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Cos'è la comunicazione

Tema della comunicazione fortemente legato alla parola interpretazione. La comunicazione è diventata oggi la difficoltà di interpretare le interpretazioni; questo lo vediamo nella difficoltà di gestire gli stimoli e di comprendere i reali significati delle informazioni, attraverso mass media ecc...

Punto di vista sociologico

La comunicazione può essere affrontata da tanti punti di vista, quello di questo corso è un punto di vista sociologico. Zygmunt Bauman è uno dei grandi sociologi. Per comunicazione si intende quella mediatica e cosa determina nei comportamenti delle persone. Ormai da circa 20 anni stiamo assistendo a una trasformazione sociale, culturale e antropologica, senza nemmeno accorgercene. Queste trasformazioni stanno determinando dei cambiamenti a livello socioculturale e anche antropologico. Ci sono anche delle teorie su quello che sarà la nostra postura, che implicherà a lungo termine sulla conformazione del nostro corpo.

Bauman dice che siamo condannati a essere liberi, a dover scegliere continuamente. Il problema è che quando questa libertà diventa una tirannia della scelta, la situazione si complica, con la paura poi di prendere decisioni sbagliate. Il concetto di comunicazione si lega a questa condanna ad essere liberi e a fare delle scelte.

William Thomas è stato un sociologo del secolo scorso, tra coloro che più hanno analizzato il tema dell’immaginario sociale, fondamentale nella comunicazione pubblicitaria. Manuel Castells è uno dei più importanti studiosi di comunicazione, rete e come si va a definire il potere nella comunicazione. Partendo dalla “Galassia Gutenberg” di McLuhan, definisce la nuova galassia in internet.

“Galassia Gutenberg” → stampa che va a modificare l’ordine sociale nel quale viviamo e la relazione tra stampa e società nazionale.

Harari dice: “In passato la censura operava bloccando il flusso di informazioni, nel 21esimo secolo opera inondando le persone di informazioni irrilevanti; in tempi antichi deteneva il potere chi aveva accesso alle informazioni, oggi avere il potere significa sapere cosa ignorare”.

Oggi essendo inondati da informazioni che creano un’incapacità di scelta, dobbiamo ritrovare l’essenziale delle cose. (i luoghi da vedere, le musiche da ascoltare, i film). Siamo passati da una conoscenza e comunicazione sempre mancanti, oggi in eccesso.

Il messaggio a seconda del medium, prende forma diversa.

Citazioni

  • Zygmunt Bauman - “La cosa più difficile da affrontare è il cambiamento del modo in cui la situazione sta cambiando”, “Siamo condannati a essere liberi”.
  • Niklas Luhmann - “Ciò che sappiamo della nostra società ed in generale del mondo in cui viviamo, lo sappiamo dai mass-media”.
  • William Thomas - “Se gli uomini definiscono reali certe situazioni, esse saranno reali nelle loro conseguenze”.
  • George Gerbner - “Crescere con la violenza, con l’inevitabile brutalità coreograficamente accessibile in ogni casa, non solo crea una sorta di desensibilizzazione per essa, ma anche un mercato di intrattenimento per le persone per le quali ciò che vedono in televisione non è abbastanza, non è abbastanza manifesto, non è abbastanza esplicito, e alcune produzioni cinematografiche, alcune grandi produzioni incassano su quel mercato. La particolarità di questo è che col passare del tempo è necessario un dosaggio maggiore per soddisfare questa esigenza”.
  • Manuel Castells - “Se non vi occuperete delle reti, saranno le reti a occuparsi di voi. Se avete intenzione di vivere nella società, in questa epoca e in questo posto, dovrete fare i conti con la società in rete. Perché viviamo della Galassia di Internet”.
  • Harari - “In passato la censura operava bloccando il flusso di informazioni, nel 21esimo secolo opera inondando le persone di informazioni irrilevanti; in tempi antichi deteneva il potere chi aveva accesso alle informazioni, oggi avere il potere significa sapere cosa ignorare”.
  • Nicolas Carr - “Nel lungo periodo il contenuto di un medium ha molta meno importanza del medium stesso nell’influenzare il modo con cui pensiamo e agiamo. In quanto finestra sul mondo, e su noi stessi, un medium popolare plasma ciò che vediamo e come lo vediamo, e col tempo, se lo usiamo a sufficienza, cambia ciò che siamo, come individui e come società”.

Comunicazione

Comunicare bene non significa raggiungere uno scopo prefissato, ci vuole molto altro. Se la comunicazione è chiara però almeno si possono trasmettere certi significati. La comunicazione è una risorsa ma anche un problema, che può esacerbare una situazione. La comunicazione non si appiattisce su un determinato punto di vista, è un ampio campo entro il quale si muovono tante variabili. Molto spesso però siamo talmente abituati a comunicare perennemente, che abbiamo problemi a volte a prendere le distanze, per guardare la propria comunicazione da lontano e guardare i propri errori.

Imparare a comunicare significa anche imparare a prendere distacco dalla propria comunicazione e migliorare nei propri errori.

I primi studi sulla comunicazione sono di Robert Craig, “Communication Theory as a Field”. Con Robert Park i primi studi sul giornalismo ne “La stampa per immigrati ed il suo controllo”. “Luogo dove l’incontro tra culture investigative di provenienza giornalistica sociologica ha dato vita al metodo dell’osservazione partecipante ed è anche all’origine di un lavoro di riflessione e di ricerca sul giornalismo che in nessun altro paese almeno fino agli anni ‘80, è stato così intenso”. Questa è la prima vera analisi di ricerca sul giornalismo come campo di studio della comunicazione. Il giornalismo è un modo per comprendere la realtà e la società nella quale viviamo, e un modo con cui il cittadino si riconosce come appartenente di una società.

  • Discipline della comunicazione: retorica, dialogo, dialettica, persuasione, manipolazione, filosofia, ingegneria, psicologia, sociologia, antropologia, scienze politiche, marketing.
  • Campi di applicazione: giornalismo, business, mass media, public relations, marketing, comunicazione interpersonale e interculturale, educazione, pubblica amministrazione, management e problem solving, politica, new media, social network.

Tre accezioni della comunicazione

  • Trasmissione di informazioni (l’unità minima di informazione che permette all’essere umano di comprendere qualcosa della realtà).
  • Costruire, elaborare, condividere significati.
  • Costruire, mantenere, modificare relazioni tra le persone e i gruppi sociali.

Comunicazione come costruzione della realtà e come sistema di relazioni tra le persone (relazioni ad es. di potere).

Punto di vista sociologico

Dare significato alla comunicazione all'interno del sistema di relazioni, tra individui (relazione interpersonale) e tra gruppi sociali.

Comunicazione come relazione sociale

  • Soggetto agente, azione, attore sociale
  • Relazione comunicativa

La comunicazione strategica è una mappa cognitiva costituita dalle varie tattiche per raggiungere determinati scopi. L’obiettivo del professionista della comunicazione è avere il gioco in mano, mantenere il controllo comunicativo. Tema importante è l’arte della guerra: tutta la strategia della guerra è una strategia di comunicazione, per indurre l’avversario a fare o non fare un determinato passo.

Ci sono tre principi fondamentali: conosci te stesso, conosci il campo in cui agisci e conosci il tuo avversario.

L'importanza della comunicazione

La comunicazione è centrale nella esperienza umana, la quale include la comprensione di come le persone si comportano nel creare, scambiare e interpretare i messaggi. Definizione generale trasferisce ad altri→ un processo tramite il quale un attore (referenti) un messaggio, mediante un codice, allo scopo di instaurare un contatto per ottenere un risultato (es. codice: la lingua).

Altra definizione generale scambio interattivo osservabile fra due o più→ uno partecipanti, dotato di intenzionalità reciproca e di un certo livello di consapevolezza, in grado di far condividere un determinato significato sulla base di sistemi simbolici e convenzionali di significazione e di segnalazione secondo la cultura di riferimento. Ogni persona è il prodotto degli scambi con altri soggetti con cui viene in contatto e degli echi del mondo lontano che i media raccontano.

Il modo in cui noi rappresentiamo noi stessi o gli altri, determina ciò che siamo. Diventa interessante quando si parla di identità: la percezione che io ho di me stesso è la percezione che gli altri hanno di me. Da un lato c’è una autopercezione, che comprendiamo attraverso la riflessione sul comportamento, gli effetti che abbiamo noi sulla base di certi stimoli (ci percepiamo forti o deboli in qualcosa, abili o meno...); poi c’è una eteropercezione che deriva dal modo in cui gli altri ci vedono. Chi viaggia passa i confini dell’autopercezione di se stessi per incontrare l’eteropercezione degli altri, per vedere se certi pregiudizi su me sono stabili oppure possono essere rivisti. Il viaggio ci cambia perché ci mette di fronte ad occhi che non sono gli stessi.

Tema dell'intenzionalità

La comunicazione ha necessariamente bisogno dell’intenzione oppure può prescindere da essa? No, noi non comunichiamo sempre intenzionalmente, posso comunicare anche se non voglio, oppure comunico qualcosa di cui mi rendo conto, posso comunicare di non voler comunicare. Quindi cos’è l’imprescindibile della comunicazione? La presenza di un altro. La comunicazione esiste solo se c’è un altro.

Agire comunicativo intenzionale: fondato su una intrinseca razionalità che nasce dal cercare il modo migliore di comunicare con un’altra persona (o più persone) con un messaggio corretto (completo e chiaro, anche se non sempre necessariamente veritiero) e comunque sempre connotato da un notevole tasso emotivo-simbolico che ha lo scopo di convincere e persuadere un referente su certi contenuti particolarmente significativi per chi ha messo in moto il processo comunicativo. La razionalità nella comunicazione è l’arte sottile di dire le cose giuste nella maniera e nel momento più adatti. C’è un problema di utilizzare le parole per quello che sono ma anche di utilizzarle insieme in maniera corretta. (Forme sintagmatiche della comunicazione o paradigmatiche)

Forme di comunicazione

Forme paradigmatiche = la giusta posizione delle parole tra di loro

Forme sintagmatiche = scelta delle parole

Tre aspetti da tenere conto

  • Scegliere la persona giusta e cercare di comunicare nel migliore dei modi in quella particolare circostanza (non esistono procedure definite, ma diverse e flessibili per ogni particolare circostanza; non è tanto e solo importante cosa si dice ma come lo si dice)
  • La situazione può giocare un ruolo particolare
  • Tasso emotivo-simbolico

Anche gli oggetti comunicano, in quanto creano un trasferimento di un messaggio attraverso la percezione del ricevente. Anche Luna, Sole ecc comunicano e hanno comunicato con noi. La comunicazione è un processo continuo, è un flusso.

Le funzioni della comunicazione

  • Mettersi in contatto; trasmettere contenuti; costruire, elaborare e condividere i significati; mantenere, modificare le relazioni tra persone e gruppi sociali (il rituale, modo per riconoscere l’appartenenza al gruppo); riconoscimento; scambio
  • Funzione referenziale: si può definire in maniera denotativa e connotativa (conoscere e rappresentare la realtà). Denotare la realtà = fare riferimento a una categoria, gruppo, idea ben precisa che la distingue da tutti gli altri; identifica questa determinata cosa nella realtà (funzione della parola, funzione sintagmatica). Connotare significa identificare l’interpretazione di quella parola sulla base di un vissuto emozionale di un ricevente.
  • Funzione sociale: creare, mantenere, modificare relazioni
  • Funzione pragmatica: produrre e coordinare azioni (es. io dico “Buongiorno, mi può aprire la porta?” vedo subito gli effetti di quello che sto dicendo)
  • Funzione identitaria: presentazioni dell’Io e del noi (attraverso la comunicazione racconto chi sono, la mia identità collettiva, i miei gusti…)
  • Funzione metacomunicativa: definire la comunicazione stessa (definisco attraverso la comunicazione che cos’è la comunicazione)

Gli scopi della comunicazione

  • Scopo strumentale: ottenere qualcosa, nell’interesse di sé o degli altri (questa funzione prevede anche una strategia)
  • Scopo informativo: trasferire messaggio (unità minima di significato)
  • Scopo espressivo: manifestazione ed espressione del sé (post sui social)
  • Scopo di contratto sociale: di relazione (cercare di comprendere cosa sta facendo l’altro?)
  • Scopi di controllo
  • Scopo di determinazione dei ruoli: la comunicazione rafforza e distingue i ruoli sociali

“Pragmatica della comunicazione” libro importante di Paul Watzlawick, uno dei protagonisti della scuola di Palo Alto della comunicazione.

Funzione pragmatica della comunicazione

Come costruire effetti comunicativi. Assiomi della comunicazione: alcune proprietà semplici della comunicazione che hanno fondamentali implicazioni interpersonali.

  1. “Non si può non comunicare” → noi comunichiamo indipendentemente dalla nostra intenzione di comunicare (anche il silenzio è un atto di comunicazione); l’elemento discriminante è la presenza di un altro
  2. “Gli esseri umani comunicano sia in modo digitale che in modo analogico” → digitale perché è la trasformazione in un altro codice, quello alfabetico
  3. “Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione...” → relazione strutturata ha di conseguenza un certo tipo di comunicazione attraverso un protocollo (colloquio con Papa/ forze dell’ordine), se la relazione è ancora da costruire ci saranno delle incertezze nella comunicazione
  4. “Tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici o complementari” → simmetrico = appartengono alla stessa parte del processo comunicativo (due studenti ad es., sono sullo stesso livello); complementare = differenziazione di ruoli (due diversi livelli)
  5. “La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione fra i partecipanti” → punteggiatura dei partecipanti = punto di vista di colui che partecipa, dipende da come la persona vede quel tipo di situazione, quindi dal suo ruolo, suo percorso biografico… non esiste una conoscenza vera delle cose, ma una conoscenza strumentale che ci aiuta ad agire sulla realtà.

Altri elementi su come si fa comunicazione

Massime conversazionali → sponde condivise della comunicazione interpersonale

  • Massime di quantità: dà un contributo tanto informativo quanto effettivamente richiesto (dire il giusto nella giusta quantità di quanto richiesto); non dare contributo più informativo di quanto effettivamente richiesto.
  • Massime di qualità: non affermare ciò che credi essere falso; non affermare ciò di cui non hai prove adeguate. (bisogna evitare di essere ambiguo o esprimersi con oscurità)

Regole della cortesia

  • Non ti imporre (non avere un atteggiamento aggressivo)
  • Offri delle alternative (dare delle opportunità all’altro; es. domande dei genitori con figlio, restringere il campo della domanda)
  • Metti l’interlocutore a suo agio, sii amichevole

John Austin e gli atti linguistici

Ogni atto linguistico può essere suddiviso in tre modalità:

  • Atto locutorio → dire qualcosa (“Ho fame”)
  • Atto illocutorio → l’azione implicita (mi vado a prendere qualcosa da mangiare)
  • Atto perlocutorio → gli effetti raggiunti attraverso l’enunciato

Comunicazione e la funzione espressiva identitaria

Comunicazione nell’ambito più sociologico. Parlare di identità significa parlare di che cos’è l’essere umano. La comunicazione racconta quello che sono/siamo, è legata a una autopercezione (come mi vedo e come mi voglio presentare agli altri) e a una eteropercezione (come mi vedono gli altri). Soprattutto in fase adolescenziale la dimensione autopercettiva viene messa a confronto con quella eteropercettiva. Presentazione del sé e di noi stessi.

La riflessione di identità si sovrappone a quella di personalità: le teorie psicologiche definiscono la personalità come ciò che resta invariato nel tempo, indipendentemente da ciò che c’è intorno. Identità individuale: in filosofia è la capacità dell’individuo di avere consapevolezza del permanere costante del suo io e che si manterrebbe sostanzialmente identico attraverso il tempo e le diverse esperienze che hanno segnato la sua vita fino al momento presente. Identità collettiva: fa riferimento al modo in cui come l’attore sociale comprende e dà significato alla propria appartenenza. Il suo <io> si diluisce nel noi. È una forma di autoidentificazione attraverso un autoattribuzione di appartenenza. (In quanto esseri umani non possiamo non identificarci attraverso il NOI. Il primo noi è la famiglia. Dal noi della famiglia passiamo a quello del gruppo degli amici e poi si allarga...)

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Martinaamancu1 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria e tecnica della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Verona o del prof Giumelli Riccardo.
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