Informazioni sul corso
Mail: francescaalice.vianello@unipd.it
Lezioni
Lezioni: mercoledì e venerdì dalle 10:30 alle 12:00 - ultima lezione il 9/06.
Libri
Libro: "Il lavoro", Carocci di E. Mingione, E. Pugliese. + un testo a scelta tra: "Il lavoro che usura", "Il lavoro da remoto" e "Assemblare le differenze".
Appelli
Appelli: 23/06 - 10/07 — scritto. 17/07 - 05/09 - 19/09 — orale.
Sociologia
“Studio scientifico del comportamento degli esseri umani in società, che utilizza vari metodi di ricerca empirica e approcci teorici specifici al fine di sviluppare una conoscenza approfondita delle azioni, delle strutture e dei processi”.
Scienziato sociale
- Le scienze sociali sono sorte sulla base di un tentativo consapevole e sistematico di conoscenza della realtà sociale.
- L’atteggiamento dello scienziato sociale è l’opposto di quello che assume l’individuo nella sua vita quotidiana: si tratta di una discussione riguardo ciò che il senso comune dà per scontato.
Scopo della sociologia
- Sviluppo di concetti, metodi d’indagine e tecniche di raccolta e analisi dei dati
- Che consentano di osservare in maniera neutra fenomeni sociali a prima vista opachi ed enigmatici
- In modo da renderli comprensibili, riconducendoli alle loro cause, ragioni e motivazioni.
Teoria e ricerca
L’integrazione tra teoria e ricerca è un aspetto fondamentale della disciplina perché se da un lato la ricerca senza teoria è muta, dall’altro la teoria senza ricerca è astratta. Nonostante questa affermazione sia ampiamente condivisa, non sempre questo legame si realizza e alcuni importanti sociologi, come Robert Merton, hanno lamentato una scarsa integrazione tra i due aspetti.
Società
La sociologia ha considerato per molto tempo la società come un’entità collettiva, integrata da una cultura comune, compresa entro i confini di uno Stato nazionale. La società è un insieme organizzato di individui e gruppi che presenta vari gradi di complessità e dimensioni più o meno ampie, durevole nel tempo ma al contempo sottoposta a cambiamenti anche radicali.
Compiti della società
- Organizzare nel tempo e nello spazio forme regolate di convivenza e di comunicazione fra individui.
- Adempiere a compiti diversificati, tra cui domina la distribuzione delle risorse disponibili, la strutturazione di qualche forma di gestione del potere e del consenso sociale e la trasmissione e circolazione di modelli culturali.
Società e Stato nazionale
Questa impostazione è stata legata a una lettura organicista ottocentesca della società. La coincidenza tra società e Stato è oggi messa in discussione dal processo di globalizzazione. La configurazione statuale non è intrinseca al concetto di società, esistendo realtà sociali organizzate che non hanno un’identità nazionale e confini geo-politici definiti.
Società e complessità
La lettura organicista ottocentesca della società è parsa presto inadatta a precisare la nozione scientifica di società. Le società moderne sono sempre più complesse, organizzate e internamente differenziate e l’internazionalità umana vi svolge un ruolo rilevante.
Lavoro
Questa parola ha diversi significati:
Significato sostanziale
- Attività in sé
- Tutti quei compiti che svolgiamo per sopravvivere — attività utili a produrre risorse per la sopravvivenza.
- Indipendentemente dal quadro formale in cui è inserito.
Significato formale
- Occupazione
- Contropartita in denaro
- Indipendente dal contenuto sostanziale
- Definito dal quadro formale in cui si colloca: luogo, orario di lavoro, specializzazione del lavoratore, contratto di lavoro, autorizzazione ecc.
- Lavoro astratto: il salario spezza il legame tra le attività e i propri bisogni. Lavoriamo per guadagnare dei soldi, non ha importanza quello che facciamo — teoria di Carl Marx.
Il lavoro formale si divide in due processi
MERCIFICAZIONE — processo che distacca il lavoratore dal controllo e dall’uso diretto del prodotto del proprio lavoro. Immesso nel mercato come merce non consumato direttamente dal lavoratore. Il lavoratore compra nel mercato ciò che gli serve per sopravvivere.
Specializzazione
Lo sviluppo industriale e tecnologico favorisce una crescente divisione e specializzazione del lavoro. L’operaio non ha più il controllo sul proprio lavoro — eterodiretto. Non riconosce più il prodotto del suo lavoro.
La trasformazione storica del lavoro
Fino al capitalismo industriale il lavoro è un insieme di attività dirette a soddisfare i bisogni umani di sopravvivenza. La concezione corrente di lavoro è una costruzione sociale moderna. Il prodotto di specifiche condizioni sociali riconducibili al capitalismo industriale.
Lavoro astratto e formale
È il parametro dominante ma non rappresenta la maggioranza del lavoro. Anche nei momenti di massima espansione ha riguardato non più di un terzo degli occupati. Le regole del lavoro salariato hanno condizionato tutta la vita sociale dell’era industriale.
Rivoluzione industriale
La rivoluzione industriale è iniziata nel 1780 e finita nel 1830 e il primo paese è stato l’Inghilterra.
Enclosures
Processo iniziato nel 1600 in Inghilterra volto a recintare la terra per destrutturare le tradizioni delle terre comuni. Questo perché l’agricoltura stava diventando capitalista.
Urbanizzazione
Si sviluppa in Inghilterra, soprattutto a Londra — poi ha cominciato anche la Francia.
Secondo Durkheim
La divisione sociale del lavoro è specializzazione.
Solidarietà meccanica
- Società semplici
- Limitata divisione del lavoro
- Scarsa differenziazione sociale
- La solidarietà deriva dalla condivisione di valori comuni, costumi, credenze, rituali religiosi.
Solidarietà organica
- Società strutturalmente complesse, differenziate al proprio interno
- La divisione del lavoro è un elemento imprescindibile e fondamentale
- Ordine sociale che tiene insieme individui sempre più differenziati — corporazioni: legami sociali tra individui all’interno di organizzazioni che promuovono la specializzazione — stato nazionale moderno: autorità superiore che garantisce la correttezza e l’equità dei rapporti di cooperazione tra individui.
Secondo Marx
La divisione sociale del lavoro è la divisione tecnica del lavoro.
Parcellizzazione del lavoro e subordinazione del lavoratore. Avvantaggia l’imprenditore in quanto aumenta la produttività e rende il lavoratori interscambiabili. Degradazione e disumanizzazione del lavoro perché i lavoratori perdono il controllo sul proprio lavoro — sono eterodiretti. Riflessione di una divisione di classe della società.
Conflitto di classe
- Conflitto sociale tra classi portatrici di interessi contrapposti
- Partiti politici e sindacati.
Il lavoro nelle società pre-industriali
| Produzione | Strumenti manuali ed energia umana, animale o idrica |
| Unità di produzione | Domestica |
| Divisione del lavoro | Scarsa, rudimentale |
| Tempo | Irregolare, stagionale |
| Fine del lavoro | Sussistenza |
| Pagamenti | In natura |
La varietà storica dei cambiamenti del lavoro
La rivoluzione industriale ha modificato ovunque radicalmente il modo di lavorare, ma non si è realizzata ovunque allo stesso modo. Il caso inglese è paradigmatico, ma al contempo unico nelle sue caratteristiche.
Rivoluzione tecnologica
Dal latoio a mano si è passati a:
- Spinning Jenny
- Telaio meccanico
Queste macchine sono sempre più grandi e sempre più complesse.
Nuovo modo di produzione: il sistema fabbrica
Separazione tra sfera domestica e sfera produttiva.
Lavoro:
- Salariato
- Disciplinato
- Sorvegliato
- Ripetitivo
- Parcellizzato
- Continuo
Classe operaia inglese
Alla fine del XIX secolo l’Inghilterra ha una classe operaia soggetta a un mercato del lavoro non regolato, senza un retroterra artigianale, familiare a cui fare ricorso. È una classe operaia che dipende solo di salari e dalla solidarietà dei compagni di lavoro e dalle istituzioni umanitarie. I rapporti sociali sono dominati dal lavoro dipendente e dal consumo monetario.
Il lavoro nelle società capitalistiche industriali
| Sistema produttivo | Strumenti meccanici, nuove fonti energetiche inanimate |
| Unità di produzione | Organizzazioni di grandi dimensioni |
| Divisione del lavoro | Elevata e complessa |
| Tempo | Regolare e continuativo |
| Fine del lavoro | Salario |
| Pagamenti | Denaro |
Paesi ritardatari
La storia della rivoluzione industriale è diversa. Non si spezza del tutto il legame tra economia agricola e artigianale e relazioni comunitarie premoderne. Questo è il caso italiano.
Italia pre-industriale: diversificazione agraria
- Varietà climatica e colturale
- Regimi a vocazione commerciale controllati dall’aristocrazia urbana e regimi feudali assenteisti
- Varietà dei sistemi feudali Mosaico di situazioni e modi di lavorare diversi
Il lavoro agricolo
Nel 1861 gli addetti all’agricoltura sfiorano il 70% della popolazione attiva. Gran Bretagna: 20% Germania, Francia e USA: 50% Totale popolazione italiana: 30 milioni circa. Negli anni ’80-90 iniziano a diminuire: nel 1901 scendono al 58,4%, di cui il 40% erano braccianti e salariati fissi. C’era, poi, sovrappopolazione, povertà ed emigrazione.
Val Padana
- Bracciantato classico (risaia novarese e vercellese, Piacentino, Bassa Veronese, Mantovano, Ferrarese, Polesine)
- Area mista di agricoltura capitalistica e mezzadria (il resto dell’Emilia)
- Cascina lombarda (coesistenza di salariati fissi e braccianti)
- Piccola proprietà (alta pianura padana e pedemontana).
Mezzogiorno e Agro romano
- Latifondo — cerealicoltura estensiva, braccianti.
Regioni centrali
- Mezzadria — il raccolto ricavato dal podere coltivato dal mezzadro veniva suddiviso con i proprietari.
Condizioni favorevoli per lo sviluppo economico del centro-nord
- Presenza dell’agricoltura appoderata
- Diffusione dei contratti di mezzadria o colonia
- Vocazione commerciale di alcuni proprietari terrieri
Transizione industriale
Triangolo industriale: Piemonte, Lombardia, Liguria. Il nord era industrializzato e aveva una borghesia capitalistica, mentre il sud era agricolo e aveva una borghesia fondiaria.
I lavoratori industriali nell’800
Nel 1881 è stato fatto un censimento che afferma che il 18,1% è la popolazione attiva. 3 milioni sono gli addetti all’industria manifatturiera:
- 1.3 milioni impiegati nel settore tessile (ampio ricorso a lavoro a domicilio)
- 1 milione nelle produzioni tipicamente artigianali (vestiario, calzature)
- 850 mila nelle industrie mobile, metallurgiche, meccaniche, alimentari ecc.
C’erano inoltre degli stabilimenti situati nello sbocco della valli, in prossimità dei corsi d’acqua — un esempio è Lanificio Rossi del 1866 con 1000 operai. Con l’avvento dell’elettricità cresce l’industria:
- Si sposta nei centri urbani
- Aumenta il numero di operai
- Si sviluppano nuove produzioni metallurgiche, meccaniche e chimiche, che raggiungono i numeri del tessile
Verso i Primi anni del Novecento la metalmeccanica supera il tessile. Un esempio è la Fiat che nel 1900 contava solamente 150 dipendenti e pochi anni dopo, nel 1914, aveva 4000 dipendenti. Nel 1901 è stato stimato che la popolazione attiva arrivava al 23,7%. Gli operai provengono dall’entroterra agricolo e mantengono forti legami con la terra d’origine.
Lo slancio industriale del primo '900
Aumentano gli addetti nel campo industriale:
- Aumentano nelle industrie energetica, chimica, carta e metalmeccanica
- Diminuiscono nell’industria tessile
La metà degli addetti si trovava nel cosiddetto triangolo industriale, quindi Lombardia, Piemonte e Liguria. Si sviluppa il proletariato urbano e la classe imprenditoriale nelle principali città industriali, come Milano, Torino, Genova. Inizia a crescere la piccola borghesia agraria e urbana: i ceti impiegatizi e professionali liberali.
La ricostruzione
- Sovrappopolazione agricola
- Ripresa dell’emigrazione internazionale
- Negli anni ’50 l’Italia è ancora un paese prevalentemente agricolo, salvo nelle regioni nord-occidentali
- Nella Val Padana i braccianti si trasformano in operai
- Nel sud c’è una riforma agraria.
L'apogeo della società industriale
Tra il 1951 e il 1971 l’agricoltura perde 5 milioni di lavoratori. Vi è un rapido travaso di manodopera dal settore primario al secondario e terziario:
- Operai (grande fabbrica)
- Ceto medio impiegatizio
- Addetti al commercio.
La grande fabbrica favorisce la sindacalizzazione e rafforza la conflittualità operaia.
Triangolo industriale
Si sviluppa a partire dagli anni ’60 e consiste nel processo di urbanizzazione e in una nuova classe operaia. Ci sono migrazioni interne e internazionali, infatti le regioni meridionali persero 1.800.000 abitanti. Ci fu una piena occupazione e anche una crescita delle grandi imprese (un esempio è la Fiat con 50 mila operai). Crescono anche le piccole aziende, assieme a un maggiore consolidamento. Troviamo un’organizzazione del lavoro rigida e severamente disciplinata da criteri tayloristi e fordisti. Nell’autunno del 1969 ci sono state delle lotte operaie, nelle quali si chiedevano alcuni cambiamenti: salari tutti uguali, cambiamenti dell’organizzazione del lavoro, lotta alla nocività.
Sud
Ci sono delle fabbriche petrolifere e nuovi insediamenti industriali. Si evidenzia il divario tra le zone ad agricoltura commercializzata della costa e le zone interne ad agricoltura tradizionale. Nelle città cresce una classe di sottoproletariato. I trasferimenti pubblici e le rimesse degli emigrati contribuiscono a diffondere il consumismo.
- Tesi della mancata proletarizzazione degli operai nella terza Italia Bagnasco propone il superamento della suddivisione dell’Italia in due aree socio-economiche, individuando una terza area omogenea dal punto di vista socio-economico: l’Italia centro-nord-orientale. Economia basata sulle reti di piccola e media impresa dei distretti industriali dove gli imprenditori erano ex-agricoltori e operai.
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Appunti lezione Sociologia del lavoro
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Appunti Sociologia del lavoro
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Appunti Sociologia - la divisione del lavoro