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Sociologia economicoturistica

Fasi del turismo

Si parla di suddivisione cronologica del turismo. Il turismo non è astratto, è legato ad un contesto storico. L’evoluzione del turismo può essere suddivisa cronologicamente in quattro grandi periodi:

  • Prototurismo: In questa fase viene ad essere percepito il fenomeno del turismo, ma non si può ancora parlare di turismo vero e proprio. L’elemento più evidente è il viaggio; alla base del turismo c’è il desiderio dell’uomo fin dall’antichità di muoversi per una serie di motivi. Questa fase arriva fino alla metà del Settecento.
  • Turismo moderno: È quell’ampia stagione che ci permette di parlare di movimento turistico vero e proprio. È la fase in cui il turismo si definisce come azione fine a sé stessa. Si tratta di una fase lunga, inizia con la Rivoluzione industriale e si esaurisce con la Seconda guerra mondiale. È il turismo più importante per definire i vari tipi di turismo (balneare, montano, termale, d’arte, ecc.).
  • Turismo di massa: È la fase della democratizzazione del turismo: il turismo perde progressivamente i suoi connotati e la sua elitaria, diventando accessibile a larghi strati della popolazione. Inizia con il boom economico del Secondo dopoguerra, intorno agli anni ’50 e ’60 del ‘900. Non esiste una vera e propria data di fine perché, seppur modificate, alcune delle sue caratteristiche sono ancora presenti.
  • Turismo postmoderno: È la fase attuale. Tale periodo è iniziato negli anni ’90 del ‘900. Il turismo è influenzato dalle rivoluzioni industriali poiché queste portano con sé una serie di cambiamenti, fattori di spinta per lo sviluppo del turismo. L’idea di turismo che abbiamo si afferma proprio nel Regno Unito, interessato al cambiamento. È il movimento delle persone che genera turismo. Grandi opere come il Canale di Suez permettono ai turisti di spostarsi facilmente.

Il prototurismo

Il prototurismo riguarda poche persone: si tratta di un fenomeno elitario, poiché i coinvolti sono pochi. Parlando degli aspetti economici, il prototurismo è caratterizzato dall’assenza di imprese (trasporti e ospitalità) specializzate nel fornire i loro servizi solo ai turisti, visto che i turisti sono molto pochi. Non esistono quindi imprese turistiche vere e proprie essendo un fenomeno d’élite. Nel prototurismo, chi viaggia si serve di servizi locali: non si hanno alberghi pensati per i turisti, ma ci si deve accontentare.

L’impatto economico (ricchezza generata per il territorio dal turista) e sociale (conseguenze che possono esserci per la comunità locale dalla presenza dei turisti, ad esempio imparare una lingua per poter comunicare con i turisti stranieri) dei flussi turistici sul territorio può essere considerato come inesistente: il turista che visita un territorio non genera un flusso enorme di denaro speso. Si hanno impatti economici e sociali quando il flusso turistico è molto più ampio.

Il periodo preturistico si conclude con la rivoluzione industriale. Un primo dato di riferimento lo incontriamo analizzando la trasformazione dell’idea del viaggio. Tale trasformazione avviene nel passaggio fra il prototurismo e il turismo, intorno alla seconda metà del ‘700.

Possiamo identificare i viaggiatori in diverse categorie che, più o meno, attraversano i secoli:

  • Mercanti: Nelle varie civiltà antiche, si trova la figura del mercante, persona che viaggia per suoi interessi e affari;
  • Soldati: Essi viaggiano per combattere (ad esempio le crociate);
  • Prigionieri: Persone che si muovono contro la loro volontà e libertà;
  • Pellegrini: Il turismo religioso è una forma di turismo molto importante.

Cosa unisce questi viaggiatori? Sostanzialmente, il motivo del viaggio: si hanno persone che si muovono per motivi precisi. Quando arriviamo alla fine dell’età preturistica, iniziamo ad avere un nuovo tipo di viaggiatore, il quale si muove per diletto, per piacere di conoscere, non ha un vero e proprio motivo pratico per viaggiare.

Il punto di svolta fra il prototurismo e il turismo moderno è il Grand Tour: chi viaggia non lo fa più per motivo pratico, ma per un motivo di formazione.

Il turismo moderno

Possiamo iniziare a parlare di viaggio moderno (turistico) nel momento in cui ci sono delle persone che, grazie alla loro disponibilità di reddito e di tempo, decidono di impiegare queste risorse per compiere un viaggio finalizzato non ad uno scopo pratico, ma alla conoscenza ed al piacere personale. Possiamo perciò far coincidere il viaggio moderno con il diffondersi del Grand Tour. Incominciano ad esserci quegli elementi di natura sociale e imprenditoriale che vedremo caratterizzare la figura del turista moderno.

Il Grand Tour

La moda del viaggio all’estero affascina quindi, prima di tutto, gli aristocratici inglesi, dai sedici ai ventidue anni, coinvolgendoli in un lungo viaggio di formazione che raggiunge il suo apice nel momento in cui essi iniziano a percorrere, dopo aver attraversato alcuni stati europei, il mosaico degli Stati italiani settecenteschi dando origine a quella parte del Grand Tour che è il viaggio in Italia. Si tratta di un viaggio che si muove su una linea nord sud e gli itinerari da percorrere sono molteplici. L’Italia è la meta ultima di questo viaggio.

Il Grand Tour risulta quindi racchiuso fra due termini cronologici definibili con precisione:

  • Il primo è costituito dalla pubblicazione delle Remarks upon Several Parts of Italy (1710) di Joseph Addison;
  • Il secondo evento è dato dall’inizio delle campagne napoleoniche che mettono a soqquadro l’Europa interrompendo per quindici anni la voga dei grandi viaggi.

Il Grand Tour è un viaggio individuale che si configura come un viaggio di formazione per chi avrebbe poi dovuto, una volta rientrato, assumere degli incarichi, politici o commerciali, di prestigio entrando così a far parte della classe dirigente. Il Grand Tour non viene quindi fatto solo per il piacere di conoscere, ma anche perché deve certificare la maturazione dell’individuo, garantendogli così una posizione adeguata nella società elitaria alla quale appartiene. Chi compie questo viaggio lo fa in compagnia di un accompagnatore, una guida, che lo aiuta a mediare il contatto diretto con le testimonianze della civiltà del Rinascimento italiano e con quella dell’antichità classica: il grand turista ha al suo fianco una figura fisica che lo aiuta nella sua formazione durante il viaggio, ed è anche fornito di materiale cartaceo.

Attorno al grand turista c’è una rete di servizi che lo aiutano nella sua formazione. Il Gran Tour fa parte di un percorso sociale: al rientro, aver fatto questo viaggio è indice di maturazione e di essere pronto a far parte della società. Il Gran Tour è una scuola di vita sotto diversi punti di vista, poiché il giovane rampollo aristocratico si allontana dal controllo sociale della famiglia. Per il giovane il viaggio diventa così anche un momento di “fuga” dagli obblighi familiari che gli consente di frequentare dei luoghi d’incontro non abituali per gli aristocratici come, ad esempio, le taverne.

Man mano che avanziamo nel Settecento si verificano dei cambiamenti importanti nel Grand Tour:

  • Cambia la motivazione: la formazione culturale diventa il pretesto per allontanarsi dal contesto abituale, ma non è più il vero fine di questo viaggio;
  • Si verifica l’abbassamento del livello sociale di chi può fare il Grand Tour che, nato come pratica elitaria, nel corso di alcuni decenni, si trasforma in qualcosa di accessibile anche a persone con un livello economico più basso: artisti, insegnanti;
  • Innalzamento dell’età: non è più solo dedicato alla formazione giovanile perché si trasforma in un viaggio che coinvolge persone ormai adulte e mature;
  • Si registra una riduzione della durata: il Grand Tour è sempre più veloce, passando da alcuni anni ai pochi mesi registrati all’inizio dell’Ottocento.

Per i viaggiatori inglesi del Grand Tour non aver viaggiato in Italia definisce, a livello di prestigio sociale, uno stato di inferiorità culturale. L’aver effettuato il Grand Tour certifica quindi una sorta di superiorità culturale rispetto a chi non ha avuto la possibilità di partecipare a questo tipo di viaggio.

Il Gran Tour definisce quella che sarà la linea di sviluppo (da nord a sud) del turismo anche nella fase contemporanea: uno spostamento che avviene andando verso il sud. Quindi il primo asse di sviluppo del turismo è quello determinato dal Grand Tour con il viaggiatore che va alla ricerca delle radici della civiltà classica e del Rinascimento.

Nel Settecento, con la diffusione geografica del viaggio, il viaggiatore sarà perciò sempre più orientato ad andare alla scoperta dei paesi più caldi. I flussi dell’Europa settentrionale e centrale raggiungeranno così le coste del Mediterraneo e l’Italia.

Nel Grand Tour troviamo ben chiara la necessità di lasciare una testimonianza del viaggio raccontandolo attraverso un resoconto che elabora, a posteriori, il contenuto fissato nel diario di viaggio. Risulta quindi molto sentita l’esigenza di raccontare la propria esperienza di viaggio in modo tale che tutti da far sapere agli altri che il Gran Tour è stato effettuato. L’esperienza del viaggio di formazione si caratterizza quindi come un passaggio per la civiltà europea in età moderna in grado di coinvolgere sempre nuovi viaggiatori che si affiancheranno agli inglesi, ai francesi ed ai tedeschi: italiani, olandesi e russi.

Il Grand Tour è però anche l’espressione tangibile della sempre più sentita necessità di mobilità presente a partire dal Settecento. Quest’ultima viene favorita, rispetto a solo pochi decenni prima, da un generale miglioramento delle condizioni di svolgimento del viaggio materiale: rete stradale e strutture per l’accoglienza quali alberghi, stazioni di posta e locande.

Il viaggio materiale

Il viaggiatore di questo periodo si confronta con i diversi aspetti di quello che definiamo come il viaggio materiale. Nei resoconti di viaggio sono infatti presenti le descrizioni non solo di quello che il viaggiatore ha visto, delle persone che ha incontrato, ma anche quelle delle difficoltà superate nel corso del viaggio. Le pagine dei viaggiatori descrivono perciò le condizioni del viaggio (strade, mezzi di trasporto), dove/come hanno mangiato/dormito i viaggiatori, i tipi di servizi “turistici” presenti per i viaggiatori nelle diverse tappe dell’itinerario.

Questi diari/resoconti di viaggio ci aiutano a capire se il viaggiatore si sta muovendo in luoghi dove sono già presenti delle strutture definibili come turistiche oppure se è un vero e proprio esploratore. Dobbiamo perciò analizzare le informazioni contenute nei diversi resoconti perché esse ci offrono dei dati utili per conoscere il livello delle attività turistiche a partire dagli alberghi. Da questo capiamo così l’evoluzione economica data dall’interazione fra i viaggiatori ed il territorio: se ci sono i viaggiatori del Grand Tour nascono infatti delle imprese (di tipo turistico) che gli offrono i servizi principali (accoglienza e trasporto).

Chi viaggia in Italia trova sostanzialmente degli alberghi il cui livello è molto diverso fra quelli presenti in città (di lusso, comodi, confortevoli per i livelli qualitativi dell’epoca), e quelli al di fuori delle città (locande di passo, alberghi di transito e le osterie considerati spesso come di infima categoria). Quando parliamo di ospitalità professionale intendiamo quella legata agli alberghi.

Nelle tappe del Grand Tour in cui sono previsti dei soggiorni anche per periodi molto lunghi, come a Roma, non viene solitamente scelto dai viaggiatori l’albero (troppo costoso). Egli opta infatti per le più economiche camere locande. Nell’ospitalità è poi sempre presente la dimensione di scambio/accoglienza per cui il nobile, e non solo, che viaggia si serve, sovente, solo in modo limitato degli alberghi dato che può essere ospitato da parte di altri nobili. In questo caso si parla di ospitalità gratuita fra pari.

Novità del turismo moderno

Nel corso del turismo moderno, si registra un aumento delle persone che praticano il turismo. Anche con il progressivo allargamento di persone che praticano il turismo, si registra sempre il ruolo predominante delle classi agiate che conferiscono così al turismo una dimensione elitaria.

Con il turismo moderno si registra la nascita di forme d’impresa impegnate ad offrire dei servizi ai viaggiatori ed ai villeggianti (servizi che non esistevano nell’epoca del prototurismo): ad esempio, nascono l’agenzia viaggi e il tour operator. Nasce l’idea di avere dei servizi dedicati solo ai turisti (che non li condividono quindi con i residenti): ad esempio, il Grand Hotel è uno di questi servizi, poiché nasce per accogliere i turisti nelle varie località turistiche. Si tratta di servizi di tipo mirato a soddisfare una domanda ben precisa.

In questo periodo si affermano anche le nuove città delle vacanze, le città del loisir. Esse nascono dalla necessità di dividere, in modo netto, all’interno di società urbanizzate, il tempo del lavoro e quello dell’ozio. Se c’è un grande centro urbano dove le persone lavorano, non lontano dal centro urbano si sviluppano, attorno ad una attrattiva, le città delle vacanze che servono per andare a trascorrere i periodi di ozio. Aumenta il numero delle persone che possono permettersi questi periodi di ozio (democratizzazione del turismo).

Il turismo moderno presenta, da un lato, il Grand Tour (come elemento del viaggio, della mobilità) e, dall’altro, i lunghi periodi dedicati alla villeggiatura, determinati dall’aspetto curativo/terapeutico. Occorre sottolineare l’importanza dei medici nell’orientare gli spostamenti delle persone e, di conseguenza, nel determinare la crescita o il declino di alcune aree turistiche: ad esempio, si va alle terme per curarsi, e non per svago.

Durante il periodo del turismo moderno, nascono quindi gli specialisti del turismo come: guide turistiche, interpreti, accompagnatori, professionisti dell’intrattenimento. Si tratta di professioni che contribuiscono all’affermarsi del turismo come attività economica.

La prima grande idea che si afferma con il periodo del turismo moderno è quella di poter disporre di alcuni luoghi concepiti per accogliere i turisti. Un aspetto importante del turismo moderno è infatti quello di unire l’attività turistica con la valorizzazione, grazie ad una serie di interventi, degli elementi naturali: località termali che valorizzano la risorsa offerta dalla presenza delle acque termali.

In alcuni contesti territoriali si definisce così un sistema economico basato sul turismo. Abbiamo le cosiddette stazioni climatiche che sono quelle destinazioni, come le città termali, in cui una parte dell’economia è sostenuta dalla presenza dei turisti.

Le stazioni termali

Nel turismo moderno, le località termali si sostituiscono così alla campagna mettendo a disposizione di aristocratici, ricchi borghesi, e loro imitatori, non più dei luoghi solitari ed ameni, ma delle vere e proprie città pensate per il divertimento (loisir). Si tratta di luoghi alla moda, adatti a illuminare una posizione sociale esclusiva, peraltro rapidamente minacciata dal desiderio d’imitazione degli esclusi, dotati di strutture ricettive accoglienti e di molteplici forme di intrattenimento importanti per la vita sociale.

Le terme assumono una duplice funzione: da un lato si ha l’elemento del divertimento, dall’altro l’elemento curativo. Una volta terminate le cure, inizia il divertimento. Le città delle vacanze sono inizialmente le città termali. Si tratta di località in cui c’è un’attrattiva naturale attorno alla quale sorge un’area urbana arricchita dalla presenza di diversi servizi turistici.

Nelle stazioni termali destinate ad assumere una dimensione internazionale, la validità terapeutica delle acque non è però disgiunta dalla necessità di offrire ai malati, veri o presunti, un’intensa e vivace vita sociale unita alla fondamentale presenza, quando la legge non lo vieta, di spazi aperti anche al gioco d’azzardo: i Kursaal e i casinò.

Le città termali hanno quindi tre edifici fondamentali che ne definiscono lo sviluppo spaziale:

  • Lo stabilimento termale modernamente attrezzato per consentire la pratica terapeutica;
  • Il kursaal, cioè uno spazio per la vita sociale. È il luogo deputato attorno al quale ruotano i momenti mondani di chi soggiorna alle terme;
  • Il grande albergo anch’esso importante non solo per l’ospitalità che offre ma anche per la vita sociale presente al suo interno. Ha una funzione pratica, cioè di accogliere i turisti, ma ha anche una funzione sociale, cioè rafforza lo svago.

La cura e lo svago fanno il successo di una stazione termale. Una stazione termale offre un prodotto che è la risultante di tre tipologie di servizi turistici:

  • I primi sono i servizi fondamentali che comprendono le prestazioni curative proprie dello stabilimento termale. Esse sono di tipo: terapeutico, salutistico e medico;
  • In secondo luogo, incontriamo i servizi complementari offerti da imprese del settore ricettivo, della ristorazione, delle attività sportive e ricreative. Tali servizi rientrano nel ventaglio più ampio dello svago che caratterizza, e differenzia, l’offerta della stazione.
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Scienze politiche e sociali SPS/09 Sociologia dei processi economici e del lavoro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vlessivv di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia economico-turistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Gerbaldo Paolo.
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