Forme della narrativa e della poesia italiana
"Fuori dalla penna non c'è salvezza"
L'esperienza narrativa di Italo Svevo
Una vita – 1892
- Senilità – 1898
- La coscienza di Zeno – 1923
- "Storia del romanzo italiano", Tellini, capitoli IX-XIII (pp. 207-342)
- "Svevo", Tellini, 2013
Introduzione
Un profilo della vita e delle opere di Italo Svevo, con attenzione alla sua collocazione all'interno del panorama culturale e letterario italiano ed europeo (attraverso i suoi articoli giornalistici) e al particolare rapporto tra vita, scrittura e letteratura (attraverso i riferimenti autobiografici nelle sue opere, alcuni articoli giornalistici e gli scritti diaristici e autobiografici).
Dalle pagine di diario
"Fuori dalla penna non c'è salvezza" = frase tratta dalle pagine di diario. Svevo scrive tutti i giorni sul suo diario, non con fini di pubblicazione (per molti anni non pubblica nulla). Il 2 ottobre 1899 (ha appena pubblicato "Senilità" ma senza ricevere successo) Svevo scrive sul suo diario:
«Io credo, sinceramente credo, che non c’è miglior via per arrivare a scrivere sul serio che di scribacchiare giornalmente. Si deve tentar di portare a galla dall’imo (= dal profondo) del proprio essere, ogni giorno un suono, un accento un residuo fossile o vegetale di qualche cosa che sia o non sia il puro pensiero, che sia o non sia sentimento, ma bizzarria, rimpianto, un dolore, qualche cosa di sincero, anatomizzato, e tutto e non di più. Altrimenti, facilmente si cade, – il giorno in cui ci si crede d’esser autorizzati di prender la penna – in luoghi comuni o si travia quel luogo proprio che non fu a sufficienza disaminato. Insomma fuori della penna non c’è salvezza». (2 ottobre 1899)
"Penna" = Scrittura (non letteratura). Svevo dice di "scribacchiare" per necessità, facendo riferimento a una scrittura necessitata rivolta all’analisi di se stessi. Si deve provare a tirare fuori dal profondo della propria coscienza qualcosa di sincero (un "suono, un accento, un residuo"). Lo "scribacchiare" è operazione diversa dallo scrivere in quanto scrittori, seriamente (per esempio per un giornale, su cui ci si sente autorizzati), ma se non si "scribacchia" non ci si esamina a sufficienza e non si riesce a scrivere sul serio. La scrittura quotidiana serve anche per la scrittura pubblica. Bisogna fare un esame spietato di sé, la penna serve come strumento di conoscenza.
Nel dicembre del 1902, invece, Svevo non pubblica da un po’ ("Senilità" è uscito nel 1898 e "La coscienza di Zeno" verrà pubblicato nel 1923, quindi per oltre venti anni non pubblica nessun romanzo). A questo periodo risale la seguente pagina di diario:
«Io, a quest’ora e definitivamente ho eliminata dalla mia vita quella ridicola e dannosa cosa che si chiama letteratura. Io voglio soltanto attraverso a queste pagine arrivare a capirmi meglio. [...] Dunque ancora una volta, grezzo e rigido strumento, la penna m’aiuterà ad arrivare al fondo complesso del mio essere». (dicembre 1902)
La "Penna" viene nuovamente contrapposta alla "letteratura". Dice di aver abbandonato la letteratura, cioè la scrittura pubblica di romanzi, ma continua a "scribacchiare", cioè a scrivere privatamente. Ancora una volta la penna è vista come strumento di conoscenza. Nei suoi romanzi Svevo riesce a fare un’analisi della società soltanto perché riesce a conoscere se stesso.
Rapporto dialettico vita – letteratura
Indagare il rapporto tra vita e letteratura è uno dei modi in cui ci si può avvicinare meglio all’autore. Scrittura = mezzo di analisi di sé. Per quanto riguarda Svevo, gli scritti inediti superano di gran lunga gli scritti editi, hanno una mole maggiore. Tra gli scritti inediti troviamo infatti: 14 scritti di teatro, racconti, scritti autobiografici. La maggior parte di questi scritti inediti vennero pubblicati postumi.
Italo Svevo (Ettore Schmitz) 1861 - 1928
Vita
Per studiare Svevo non si può prescindere dalla sua vita, bisogna conoscerla ma senza cadere nel biografismo (opposto al formalismo, che invece dà importanza solo all’opera come universo a sé). La letteratura non è una scienza esatta. Le fonti sulla vita di Italo Svevo sono tratte:
- Dalla biografia "Vita di mio marito", scritta dalla moglie di Svevo e pubblicata nel 1950;
- Dal "Profilo autobiografico di Italo Svevo", scritto da Svevo stesso ma in terza persona e pubblicato postumo nel 1929; nel "Profilo" Svevo intende lasciare un’immagine mitica di sé.
Italo Svevo è lo pseudonimo di Ettore Schmitz (assume lo pseudonimo per firmare le sue opere). Nasce a Trieste nel 1861 e muore a Motta di Livenza nel 1928, in seguito a un incidente d’auto all’età di 66 anni.
Trieste 1861 – Motta di Livenza 1928
- A Trieste nel 1861 regnava l’impero austro-ungarico. Trieste era il più grande porto sul Mediterraneo. La città resterà austriaca fino al 1920, quando con il Trattato di Rapallo verrà restituita all’Italia. Già dalla metà del 1800 più della metà della popolazione triestina era italofona, un quarto slava e il resto tedesca. Trieste è un ambiente cosmopolita (anche per la presenza del porto).
Figlio di Francesco Schmitz e Allegra Moravia, agiata famiglia ebraica di commercianti, quinto di otto tra fratelli e sorelle. Numerosa consistenza ebraica a Trieste. Il padre è un commerciante di origini tedesche, la madre invece ha origini italiane.
- Studi tecnici commerciali a Segnitz-am-Mein in Baviera e all’Istituto Superiore Commerciale “Revoltella” di Trieste. Studia in un istituto tedesco insieme ai fratelli fino a 16 anni. Dai 16 ai 18 anni completa gli studi a Trieste. Svevo segue le orme del padre commerciante.
Nel 1880, a causa del fallimento dell’azienda del padre, entra come impiegato alla banca Union dove lavora fino al 1898; si tratta di una banca viennese con filiale a Trieste (=Alfonso Nitti di "Una vita").
- Formazione letteraria da autodidatta alla Biblioteca Civica, lettura di narratori e saggisti contemporanei italiani ed europei; contemporaneamente al lavoro legge molto. Già dai tempi del collegio aveva questa vocazione letteraria, come ci testimonia il fratello. Svevo legge nella biblioteca civica (=Alfonso Nitti), soprattutto narratori contemporanei (Verga – Flaubert - Zola) e saggisti (Darwin – Schopenhauer).
- 1880-1890 collabora al quotidiano triestino “L’Indipendente” firmandosi Ettore Samigli; questo quotidiano italiano sosteneva le idee irredentiste di rivendicazione dell’unione di Trieste al Regno d’Italia. Svevo tuttavia non scrive articoli di politica: pubblica 27 articoli in 10 anni di collaborazione, scrive recensioni teatrali e letterarie a saggi critici ampi. Si firma con lo pseudonimo ETTORE SAMIGLI perché non vuole adottare il nome di famiglia.
- Primi racconti: Una lotta (1888) e L’assassinio di via Belpoggio (1890); si tratta delle prime prove di scrittura creativa.
Nel novembre 1892 (con data 1893) pubblica a proprie spese presso l’editore triestino Ettore Vram il primo romanzo, Una vita, con lo pseudonimo di Italo Svevo; viene pubblicato a spese dell’autore presso il piccolo editore triestino Vram. È la prima volta che si firma con lo pseudonimo ITALO SVEVO. Svevo dapprima aveva chiesto all’editore Treves di pubblicare questo romanzo con il titolo “Un inetto”, ma egli aveva rifiutato. Il padre di Svevo era morto solo sette mesi prima. L’opera ha avuto una lunga gestazione.
- Nel 1896 sposa la ventunenne biscugina Livia Veneziani, di famiglia cattolica, figlia di ricchi industriali, e si trasferisce in un appartamento nella villa dei suoceri; per sposarla Ettore, da ebreo ma non credente, abiura le proprie origini (trauma). La madre era morta nel 1895 e lui decise di fidanzarsi. Il suocero di Ettore ha una ditta di vernici sottomarine. I due sposini si trasferiscono a Villa Veneziani, vicino alla fabbrica di famiglia. Nel 1945 un bombardamento distruggerà la villa con annessa la ricca biblioteca di famiglia che andrà persa. Livia aveva studiato in un collegio triestino cattolico dove aveva imparato a parlare il francese.
Svevo scrive sempre in italiano, ma solitamente parlava dialetto triestino. Parlava diverse lingue ma l’italiano era l’unica lingua destinata da lui alla letteratura.
- Nel 1897 nasce la figlia Letizia, che lascerà alla biblioteca di Trieste tutti i lasciti del padre.
- Nel 1898 esce prima a puntate su “L’Indipendente” e poi in volume, sempre a sue spese presso Vram, il romanzo Senilità, passato inosservato anche più del precedente. “Una vita” era stato recensito sul “Corriere della sera”, “Senilità” passa del tutto inosservato.
- 1899 Ettore lascia la banca e inizia a lavorare come funzionario nella ditta di vernici sottomarine del suocero: è assorbito dal lavoro, con frequenti soggiorni all’estero.
Gli anni del «silenzio letterario» (1898-1923): dopo due romanzi senza successo Ettore non pubblica più nulla per 25 anni. Si dedica alla famiglia e al lavoro, facendo anche molti viaggi di lavoro. In realtà compone in gran numero racconti, commedie, favole, pagine di diario, frammenti di prose, abbozzi, non destinati alla pubblicazione. Oltre a scribacchiare suona anche il violino (= Zeno de "La Coscienza di Zeno"). Quando Svevo muore nel 1928 stava preparando una raccolta di racconti. La maggior parte degli scritti che ci ha lasciato non erano destinati alla pubblicazione.
1898-1923 = Silenzio letterario, in questi anni Ettore fa degli incontri fondamentali:
- Conosce nel 1907 James Joyce di cui diventa amico. I due si conoscono a Trieste, dove Joyce soggiorna dal 1905 al 1915. Joyce ha 25 anni e insegna inglese a Trieste; dà lezioni private di inglese a Ettore a villa Veneziani. I due, seppur così diversi, diventano presto amici. Joyce legge i romanzi di Svevo e viceversa CARTEGGIO.
- Dal 1908 conoscenza delle teorie di Freud e lettura di alcune sue opere. Ettore legge le opere di Freud in tedesco, conosce le sue teorie in anticipo, teorie che arriveranno in Italia solo nel 1950 circa a causa del forte provincialismo della penisola (preponderanza dell’idealismo di Croce, presenza della cultura cattolica, ostacolo della lingua). Nel 1911 Ettore conosce un collaboratore di Freud. Nel 1916 legge una parte della “Psicanalisi”. Nel 1918 prova a tradurre “L’interpretazione dei sogni” di Freud facendosi aiutare da un nipote. Da notare la grande precocità di Svevo rispetto al mondo culturale che lo circonda. Svevo collabora anche con “La nazione”.
Nel 1919 inizia a scrivere La coscienza di Zeno, che esce nel 1923 a Bologna presso Cappelli ancora a sue spese. Durante la guerra, infatti, la fabbrica di vernici è costretta a chiudere e Ettore ha più tempo da dedicare alla scrittura. Svevo è ancora sconosciuto. Della “Coscienza” vengono stampate circa 1500 copie (degli altri romanzi ne erano state stampate appena mille).
- Nel 1925 scoppia finalmente il caso Svevo. Dal 1925 l’autore è finalmente scoperto dalla critica: Joyce in Francia fa conoscere la sua opera a Valéry Larbaud e Benjamin Crémieux; “Le Navire d’argent” dedica un numero a Svevo, febbraio 1926. Joyce a Parigi legge l’opera e la fa conoscere ad alcuni critici parigini. Nel frattempo vengono anche diffuse le prime due opere. Nel marzo 1925 Ettore viene accolto a Parigi da questi critici.
- Bobi Bazlen segnala la Coscienza di Zeno a Eugenio Montale che gli dedica un importante saggio, Omaggio a Italo Svevo, in “L’Esame” del novembre-dicembre 1925; sarà proprio Montale a far conoscere Svevo in Italia nel 1925, mentre Joyce lo farà conoscere all’estero. Su questa rivista milanese Montale pubblica un saggio di omaggio a Svevo. Montale ha meno di 30 anni, ma ha già pubblicato gli “Ossi di seppia”.
Nel 1926, invece, PREZZOLINI scriverà un articolo su Svevo su “L’ambrosiano”. Il nome di Svevo inizia finalmente a circolare e Ettore si ritrova ad avere una notorietà inaspettata a 60 anni.
Sull’onda della raggiunta notorietà Svevo scrive nuovi racconti e commedie e inizia un nuovo romanzo, di cui rimangono alcuni cinque lunghi capitoli (cd. Continuazioni); dal 1923 al 1928, in soli sei anni, Svevo intensifica molto la produzione di scritti teatrali, racconti e inizia anche la stesura di un nuovo romanzo, che doveva avere titolo Il vegliardo, ma che purtroppo rimane incompiuto a causa della morte di Svevo: ne rimangono solo 5 capitoli riportati oggi sotto al nome di Continuazioni. Questo quarto romanzo doveva avere come protagonista lo stesso protagonista della “Coscienza”, Zeno Cosini.
- 1927: Seconda edizione rivista e corretta di Senilità presso l’editore milanese Morreale, sempre a proprie spese. A Svevo era stata molto criticata la lingua utilizzata (siamo negli anni del ritorno all’ordine). Svevo quindi corregge il testo dal punto di vista linguistico. Nello stesso anno tiene anche una conferenza su Joyce a Milano.
Muore nel 1928 per le conseguenze di un incidente d’auto; “Solaria” gli dedica un numero monografico (marzo-aprile 1929). La rivista fiorentina “Solaria” ha il merito di aprire molto al romanzo europeo e di promuovere tanti giovani scrittori. Morreale pubblica un volume postumo di racconti e un volume commemorativo (1929, contiene il Profilo autobiografico di Italo Svevo).
Svevo = Controcorrente, non viene apprezzato da tutti; il suo modo di scrittura narrativa è innovativa. Tanti lo accusano di non saper scrivere e criticano la figura dell’inetto contrapponendola alla figura del superuomo dannunziano.
Dopo la sua morte escono tutti gli scritti inediti:
- 1949: Mondadori pubblica il Corto viaggio sentimentale e altri racconti, a cura di Umbro Apollonio
- 1954: Esce Saggi e pagine sparse, anch’esso a cura di Umbro Apollonio
- Opera omnia in 5 voll. presso l’editore milanese Dall’Oglio tra il 1966 e il 1969, a cura di Bruno Maier (tranne le Commedie, a cura di Umbro Apollonio)
- Poi ed. diretta da Mario Lavagetto per i Meridiani Mondadori, 2004; riprende l’edizione di Dall’Oglio ma inserisce molte aggiunte e risulta più filologicamente corretta
- Iniziata nel 2008 l’Edizione nazionale delle opere di Italo Svevo (Roma, Edizioni di Storia e Letteratura); al momento ne sono stati pubblicati 5 volumi.
Si pone un problema filologico su quale delle due edizioni di “Senilità” sia giusto pubblicare. Nell’Edizione nazionale sono state pubblicate entrambe. Ci sono numerose aggiunte rispetto all’edizione dei Meridiani, come ad esempio l’epistolario, già presente anche nell’edizione di Dall’Oglio.
- Le sue carte al Museo Sveviano (museosveviano.it)
Tra queste rientra l’Epistolario, con le lettere solo scritte da lui. Le carte del Museo Sveviano sono conservate presso la biblioteca civica Attilio Ortis di Trieste.
Non abbiamo i manoscritti di nessuno dei tre romanzi, ma abbiamo tanti manoscritti di racconti, drammi teatrali e altro. Sono state poi conservate tante lettere ai familiari, a Joyce, a Prezzolini, a Montale, a Pratolini. La moglie Livia e la figlia Letizia raccolsero poi tutti gli articoli su Svevo in dei quaderni (“quadernacci”), attualmente conservati nel museo a cui la figlia prima di morire donò tutto.
Svevo e la cultura del suo tempo
Trieste
- Ponte tra Italia e Europa
- Città vivace tra ‘800 e ‘900
- Città industriale ma artisticamente molto attiva (patria di Saba, Slataper, che si sposterà però a Firenze e Caterina Percoto, che invece nasce a Udine nel 1840)
Qui verso la metà del 1700 Maria Teresa aveva investito molto, facendo diventare Trieste “porto franco”, cioè porto esente dalle tasse doganali.
Nel 1800 a Trieste si assiste a un enorme sviluppo demografico: Trieste diventa il maggior porto del Mediterraneo. È una città piena di italofoni. Nel 1857 Trieste viene anche collegata a Vienna dalla rete ferroviaria. Nel 1860 diventa capitale del litorale austriaco. È la quarta città in ordine di grandezza dell’impero: nel 1880 conta 120.000 abitanti, nel 1910 ne fa 230.000, subisce uno sviluppo impressionante.
Altro elemento che caratterizza Trieste è il plurilinguismo: è una città cosmopolita. Il dialetto è la lingua più parlata, nel 1880 gli italofoni sono addirittura l’80%, mentre un quarto della popolazione è di origine slava. Gli italofoni poi caleranno politica dell’impero che cerca di contenere la comunità italofona dopo il 1886, ad esempio proibendo l’italiano nelle scuole e negli edifici pubblici, perché le spinte irredentiste sono molto forti. Questa politica continua fino alla prima guerra mondiale. Il numero di inglesi a Trieste, invece, rimane fermo al 5%.
Nel 1920 Trieste diventa italiana e si instaura una politica opposta: ci saranno violenti scontri con la comunità slava che verrà perseguitata (fascismo). Si italianizza anche la toponomastica, chiudono i circoli letterari, si fa di tutto per contrastare la comunità slava. La figura di Italo Svevo fonde in sé due identità,
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