Archeologia e storia dell’arte della Corea
Fin dal Neolitico la Cina si sviluppò prevalentemente nelle regioni interne del proprio territorio, poiché le zone costiere erano abitate da popolazioni diverse. I contatti via mare risultavano quindi limitati. Le popolazioni nomadi e provenienti dal Nord entrarono progressivamente in contatto con le prime civiltà cinesi, instaurando scambi culturali significativi: furono proprio queste popolazioni a fungere da collegamento tra Oriente e Occidente, arrivando fino in Europa.
I rapporti tra Cina e Corea iniziarono a intensificarsi solo quando la Cina divenne un impero. Attorno al 2000 a.C. nacquero le prime dinastie cinesi e i primi regni centralizzati, evento che portò la Corea a guardare alla Cina come principale riferimento culturale e politico. Nel XIII secolo a.C., in Cina comparvero le ossa oracolari, che contenevano i primi esempi di scrittura: si trattava di dialoghi tra il sovrano e gli spiriti degli antenati, utilizzati per prendere decisioni di Stato. Questa scrittura, composta da segni grafici complessi e concettuali, giunse successivamente anche in Corea. La scrittura cinese aveva un carattere fortemente elitario: o la si conosceva o se ne era completamente esclusi. Attraverso i loro letterati, Corea e Giappone entrarono in contatto con la cultura scritta cinese. Questo scambio culturale fu determinante per la nascita del concetto di nazione in entrambi i paesi. In particolare, il Giappone guardò più allo sviluppo della Corea di Paekche che direttamente alla Cina.
La formazione di uno Stato centralizzato in Corea e in Giappone avvenne solo dopo la nascita dell’impero cinese nel III secolo a.C., con la dinastia Qin, che ebbe una breve durata ma pose le basi amministrative mantenute fino all’ultima dinastia, quella Qing. Con la dinastia Han, che seguì la Qin, la Cina si espanse territorialmente fino a occupare alcune regioni della penisola coreana. La Corea iniziò a configurarsi come nazione nel IV secolo a.C., mentre il Giappone nel VI secolo a.C.
Un ruolo fondamentale nei rapporti tra Cina e Corea fu svolto dalla Manciuria, area del nord-est della Cina, cruciale per i contatti culturali tra i due mondi. Alla fine del XVI secolo, dopo i tentativi di invasione giapponese, sia la Corea sia il Giappone decisero di chiudersi in sé stessi. In Cina, nel frattempo, governava l’ultima dinastia imperiale, i Qing, di origine mancese.
Durante la dinastia Joseon, nonostante la politica di isolamento, la Corea mantenne rapporti diplomatici con la Cina Qing, inviando ambasciate annuali a Pechino. Attraverso questi contatti indiretti, i coreani entrarono in relazione con i Gesuiti, dei quali lasciarono testimonianza nei diari di viaggio redatti dai membri delle delegazioni. Tuttavia, i Gesuiti furono visti con sospetto, poiché i coreani compresero che il loro obiettivo era la diffusione del cristianesimo in Asia. Per questo motivo, i Gesuiti non riuscirono mai a entrare ufficialmente in Corea, se non clandestinamente.
La lunga chiusura della Corea terminò nel 1875, quando il Giappone costrinse il governo coreano a firmare un trattato che imponeva l’apertura dei porti. Per ottenere questo risultato, il Giappone fece ricorso alla cosiddetta politica delle cannoniere, una strategia aggressiva basata sulla minaccia militare. Di fronte alla superiorità bellica giapponese, la Corea accettò di firmare il trattato.
Proprio in questo periodo, attorno al 1875, molti materiali di origine coreana furono raccolti e acquistati dagli occidentali. In precedenza, l’arte coreana era considerata una semplice derivazione di quella cinese, ma in seguito, soprattutto grazie alle politiche culturali della Corea del Sud, ne è stata riconosciuta l’identità autonoma. I musei coreani hanno quindi avviato un lavoro di riordino, catalogazione e valorizzazione delle opere locali, riuscendo anche a correggere attribuzioni errate che assegnavano ad artisti cinesi opere in realtà coreane.
Nel XX secolo, la Corea fu nuovamente travolta da eventi esterni. Nel 1910 il paese venne annesso al Giappone. Successivamente, la divisione della penisola e la Guerra di Corea portarono alla nascita di due Coree, più per interessi geopolitici esterni che per reali spinte interne. Il conflitto causò la distruzione di siti archeologici e di una parte significativa del patrimonio artistico coreano, soprattutto a causa dei bombardamenti.
I primi periodi della storia coreana
Per ricostruire la storia della Corea si fa spesso riferimento al Museo Nazionale di Corea di Seoul, istituzione nata con uno scopo prevalentemente didattico, volta a rendere accessibile a tutti la conoscenza della storia della penisola coreana. Proprio in questo contesto museale la storia della Corea viene tradizionalmente fatta iniziare attorno al 2333 a.C., con la fondazione del regno di Gojoseon da parte di Dangun. Questa datazione assunse particolare rilievo soprattutto dopo la dominazione giapponese, quando in Corea si diffuse un forte sentimento di nazionalismo che portò a valorizzare le origini più antiche del paese.
Per quanto riguarda i primi millenni della storia coreana, le principali fonti di conoscenza sono di tipo archeologico. Attraverso i resti materiali giunti fino a noi è possibile ricostruire le fasi più antiche della storia della penisola, in particolare il Neolitico o età dei metalli. È proprio a partire da questi periodi che si possono individuare i primi sviluppi culturali della Corea, con forti contatti soprattutto con il nord-est della Cina.
Nel corso del Neolitico e dell’età dei metalli si avviò gradualmente il processo di formazione di uno Stato centralizzato, modellato sull’esempio cinese. Il primo Stato centralizzato nacque infatti in Cina e, successivamente, anche la Corea e il Giappone svilupparono strutture statali simili.
Il Neolitico
Il Neolitico coreano, detto periodo Jeulmun, dal nome delle ceramiche che lo caratterizzano, si colloca cronologicamente tra il 3000 a.C. e l’800 a.C. In questa fase non esisteva ancora una vera e propria agricoltura sviluppata: la popolazione si basava perlopiù sulla pesca e sulla coltivazione di pochi cereali. Questa situazione è confermata dai numerosi reperti archeologici rinvenuti, come ami da pesca, reti e piccole macine utilizzate per lavorare i cereali.
Uno degli elementi più distintivi del periodo Jeulmun è la produzione ceramica. Sono tipiche di questo periodo grandi anfore in terracotta, di dimensioni variabili ma generalmente di forma cilindrica, decorate con motivi geometrici semplici e ripetitivi. Questi motivi, incisi sull’argilla ancora fresca, sono noti come decorazioni “a pettine”. Tali ceramiche non sarebbero però di origine propriamente coreana. La Corea le avrebbe conosciute attraverso contatti con la regione dello Shandong, che diventerà parte della Cina solo con la dinastia Han. Questa regione favoriva intensi scambi tra la Cina e la penisola coreana.
Un altro aspetto fondamentale del Neolitico coreano è rappresentato dalle migrazioni. In questo periodo numerosi gruppi si spostarono verso la penisola coreana, soprattutto dalla Cina, poiché la Corea era considerata un territorio relativamente sicuro. Di conseguenza la penisola fu a lungo un vero e proprio mosaico di popolazioni; solo con il passare del tempo e con la nascita dei primi regni si giunse a una progressiva stabilizzazione della penisola coreana.
Le conoscenze sui periodi più antichi della storia coreana derivarono in parte dagli scritti cinesi, in quanto furono i primi a elaborare una scrittura; tuttavia molte informazioni derivano dai siti archeologici. Un sito molto importante è quello di Amsadong, situato nell’area di Seoul, dove sono stati rinvenuti e in parte ricostruiti i resti di un antico villaggio. Le abitazioni erano capanne con il pavimento ribassato rispetto al livello del terreno. All’interno sono state ritrovate numerose ceramiche per la conservazione del cibo. L’analisi dei resti organici rinvenuti nei focolari ha permesso di identificare soprattutto tracce di pesci e molluschi. Si ipotizza che la popolazione della penisola fosse di poche migliaia di individui, rendendo la Corea un territorio scarsamente popolato, probabilmente per la sua configurazione geografica. Proprio per ragioni geografiche, anche la risicoltura arrivò tardi in Corea, seguendo un percorso che dalla Cina passò attraverso lo Shandong, raggiunse la Corea e infine il Giappone. Infine, la società coreana non presentava ancora una vera stratificazione sociale, ma era organizzata in piccole comunità relativamente egualitarie.
Il regno di Gojoseon
Il regno di Gojoseon, fondato secondo la tradizione nel 2333 a.C., è poco conosciuto, principalmente perché non esistono fonti scritte dirette. Le informazioni ci provengono soprattutto dalle cronache cinesi, che ne parlano in modo generale e limitato, dato che la Cina era interessata principalmente ai territori vicini al proprio centro di potere.
Tra il IV e il II secolo a.C., la Cina concentrava la propria attenzione sul consolidamento interno e iniziò a interessarsi alla Corea solo con la dinastia Han, che estese i propri confini verso nord e istituì quattro distretti militari nel territorio di Gojoseon dopo averlo conquistato nel 108 a.C. Prima della conquista Han, il regno di Gojoseon attraversò due fasi principali: dalla fondazione fino alla morte del re Dogun, e la fase successiva con Wiman, proveniente dal regno cinese di Yan, che prese il trono. Le fonti cinesi menzionano anche il regno di Buyeo, sorto nei primi secoli a.C., nella Manciuria. Buyeo fu un alleato dell’impero cinese e aiutò a controllare le popolazioni nomadi del Nord.
L’età dei metalli
L’età dei metalli, detta anche periodo Gojoseon, si colloca tra il 1500 e il 400 a.C. e coincide in parte con il riconoscimento del regno di Gojoseon come origine della nazione coreana. L’archeologia definisce questo periodo non in base agli eventi storici, ma ai manufatti ritrovati, e per questo spesso viene chiamata anche periodo Mumun, ovvero privo di decorazione, dal tipo di ceramiche caratterizzanti: recipienti più raffinati rispetto alle anfore neolitiche, ma privi di ornamenti.
Durante l’età dei metalli iniziarono a emergere prime forme di stratificazione sociale: una classe elitaria si distingueva possedendo oggetti in metallo, soprattutto in bronzo. Questi oggetti non erano prodotti localmente, ma importati dalla Cina, e servivano come simbolo di prestigio. Il bronzo, lega ottenuta estraendo minerali dalle rocce, richiedeva abilità specifiche per la lavorazione. L’unico metallo naturalmente presente era l’oro, che sarà riservato alla classe reale solo nel periodo dei Tre Regni. I primi manufatti di bronzo erano principalmente armi e attrezzi agricoli, come piccole lame a forma di foglia o piuma; uno dei siti principali dove sono stati rinvenuti questi oggetti è Songgukri, nella Corea meridionale, scavato negli anni ’70 del Novecento.
In questo periodo compare anche la coltivazione del riso, importata dalla Cina orientale, che richiedeva una gestione coordinata dell’acqua e delle risorse, favorendo così il primo coordinamento tra classi sociali. I villaggi iniziano a cambiare configurazione: le pianure sono dedicate all’agricoltura, le capanne si differenziano per grandezza e funzione, e molti insediamenti possiedono strutture di difesa, indice di conflittualità tra comunità.
Le pratiche funerarie si evolvono con tombe a sarcofago in pietra e, soprattutto, con la costruzione dei dolmen, monumenti funerari in blocchi di pietra. I dolmen settentrionali, diffusi anche in Cina e in Corea del Nord, hanno la pietra di copertura come lastra sporgente e spesso si trovano isolati sulle alture. I dolmen meridionali, presenti nella Corea del Sud, hanno una pietra di copertura colossale sostenuta da massi minori e sono spesso raggruppati vicino a villaggi o fiumi. L’uso dei dolmen rimase prevalente fino all’instaurazione delle quattro province militari cinesi durante la dinastia Han.
Nei corredi funerari dell’età dei metalli si trovano oggetti sia in bronzo sia in pietra: pugnali, punte di freccia e ornamenti in pietra chiamati gogok, a forma di mezza luna o virgola, con foro per essere appesi. Questi simboli erano esclusivi dell’aristocrazia coreana e giapponese e indicavano prestigio e autorità; la loro origine tra Corea e Giappone resta incerta.
L’espansione cinese degli Han e l’età del ferro
Con l’espansione cinese della dinastia Han nella penisola coreana, a partire dal 108 a.C., vengono istituite le quattro province militari cinesi. È proprio da questo momento che le fonti cinesi iniziano a fornire informazioni più dettagliate sulla situazione della Corea, in particolare sulle popolazioni che abitavano l’attuale Corea del Sud, descrivendone usi, costumi e organizzazione sociale. Nei resoconti cinesi, queste popolazioni vengono indicate con il nome collettivo di Samhan, che significa “tre Han”. Il termine han non è collegato alla dinastia cinese Han e il suo significato rimane tutt’oggi oggetto di studio. Il periodo dei Samhan viene fatto coincidere con la cosiddetta età del ferro, fase in cui la società coreana mostra un crescente livello di complessità e organizzazione.
I Samhan erano suddivisi in tre principali gruppi: Mahan, Byeonhan e Jinhan. Si trattava di confederazioni, ovvero forme iniziali di aggregazione politica, all’interno delle quali si affermavano i prestigi locali di capi e famiglie dominanti. Questi centri di potere si sviluppavano in città considerate centrali, circondate da villaggi minori governati da capi locali, i quali però riconoscevano l’autorità del centro principale. Le fonti cinesi riferiscono inoltre che Mahan era il gruppo numericamente più consistente rispetto agli altri due.
Queste strutture politiche rappresentano la base su cui si svilupperanno, in seguito, i Tre Regni di Corea: Goguryeo, Paekche e Silla, ai quali si affiancherà la confederazione di Kaya. I Tre Regni sono infatti considerati l’evoluzione delle confederazioni dei Samhan.
I tre regni
Il periodo dei proto-regni e dei Tre Regni rappresenta il primo vero periodo storico della Corea antica, quello in cui il quadro politico della penisola inizia a delinearsi in modo più definito. Le informazioni su questa fase provengono principalmente dalle fonti storiche, in gran parte cinesi ma anche coreane.
Nella Corea settentrionale si afferma per primo il regno di Goguryeo, seguito successivamente da Paekche e infine da Silla. Goguryeo è considerato il più antico dei tre perché si sviluppò in una regione a stretto contatto con la dinastia Han, dalla quale trasse numerosi modelli, soprattutto in ambito amministrativo e governativo. Tra gli elementi culturali acquisiti dalla Cina vi fu anche la scrittura, che in questa fase storica rappresentava uno strumento fondamentale di potere, poiché gli ordini ufficiali venivano messi per iscritto.
Del periodo dei Tre Regni ci sono giunti importanti resti archeologici, rinvenuti soprattutto nell’area di Lelang, presidio militare cinese situato nell’odierna Pyongyang. Tra i ritrovamenti più significativi vi sono fibbie per pantaloni in oro, decorate con draghi di iconografia chiaramente cinese, caratterizzate da una figura centrale di grandi dimensioni affiancata da draghi più piccoli. Oggetti simili sono stati ritrovati anche in altri territori, il che suggerisce una produzione cinese destinata all’esportazione. Questi manufatti sono particolarmente importanti perché durante il periodo dei Tre Regni l’oro diventerà il materiale simbolico del potere dei sovrani, utilizzato per gioielli, fibbie e altri oggetti di prestigio.
Altri reperti rilevanti sono i piatti e i vassoi in lacca, utilizzati per diverse pietanze. La lacca, materiale tipicamente cinese e associato alle classi nobili della dinastia Han, è una resina naturale ricavata dagli alberi, applicata sul legno per renderlo più resistente. Si trattava di oggetti molto costosi, accessibili solo alle classi sociali più benestanti, poiché la loro produzione richiedeva processi lunghi e complessi.
Mentre i regni coreani si consolidavano, l’impero cinese entrava progressivamente in una fase di crisi e degenerazione. Il periodo dei Tre Regni si concluse nel VII secolo, con l’unificazione della penisola sotto il regno di Silla.
Il regno di Goguryeo
Il regno di Goguryeo fu il primo regno a svilupparsi nella penisola coreana. Le sue origini non si collocano inizialmente in Corea, ma nella zona nord-orientale dell’attuale Cina, da dove il regno iniziò a espandersi verso la penisola coreana, soprattutto nella sua parte settentrionale, a partire dal I secolo d.C. Le fonti cinesi menzionano già in precedenza popolazioni definite Goguryeo, che costituiranno poi la base del regno vero e proprio.
Proprio questa origine geografica rappresenta una grande incongruenza storiografica: poiché il nucleo originario del regno si trovava in territori che oggi appartengono alla Cina. La Cina non interpretò Goguryeo come un vero e proprio regno, ma come un insieme di popolazioni accomunate da elementi culturali simili, adottando una visione analoga a quella riservata al regno di Gojoseon.
Le fonti cinesi menzionano popolazioni Goguryeo già nei primi secoli dell’era cristiana, ma fu soprattutto dopo la caduta della dinastia Han, nel 220, che il regno iniziò una rapida espansione. Il collasso dell’autorità imperiale cinese e la frammentazione del territorio in dinastie regionali permisero ai regni coreani di consolidarsi. Goguryeo iniziò una forte espansione territoriale e distrusse progressivamente i distretti militari cinesi, a partire da quello di Lelang, moderna Pyongyang. Proprio qui venne stabilita la capitale del regno, scelta strategica che permetteva a Goguryeo di avviare la conquista del sud della penisola,
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