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Appunti storia dell’arte

Lezioni Paola Cordera e seminari assistente Capurro, Politecnico di Milano

Lezione 1

L’arte come merce: le esposizioni

I modelli espositivi hanno le loro radici nella metà del 600, quando l’Accademia di Belle Arti definisce un luogo dove gli artisti possono esporre, con l’obiettivo di esporre l’esito della loro arte. Mostrare l’abilità degli artisti e sollecitare eventuali acquirenti che vogliono acquistare i dipinti. I committenti sono legati alla cerchia regale, il sovrano o l’aristocrazia, tanto che l’arte del 600 fino all’800 è di pochi, sia a livello economico che di linguaggio, non facilmente decriptabile.

L’800 scardina questa idea, progressivamente la platea si amplia ad un pubblico più diversificato, pubblico borghese, con disponibilità finanziarie, che non investe solo nel lavoro ma cerca di accreditarsi presso le classi più elevate imitandole, commissionando opere d’arte o dipinti, che vedono nei saloni.

Motivo per cui si ampliano i generi che gli artisti affrontano nella loro arte, non solo pittura sacra o mitologica ma iniziano ad affrontare la realtà concreta, scene di genere, che nel 600 erano le meno interessanti e di meno valore, che tornano alla ribalta.

Nell’800 viene anche messo a sistema lo sviluppo industriale che progressivamente va ad investire molti paesi dell’Europa, con modalità diverse. Riflessi sui temi affrontati dall’arte e sull’organizzazione degli eventi espositivi: i salon non sono più gli unici luoghi in cui si palesano occasioni espositive con cui gli artisti si possano rapportare.

Esistono altre occasioni con un pubblico più ampio, quelle che chiamiamo esposizioni universali, luogo privilegiato per coloro che sono stati esclusi dal mondo aristocratico, la borghesia ma anche gli artigiani e gli artisti attivi nel settore delle arti decorative, che anticipa i dettami del design.

Great exhibition of the works of industry of all nations

In particolare ricordiamo la Great Exhibition of the Works of Industry of All Nations a Londra nel 1851: tenendosi a Londra l’obiettivo era quello di celebrare la posizione primaria dell’Inghilterra rispetto alle altre nazioni. Lo spazio riguarda non solo il Regno Unito ma anche le colonie, quei luoghi che vengono inscritti all’interno di questa cultura più ampia.

Il fautore di questa esposizione è il marito della regina Vittoria, il principe tedesco Albert. Evento straordinario per numero di esposizioni e visitatori, esito finale di una serie di tentativi che erano già stati fatti, dedicati all’agricoltura e all’industria ma che mai avevano avuto le dimensioni che abbiamo avuto al tempo in questa occasione. A seguito si apre un dibattito intorno a questa esposizione, tanto che vengono pubblicate caricature sui giornali, che rappresentano il governo inglese che nei giorni precedenti era in crisi e che viene salvato dalla grande esposizione. Corrispettivo del quadro della “Medusa” di Gericault, modello di riferimento importante, simbolo non solo del naufragio della medusa, ma del naufragio ideale usato in senso ironico nell’incisione.

Il Crystal Palace, realizzato da J. Paxton, venne realizzato con elementi prefabbricati che vengono solo assemblati sul post con l’idea di velocizzare la costruzione del padiglioni vista dell’esposizione. Ne vengono fatte tante riproduzioni in termine di guide realizzate, di riproduzioni di padiglioni, e anche degli oggetti esposti. Approccio molto diverso dalla cultura elitaria che si svolgeva nei saloni, bastava solo pagare un biglietto di accesso: all’interno non solo esposizione ma una vera e propria esperienza.

Alcune invenzioni:

  • Gomma vulcanizzata: pietra vegetale usata per i gioielli.
  • Legno duro: Bois Durci lo brevetta, segatura di legno miscelata ad albume o sangue.
  • Modello della Thonet 14: seduta iconica nella Vienna di fine 700, messa a punto nel tentativo di incrementare la produzione di sedie di faggio curvato e creare un prodotto che potesse essere smontato e spedito in tutta Europa.
  • Malva di Perkin: primo colore usato per la tintura dei materiali, 1856. Perkin si stava occupando di tutt’altro quando sintetizzò ciò, di medicina in particolare. Il colore venne poi usato nelle diverse tinte nel periodo impressionista. La regina Vittoria anche indosserà vestiti di color Malva e che determina anche una moda del periodo.
  • Padiglione medievale progettato da Pugin: padiglione dove vengono esposti oggetti di origine medievale, mondo apparentemente lontanissimo ma usato come modello di riferimento, per costruzioni da zero.
  • Uso delle vetrate: di solito solo nelle chiese, ma si useranno anche nelle case con un metodo esposizioni di retroilluminazione, naturale.

Edifici:

  • House of Parliament: Londra, in terra inglese si connette alla tradizione, diventa linguaggio ideale per rappresentare la nuova nazione che nel parlamento si identifica. Il linguaggio non è legato solo alla tradizione architettonica urbana ma anche agli elementi di arredo.
  • Tower House, Burges: sia nell’aspetto esterno sia all’interno, la casa viene arredata con oggetti che sembrano prelevati direttamente dal medioevo.

William Morris 1834-1896

Si dedica a varie arti ma realizza solo un’opera architettonica: si dedicherà alle arti decorative, arrivando a fondare una sua società che produce manufatti legati al mondo medievale, in un linguaggio esteticamente valido ma anche con un approccio dei valori che lui sente che nella modernità convengono adeguatamente considerati, i valori della comunità, fi del lavoro pratico degli operai. Guarda con nostalgia a quelle comunità che si sviluppavano intorno alle cattedrali, ritenendo che la risposta alla industrializzazione era continuare a guardare a quel mondo, con valori che si opponevano alla disumanizzazione del mondo industriale.

Uno degli esempi più significativi è quello della Red House, modello di riferimento perché da un lato risponde all’orientamento che Morris propugnava, modello di riferimento all’architettura successiva, ma interessante anche perché, come la Tower di Burges, esprime quell’idea di esprimere arte totale, arredo e dettagli interni compresi. Lo stesso Morris la definisce “a palace of art of my ”.

Dopo averla finita, la vende, dopo diversi passaggi di proprietà, lui continuerà ad essere l’unico a cercare di ripristinare il linguaggio iniziale sulle sedute, sui mobili e sulle pareti, insieme all’architetto Philip Webb. All’interno anche le decorazioni pittoriche rimandano al periodo del medioevo, allusione agli eventi desunti dal medioevo inglese e forse un’adesione quasi totale ai canoni dell’arte medievale.

Morris fonda una compagnia con altri soci, pittori, ingegneri e matematici, artisti che noi identifichiamo con il termine di preraffaelliti, mondo in cui si guarda all’architettura prima di quella 500entesca, che guardano invece alla cultura del 400. Il tutto sempre dietro alle idee di Morris, in un mondo ideale che dovrebbe essere riproposto e ripensato nella contemporaneità.

Esempio pittura preraffaellita: Ophelia, Millais, olio su tela, 1851-2. Allusione al mondo shakespeariano, si pesca nella mitologia anglosassone, si testa il passato per dimostrare come il presente sia allettando grande e significativo, con un linguaggio che vorrebbe rappresentare il reale, ma che invece diventa iperrealista, nel modo in cui viene realizzato. Maniera tale che i dettagli definiti in scala 1:1, anche se piante che nello stesso contenuto non potrebbero neanche esistere. Arte che diventa suggestiva, che lancia un messaggio ai visitatori che possono comprenderla e ammirarla.

Seconda esposizione universale a Parigi 1855

Compromesso: murature tradizionali, con l’uso ancora dell’arco trionfo, e la copertura realizzata in ferro e in vetro. Dispositivo che funziona, modalità con cui quei tutte le esposizione successive si andranno a interfacciare: illuminazione zenitale in ambienti apparentemente bui.

Il contesto è simile a quello della grande esposizione: molti oggetti esposti all’interno di una sorta di navata nel Palazzo dell’Industria, oggetti legati alle nuove produzioni industriali e arti decorative, ma gli spazi popolati da persona che si incontrano e si confrontano con quello che viene presentato. In questo contesto l’arte assume un valore di decorazione.

A Parigi la novità è che si decide che anche le arti, in un contesto molto più significativo, debbano avere il loro posto: vengono quindi organizzate delle manifestazioni espositive.

Il salone espone parallelamente all’esposizione universale.

La pittura in un nuovo contesto si deve adeguare al nuovo pubblico, dovendo quindi rivolgersi a soggetti reali, guarda il contesto che lo circonda. Quando si parla di novità nella cultura pittorica, anche se ne comprendiamo l’importanza per le poche successive, questi non vengono apprezzati, anzi allontanati dai contesti contemporanei, come quello parigini.

Si aderisce alle idee anche politiche del socialismo, diverse ragioni per cui la pittura di Courbet non viene apprezzata, motivo anche per cui pochissime volte può esporre negli eventi espositivi.

In occasione dell’esposizione a Parigi si costruisce un suo padiglione dove lui è il protagonista, evento importantissimo perché in maniera esclusiva, nelle poche precedenti gli artisti potranno lavorare perché c’era un committente, un mecenate che pagava. Nel suo caso fa tutto da sé.

Guardiamo l’opera “Gli spaccapietre” del 1849: distrutta durante la seconda guerra mondiale, venne definita scandalosa per le dimensioni enormi del dipinto rispetto al soggetto rappresentato. Solitamente le tele di grandi dimensioni appartenevano solo alla pittura di storia o religiosa. Qui non solo si rappresenta un tema di povertà, ma gli si dà la stessa dignità che si dava ai soldati romani. Allo stesso modo le proporzioni sono sbagliate e la sua firme viene ingrandita.

Come anche “I contadini di Flagey”, opera straniante non solo per i soggetti rappresentati, ma anche la luce strana che viene da dietro, e le ombre.

Altra è “L’Atelier del pittore”: celebrazione del pittore e della sua arte. Rappresenta se stesso non come uno che cerca di vendere le proprie opere d’arte, ma come uno che si mostra nella sua essenza stessa, collocandosi al centro della scena, ma anche al centro della scena mentre dipinge, con una propria modella, non esattamente nello standard dell’epoca, eccesso di realismo che desta scandalo. Anche fregio creato con le figure che hanno un forte valore simbolico, sulla sinistra nemici del pittore che lo criticano, anche ipoteticamente identificati; sulla destra i personaggi che lo difendono e sostengono, e alle sue spalle perché ne ha la piena fiducia, tra cui uno dei committenti stessi dell’artista.

Altra cosa messa in evidenza è il dipinto stesso che definisce “un buco al centro del dipinto”, sottolineando la non congruenza di questo dipinto, con i canoni tradizionali della pittura. Sa quali sono i canoni dell’accademia ma se ne distacca. “La pittura è comunque strumento di conoscenza, essere capace di rappresentare i costui, elide secondo il mio modo di vedere. Essere non solo un pittore ma un uomo, fare dell’arte viva, questo è il mio scopo”. Rappresentare e farsi portare di un’epoca. Esprime il suo pensiero in questo scritto, attraverso il proprio padiglione, con la sua rete che inizialmente non ha quel successo che si pensa oggi perché non risponde a canoni accettati.

Il ritorno della realtà nell’arte si ha solo nella seconda metà del 1900, per esempio Warhol nel 1962, rappresentazione di oggetti prelevati dalla realtà, senza più neanche il filtro di pittura che viene promosso. O allo stesso modo nella cultura di Oldenburg, fornendo agli oggetti di tutti i giorni una scala monumentale, fornendo realismo che fa un salto temporale della metà dell’800 a quella del 900.

Il Victoria & Albert Museum: storia di produzione

Nasce in un contesto particolare, dove il principe Alberto ebbe un importante ruolo, aveva a che fare con la creazione di un grande quartiere, centro per la cultura e residenziale. Albert e Vittoria furono tra i primi sovrani per essere molto innamorati; alla morte di Albert, lei restò in lutto per tutta la vita.

Di fatto Albert ebbe un ruolo pubblico importante, gli venne affidata la costruzione di un quartiere importante, South-Kensington, quartiere che conteneva diverse istituzioni rilevanti dal punto di vista culturale e formativo.

Ad oggi ospita i maggiori musei, concentrati in questo quartiere anche residenziale, progetto di rigenerazione urbana che ha come punto di forza la disseminazione di istituzioni e edifici importanti con bagaglio culturale.

Dopo l’esposizione universale, non c’è l’idea della creazione di un museo, ma ci si chiede se sia opportuno mantenere quella che era stata la lezione di questa esposizione, occasione per mostrare l’avanzamento tecnologico della produzione in diverse parti del mondo. Questo aspetto si accompagnava con una produzione di oggetti che non hanno ancora assetto innovativo nella forma ma che mettono in atto le novità industriali. La socialità trova manifestazione anche negli inviti, nei salotti, nel momento del te, abitudine inglese. Avere un salotto, uno spazio arredato in modo moderno è un qualcosa che diventa patrimonio importante per una vasta parte della popolazione.

Si pensa di realizzare un’esposizione permanente; creare un museo diverso dal solito già presenti e diffusi in Europa. Serve un museo che raccolga degli esempi che appartengano a tutte le arti, maggiori ma soprattutto quelle che entrano nel mercato di diversi paesi del mondo per diventare esempi per la produzione contemporanea. La missione del museo, quella che è la sua natura, è quella di studiare e avere collezioni per stimolare la produzione contemporanea. Per questo non venne neanche contemplata l’idea di costruire un edificio monumentale: il pubblico interessato è quello degli artigiani, dei piccoli industriali.

Definiti i Brompton Boilers: il museo aveva lo scopo di tipo produttivo, per diffondere un gusto per la produzione di arti applicate, eliminando un biglietto di ingresso e che gli orari siano diversi da quelli delle esposizioni, orari prolungati, nei giorni festivi, senza biglietto.

L’anima pensante di questo progetto è Henry Cole, che immagina un museo come una scuola, oggetto didattico, con la missione di migliorare gli standard dell’industria britannica, formando designers; acquisire arte; mostrare esempi d’arte e decorazione contemporanei. Viene inserita una parte espositiva e una formativa, con corsi specifici.

L’iscrizione pone l’accento sulla realizzazione artistica con aspetto funzionale, creare un’opera che ha anche una funzione, qualcosa che viene poi applicato.

Anche nell’edificio museo di oggi, l’aspetto assume diversa formulazione, diversi stili ed elementi vengono messi insieme, anche a voler rappresentare un sistema di esempi, di moduli esemplari ai quali anche gli architetti possono ispirarsi. Include anche quelli che erano stati gli edifici precedenti del vecchio museo.

Si continua a perseguire l’idea iniziale: accesso diretto attraverso la linea metropolitana, quasi a volersi connettere alla città in modo facile. Le collezioni negli anni si sono arricchite, cioè che è. Rimasto è un grande elemento di novità, i bar e anche dei luoghi per socializzare. Per la realizzazione di questi bar, si pensa a mantenere un collegamento con il museo: viene indetto un concorso per la realizzazione di questi ambienti, con decorazione totale, come la Morris Room, dove carte da parati e vetrate istoriate, i pavimenti e i soffitti, partecipano a creare un luogo d’arte.

Per completare la squadra di Morris va ricordata anche la figlia May Morris, fortemente valorizzata, nonostante sia l’artista avesse una grande squadra alle spalle. Alla sua morte infatti fu la figlia che proseguì lo studio e la creazione delle opere del padre, anche per il museo con il quale stabilì una connessione nella creazione dei corsi di ricamo.

Nella realizzazione degli spazi nel museo, anche James Gamble creò la sua room. Se Morris riprendeva le aspirazioni delle arti applicate del medioevo, nella sua stanza, James riprende lo stile pompeiano, e la creazione dei sistemi di sicurezza, per evitare al massimo il rischio di incendi.

La terza sala è la Poynter Room, che riprende l’arte fiamminga olandese. Interessante è che il progetto fu realizzato dalla scuola di design all’interno del museo, ragazze che realizzavano a mano le piastrelle che decoravano la sala.

Le collezioni presenti all’interno del museo sono diverse:

  • Collegamenti delle arti applicate ad un più ampio contesto della storia della cultura e dell’arte: cartoni preparatori di Raffaello, per la creazione degli Arazzi.
  • Rappresentazione di una varietà straordinaria di materiali diversi: sala dedicata ai materiali, dalla ceramica, al vetro….elementi di collezione perché ci raccontano qualcosa.
  • Collezioni di provenienza internazionale: da diverse parti del mondo, padiglioni diverse che non rappresentazioni la totale produzione di un paese, ma alcuni elementi importanti.
  • Eccellenze del design: elementi diversi di moda, sia legate al passato che contemporanee, anche attraverso rappresentazioni.
  • Le period rooms: modello espositivo delle gallerie storiche, che raccolgono le arti e i loro contesti; suddivisione per epoche, ricreazione di ambienti dove oggetti di diversa natura sono posti insieme per dare il senso di unità della vita in un determinato periodo.

Lo spazio diventa insufficiente, per cui vengono creati nuovi spazi, dedicati all’educazione dei bambini, spazi espositivi dove venivano messi in essere progetti e servizi didattici educativi. Nonostante ciò erano proprio i giovani i meno interessati. Per questo che og

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/01 Storia dell'arte medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher bre2002 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano o del prof Cordera Paola.
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