, in cui il primo
nome, in maiuscolo si riferisce al genere (epiteto generico), ed il secondo, in
minuscolo, alla specie (epiteto specifico). Questo metodo si definisce nomenclatura
binomia. L’epiteto specifico da solo non è sufficiente ad identificare la specie, specie
diverse possono presentare epiteti specifici uguali ma appartenere a generi diversi.
Es. (Rosamarinus officinalis). Il nome dell’autore che ha descritto l’entità viene
abbreviato in maniera codificata (Linneo con L.), se un secondo autore ne cambia la
tassonomia, vengono citati entrambi gli autori: entro parentesi chi ha descritto la
specie, fuori dalla parentesi chi l’ha ricombinato. Es. (Abortiporus biennis (Bull.)
Singer).
Es.
- Artemisia biennis Wild e Abortiporus biennis SInger hanno lo stesso epiteto
specifico ma diverso epiteto generico
-Viola mammola, Viola alba Besser, Viola del pensiero e Viola etrusca Erben hanno
tutte lo stesso epiteto generico ma diverso epiteto specifico
Esistono tre diverse modalità di assunzione del nutrimento:
1. Organismi in grado di produrre autonomamente il cibo (piante, alghe ecc.) che
trasformano la sostanza inorganica in sostanza organica
2. Organismi che ingeriscono il cibo (animali eterotrofi o consumatori)
3. Organismi che assorbono il nutrimento dall’ambiente (funghi eterotrofi e
decompositori 1
I vegetali, quindi, sono in grado di fabbricare da soli sostanze organiche ricche di
energia, partendo da semplici sostanze inorganiche. Sono chiamati autotrofi (alghe,
piante e alcuni batteri) o produttori. Sono distinti in fotoautotrofi (usano energia
solare come fonte di energia) e chemioautotrofi (ricavano energia da reazioni di
ossido-riduzione). Le piante combinano il carbonio e l’ossigeno della CO2 con
l’idrogeno dell’acqua, producendo glucosio attraverso il processo fotosintetico. Tutti
gli altri organismi che soddisfano i propri fabbisogni energetici consumando composti
organici sono definiti eterotrofi (animali, funghi e la maggior parte dei batteri) o
consumatori.
Che cos’è una pianta, in cosa si distingue da un animale e cos’è una specie?
La specie è rappresentata da un insieme di individui in grado di accoppiarsi
generando una prole feconda. Tuttavia, nel mondo vegetale tale definizione è
limitativa: sono frequenti, infatti, i casi di prole ibrida fertile.
Taxa
Più individui morfologicamente e geneticamente simili appartengono ad una stessa
specie, più specie morfologicamente e geneticamente simili appartengono ad uno
stesso genere. Specie e generi sono TAXA cioè raggruppamenti tassonomici, i taxa
sono organizzati secondo un ordine gerarchico. Tutti gli esseri viventi sono
raggruppati in tre domini: Archaea, Bacteria, Eukaria, i primi due comprendenti
esclusivamente procarioti e 6 regni in tutto.
1. Dominio: Archaea ----> Regni: comprende un unico regno includente
procarioti più arcaici, con pareti e membrane diverse da quelle di tutti gli
organismi viventi; vivono in condizioni di elevata salinità (alofili), ad elevata
temperature (termofili), possono produrre metano (metanogeni).
2. Dominio: Bacteria ----> Regni: comprende un unico regno includente i
procarioti più diffusi sulla Terra, con una parete cellulare costituita da
peptidoglicano, presenti in tutti gli ambienti, sia autotrofi che eterotrofi.
3. Dominio: Eukaria ----> Regni: comprende tutti gli eucarioti, si autotrofi che
eterotrofi. È suddiviso in quattro regni: Protisti (alghe uni e pluricellulari),
Plantae, Funghi, Animalia.
Caratteri principali delle piante:
1. Eucarioti
2. Autotrofi e fototrofi (fotosintesi)
3. Pluricellulari
4. Crescita indefinita, almeno nelle piante perenni
5. Contengono amido e cellulosa come principali polisaccaridi rispettivamente di
riserva energetica e strutturale 2
6. Presentare alcuni organelli tipici quali la parete cellulare di struttura e
composizione particolare, il vacuolo e i plastidi e tra questi i cloroplasti per la
fotosintesi. Composizione chimica delle cellule
I carboidrati sono composti da C, H, O, presenti in un rapporto uguale o prossimo a
1:2:1. In base alla loro complessità si distinguono in: monosaccaridi, sono
idrosolubili, hanno sapore dolce e sono formati da un’unica molecola. A seconda del
numero di atomi troviamo i triosi (3 C), tetrosi (4 C), pentosi (5 C), esosi (6 C).
Vengono utilizzati per il loro fabbisogno energetico ma le piante li utilizzano anche
come molecole di partenza per costituire altre molecole. Sono esempi di
monosaccaridi: il glucosio, principale fonte di energia delle nostre cellule, il fruttosio,
principale componente della frutta, il ribosio e il desossiribosio che non sono
presenti in forma libera ma sono tra i principali costituenti degli acidi nucleici. Il
glucosio e il fruttosio sono isomeri, cioè molecole con la stessa formula molecolare
ma differente struttura. Il glucosio, nella sua forma chiusa esagonale, può assumere
due forme a seconda che il gruppo ossidrilico –OH del carbonio in posizione 1 si trovi
in opposizione al gruppo –CH2OH (glucosio a), in posizione 6 o dalla stessa parte
(glucosio b). In disaccaridi, che si formano dall’unione di due monosaccaridi con
espulsione di una molecola di acqua (reazione di condensazione). Sono esempi: il
saccarosio, (glucosio+ fruttosio) il comune zucchero da tavola, il lattosio, (glucosio+
galattosio) il principale disaccaride presente nel latte; il maltosio (glucosio+ glucosio),
deriva da una reazione di condensazione tra due molecole di a-glucosio con la
formazione di un legame glicosidico di tipo a, ed eliminazione di una molecola
d’acqua. Il cellobiosio (glucosio+ glucosio) deriva da una reazione di condensazione
tra due molecole di b-glucosio con la formazione di un legame glicosidico di tipo b, ed
eliminazione di una molecola d’acqua. In oligosaccaridi che sono composti da 3 a 20
monosaccaridi, mentre i polisaccaridi da centinaia a migliaia monosaccaridi. Si
formano per reazioni di condensazione e sono perciò dei polimeri di grandi
dimensioni. Possono derivare dall’unione di molecole uguali (omopolisaccaridi) o
diverse (eteropolisaccaridi). Oligosaccaridi e polisaccaridi sono accumulati come:
riserva (amido nelle piante, glicogeno negli animali), composti strutturali (cellulosa
nelle piante, chitina nei funghi e negli insetti). I principali omopolisaccaridi sono
polimeri del glucosio, che si differenziano per il modo in cui i monomeri sono tra essi
legati; ciò influenza la geometria della molecola risultante e quindi le sue proprietà e
funzioni, essi sono la cellulosa e l’amido. La cellulosa è un polisaccaride lineare con
funzione strutturale, è presente in tutti i tessuti vegetali, come componente della
parete vegetale. La cellulosa ha una configurazione rettilinea con molecole legate
con un legame glucosidico di tipo b 1---> 4. I gruppi –OH che espongono consentono
il legame con gruppi –OH di catene limitrofe. L'aggregazione di molecole adiacenti di 3
cellulosa conferisce resistenza e rigidità alla parete. L’amido è un polimero dell’ a-
glucosio che si ripiega a formare i noti “granuli di amido”, prodotti dai vegetali come
riserva energetica. Durante la fotosintesi, nelle ore diurne, può accadere che la
pianta produca più glucosio rispetto alle proprie necessità, il glucosio in eccesso
viene polimerizzato ad amido ed accumulato nello stroma dei cloroplasti (amido
primario o transitorio).
Durante la notte l’amido primario viene idrolizzato in zuccheri solubili; in parte
questi zuccheri vengono consumati per il metabolismo della cellula, in parte vengono
trasportati in organi di accumulo ed immagazzinati in organelli cellulari, gli
amiloplasti, dove l’amido viene riformato. Di giorno il glucosio prodotto in eccesso,
essendo solubile in acqua, produrrebbe squilibri osmotici richiamando acqua
dall’esterno, è allora convertito in amido insolubile.
Durante la notte l’amido primario viene
idrolizzato in zuccheri solubili; in parte questi
zuccheri vengono consumati per il
metabolismo della cellula, in parte vengono
trasportati in organi di accumulo ed
immagazzinati in organelli cellulari, gli
amiloplasti, dove l’amido viene riformato. Di
giorno il glucosio prodotto in eccesso,
essendo solubile in acqua, produrrebbe
squilibri osmotici richiamando acqua
dall’esterno, è allora convertito in amido
insolubile.
Una volta accumulato deve essere traslocato,
per tale motivo di notte viene trasportato
fuori dai cloroplasti, depolimerizzato e
convertito in saccarosio che essendo solubile
è traslocato in soluzione attraverso il tessuto
conduttore (floema) fino agli organi di
accumulo (fusto e radice) dove è ri-polimerizzato in amido secondario. La pianta usa
l’amido secondario per mantenere un’attività metabolica minima durante i periodi di
quiescenza. L'amido è anche presente nei semi, per fornire l’energia necessaria alla
germinazione e crescita della futura pianta finchè non sarà autonoma. L'amido è
costituito da un miscuglio di due polisaccaridi dell’ a-glucosio. Nell'amido primario
l’amilosio è presente per circa il 20% (lineare e solubile in acqua) e l’amilopectina è
presente per circa l’80% (ramificata ed insolubile in acqua). I legami alfa, che tengono
unite le molecole di glucosio dell’amido sono più facili da rompere dei legami beta
della cellulosa; ogni qualvolta quindi la pianta necessita di energia, una molecola di 4
glucosio viene facilmente staccata per idrolisi e metabolizzata. Un altro
omopolisaccaride è l’Agar: polisaccaride strutturale delle cellule delle alghe marine
usato come gelificante naturale, è b-galattosio, esoso uguale al glucosio nella
composizione e nella struttura, ne differisce per la posizione dell’-OH sul C-4). I
principali eteropolisaccaridi sono: le emicellulose sono presenti nelle pareti delle
cellule vegetali; ne esistono diverse, tutte caratterizzate da uno scheletro lineare
formato da un solo zucchero e delle corte catene laterali di altri zuccheri. Sono
molecole lunghe che formano facilmente legami idrogeno. Svolgono pertanto un
ruolo importante nel legare tra loro le fibrille di cellulosa nella parete, formando una
rete e conferendo maggiore rigidità. Un altro eteropolisaccaride sono le pectine,
catene ramificate ricche di acido galatturonico. Sono importanti componenti della
parete delle cellule vegetali, sono in grado di formare gel e quindi molto usate
nell’industria alimentare e cosmetica.
La parete cellulare è formata:
- Nelle cellule vegetali per lo più da cellulosa
- Nei batteri principalmente da peptidoglicano
- Nei funghi da chitina
Il peptidoglicano è un polimero costituito da zuccheri e amminoacidi, responsabile
La chitina è un polisaccaride strutturale ed
della rigidità delle cellule batteriche.
oltre ad essere il componente principale della parete cellulare dei funghi è anche
il componente principale dell’esoscheletro di insetti e crostacei.
Le proteine sono dei polimeri le cui unità costitutive sono gli amminoacidi, uniti a
formare delle lunghe catene polipeptidiche. In tutto gli amminoacidi esistenti sono
20. La struttura e le proprietà delle diverse proteine dipenderanno dal tipo, dal
numero e dalla sequenza dei diversi amminoacidi presenti. Ogni proteina è formata
da una o più catene di amminoacidi, ripiegate su sé stesse, disposte a formare una
struttura tridimensionale, caratteristica delle diverse proteine. Gli amminoacidi
presentano due gruppi funzionali, un gruppo amminico (NH3+) e un gruppo
carbossilico (COO-) legati ad uno stesso atomo di carbonio, al quale è legato anche
un atomo di idrogeno ed una catena laterale, detta gruppo radicale, indicata con R.
Gli amminoacidi sono legati con legami peptidici che si formano tra il gruppo
carbossilico di un amminoacido e quello amminico di un altro amminoacido, con la
liberazione di una molecola d‘acqua. Ogni proteina ha poi quattro possibili livelli di
struttura da cui dipende la sua funzione. Viene definita struttura primaria di una
proteina la sequenza lineare di amminoacidi uniti da legami peptidici. Le interazioni
tra i vari amminoacidi portano ad un ripiegamento (struttura secondaria): una delle
più comuni strutture secondarie è l’a-elica, elicoidale, mantenuta da legami
idrogeno; un’altra struttura a foglietto, con catene polipeptidiche allineate e 5
parallele. Questi due tipi di strutture caratterizzano le proteine fibrose, con ruoli per
lo più strutturali (sostegno). In altre proteine globulari, la struttura secondaria si
ripiega per formare la struttura terziaria. Sono globulari la maggior parte degli
enzimi e delle proteine di membrana. La struttura terziaria si forma in seguito ad
interazioni tra i gruppi R degli amminoacidi che formano legami deboli. Questi legami
possono rompersi facilmente determinando la depolimerizzazione delle proteine,
con perdita delle proprietà biologiche. Gli enzimi sono proteine globulari e
funzionano come catalizzatori, cioè aumentano la velocità delle reazioni chimiche
senza subire modificazioni alla fine del processo e pertanto riutilizzabili più volte.
Molte proteine sono costituite da più catene polipeptidiche unite con legami diversi;
questo livello di organizzazione, chiamata struttura quaternaria è tipica delle
proteine strutturali (sostegno).
Diverse sono le proteine strutturali presenti nella parete delle cellule vegetali,
suddivise in 4 gruppi. un importante gruppo di proteine strutturali sono le
glicoproteine ricche dell‘amminoacido idrossiprolina (HRGP), tra le quali la più nota è
l‘estensina. Altre sono:
-Le proteine ricche di prolina (PRP)
- Le proteine ricche di glicina (PRG) -
Le arabinogalattonoproteine (AGP)
I Lipidi sono sostanze grasse e oleose; a differenza dei carboidrati e della maggior
parte delle molecole biologiche sono idrofobi quindi insolubili in acqua.
Rappresentano molecole di riserva energetica. Contengono molti legami C-H quindi
liberano, per ossidazione, più energia degli altri composti organici. Vengono
sintetizzati nelle cellule a partire da carboidrati e sono poi accumulati come riserva in
semi e frutti. I lipidi più semplici sono i trigliceridi che se a temperatura ambiente
sono solidi vengono chiamati grassi, mentre se sono liquidi sono chiamati oli. I
trigliceridi sono costituiti da 3 molecole di acidi grassi uniti ad una molecola di
glicerolo, un alcool con tre gruppi ossidrilici. Quando il gruppo carbossilico (-COOH) di
ciascun acido grasso si lega ad un gruppo ossidrilico del glicerolo si forma un legame 6
estere. Gli acidi grassi sono distinti in: saturi (legami semplici) e insaturi (legami
multipli).
Gli acidi nucleici sono polimeri specializzati per custodire, trasmettere ed utilizzare
l’informazione genetica. Esistono due tipi di acidi nucleici: il DNA che porta codificata
l’informazione ereditaria e la trasmette di generazione in generazione e l’RNA che
aiuta a tradurre l’informazione contenuta nel DNA e dirige la sintesi delle proteine.
Sono polimeri costituiti di lunghe catene di monomeri detti nucleotidi. Un nucleotide
è composto da tre componenti: gruppo fosforico (PO4 3-), zucchero a 5 atomi di
carbonio e una base azotata. Ci sono cinque differenti basi azotate, nel DNA le purine
sono Adenina (A) e Guanina (G) e le pirimidine sono Timina (T) e Citosina (C).
Nell'RNA le purine sono Adenina (A) e Guanina (G) e le pirimidine sono Citosina (C) e
Uracile (U). L'ossatura della macromolecola del DNA e dell’RNA consiste in una
catena di nucleotidi uniti da legami covalenti tra lo zucchero di un nucleotide e il
fosfato di quello successivo. Le basi sono attaccate allo zucchero e sporgono rispetto
alla catena polinucleotidica. Una proprietà essenziale del materiale genetico è la
capacità di fornire una copia di sé stesso.
Cellula vegetale
Parete cellulare, plastidi e vacuoli sono le strutture tipiche delle cellule vegetali.
La parete cellulare è esterna alla membrana plasmatica:
- È sufficientemente rigida da determinare la forma e da sostenere la cellula
- È sufficientemente plastica da consentire la crescita 7
È rigida, perciò, limita le dimensioni del protoplasto impedendo che subisca rotture
quando il vacuolo aumenta di volume per assorbimento d’acqua e determina la
forma delle cellule e quindi la struttura definitiva degli organi della pianta. La parete
cellulare è composta da:
- Componente fibrillare: Cellulosa; le molecole di glucosio sono disposte a
formare catene lineari che si uniscono a formare microfibrille. La componente
fibrillare conferisce elasticità alla parete.
- Componente matriciale: - Acqua
- Proteine strutturali presenti in piccole quantità
- Polisaccaridi: Sostanza pectiche ed emicellulose
Componente fibrillare
Fino a 6 molecole di
cellulosa si dispongono
parallelamente a
formare una micella,
più micelle si associano
a formare una
microfibrilla, del
diametro di circa 10-25
nm. Le microfibrille si
uniscono tra loro per
formare macrofibrille, sottili filamenti del diametro di 0,5 um. Ogni macrofibrilla ha
una resisten
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