Teoria dei media
Il sistema audiovisivo
Viviamo nell’epoca delle immagini, dall’avvento della fotografia e del cinema.
La fotografia nasce nel 1830 mentre il cinema nasce nel 1890. Negli anni ‘20 del ‘900 si inaugura l’epoca delle immagini; l’utilizzo della nuova tecnologia, la fotografia, è partito in Occidente per poi diffondersi in tutto il resto del mondo. La nascita del cinema prevede un processo lungo che ha portato ad un impiego inizialmente limitato all’inizio del ‘900, ma negli anni ’20 inizia a diffondersi in gran parte del mondo.
Queste proliferazioni sono state inarrestabili: tutti hanno iniziato ad avvertire il bisogno delle immagini grazie alle loro funzioni conoscitive, estetiche, e questo ha comportato l’evolversi dei media visivi e audiovisivi.
Verso la fine del ‘900 si affaccia l’avvento della rete telematica, il web, che, con il suo sviluppo, permette la circolazione di contenuti iconici (immagini).
L’epoca dei media e delle connessioni è l’epoca che sorge con l’avvento del web; è sorta con obiettivi specifici legati ai servizi segreti e militari degli stati-nazione. È anche l’epoca degli schermi: quando è nata la fotografia, essa non prevedeva schermi, le foto venivano stampate su carta e così è stato per molti decenni, dalla nascita della foto sino alla fine del ‘900 e i primi anni del 2000. Era l’impiego preponderante delle fotografie.
L’epoca degli schermi nasce con l’avvento del cinema, con le proiezioni di immagini sul grande schermo; inizia quindi una nuova epoca in cui si sviluppano schermi anche al di fuori della sala cinematografica (tv) e l’avvento delle tecnologie digitali sarà la svolta nello sviluppo degli schermi, che assumeranno le dimensioni più disparate.
Parole chiave
Globalizzazione
Globalizzazione: lo studio dei media audiovisivi e del sistema mediale è correlato alla grande questione della globalizzazione. La globalizzazione un tempo indicava il venire meno delle diversità, unificandole tutte sotto un’unica cultura; oggi invece per globalizzazione si intende l’unione di più culture.
Villaggio globale
Villaggio globale: questa espressione è una delle più globalizzate e deriva dal contesto degli studi dei media. Questa espressione è stata introdotta da Marshall McLuhan, uno dei primi studiosi dei media, ed è una espressione che rende conto della nascita di una situazione nuova nel mondo: con questa espressione si indica la possibilità che i media offrono di mettere in comunicazione popoli e culture diverse fra loro, dando così vita ad una cultura condivisa e accessibile a tutti.
Perché usa la parola villaggio? Ci sono ragioni specifiche: per Marshall McLuhan il mondo, grazie ai media, non è più ignoto (come lo era nei secoli precedenti al ‘900) ma sembra essersi ridotto al punto da sembrare un piccolo villaggio (il mondo è un piccolo villaggio perché tutti, anche a distanza, possono comunicare).
È facile intuire che l’espressione villaggio globale sorga nel contesto dei media studies dato che i media sono stati tra i fattori principali della determinazione del villaggio globale.
Società mondo
Società mondo (sinonimo di villaggio globale): concezione che include tutti i popoli del pianeta.
La società non è solo un insieme di individui riuniti in un’area del pianeta (definizione vecchia che caratterizzava la storia dell’umanità fino all’800 ed era strettamente legata a dei confini geografici e ad un’etnia), ma è una società in cui popolazioni con culture/etnie diverse sono in contatto e possono interagire grazie ad una maggiore possibilità di viaggiare (possibilità data dallo sviluppo dei mezzi di trasporto) e grazie ai media.
La società mondo è un’espressione che fa sì che il concetto di società legata ad un piccolo popolo sia accompagnata all’idea che la società sia composta da tutte le etnie del mondo: la società odierna è una società data dalla somma di tutte le piccole società (questo vale a scala mondiale, ecco perché si parla di società mondo, perché è una società che coincide con l’umanità intera).
Questa è una novità di grande portata che ha aspetti positivi e negativi, ma che non ha nessun precedente nella storia dell’umanità.
La convivenza tra i diversi popoli della società mondo non è ancora totalmente pacifica, perché uno degli aspetti negativi della società mondo è la perdita delle specificità e tradizionalità che caratterizzano i singoli popoli per abbracciare la cultura globale (es: perdita dei canti e balli tipici, conoscenze tramandate di generazione in generazione sulla sussistenza, conoscenze della tradizione ecc...); Marshall McLuhan non intendeva la globalizzazione in questo senso, ma intendeva una globalizzazione che permettesse una convivenza pacifica tra le diversità delle popolazioni/etnie (le diversità sono ricchezze perché portano conoscenza e fanno progredire la cultura e la società umana).
Media
Media: sono degli strumenti che hanno una funzione di mediazione tra popoli, culture, etnie diversi che si trovano a distanze molte elevate gli uni dagli altri (da un punto di vista geografico e culturale) ma che si riconoscono simili e parte di una grande società mondo che coincide con l’intera specie umana: noi viviamo in una società mondo in cui tutti i popoli sono in relazione tra di loro e possono compiere degli scambi di diversi tipi (grazie alla possibilità di usare degli strumenti di mediazione come i media).
Cultura globale
Cultura globale: è la possibilità di scambiare informazioni, conoscenze, idee, opinioni, ricerche, risultati e tutto un immenso patrimonio culturale che viene condiviso su scala mondiale.
Questa cultura globale costituisce l’aspetto immateriale della società mondo.
L’aspetto materiale della società mondo è dato da elementi concreti/materiali come gli spostamenti nello spazio che permettono lo scambio delle merci e la conoscenza di nuovi territori (grazie ai mezzi di trasporto); quando invece ci rivolgiamo ad aspetti che non sono materiali/tangibili (come i pensieri, le idee, i valori, i principi ecc... e tutti gli elementi che compongono un sapere) parliamo di aspetti immateriali.
Quando parliamo di cultura globale parliamo degli aspetti immateriali della società mondo.
La cultura globale è una delle tante questioni aperte nel nostro tempo, perché rende possibile avvicinare il modo di pensare di popoli ed etnie diverse indipendentemente da dove questi ultimi vivano.
Questo avvicinamento nel modo di pensare rende possibile il riconoscimento reciproco degli uni con gli altri.
Quando Marshall McLuhan ha indetto l’espressione “villaggio sociale” si riferisce alla possibilità che c’è di dare vita ad una cultura condivisa per tutti, nata grazie all’esistenza dei media.
Cultura mediale
Cultura mediale: è un tipo di cultura che per una fase della storia ha comportato un processo di occidentalizzazione: siccome i cinema, la fotografia ecc... sono sorti in Occidente (negli USA e in Europa in particolare) e da lì si sono diffusi in tutto il mondo, ecco perché si parla di occidentalizzazione (ossia la diffusione della cultura occidentale in tutto il mondo come cultura dominante).
Nella storia dei media, nella prima parte soprattutto (inizio ‘900), è accaduto che il processo di diffusione dei prodotti culturali mediali sia stato all’insegna della cultura occidentale ed abbia determinato un omologazione/conformismo: infatti questa prima fase è definita “mass media communication” (comunicazione massificata = comunicazione standardizzata per tutti).
Cultura visuale
Cultura visuale: è quel tipo di cultura che richiede l’impiego del senso della vista, della percezione visiva (ecco perché si chiama cultura visuale) e si fonda sulle immagini (che possono essere statiche, ovvero immagini di un medium tecnologico come la fotografia, o dinamiche, ovvero immagini in movimento, come quelle che caratterizzano un medium tecnologico come il cinema).
La cultura visuale sorge con la nascita di media tecnologici che permettono di produrre immagini in grande quantità, secondo un carattere industriale: produrre immagini in grande quantità, come avveniva per le produzioni di tutti i tipi durante la rivoluzione industriale (nuove dinamiche definite in termini industriali).
Scuola di pensiero di Francoforte
Scuola di pensiero di Francoforte: gli studiosi di questa scuola parlano di “industria culturale”, espressione che ha segnato e segna ancora oggi gli studi sui media perché questi studiosi hanno constatato come i media hanno portato nella cultura delle dinamiche tipiche dell’industria (infatti sottraggono all’arte e alla cultura le dinamiche artigianali, trasformandole in un’industria che dà origine a dei prodotti).
L’arte e cultura non sono più d’élite, ma grazie ai media essi diventano parte di una cultura accessibile a tutti indipendentemente dallo status sociale: avviene una democratizzazione della cultura grazie all’avvento dei media.
Il passaggio da una cultura incentrata sulla parola (cultura del passato) e d’élite a una cultura incentrata sull’immagine e accessibile a tutti (cultura mediale) è definito anche come un passaggio da una cultura logocentrica (incentrata sul logos = discorso veicolato con le parole scritte o orali) ad una cultura iconocentrica (incentrata sulle icone = icon in greco vuol dire immagine); questo passaggio avviene storicamente con la diffusione della fotografia e del cinema sul confine tra l’800 e il ‘900.
L’espressione “cultura visuale” è dunque un’espressione affine all’espressione “cultura iconocentrica”.
La cultura visuale iconocentrica approda ad uno sviluppo intenso quando c’è l’avvento di internet negli ultimi decenni del ‘900.
La cultura dei media è una cultura che è ormai in gran parte pervasa di immagini, dato che la maggior parte dei contenuti veicolati con i media sono immagini, ecco perché la cultura visuale rientra in quella mediale.
Cultura mediale e visuale
La cultura visuale è parte della cultura mediale.
Quando oggi ci riferiamo ai media intendiamo strumenti come fotografia, cinema, televisione, digitale, internet ecc..., ossia i media visivi.
Ma in realtà quando parliamo di media non dobbiamo solo pensare a quelli visivi, ma anche a quelli non visivi come la radio (medium sonoro, prima dell’avvento delle web radio), i giornali (medium informativo, che prima era cartaceo e scarso di immagini nella prima parte della sua storia, ma che dopo il passaggio al digitale è diventato ricco di immagini: le testate giornalistiche sono considerate dei media fin dall’inizio della loro storia, ma con l’avvento del digitale esse sono passate da essere dei media non visivi a media visivi perché si sono arricchite di immagini).
Quindi nella cultura mediale e nel sistema dei media ci sono anche media non visivi.
È importante conoscere la cultura mediale e degli audiovisivi perché essi ci permettono di conoscere il mondo ed è importante scoprire i processi attraverso cui ci influenzano, ci trasformano, definiscono il nostro modo di pensare e di essere. Bisogna conoscere questi processi di influenza perché siamo in un’epoca in cui i media ricoprono una grande centralità nella vita del singolo delle diverse società e delle società mondo il nostro modo di essere e agire.
Gli audiovisivi sollecitano la nostra attenzione, la nostra percezione visiva e uditiva e sarà importante scoprire come lo sguardo funziona mentre osserva un audiovisivo e come viene orientato dall'autore in percorsi percettivi. I nostri processi di apprendimento e le conoscenze sul mondo derivano in gran parte dai media che sono dominati da immagini.
Come impiegare in maniera consapevole l’audiovisivo sia come utente che come creatore (o “prosumer”, cioè la condizione inedita che rende possibile non solo assistere come pubblico passivo all’audiovisivo ma anche creare degli audiovisivi inserendoli nel web o nei social)? Prosumer significa produrre e consumare audiovisivi (condizione di tutti noi).
Se come pubblico la nostra responsabilità davanti all’audiovisivo sembrava limitata, oggi con la possibilità di creare e condividere audiovisivi la responsabilità di ogni persona davanti l’audiovisivo è cresciuta.
È importante impiegare in maniera consapevole l’audiovisivo (come utenti, sia attivi che passivi) in quanto l’audiovisivo implica delle potenzialità negative e positive, ci sono rischi/danni e ci sono benefici e se io impiego bene l’audiovisivo posso esercitare la mia libertà e la mia responsabilità di utente.
Libertà e responsabilità sono dell'utente dei media, l'utente che fruisce dei media audiovisivi sia come spettatore sia come produttore, autore.
Questi due ruoli oggi nell'ambito degli audiovisivi sono sempre più fusi insieme, c’è un'ibridazione fra spettatore e produttore. A volte risulta difficile scindere questi due ruoli.
L'utente dei media è anche un cittadino globale; la cultura dei media è una cultura globale.
I media sono degli strumenti tecnologici. Come ogni strumento, i media audiovisivi possono offrirci il meglio o il peggio. I media audiovisivi hanno in sé stessi potenzialità e limiti, il loro impiego può dare origine a benefici o a danni. Limiti e potenzialità, danni e benefici dipendono da come vengono gestite la libertà e la responsabilità nell’utilizzo dei media audiovisivi: dipende da noi e da come utilizziamo i media per farne degli strumenti che ci possano offrire il meglio. Il meglio e il peggio dei media dipendono da noi e da come li usiamo; e soprattutto dipendono anche da quanto conosciamo un determinato media. Il nostro impiego di strumenti dipende sempre da come noi li gestiamo.
L’offrici il meglio o il peggio dei media audiovisivi dipende a sua volta dal livello di conoscenza e consapevolezza dell’utente.
Il livello di conoscenza e consapevolezza è inversamente proporzionale al grado di rischio per sé e per gli altri. Quanto più è alto il livello di conoscenza, quanto più è basso il rischio di incorrere in conseguenze negative dovute all’impiego dei media. Ciò vale sia a livello individuale sia a livello sociale.
I danni e le conseguenze negative che abbiamo sotto gli occhi e che riguardano l’impiego dei media, come ad esempio i social, è testimonianza della scarsa consapevolezza e della scarsa conoscenza che si ha dei media, delle loro potenzialità e dei loro limiti.
Minore è il livello di conoscenza e consapevolezza, maggiore è il rischio di un impiego inadeguato e dannoso per sé e per gli altri.
Lo schermo
Uno dei concetti fondamentali può essere riassunto dalla parola schermo. Il fatto che abbiamo familiarità con determinati fenomeni, non significa che essi siano semplici e banali. Ignoriamo quindi la complessità di questi fenomeni fino a quando qualcuno non ci spiega come essi realmente funzionano.
Gli schermi sono onnipresenti, sono presenti ovunque e ciò dà origine a quella familiarità che abbiamo con essi e con il loro utilizzo. Dicendo ciò ci riferiamo soprattutto a schermi di piccole dimensioni, portatili e possono essere, diversamente da altri schermi, portati ovunque, in ogni ambiente, anche quello più naturale.
La portabilità degli schermi è uno dei fattori importanti che determinano l’onnipresenza.
La portabilità degli schermi inoltre fa sì che questi oggetti vengano considerati come delle appendici del corpo. Questa ibridazione è sempre più reale, tanto da parlare di tecnologia indossabile (wearable technology).
Gli schermi sono connessi fra di loro. Si tratta di un dato relativamente recente in rapporto alla storia dei media. Le prime connessioni fra schermi sorgono con l’avvento e la diffusione della TV e di conseguenza si sviluppano poi con il web, con l’internet. Questi schermi, quindi, sono interrelati gli uni rispetto agli altri, ciò significa che intrattengono delle relazioni di reciprocità. Da un’unica fonte, per esempio un canale televisivo, viene diffusa una medesima informazione. La connessione fra gli schermi riguarda la possibilità per gli utenti di interagire con questi contenuti e quindi di trasformarli e di scambiarli. Quella della televisione è una comunicazione verticale poiché da un unico mittente discende una comunicazione verso il pubblico. La diffusione di informazioni è possibile poiché esistono degli schermi; si tratta di una situazione impensabile per le generazioni passate.
Lo schermo ha trasformato la società, la cultura e l’idea stessa che abbiamo del nostro corpo.
Queste due caratteristiche, interconnessione e onnipresenza, possono essere riferite anche all’utente. Il fatto di aver sempre a disposizione questi oggetti, il fatto di poter accedere alle varie informazioni e poterle modificare o scambiare, in realtà rende l’utente sempre connesso, onnipresente. Siamo noi, attraverso lo schermo, che possiamo accedere ad informazioni. Siamo dislocati in luoghi diversi fra di loro, eppure è come se fossimo vicini.
Stiamo compiendo un’esperienza mediale che mette in discussione i parametri dello spazio (annulla le distanze) e del tempo (i tempi che sarebbero necessari per percorrere le distanze che ci separano sono annullati).
Se l’esperienza tradizionale imponeva certe limitazioni di tempo e di spazio, oggi invece possiamo compiere un’esperienza di tipo mediale, ovvero non diretta ma che viene mediata da strumenti chiamati
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