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Storia della politica estera italiana

Antonio Varsori

L’assetto post-guerre napoleoniche

Il Congresso di Vienna (1815): è stata una conferenza internazionale di rappresentanti delle principali potenze europee tenutasi a Vienna, dopo la fine delle guerre napoleoniche. L’obiettivo principale del congresso era quello di riorganizzare l’Europa dopo le turbolenze causate dalle guerre di Napoleone e di ripristinare l’equilibrio di potere tra le nazioni europee. I rappresentanti delle grandi potenze europee, inclusi Austria, Prussia, Russia, Gran Bretagna e Francia, presero decisioni importanti sulle nuove frontiere territoriali, i regimi politici e le alleanze tra paesi; inoltre venne stabilito un sistema di diplomazia internazionale per risolvere le dispute tra nazioni senza ricorrere alla guerra, il Concerto Europeo. Il Congresso di Vienna ha avuto un impatto duraturo sulla politica europea ed è riuscito a garantire la pace in Europa per buona parte del XIX secolo, almeno fino alla Guerra di Crimea. Il Congresso si basava su tre principi cardine:

Restaurazione

Ripristinare gli antichi regimi monarchici che erano stati rovesciati dalle rivoluzioni e dalle guerre napoleoniche, e riportare le dinastie legittime al potere. In pratica prevedeva il ripristino delle frontiere prenapoleoniche e la restituzione dei territori conquistati durante le guerre napoleoniche. Questo principio rifletteva la preoccupazione delle potenze europee dopo un periodo di forte instabilità politica e si credeva che solo l’ordine monarchico avrebbe potuto garantire pace e sicurezza. Questo principio non venne sempre rispettato e i moti dell’800 ne furono la dimostrazione.

Legittimità

Idea che i diritti di sovranità degli Stati e dei monarchi legittimi dovessero essere riconosciuti e rispettati. Questo principio, promosso da Talleyrand, ex Primo Ministro Francia, affermava che il potere e la sovranità dei monarchi legittimi doveva essere ripristinata in tutta Europa. Questo principio, però, fu spesso sfidato dalle forze rivoluzionarie che continuarono a lottare per l’indipendenza, la democrazia e la giustizia sociale per tutto l’800.

Compensazione territoriale ed equilibrio

Compensazione (territoriale) ma Equilibrio (Balance of Power): le potenze europee dovevano essere compensate per le perdite territoriali subite durante le guerre napoleoniche, e che le nuove acquisizioni territoriali dovessero essere distribuite in modo equilibrato tra le potenze europee. Ciò significava che le nuove acquisizioni territoriali avrebbero dovuto evitare che una singola nazione diventasse troppo potente. Questo processo di compensazione ha coinvolto molte potenze europee, tra cui l’Austria, la Prussia, la Russia, la Francia e la Gran Bretagna, e ha portato alla nascita di nuove alleanze e stati cuscinetto per tutelare questo precario bilanciamento.

Le acquisizioni territoriali

  • Francia: perdita territori francesi annessi tra il 1795 e il 1810;
  • Austria: confermata assimilazione Repubblica di Venezia;
  • Russia: ottenne gran parte del Ducato di Varsavia e la Finlandia (Trattato di Kalisz del 1813);
  • Regno del Piemonte: confermata acquisizione Genova;
  • Prussia: acquisì Westfalia, Renania Settentrionale e parte della Polonia (Confederazione Tedesca passò dai 300 Stati del Sacro romano impero a 39);
  • Impero Britannico: mantenne equilibrio in Europa ma ottenne le ex Indie Occidentali francesi.
  • Italia: frammentazione italiana venne ridotta e si consolidarono dieci Stati.

Le alleanze che si sono venute a creare

  • Santa Alleanza (1815 – 1866) [Russia, Prussia, Austria]: venne chiamata “santa” perché fu presentata come un’alleanza di principi cristiani, con l’obiettivo di preservare la pace e la stabilità in Europa. L’ideatore dell’Alleanza fu Alessandro I di Russia, che credeva che le nazioni europee dovessero unirsi in un patto di mutua assistenza e cooperazione per preservare la pace e i valori cristiani. L’alleanza stabiliva che i tre paesi si sarebbero aiutati a vicenda in caso di difficoltà per combattere le idee liberali e democratiche, considerate una minaccia per l’ordine europeo. Venne interpretata a posteriori come un’alleanza reazionaria, che cercò di mantenere il controllo sulle popolazioni europee e limitare le libertà politiche e civili. Venne formalmente sciolta nel 1866 ma i principi della cooperazione europea rimasero per molti anni a venire.
  • Alleanza segreta tra Regno Unito, Francia e Russia: per coalizzarsi nell’evenienza di una aggressione Prussiana. La Francia intenzionata a far parte di questa alleanza per uscire dall’isolamento.
  • Quadruplice Alleanza (1815-1830) [Russia, Prussia, Austria, Regno Unito] Quintuplice (1822) [+Francia]: l’obiettivo era preservare il sistema del Concerto Europeo e il Balance of Power in Europa. L’idea della quadruplice era nata originariamente dal Ministro degli esteri britannico prevenire l’insorgere di una nuova Francia rivoluzionaria. La quadruplice si fondava sul principio di intervento, ovverosia un sostegno reciproco nel reprimere e prevenire le rivoluzioni e la diffusione del nazionalismo, e su un sistema di reciproco sostegno, per garantire la pace e la stabilità del continente. L’alleanza divenne quintuplice nel 1822 quando la Francia venne formalmente invitata a farne parte dopo il suo aiuto nella repressione dei moti spagnoli degli anni ’20. L’alleanza venne sciolta formalmente nel 1830 ma il principio di equilibrio di potere e di cooperazione tra nazioni europee rimasero ancora a lungo, almeno fino alla Guerra di Crimea.

Gli Stati cuscinetto

  • Regno Unito dei Paesi Bassi: creato come Stato cuscinetto tra Prussia e Francia.
  • Polonia: lo Zar Alessandro I propose la creazione di una Polonia indipendente satellite della corona russa;

Il ruolo di Klemens von Metternich nel Congresso di Vienna

Il cancelliere austriaco ricoprì un ruolo chiave nel Congresso di Vienna. Egli era un uomo reazionario e conservatore e credeva nella necessità di un forte potere monarchico per mantenere l’ordine e la stabilità in Europa. Egli rappresentava i valori dell’Ancient regime e si opponeva alle idee liberali della Rivoluzione francese. Durante il Congresso, Metternich promosse il principio del Balance of Power e si adoperò per far ottenere all’Austria il maggior numero di concessioni territoriali. Fu anche uno dei principali artefici del sistema politico che scaturì dal Congresso, ovverosia l’esistenza di stati sovrani e indipendenti, il rispetto del principio di legittimità, la tutela dei valori dell’Ancient Regime e l’opposizione alle idee liberali della Rivoluzione francese. Questo sistema, noto anche come “Sistema di Metternich”, durò per molti anni, fino alla rivoluzione del 1848. Questo sistema sopravvisse ai moti degli anni ’20 e ’30, alla crisi delle nazionalità dell’Impero Asburgico, ma fallì durante la prima guerra di indipendenza italiana.

Il Concerto europeo e i moti dell’800

Il Concerto Europeo e i moti: un sistema di relazioni internazionali tra le grandi potenze europee, nato dopo il Congresso di Vienna del 1815. Questo sistema prevedeva la cooperazione tra le nazioni europee per mantenere l’equilibrio di potere e la stabilità del continente, che finì formalmente dopo le rivoluzioni del 1848. Tuttavia, nel corso degli anni ’20 e ’30 dell’Ottocento, l’Europa fu scossa da una serie di movimenti rivoluzionari, noti come i moti dell’800, che cercavano di rovesciare i governi conservatori e di instaurare regimi democratici e liberali. Il concerto europeo reagì a questi moti con una politica di repressione e di conservazione del potere monarchico. Le grandi potenze europee si coalizzarono per reprimere i moti rivoluzionari e per restaurare i governi conservatori che erano stati deposti.

Il Concerto Europeo sublimò in una serie di incontri antirivoluzionari:

  • Congresso di Aquisgrana del 1818 [Austria, Gran Bretagna, Prussia, Russia] per creare una coalizione europea contro la diffusione delle idee rivoluzionarie e la restaurazione dei vecchi regimi monarchici.
  • Congresso di Troppau del 1820, Lajbach del 1821, Verona del 1822, per approvare una serie di misure per reprimere i movimenti nazionalisti e rivoluzionari.
  • Congresso di Lubiana del 1921 per risolvere i problemi legati ai moti degli anni ’20 in Portogallo, Spagna e Regno delle due Sicilie.

I principali moti rivoluzionari dell’800

  1. Rivolta spagnola del 1820-21: questa sollevazione venne soppressa dalle truppe francesi, autorizzate ad entrare in Spagna per reprimere le rivolte grazie ad un accordo anglo-francese. Come condizione imposta alla Spagna per questo aiuto, Madrid rinuncia ad alcuni possedimenti coloniali nelle Americhe e fu, in parte, anche una conseguenza della Dottrina Monroe adottata dagli Stati Uniti nel 1823.
  2. Rivoluzione portoghese del 1820: una sollevazione contro il governo assolutista che portò alla creazione di una Monarchia costituzionale. N.B. Durante il Congresso di Vienna il Brasile venne elevato allo status di regno e fu creato uno stato denominato Regno Unito di Portogallo, Brasile e Algarve con capitale Rio de Janeiro. Il Brasile giunse a indipendenza nel 1822.
  3. Rivolta del Regno di Napoli del 1820: una rivolta limitata alle cerchie ristrette dei carbonari che venne repressa facilmente dagli austriaci, che accettarono la richiesta d’aiuto di Re Ferdinando I del Regno delle Due Sicilie.
  4. Rivolta Regno del Piemonte del 1820: manifestazioni che costrinsero il re ad abdicare a favore del fratello Carlo Felice ma, nella sua impossibilità di assumere l’incarico, sarà Carlo Alberto a diventare re del Piemonte e concesse una costituzione. Le minacce di un intervento austriaco lo costrinsero ad abdicare in favore di Carlo Felice ma la costituzione rimase.
  5. Rivoluzione greca del 1821: una sollevazione contro il dominio ottomano che portò alla creazione dello Stato greco indipendente. Un evento chiave della Questione d’Oriente.
  6. Rivoluzione belga del 1830: una sollevazione contro re Guglielmo I dei Paesi Bassi che portò alla creazione dello Stato indipendente del Belgio nel 1830.
  7. Rivoluzione francese del 1830: una sollevazione contro re Carlo X che portò alla caduta della monarchia borbonica e all’instaurazione della monarchia costituzionale.
  8. Rivoluzione polacca del 1830 e del 1863: sollevazioni contro il dominio Russo che cercavano di ottenere l’indipendenza per la Polonia. Il supporto che la Francia diede ai rivoltosi nel 1863 rese molto tesi i rapporti franco-russi.

L’inizio della fine del sistema conservatore, la Primavera dei popoli del 1848

L’inizio della fine del sistema conservatore, la Primavera dei popoli del 1848: una serie di rivolte in diversi paesi europei, compresa Francia, Austria, Italia, Germania, Ungheria, che portarono alla caduta di molti governi e alla creazione di nuovi stati nazionali:

  1. Germania: rivolte scatenate dalla richiesta di riforme politiche, in particolare una costituzione e la creazione di un parlamento rappresentativo. L’assenza di una leadership unificata e la repressione da parte del governo portarono alla sconfitta dei rivoluzionari.
  2. Francia: rivolte causate dalla crisi economica e dalla richiesta di riforme sociali ed economiche. Le rivolte iniziarono a Parigi, dove gli operai si ribellarono contro la mancanza di lavoro e il costo elevato della vita. La monarchia borbonica cadde e fu instaurata la Seconda Repubblica, che durò fino al 1852, quando fu sostituita dal Secondo Impero Francese di Napoleone III.
  3. Italia: le rivolte furono scatenate dalle richieste di riforme politiche, sociali ed economiche. Le rivolte iniziarono a Palermo e si espansero in tutta Italia e l’assenza di una leadership unificata portò alla sconfitta dei rivoluzionari.
  4. Austria: Le rivolte scatenate sempre dalle richieste di riforme politiche, economiche e sociali ma, dato lo scarso coordinamento, i rivoluzionari vennero sconfitti.
  5. Ungheria: una sollevazione contro il dominio austriaco che portò alla creazione dello Stato ungherese indipendente.
  6. Romania: sollevazione contro il dominio ottomano che portò alla creazione dello Stato romeno indipendente, anche questa fu una fase cruciale della Questione d’Oriente.

La fine del Concerto Europeo

  • Emersione sempre più insostenibile delle differenze ideologiche tra i paesi più liberali (Francia e Gran Bretagna) e i paesi più conservatori (Russia, Prussia, Austria)
  • Rapporto ambivalente con la Francia, dentro il Concerto Europeo ma uno dei principali poli rivoluzionari.
  • Il condizionamento coloniale britannico: il controllo del Mediterraneo era strategico per la Gran Bretagna per garantirsi la rotta verso il Raj Britannico. La costruzione del Canale di Suez tra il 1859 e il 1869 rispondeva proprio a quello ma c’è da dire che questo nuovo interesse coloniale, insieme al periodo della Pax Britannica, spostarono l’attenzione inglese fuori dal teatro europeo.
  • La Guerra di Crimea (1853-1856) – Un evento chiave

La Guerra di Crimea (1853-1856)

Cosa fu: un conflitto tra Impero Russo e una coalizione di Stati europei, tra cui Gran Bretagna, Francia, Impero Ottomano e Regno di Sardegna, che cercarono di contenere l’espansione dell’Impero Russo nei territori del Mar Nero.

Le motivazioni principali della guerra

  • Desiderio dell’Impero Russo di espandersi in direzione del Mar Nero, minacciando gli interessi dei paesi europei nella regione;
  • Lotta per il controllo dei territori della Moldavia e della Valacchia, regioni sotto il protettorato della Russia, ma con una popolazione di lingua romena che chiedeva l’indipendenza;
  • La questione dei luoghi santi di Gerusalemme, sotto il controllo dell’Impero Ottomano, ma rivendicati sia dalla Russia che dalla Francia.

Le conseguenze dopo la sconfitta russa

Le conseguenze dopo la sconfitta russa (Congresso di Parigi del 1856):

  • Impero russo subì una pesante sconfitta, con la perdita di territori e il ridimensionamento della sua influenza nei Balcani e nel Mar Nero (volgerà il suo interesse in Oriente). La Russia perse il controllo della foce del Danubio, della Crimea e di alcune isole del Mar Nero, inoltre dovette cedere la regione della Bessarabia alla Moldavia, che si unirà alla Romania.
  • Impero Ottomano ne uscì rafforzato, ma dovette concedere maggiori diritti alle minoranze cristiane nei suoi territori (richieste Francia), inoltre dovette concedere la libera navigazione sul Danubio e l’autonomia delle province danubiane.
  • Gran Bretagna e Francia consolidarono il loro dominio sui mari e rafforzarono la loro posizione in Medio Oriente.
  • Il Regno di Sardegna guadagnò prestigio come alleato delle grandi potenze europee e presentò la “questione dell’indipendenza italiana” a Napoleone III.

Il Risorgimento italiano

La fase in cui l’Italia conseguì la propria unità nazionale (1848-1871)

Definizione di Risorgimento: un movimento politico, culturale e sociale che si sviluppò tra la fine del XVIII secolo e l’inizio del XX secolo, con l’obiettivo di unificare l’Italia e renderla una nazione indipendente e sovrana.

Alcune delle principali correnti che idealizzarono l’unità italiana (Tutte queste correnti si fusero per portare all’unità italiana che conosciamo oggi):

  • Liberalismo: una corrente fondamentale nel Risorgimento italiano, ove i suoi sostenitori erano convinti che l'unificazione nazionale avrebbe portato alla nascita di uno stato moderno, basato sulla libertà individuale, sul diritto di proprietà e sull'economia di mercato. Tra i principali rappresentanti del liberalismo risorgimentale ci sono Camillo Benso di Cavour e Massimo d'Azeglio.
  • Nazionalismo: incentrato sull'idea che l'Italia fosse una nazione unica, con una lingua e una cultura comune, e che dovesse quindi essere unita in un unico stato. I nazionalisti erano contrari all'idea di divisioni regionali e sostenevano la necessità di una forte centralizzazione. Tra i principali rappresentanti del nazionalismo risorgimentale ci sono Giuseppe Mazzini e Vincenzo Gioberti.
  • Realismo: il realismo fu una corrente che si sviluppò in seguito alle rivoluzioni del 1848, quando divenne evidente che l'unificazione dell'Italia non sarebbe stata possibile solo attraverso le rivolte e le insurrezioni popolari. I realisti erano convinti che l'unificazione dovesse essere guidata da un leader forte e carismatico, come ad esempio il re di Piemonte Vittorio Emanuele II. Tra i principali rappresentanti del realismo risorgimentale ci sono Cesare Balbo e Carlo Cattaneo.

La Prima guerra di indipendenza italiana (1848-1849)

La Prima guerra di indipendenza italiana (1848-1849): i patrioti italiani si ribellarono contro l'Impero austriaco, che dominava gran parte della penisola italiana. La guerra fu scatenata dalla rivoluzione del 1848, che vide insurrezioni popolari in tutta Europa, compresa l'Italia. Il conflitto iniziò con la dichiarazione di guerra del Regno di Sardegna all'Austria il 23 marzo 1848, seguita da quella dei ducati di Parma, Modena e Toscana, che si ribellarono ai loro sovrani filoaustriaci. Anche in altre parti dell'Italia, come in Lombardia e in Veneto, scoppiarono rivolte contro il dominio austriaco. Tuttavia, le forze italiane non furono in grado di sconfiggere l'esercito austriaco e la guerra si concluse con l’Armistizio di Salasco. Il Regno di Sardegna fu costretto a cedere gran parte del Lombardo-Veneto e la ribellione in Toscana e nel nord Italia venne repressa.

Conseguenze: Carlo Alberto abdica in favore di Vittorio Emanuele, non si raggiunge l'indipendenza e all'unificazione dell'Italia, ma si consolida l'idea nazionalista italiana e a gettare le basi per il movimento risorgimentale successivo. Inoltre, dimostrò la necessità di cooperare con altre nazioni e di ricercare una guida politica unitaria per ottenere l’indipendenza. Il piano di Camillo Benso Conte di Cavour (Primo ministro Sabaudo dal 1852): La sconfitta durante la prima guerra di indipendenza diede al governo sabaudo dei nuovi strumenti per ottenere, successivamente, l’unit&ag

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Scienze politiche e sociali SPS/06 Storia delle relazioni internazionali

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Richardfnt1996 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della politica estera italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Varsori Antonio.
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