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Teoria e tecnica didattica dell'attività motoria e adattata

Il 95% delle persone che esce dai ricoveri ospedalieri ha bisogno di una attività motoria adattata, quindi il bacino di utenza è ampissimo.

Non parleremo solo di disabilità intesa come diversa abilità con tutte le sue sfaccettature dalle più gravi alle meno gravi.

Intelligenza e potenziale cognitivo

Ora andiamo a parlare di intelligenza e la differenza con il potenziale cognitivo; pensiamo a una scatola piena di limoni, ne prendo uno, lo taglio a metà e spremo, poi ne prendo un altro e lo spremo.

I limoni rappresentano il potenziale cognitivo, tutti noi ne abbiamo chi più e chi meno ma come io uso il mio succo è l’intelligenza, quindi intelligente è colei che mi risolve determinati problemi in tempo rapido. La scuola e l’istruzione “spremono” il limone.

Quando si ha a che fare con delle persone con pochissimo succo come nelle disabilità intellettive, io devo cercare di potenziare al massimo quel poco potenziale cognitivo.

L'approccio alla disabilità anche concettualmente non è facile e suscita anche meno interesse, la disabilità può essere stabile (autismo) o transitoria (rottura del ginocchio), in entrambi i casi è necessaria una attività motoria adattata.

Quando si parla di rieducazione funzionale si tratta di attività rivolta a una disabilità transitoria.

La riabilitazione è quella pratica che mi permette di riacquisire tutte quelle abilità che mi sono state tolte (qui il fisioterapista manipola senza l'intervento del paziente).

La rieducazione funzionale è qualcosa di diverso, essa comporta un atteggiamento collaborativo da parte del soggetto e serve alla:

  • Rimuscolarizzazione;
  • Allungamento;
  • Sensibilità propriocettiva.

Approccio alla disabilità

L'approccio alla disabilità non è concettualmente semplice per 5 punti fondamentali:

1) Preconcetto ovvero un’opinione non sostenuta dalla realtà, questa parola deriva dall’effetto Pigmalione: esso aveva fatto una scultura talmente bella che se ne era innamorato e aveva chiesto alle divinità di trasformarla in vera.

Se io sento fortemente qualcosa, quella cosa prenderà l’effetto che io mi sono immaginato; l'effetto Pigmalione si ha verso delle persone e se noi lo attuiamo creiamo un clima:

  • Socio-emotivo più caldo

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  • Vi è un maggiore feedback, se io per esempio sono convinto di avere una classe di maggior livello adotto una strategia comunicativa migliore e mi aspetto migliori risultati, pretendendo e ottenendo di più.

Noi nei confronti dei disabili non abbiamo il pregiudizio che siano persone di serie B, essi sono un problema, ma non lo devono essere. Dobbiamo considerare le persone per quello che hanno (succo).

L’effetto dell’effetto Pigmalione è che:

  • I buoni allievi hanno più feedback da parte dell’insegnante;
  • I migliori siano lodati e più deboli sono criticati;
  • Le reazioni sia di lode che di biasimo sono più chiare.

Il preconcetto può far verificare la profezia autoavverante ovvero una forma di condizionamento psicologico per cui le persone tendono a conformarsi all'immagine che gli altri hanno di loro, entrando in un tunnel cognitivo dove io non mi sconfesso mai.

Noi non dobbiamo cadere nel tranello della normalizzazione, se ho a che fare con un disabile non devo portarlo alla mia normalità, io devo rispettare le diversità di tutti, quindi se si ha a che fare con delle persone con dei deficit il mio obiettivo è portare alla autonomia, vivendo il più possibile e al meglio possibile.

Le autonomie sono ad esempio il concetto di:

  • Tempo: ci sono persone che non sanno la differenza tra prima e dopo;
  • Il concetto di quantità: persone che non riescono a capire il poco e il tanto;
  • L'uso del denaro: senza il concetto di quantità non ha senso.

2) Ignoranza: per l’ignorante la disabilità è una malattia incurabile, per molti è una situazione di implicita inferiorità, questi sono preconcetti determinati dall’ignoranza, non dobbiamo avere paura del diverso.

L’ignorante ritiene che le persone disabili abbiano una implicita difficoltà di apprendimento, di socialità, di auto-sostentamento e autonomia.

3) Prefrustazione verso il compito: la frustrazione è lo stato psichico che prova chi ritiene che la propria azione, compiuta o da compiere, sia o possa essere vana e inutile.

Essa origina per ragioni diverse:

  • Ambientale, che è rappresentata dagli ostacoli presenti nello spazio fisico;
  • Sociali che sono date dalla vicinanza forzata con altre persone;
  • Endogene: tra cui quelli familiari che possono veicolare degli stati ansiosi anche nel figlio, inoltre ci sono cause personali come nella disabilità e aspetto fisico.

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Solitamente la frustrazione si origina nell'esercizio di qualsiasi attività, nei confronti della disabilità c’è una prefrustrazione perché si pensa che con quelle persone non si otterrà nessun risultato, non verrà compreso, tutto ciò ci porterà a distanza.

4) Delega paradossale è un atto nel quale qualcuno attribuisce ad altri un compito che io non sono in grado di portare avanti, questa azione di delega preclude un allontanamento temporaneo da quella cosa.

Il paradosso sta nell’intendimento originario che l'intervento sia solo temporaneo, in una classe dove è presente un soggetto con la sindrome di Down e l'insegnante di sostegno non ritiene che il suo intervento potrà restituire il soggetto guarito, si cade nel tunnel cognitivo nella quale si pensa che il proprio intervento non sia utile, infatti la professione dell’insegnante di sostegno, è una professione nella quale si ha il più grande tasso di abbandono.

5) Tempo relativamente al concetto di disabilità: per esempio nella vecchiaia si inizia a pensare più al passato che al futuro perché esso è sempre meno, anche il folle nella psichiatria è uscito dalla realtà non pensa al futuro, esso non sta bene nella realtà e ne desidera un’altra.

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Chi lavora nella disabilità è nella stessa situazione, essi vivono in una condizione di non futuro perché sono consapevoli che il disabile non rientrerà nella realtà, non c’è futuro, non guarirà mai.

Ma non è così, infatti tutto dipende dalle aspettative, non si deve normalizzare, devo rispettare le sue diversità, il mio obiettivo è fornire elementi di autonomia in base al mio campo di insegnamento.

Apprendimento

L'apprendimento è cambiamento, si cambia attraverso l’apprendimento, ogni volta che imparo qualcosa sono quello che ero prima con qualcosa in più.

L’apprendimento è la cosa che ci differenzia dagli animali, esso è una modificazione stabile e durevole dovuta a una esperienza, ogni volta che faccio una esperienza ho cambiato qualcosa e sono cambiato io e il mondo perché lo vedo con occhi diversi.

Dobbiamo specificare che ogni apprendimento passa attraverso il corpo, è un veicolo per l’apprendimento, esso è un elemento fondamentale delle relazioni e delle esperienze, la comunicazione iniziale avviene attraverso il corpo.

Noi organizziamo la nostra giornata attraverso il linguaggio, comunichiamo con esso, organizziamo il nostro pensiero con esso; ma i bambini di un anno e per estensione i sordo-muti, strutturano i loro pensieri attraverso il corpo e il movimento, il corpo è l'elemento fondamentale della relazione, molti bambini muti a scuola sono più aggressivi.

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Il bambino sviluppa la parola e il cammino ad un anno, sono due abilità contemporanee; un problema in uno di questi due campi, può essere una complicazione del neuro sviluppo.

La stabilità della sanità dell’uomo dipende dai nostri due orifizi: bocca e ano; i bambini se vogliono far soffrire la famiglia, ritirano i due doni (ritenzione volontaria delle feci e della parola).

Dualismo cartesiano

“Compresi di essere una sostanza la cui essenza o natura non era che pensiero e che, per esistere, non aveva bisogno di nessun luogo e non dipendeva da nulla di materiale; pertanto questo io, ovvero l’anima, grazie alla quale io sono ciò che sono, è del tutto distinto o distinta dal corpo, e anche in assenza del corpo, non cesserà di essere tutto ciò che è.”

Un conto è l’anima ed un altro è il corpo; naturalmente questo concetto è stato superato, la coscienza umana è un gioco interattivo tra il corpo e le sue esperienze con l'ambiente circostante, la nostra mente senza il corpo non esisterebbe.

Io la mente la informo attraverso il corpo che è in grado di far arrivare le informazioni alla mente; non c’è dubbio che ogni nostra conoscenza incomincia con un’esperienza che si fa con il corpo: il corpo è il principale veicolo di apprendimento da zero a cent’anni.

Esiste un rapporto diretto tra il movimento e lo sviluppo cognitivo, per esempio: non è vero che uno che non ha movimento è meno intelligente di un altro soggetto, il movimento mi favorisce lo sviluppo cognitivo ma la sua assenza non mi preclude uno sviluppo cognitivo.

Ad un bambino di sei anni per spiegare il concetto della moltiplicazione, utilizziamo un’esperienza sensomotoria: diamo due caramelle a testa a due bambini, poi mettiamo le caramelle tutte insieme e contiamo quante sono. Quindi il concetto passa attraverso un’esperienza sensomotoria, diamo un esempio pratico attraverso un’esperienza del corpo (concettualizzazione).

Teoria modulare di Fodor

Riguarda le reti neurali fatte da dei moduli che non sono altro che dei collegamenti tra neuroni, è anche detta innatista cioè che si rifà a una cosa innata cioè preesistente.

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Fodor come Chomsky sostengono che noi abbiamo come capacità innata il linguaggio, nel nostro hardware abbiamo già un meccanismo interno per il nostro linguaggio che deve essere solo attivato, esso da solo non si attiverebbe, per imparare a parlare è necessario che qualcuno ci parli, perché ogni volta che riceviamo una informazione viene generata una rete neuronale, cioè un collegamento tra i neuroni (la mia testa è formata da tanti collegamenti neurali in base alle esperienze che faccio).

Osservando due moduli differenti vediamo che sono chiusi perché Fodor sosteneva che i moduli sono cognitivamente impenetrabili.

Il modulo neurale del linguaggio è costituito da dei collegamenti che riguardano:

  • La lettura;
  • La scrittura;
  • La comprensione del linguaggio orale;
  • La comprensione del linguaggio scritto.

Tutti questi moduli permettono di avere il modulo del linguaggio.

Stesso discorso per la visione: la visione è composta da tanti sottomoduli che ne permettono una corretta (modulo della forma, colore e percezione distanza).

Se io ipoteticamente taglio un modulo come nel linguaggio, tutto il resto continua a funzionare.

Il modulo è cognitivamente impenetrabile: io non posso aggiustare la dislessia o il daltonismo, i moduli sono informazionalmente incapsulati, dopo i 6-7 anni non c’è più niente da fare.

Teoria della selezione dei gruppi neurali

Successivamente Edelman partorisce la TSGN teoria della selezione dei gruppi neurali, es. se vediamo attraversare un cane fucsia il nostro sistema non lo accetta. Non lo accettiamo perché:

  • La selezione dei gruppi neurali;
  • Il rientro;
  • La mappa globale.

Che a loro volta si basano su:

  • Organizzazione primordiale del nostro cervello: il nostro cervello quando nasciamo possiede tanti neuroni, ad esempio si nasce con delle competenze innate (riflessi arcaici). Quindi quando nasciamo abbiamo una disponibilità neuronale pronta ad essere utilizzata a fare dei collegamenti;
  • Come si sviluppa in base all’esperienza: se rinforzo con l’esperienza il collegamento, questo mi tornerà disponibile, diventando stabile e duraturo. Fondamentale in questo senso è anche la motivazione per la quale stiamo apprendendo una determinata cosa, rendendola molto più facile.

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Più faccio una cosa, più le abilità che costruisco diventano autonome e meno dispendiose.

  • Processi di scambi tra le mappe cerebrali: durante le nostre esperienze, facciamo una mappa globale di un determinato settore, più mappe ho e più esse sono ricche più ho conoscenza.

Nella compressione del mondo è fondamentale riuscire a collegare le mappe tra di loro, più esperienze io faccio, più sono nutrite le mappe più io riesco a fare collegamenti tra esse e ad accettarle. È come formare delle librerie nella nostra testa.

Per esempio noi nella mappa delle autonomie personali abbiamo diversi gradi, tutti noi sappiamo compiere delle abilità basilari ma magari qualcuno di noi non sa sbucciare una mela con il coltello.

Noi normodotati non abbiamo nessun limite nella assunzione delle informazioni → nessun limite sensoriale, nessun limite motorio; nulla potenzialmente ci è precluso, la mente umana è predisposta per fare tutto.

Naturalmente però esistono le capacità individuali che non sono uguali per tutti e le abilità di ognuno si costruiscono proprio su esse.

Per abilità noi intendiamo il saper fare quella cosa bene, nel miglior tempo possibile e risparmiando energia; più si fa e maggiore sarà l’abilità se insegnata nella corretta maniera.

1) Selezione dei gruppi neurali

1. Creazione di un repertorio neurale variabile

Durante lo sviluppo embrionale e nei primi anni di vita, si formano numerosi gruppi neuronali (reti di neuroni interconnessi) con una grande variabilità sinaptica. Questa variabilità è generata da:

  • Processi genetici;
  • Fattori epigenetici;
  • Fenomeni casuali, come variazioni nell'ambiente chimico durante lo sviluppo.

Questa ampia gamma di connessioni forma un repertorio primario, cioè un insieme iniziale di circuiti che non sono ancora specializzati.

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2. Selezione del repertorio primario

Con l'esposizione agli stimoli sensoriali e alle esperienze ambientali, alcuni gruppi neuronali diventano più attivi e funzionali rispetto ad altri. La loro utilità è determinata da quanto bene riescono a rispondere agli input esterni o a contribuire a comportamenti adattivi.

  • Consolidamento delle connessioni utili: le sinapsi che vengono attivate frequentemente si rinforzano attraverso meccanismi come il potenziamento a lungo termine (LTP).
  • Eliminazione delle connessioni inutili: le connessioni che non vengono utilizzate o che non contribuiscono a risposte efficaci vengono indebolite o eliminate (fenomeno del pruning sinaptico).

Questo processo produce un repertorio secondario, che è più ottimizzato e specializzato per le esigenze dell'individuo.

3. Apprendimento e plasticità

La selezione non si limita allo sviluppo precoce, ma continua per tutta la vita attraverso:

  • Apprendimento: le esperienze modellano ulteriormente i circuiti, rafforzando quelli associati a comportamenti o risposte utili.
  • Plasticità sinaptica: la capacità delle connessioni sinaptiche di cambiare forza in base all'uso e alle necessità.

In sostanza, il cervello opera come un sistema dinamico, in cui i circuiti neuronali si adattano continuamente alle nuove esperienze.

2) Rientro

Scambio di comunicazioni fra mappe locali, favorendo la sincronizzazione dell’attività dei gruppi neuronali appartenenti a mappe cerebrali differenti, collegandoli in circuiti che emettono segnali in uscita coerenti e comprensibili.

3) Mappa globale

L'insieme delle mappe locali fanno la mappa globale.

Gli elementi che concorrono alla formazione della mappa globale sono: cervelletto, ippocampo, movimento, aree parietali e frontali, corteccia motoria, muscoli.

Si tratta di un collegamento di tutti i nostri apparati, infatti la conoscenza dipende anche dai muscoli e articolazioni permettendoci di compiere esperienze.

La mappa globale è una struttura dinamica perché ogni volta che imparo qualcosa cambia la mia mappa locale di un certo settore e di conseguenza si arricchisce la mia mappa globale; la mia mappa varia grazie alle varie esperienze senso-motorie.

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Secondo Fodor il modulo è chiuso passati i 6-7 anni mentre per Edelman il modulo aperto anche a 99 anni, rendendo possibili i collegamenti neurali: la neuroplasticità, proprietà che consente al cervello di modificare la propria struttura e il proprio funzionamento in risposta all’attività e all’esperienza sensoriale.

Essa si presenta nel cervello in 3 casi:

  • Nascita quando il cervello si deve organizzare per la prima volta;
  • Età adulta ogni volta che si apprende qualcosa di nuovo;
  • In caso di danno cerebrale per compensare le perdite e massimizzare le funzioni restanti, processo detto vicariaggio: processo per il quale un’area del nostro cervello andata in tilt riceve supporto dalle altre.

Legge di Hebb o delle assemblee cellulari

Quando guardiamo una figura geometrica noi attuiamo una sequenza esplorativa (valutazione della figura).

Quando noi facciamo una osservazione degli angoli stimoliamo dei neuroni specifici per catturare quella informazione, ma mentre guardiamo lì abbiamo gli occhi anche da altre parti grazie alle assemblee cellulari che mi p

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-EDF/01 Metodi e didattiche delle attività motorie

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francescofazi2002 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di TTD dell'attività motoria adattata e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Biancalana Vincenzo.
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