Bioetica
La bioetica nasce nel 1970, quando l’oncologo Van Rensellear Potter, in seguito all’affacciarsi di nuove tecnologie in ambito sanitario, pubblica un articolo e poi un volume in cui parla del loro utilizzo in relazione ai principi etici. Una scienza della sopravvivenza deve essere più della sola scienza, e perciò si è proposto il termine bioetica per sottolineare i due ingredienti più importanti per il conseguimento di una nuova sapienza di cui c’è un bisogno disperato: la conoscenza biologica e i valori umani.
Nasce con l’intento di attuare una distinzione tra i valori etici e i fatti biologici; come base del processo scientifico-tecnologico indiscriminato che mette in pericolo l’umanità e la sopravvivenza della vita sulla terra. Fondamentalmente si vuole costituire un “ponte” tra la cultura scientifica e quella umanistico-morale. L’etica, in altri termini, non deve riguardare solamente l’uomo, ma deve ampliare lo sguardo alla biosfera nel suo insieme o meglio ad ogni intervento scientifico dell’uomo sulla vita in generale.
Ha quindi lo scopo di unire i valori etici ed i fatti biologici, insegnare come usare la conoscenza in ambito scientifico-biologico, interrogarsi sulla rilevanza morale dell’intervento dell’uomo sulla vita ed insegnare come usare la conoscenza in ambito scientifico-biologico. Si evidenzia la necessità che la scienza biologica si ponga domande etiche, che l’uomo si interroghi sulla rilevanza morale del suo intervento sulla vita.
Lo sviluppo della bioetica
Nella concezione di Potter la bioetica muove da una situazione di allarme e da una preoccupazione critica rispetto al progresso della scienza e della società. Inoltre, questa riflessione deve occuparsi di tutti gli interventi sulla biosfera e non soltanto degli interventi sull’uomo.
Nel 1978 viene pubblicata l’Enciclopedia della bioetica, in cui viene definita come lo studio sistematico della condotta umana nell’area delle scienze della vita e nella cura della salute, esaminata alla luce di valori e principi morali.
Sempre nel 1978, T.L. Beachamp e I.F. Childress, Principles of Biomedical Ethics, enunciano i principi fondamentali della bioetica (laica):
- Beneficenza
- Non maleficenza
- Autonomia
- Giustizia
I principi della bioetica
Beneficenza: ovvero promuovere il bene, nei confronti del paziente e della società ed evitare il male arrecando danni agli altri. Non comporta solamente l'astenersi dal danneggiare, ma implica soprattutto l'imperativo di fare attivamente il bene e addirittura di prevenire il male.
In altri termini il ruolo sociale del vero professionista presenta, secondo Gracia, quattro caratteristiche:
- Universalismo: dal professionista ci si aspetta che non faccia favoritismi.
- Specificità di funzione: gli si riconosce autorità solo nel suo compito specifico di intervento e non negli altri.
- Neutralità affettiva: eviterà i sentimenti di amore e di odio, o almeno li controllerà, in modo che non interferiscano nella dinamica della relazione professionale.
- Orientamento verso la collettività: cercare sempre il maggior bene del paziente e pertanto porgere tutto l’aiuto possibile.
Non maleficenza: non significa semplicemente non arrecare danno (primum non nocere), ma applicare il principio di beneficenza in modo completo.
Es: cosa non è il principio di beneficenza: sperimentazione svolta alcuni anni fa iniettando cellule cancerogene a soggetti anziani per verificare gli effetti sull’organismo!
Autonomia: ovvero rispettare i diritti fondamentali dell’uomo incluso quello dell’autodeterminazione. Su tale principio si fonda l’alleanza tra personale sanitario e paziente ed il consenso ai trattamenti diagnostici e terapeutici. Esige che si rispettino da parte del personale sanitario le richieste del malato formulate in modo libero e informato, rimandando comunque sempre la scelta terapeutica a coloro che hanno la competenza per proporla ed attuarla.
L'autonomia secondo Faden e Beauchamp
Faden e Beauchamp ritengono che le azioni siano autonome quando soddisfano tre condizioni:
- Intenzionalità: un’azione gode di intenzionalità quando è voluta in conformità ad un piano.
- Conoscenza: in tal senso se l’azione non è compresa dall’agente, non può essere autonoma.
- Assenza di controllo esterno: assenza di coercizione, di manipolazione e di persuasione.
Il principio di giustizia
Giustizia: adempiere all’obbligo di eguaglianza di trattamenti tra i soggetti ovvero considerare tutti i soggetti allo stesso modo a prescindere da età, sesso, razza, religione, cultura, idee politiche. Riguardo allo stato, di equa distribuzione dei fondi per la sanità e la ricerca. Ciò comporta l’adesione ad alcuni dati oggettivi quale, ad esempio, il valore della vita ed il rispetto di una proporzionalità degli interventi.
Nasce nel momento in cui nel rapporto con il malato si inseriscono le “terze parti” (lo Stato, il Servizio Sanitario, la Direzione dell’Ospedale...). Si parla pertanto del criterio di giustizia distributiva.
Esige che si valutino le ricadute, le conseguenze sociali (ossia gli effetti positivi o negativi su terzi) di una decisione clinica presa nell'interesse di un malato e che si ripartiscano equamente i vantaggi e gli svantaggi, i benefici e gli oneri complessivi (attuali e futuri, immediati e a lunga scadenza) provenienti da un'azione inizialmente progettata e realizzata all'interno della diade medico-paziente.
Allocazione delle risorse
In questo principio è inserito anche l’aspetto economico della distribuzione dei fondi:
- Macroallocazione: significa destinare una somma di denaro in ambito sanitario per la ricerca in riferimento ad una determinata patologia.
- Medioallocazione: significa effettuare una distribuzione in denaro in ambito regionale o nelle singole istituzioni.
- Microallocazione: significa distribuzione delle risorse "al letto del malato".
Principi etici della bioetica cattolica
Tali principi possono anche essere recepiti nel principio di difesa della vita fisica, nel principio di libertà e responsabilità, nel principio di totalità o principio terapeutico, nel principio di socialità e sussidiarietà. Si tratta pertanto di una rielaborazione dei principi suddetti alla luce di diversi valori morali: si considerano presupposti diversi (per esempio come considerare l’embrione, il valore della vita...) ed alla luce di tali diversi presupposti i principi etici di base sono di conseguenza diversi.
Il principio di difesa della vita fisica
- La vita corporea, fisica, dell'uomo non rappresenta qualcosa di estrinseco alla persona, ma rappresenta il valore fondamentale della persona stessa.
- La vita corporea infatti non esaurisce tutta la ricchezza della persona che è anzitutto, spirito e, perciò, come tale, trascende il corpo stesso e la temporalità.
- Rispetto alla persona il corpo è coessenziale, ne è l'incarnazione prima, il fondamento unico nel quale e per mezzo del quale la persona si realizza ed entra nel tempo e nello spazio, si esprime e si manifesta, costruisce ed esprime gli altri valori, compresa la libertà, la socialità e compreso il proprio progetto futuro.
- Al di sopra di tale valore "fondamentale" esiste soltanto il bene totale e spirituale della persona, che potrebbe richiedere il sacrificio della vita corporea soltanto quando tale bene spirituale e morale non potesse essere raggiunto se non attraverso il sacrificio della vita e, in questo caso, trattandosi di bene spirituale e morale, non potrebbe essere imposto da altri uomini, ma esplicarsi come dono libero.
- Insieme al diritto di promozione della salute occorre educare anche gli individui all'accettazione del dolore inevitabile della morte, all'interno di una visione personalistica e trascendente dell'uomo.
- La difesa e la promozione della vita ha il limite nella morte che fa parte della vita e la promozione della salute ha il limite nella malattia che va curata e guarita e in ogni caso considerata con atteggiamento attivo anche quando fosse incurabile.
Il principio di libertà e responsabilità
- La libertà deve farsi carico responsabile anzitutto della vita propria e di quella altrui.
- Per essere liberi bisogna essere vivi, e perciò la vita è condizione, per tutti indispensabile, per l'esercizio della libertà.
- Non si ha diritto a disporre, in nome della libertà di scelta, della soppressione della vita.
- Questo principio sancisce l'obbligo morale nel paziente a collaborare alle cure ordinarie e necessarie a salvaguardare la vita e la salute propria e altrui.
- Tale principio dovrebbe essere delimitato dal principio di sostegno alla vita, che è valore precedente e superiore alla libertà e che limita a sua volta la libertà e la responsabilità del medico.
- Né la coscienza del paziente può essere superata dal volere del medico, né quella del medico può essere forzata dal paziente. Entrambi sono responsabili della vita e della salute sia come bene personale sia come bene sociale.
Il principio di totalità o principio terapeutico
- Si fonda sul fatto che la corporeità umana è un tutto unitario risultante di parti distinte e fra loro organicamente e gerarchicamente unificate dall'esistenza unica e personale.
- Viene in tal modo applicato il principio della inviolabilità della vita, nel momento in cui, per salvare il tutto e la vita stessa del soggetto, si debba incidere anche in maniera mutilante sulla parte dell'organismo.
- Sulla base di questo principio infatti si fonda la liceità della terapia medica e chirurgica, finalizzata alla salvaguardia dell'organismo: è per questo che il principio si denomina anche come principio terapeutico.
- Tale principio esige alcune condizioni per essere applicato: che si tratti di intervento sulla parte malata o che è diretta causa del male, per salvare l'organismo sano; che non vi siano altri modi e mezzi per ovviare alla malattia; che vi sia una possibilità buona e proporzionalmente alta per la riuscita; che vi sia il consenso del paziente.
- Il problema riguarda sostanzialmente l'integrità fisica, bene insito nella corporeità e pertanto valore personale che può essere messo in pericolo o menomato soltanto a vantaggio del bene superiore cui esso è legato.
- Alcuni teologi hanno voluto ampliare il concetto di "totalità" al di fuori dell'organismo fisico e della corporeità, comprendendo così nell'orizzonte della terapia anche la dimensione psicologica e il benessere soggettivo psico-sociale della persona o, addirittura, comprendendo nel concetto di totalità l'insieme dei risultati finali senza badare al mezzo e ai metodi di intervento.
- Proporzionalità delle terapie: nel praticare una terapia è necessario valutarla all'interno della persona e pertanto si esige una certa proporzionalità fra gli eventuali rischi e danni che essa comporta e i benefici che essa procura.
Il principio di socialità e sussidiarietà
- Tale principio impegna ogni singola persona a realizzare se stessa nella partecipazione alla realizzazione del bene dei propri simili.
- Nel caso della promozione della vita e della salute, ciò comporta che ogni cittadino si impegni a considerare la propria vita e quella altrui non solo come un bene personale, ma anche sociale, e impegna la comunità a promuovere la vita e la salute di ciascuno, a promuovere il bene comune promuovendo il bene di ciascuno.
- In termini di giustizia sociale il principio obbliga la comunità a garantire a tutti i mezzi per accedere alle cure necessarie, anche a costo di sacrifici.
- Il principio di socialità in tal senso si congiunge a quello di sussidiarietà, per il quale la comunità da una parte deve aiutare di più dove è più grave la necessità (curare di più chi è più bisognoso di cure e spendere di più per chi è più malato).
- Tal principio peraltro non deve soppiantare o sostituire le iniziative libere dei singoli e dei gruppi, ma garantirne il funzionamento.
La bioetica cattolica
La bioetica cattolica pone i principi fondamentali in ordine gerarchico: difesa della vita fisica, principio di libertà e responsabilità, principio di totalità o principio terapeutico, principio di socialità e sussidiarietà. Su tutto prevale l’inviolabilità della vita, che deve essere preservata dai professionisti, dalla persona verso se stessa (accettare le cure) e nei confronti della comunità (aiuto degli altri).
Branche della bioetica
La bioetica generale si occupa delle fondazioni etiche, è il discorso sui valori e sui principi originari dell’etica medica e sulle fonti documentarie della bioetica.
- Scienze della vita
- Scienze della salute
- Qualità della vita
- Fondazione filosofica
- Fondamenti biblici
- Fondazione teologica e grandi religioni
- Fondazione storica
- Fondamenti biologici e sperimentali
- Fondamenti biotecnologici
- Epistemologia bioetica
- Principi della bioetica
La bioetica speciale analizza i grandi problemi, affrontati sempre sotto il profilo generale, tanto sul terreno medico quanto sul terreno biologico: ingegneria genetica, aborto, sperimentazione clinica, ecc. Sono le grandi tematiche che costituiscono le colonne portanti della bioetica sistematica.
- Sessualità (tecnologie contraccettive, pornografia, prostituzione, ecc.)
- L’aborto
- Sperimentazione, manipolazioni e cure su embrioni e feti
- La procreazione assistita (la sterilità di coppia, inseminazione e FIVET)
- L’ingegneria genetica
- La clonazione
- Bioetica pediatrica (consenso, sperimentazione, violenza, ecc.)
- Bioetica animale (ricerca scientifica, diritti, ecc.)
- Bioetica sociale (suicidio, pena di morte, eugenica, droga e alcool, ecc.)
La bioetica clinica o decisionale esamina nel concreto della pratica medica e del caso clinico quali siano i valori in gioco o per quali corrette vie si possa trovare una linea di condotta.
- Il trapianto degli organi
- Eutanasia
- AIDS
- Malattie terminali
- Tecnologia della rianimazione
- Gli stati di confine
- La morte cerebrale
- Sperimentazione umana
- Consenso informato
Comitato Nazionale per la Bioetica
Con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 28 marzo 1990 è stato istituito, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Comitato Nazionale per la Bioetica. La composizione del Comitato Nazionale per la Bioetica si avvale di studiosi provenienti da diverse aree disciplinari in coerenza con la natura intrinsecamente pluridisciplinare della bioetica ed ha durata di 5 anni.
Al Comitato è affidata la funzione di orientare gli strumenti legislativi ed amministrativi volti a definire i criteri da utilizzare nella pratica medica e biologica per tutelare i diritti umani ed evitare gli abusi. Il Comitato ha inoltre il compito di garantire una corretta informazione dell'opinione pubblica sugli aspetti problematici e sulle implicazioni dei trattamenti terapeutici, delle tecniche diagnostiche e dei progressi delle scienze biomediche.
Tra i compiti del Comitato c'è quello di formulare pareri e indicare soluzioni anche ai fini della predisposizione di atti legislativi. I pareri del Comitato offrono un approfondimento tematico e una riflessione sui problemi di natura etica e giuridica che emergono con il progredire delle conoscenze nel campo delle scienze della vita.
Riferimenti in bioetica
Nell’orientamento alla bioetica si fa riferimento a:
- Codice penale (aspetto legislativo)
- Codice deontologico (aspetto deontologico-comportamentale, contiene principi etici)
La capacità giuridica
Capacità di avere diritti e obblighi
Art. 1 C.C.: La capacità giuridica si acquista al momento della nascita. I diritti che la legge riconosce a favore del concepito sono subordinati all'evento della nascita.
Nascita = vita
Esistenza autonoma dimostrata dal tripode vitale di Bichat:
- Respirazione polmonare
- Circolazione
- Attività nervosa
Capacità civile
Maggiore età. Capacità di agire (art. 2 C.C.) La maggiore età è fissata al compimento del diciottesimo anno. Con la maggiore età si acquista la capacità di compiere tutti gli atti per i quali non sia stabilita un’età diversa. Sono salve le leggi speciali che stabiliscono un’età inferiore in materia di capacità a prestare il proprio lavoro. In tal caso il minore è abilitato all’esercizio dei diritti e delle azioni che dipendono dal contratto di lavoro.
Infermità di mente, interdizione e inabilitazione
Persone che possono essere interdette (art. 414 C.C.) “Il maggiore di età e il minore emancipato, i quali si trovano in condizioni di abituale infermità di mente che li rende incapaci di provvedere ai propri interessi, sono interdetti quando ciò è necessario per assicurare la loro adeguata protezione”.
Persone che possono essere inabilitate (art. 415 C.C.) “Il maggiore di età infermo di mente, lo stato del quale non è talmente grave da far luogo all’interdizione, può essere inabilitato. Possono anche essere inabilitati coloro che, per prodigalità o per abuso abituale di bevande alcooliche o di stupefacenti, espongono sé o la famiglia a gravi pregiudizi economici. Possono infine essere inabilitati il sordomuto e il cieco dalla nascita o dalla prima infanzia, se non hanno ricevuto un’educazione sufficiente, salva l’applicazione dell’art. 414 quando risulta che essi sono del tutto incapaci di provvedere ai propri interessi”.
Interdizione e inabilitazione nell’ultimo anno di minore età
(art. 416 C.C.) Il minore non emancipato può essere interdetto o inabilitato nell’ultimo anno della sua minore età. L’interdizione o l’inabilitazione ha effetto dal giorno in cui il minore raggiunge la maggiore età.
Istanza di interdizione o di inabilitazione
(art. 417 C.C.) "L’interdizione o l’inabilitazione possono essere promosse dalle persone indicate negli articoli 414 e 415, dal coniuge, dalla persona stabilmente convivente, dai parenti entro il quarto grado, dal tutore o curatore ovvero dal pubblico ministero. Se l’interdicendo o l’inabilitando si trova sotto la potestà dei genitori, o ha per curatore uno dei genitori, l’interdizione o l’inabilitazione non può essere promossa che su istanza del genitore medesimo o del pubblico ministero".
Poteri dell’autorità giudiziaria
(art. 418)
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.