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Teologia I Carrón

L'ansia è brutta. Tutti hanno dei pensieri che gli ingombrano la testa. L'unica cosa che ce ne libera è fare un cammino attraverso la nostra esperienza.

Il senso religioso

“Poca osservazione e molto ragionamento conducono all'errore. Molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità”.

- Alexis Carrel

Cos'è l'esperienza religiosa? Dove la si può osservare?

Quando si tratta di conoscere l'altro lo si osserva, ascolta, interagisce, ecc.

Spesso noi pensiamo di essere definiti dal pensiero degli altri. Ma non possiamo sapere se il pensiero degli altri corrisponde alla realtà o no. Per capirlo bisogna prima conoscere se stessi. L'esperienza religiosa riguarda sé stessi, è dentro di sé, quindi per osservarla bisogna conoscersi.

Rivelazione = rendersi conto di quello che si è.

Se un'esperienza in noi si azzera, se in noi non rimane niente di essa, è come non averla vissuta.

Si possono fare milioni di tentativi senza imparare nulla (esempio dei problemi di matematica).

Il solo vissuto non basta a dire di aver fatto esperienza, bisogna che si trovi una risposta (?).

L'esperienza implica l'aver imparato qualcosa, qualcosa che permetta di giudicare i tentativi fatti in precedenza, essere certi di ciò che si è.

Comprovare il vissuto con un punto di paragone. Però se il criterio di paragone me lo dà un altro ritorno ad essere alienato.

Teologia II De Vecchi

Esame in fieri

  • Elaborato 3-4 pagine (verte sul primo testo, Dio allo specchio).
  • Test a crocette 11 domande da 3 punti cad in 15 minuti (non si può tornare indietro sulle domande), in presenza o da casa.
  • Poi bisogna iscriversi a un appello per farsi registrare il voto.

Esame orale frequentante

  • 1 domanda a scelta approfondita.
  • 1 domanda che fa la prof.
  • Domanda extra se l’esame va proprio male.

Chi è l’uomo (essere umano)?

Presupposto: c’è una relazione tra uomo e Dio.

Due direzioni della teologia

  1. Cercare di capire Dio e di conseguenza cercare di capire chi è l’uomo → teologia discendente.
  2. Capire l’uomo e risalendo da lui cercare di capire chi è Dio → teologia ascendente.

Qual è la differenza tra ateo e agnostico?

Ateo = senza Dio. Crede che Dio non esista.

Agnostico = senza conoscenza. Non può dimostrare né che Dio esista né che non esista, quindi la questione non gli interessa.

Il credere è un atto di fiducia e può avere vari livelli:

  • Credo che domani pioverà.
  • Credo che lui mi dica la verità.
  • Quando vado a prendere il treno mi fido che passi all’orario giusto.

7 verbi dell’uomo

  • Parlare.
  • Conoscere/pensare.
  • Amare.
  • Sperare.
  • Lavorare.
  • Soffrire/morire.
  • Credere.

Verbi tratti da libro di Giovanni Ancona, Uomo.

La questione di Dio in Europa è alle radici della cultura.

1 - Parlare

L’essere umano è homo loquens, capace di parlare/comunicare. Anche gli altri esseri viventi emettono suoni, ma l’uomo esprime il proprio pensiero e compie osmosi tra mondo interiore ed esteriore tramite la parola.

Senza la parola noi saremmo isolati nel nostro mondo interiore e allo stesso tempo questo non verrebbe arricchito.

(La parola crea la relazione, o entra in gioco quando c’è già una relazione?)

La prima cosa che fa Adamo è dare un nome alle cose e riconoscere e nominare Eva.

Il testo biblico si apre con Dio che crea tutto. Dio crea tramite la sua parola (Dio disse: che ci sia luce! ecc.).

La parola attraversa tutte le fasi della vita dell’uomo: anche il neonato usa gorgheggi o espressioni per comunicare il suo benessere o malessere. Con la parola creiamo un mondo (affetto, promessa, insulto, ecc.).

L’ambiguità nella parola è sempre presente.

La parola non è solo quella verbale: il 55% di quello che ascoltiamo lo capiamo grazie al linguaggio non verbale (espressioni, sguardo, gesti), il 38% da quello paraverbale (ciò che ha a che fare con le corde vocali: ritmo, tono, ripetizioni, volume voce) e solo il 7% da quello verbale.

Con quale dei tre ad oggi si comunica di più? Verbale, perché si passa molto più tempo online/a distanza. Ci stiamo abituando sempre più ad una comunicazione possibilmente ambigua e asincrona (cioè io ti scrivo una cosa all’ora X e tu aspetti a rispondermi fino al giorno dopo, quindi non mi stai dando la tua reazione istintiva).

Allo stesso tempo però la comunicazione digitale permette di raggiungere subito una persona. Per questo le nuove generazioni quando pregano si aspettano che Dio risponda subito.

È possibile non rispondere? No, perché anche la non-risposta è in sé una risposta. Una volta che Dio mi interpella, posso rispondere con un sì (credente), con un no (ateo) o con una non-risposta (agnostico).

Situazione paradossale: si comunica molto di più, ma la qualità della comunicazione è ridotta. La maggior parte di ciò che ci diciamo è inutile o superfluo, perché sappiamo che abbiamo la possibilità di parlare quando vogliamo.

Il villaggio globale

Non più comunicazione one to one ma one to many e many to many.

5 caratteristiche comunicazione odierna:

  1. Portabilità (il cellulare è sempre con me, posso portarlo ovunque) → questo porta alla FOMO e alla nomofobia (no mobile fobia) perché nel telefono abbiamo tutto quello che ci serve e se lo perdiamo siamo persi.
  2. Autorialità (siamo prosumer, cioè produttori e consumatori allo stesso tempo).
  3. Socialità (online facciamo entrare chiunque nella nostra sfera personale, anche relazioni “lunghe”, cioè distanti, con persone che non sono vicine a me né fisicamente né metaforicamente) → parentesi sui Desaparecidos: persone che spariscono in America Latina per via della criminalità organizzata. Alcune donne hanno creato un’organizzazione teologica in cui reinterpretano la Bibbia sotto l’ottica della ricerca, perché non si arrendono nella ricerca dei loro cari. Con internet la loro organizzazione arriva ovunque.
  4. Semplicità (c’è comunque però un divario generazionale e di possibilità economiche).
  5. Immediatezza (ci innervosiamo per tempi leggermente lunghi, perdita di pazienza).

Questa comunicazione sta modificando qualitativamente la nostra esistenza.

La quarta rivoluzione di Luciano Floridi: oggi noi viviamo tutti on life: tutto ciò che facciamo è in qualche modo tracciabile. Il segreto non esiste più.

Nella Bibbia la parola più importante è il nome di battesimo di ciascuno (Adamo nomina Eva in Genesi II; nel testo spesso viene cambiato il nome del personaggio e questo significa cambiare la sua missione, come Simone che diventa Pietro; dire il proprio nome è un segno di intimità).

(Come va intesa allora la parola di Dio? Perché si è ritenuto importante trascriverla e tramandarla?)

Domande di riflessione

  • Le foto sui social sono una narrazione o una distorsione? (foto Diletta Leotta).
  • Alcuna comunicazione è simbolica, altra è diabolica → questa ci stacca dall’io più profondo o dalla realtà (pubblicità del ciclo dove le donne fanno 100 cose).

2 - Conoscere e sapere

Qual è la differenza tra i due?

Sapere → investe soltanto la dimensione intellettuale. Sapere (con accento sulla A) voleva dire gustare.

Conoscere → un sapere che investe tutta la persona, la mente, le abitudini, i gesti, il fisico, lo spirito. Nella Bibbia c'è “conoscere qualcuno” viene utilizzato per indicare i rapporti sessuali.

Gli esseri umani trasmettono la conoscenza.

(Quanto è importante per noi dubitare? Cioè mettersi in gioco, aprendo la possibilità ad altre realtà?)

Il dubbio nella teologia viene visto come il metodo per conoscere. Socrate disse che “solo l'uomo è capace di dare la vita per le proprie idee”.

(Per quali idee sarei disposta a spendere la mia esistenza? E sarei disposta a morire per difenderle? → se troviamo un'idea del genere possiamo capire la fede religiosa).

Senso → parola polisemica:

  • Significato.
  • Direzione.
  • Logica.
  • Organo percettivo.

Potremmo conoscere senza i sensi? No, perché è il senso che ci permette di entrare in contatto con l'esterno.

Noi cerchiamo sempre di conoscere la verità. La verità è importante in ogni campo di conoscenza, ma ognuno ha un significato diverso di verità.

Siamo abituati a considerare vero solo ciò che è calcolabile e verificabile, sperimentabile. Ma se dico, ad esempio, “mia mamma mi vuole bene”, questa è verità? Lo è per me, e lo posso verificare tramite la mia esperienza, ma non è per forza vero per gli altri.

Si può parlare di verità su Dio? O sull'essere umano?

La verità di cui si parla in questo corso è interpersonale e sociale. La verità su Dio non sarà mai definitiva. La verità è dinamica, ciò che valeva per la Chiesa magari non vale per me, ciò che valeva un tempo magari non vale oggi. La verità è storica e metastorica: uno stesso evento sarà raccontato diversamente da diverse parti.

3 - Amare

Immaginare l'essere umano senza l'amore è impossibile. Si riceve un determinato grado di amore fin da piccoli, ma anche se non dovesse succedere, ognuno vive perché ha almeno un amore. Mancanza di amore nei primi stadi di vita provoca disturbi della personalità.

Nel Nuovo Testamento si trovano 3 parole per amore:

  • Eros: amore passionale, che fa nascere in me un desiderio che posso realizzare solo uscendo fuori di me. L'amore erotico in questo senso non è per forza sessuale, può essere la passione per uno sport, una materia, ecc. L'eros è ciò che fa muovere, che spinge, che motiva (ti desidero).
  • Philia: amore affettivo, attenzione totale a favore dell'altro quasi al punto di non curarsi più di sé stessi (ti voglio bene).
  • Agape: amore in senso pieno, che unisce eros e philia (ti amo).

L'innamoramento non si può decidere, capita e basta. Ma l'agape, l'amore sano e costante verso quello che mi circonda, è una scelta continua.

Noi ci innamoriamo partendo sempre per la bellezza. Le cose belle, di cui ci innamoriamo, ci seducono → principio di attrazione. Anche Gesù seduceva.

Agostino lo chiamava delectatio victrix (piacere che avvince).

Ma cosa si intende per bellezza?

Lacroix ne distingue 5 livelli:

  1. Bellezza plastica.
  2. Grazia sensibile dell'espressione.
  3. Irradiamento della persona.
  4. Gloria nascosta.
  5. Volto trasfigurato.

Bellezza plastica

Bellezza che corrisponde a dei criteri selezionati dal contesto socio-culturale e dal periodo storico. La bellezza plastica può essere riconosciuta ma comunque sembrarci estranea alla nostra esistenza (una persona convenzionalmente bella può non piacermi).

Grazia sensibile dell'espressione

Corrisponde al fascino, un modo di fare particolare che intriga.

Irradiamento della presenza

Quando percepiamo bella una persona per la sua importanza nella nostra vita. Entra in gioco la componente affettiva e possessiva (es. mio figlio è il più bello del mondo).

Gloria nascosta

Corpi brutti secondo bellezza plastica che esprimono bellezza attraverso ciò che mi trasmettono.

Volto trasfigurato

È l'apice della bellezza, quando la bellezza interiore è così forte che si manifesta anche all'esterno. Talmente tanta bellezza che deve uscire in qualche modo (nei vangeli all'apparizione di Gesù alcuni piangevano o vomitavano).

La bellezza salverà il mondo?

Cardinal Martini è stato il cardinale di Milano per molti anni, una delle cose che ha fatto è stato chiedere opinioni su uno stesso tema a un credente e a un non credente (cattedra dei non credenti). Anche lui in una lettera usa la frase di Dostoevskij.

(Il cristianesimo professa un Dio che seduce?)

4 - Sperare

Sperare è sfidare l'imprevedibilità del futuro. Il futuro serba sempre il pericolo.

Speranza ha un significato passivo (quando esprimo qualcosa su cui non ho controllo, es. spero che domani non piova). Quando le possibilità sono pochissime e in più io non faccio niente per realizzarle, è speranza iper passiva (spero di vincere la lotteria, ma non compro un gratta e vinci). Ciò che dipende da me è una speranza attiva (spero di prendere un bel voto).

La speranza teologica è di tipo attivo, ma non è illusione. La speranza cristiana è qualcosa che è già avvenuto, dipende da me seguirla (Gesù si è rivelato, sta a noi sceglierlo).

Carità → cuore.

Fede → croce.

Speranza → ancora.

Sperare è essere responsabili e lavorare per ciò che vogliamo.

5 - Lavorare

Il testo biblico è stato scritto in diversi secoli in greco, aramaico ed ebraico (l’ebraico è la lingua più colta, l’aramaico quella del popolo).

La Bibbia nasce prima in forma orale, quando delle popolazioni si fanno delle domande.

Nella Bibbia si parla ad esempio del diluvio universale e dell’arca di Noè perché molte popolazioni l’avevano vissuto e ne parlavano (babilonesi, greci, …), è stato un evento che ha fatto riflettere i popoli, e quello ebraico pensa fosse stata volontà di Dio.

Il lavoro è ciò che occupa la maggior parte della nostra vita. La Bibbia però ci dà un’interpretazione molto diversa del lavoro (esempio Tempi moderni come antit

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lara.22 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teologia 2 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof De Vecchi Gaia.
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