Psicologia dell’educazione
Lezione 1 – 27/02/2024
Parziali scritti, uno prima di Pasqua o subito dopo, il secondo a metà maggio. 3 domande a risposta aperta, 1 h.
“Bambini e bambine in fuga dalla guerra” → pratiche per l’accoglienza scolastica in situazioni di emergenza.
“Stare bene insieme a scuola” → casi inerenti alla pandemia, impatto sui bambini.
Chiede molto questo libro.
Emergenza non chiede se non un argomento a piacere da esporre in maniera esaustiva. Agli esami chiede ciò che ha fatto a lezione.
Testi
- Psicologia dell’educazione → Woolfolk lo preferisce rispetto all’altro a scelta.
- Stare bene insieme a scuola → primo parziale.
- L’osservazione del comportamento infantile: teorie e strumenti – Carocci → ricco di strumenti per l’insegnante, consiglia di prenderlo in originale. Secondo parziale.
- Bambini e bambine in fuga dalla guerra → secondo parziale.
Galimberti → filosofo, psicologo, studioso delle dinamiche familiari e dell’età evolutiva) sulla famiglia:
“La famiglia in questo momento è un disastro. Molti genitori non sanno gestire il rapporto con i figli, forse perché non sanno che con i figli devono parlarci prima che inizi l’adolescenza, per creare un rapporto di fiducia prima dei dodici anni (tutte le figure presenti prima dei 12 anni dovrebbero agire con responsabilità). Invece i padri non parlano perché si annoiano, e le madri parlano per raccomandarsi a livello fisico: metti il maglione, asciuga i capelli. Non fanno mai domande che riguardino la psiche, per esempio ‘sei felice?’. Una domanda semplice che potrebbe innescare una riflessione.”
A tal proposito, secondo Galimberti, uno dei problemi della genitorialità è quello di “diventare amici dei propri figli. Un padre deve mantenere l’autorità che gli deriva dall’autorevolezza. Stessa cosa per il professore”.
Non possiamo essere amici dei nostri figli in quanto creiamo una confusione dei ruoli, non ci possiamo aspettare che loro rispettino il nostro ruolo e la nostra autorevolezza se li mandiamo in confusione. Ciò non significa non parlarci, non ascoltare, non comunicare ma saper mediare e saper mantenere il ruolo nonostante ci sia una buona comunicazione.
“Il genitore deve sapere che, dopo i dodici anni, la sua – prosegue Galimberti – parola non è più efficace. Serve l’esempio. Ma purtroppo oggi l’esempio è disastroso, se si pensa ai tanti cinquantenni dall’atteggiamento giovanilistico. E nelle tante separazioni che vediamo, ai figli spesso si spiega ragionevolmente che mamma e papà non vanno più d’accordo, ma poi si ingaggia una guerra con i figli strumentalizzati in mezzo. Questo genera enorme sfiducia nei confronti del mondo genitoriale, anche se certo è un bene che ci si separi, piuttosto che far vivere i ragazzi nella tensione o nell’indifferenza cinica”.
È importante conoscere il tipo di realtà che probabilmente si porta il bambino da casa alla tenera età.
Ad esempio, il Disturbo oppositivo provocatorio → soprattutto nella prima infanzia, i bambini vanno in contrasto con le regole. Non viene inquadrato in un cluster specifico diagnostico, si comincia ora a parlarne. Crea molti problemi in classe, non fa fare lezione. È una risposta sintomatologica di un bambino a un disagio che sicuramente non è la classe ma bisogna gestirlo lì quindi è importante conoscere queste realtà.
Galimberti poi si sofferma sul rapporto con la scuola e i docenti: “A molti genitori importa soltanto che i figli siano promossi, non educati. Sostituendosi al figlio, il genitore gli impedisce di vivere il rito iniziatico del confronto diretto con il docente. Il professore, dal canto suo, deve parlare con gli studenti, ascoltandoli con competenza”.
Sempre più spesso i genitori vanno dietro la performance mettendo in secondo piano l’aspetto relazionale e spesso scaricano completamente la responsabilità ai maestri di educare i figli per il fatto che i bambini passano molto tempo a scuola e abbiamo un potere enorme ma questo non significa che la responsabilità sia unicamente la nostra.
Quindi sarà compito del buon maestro non solo gestire le pratiche educative ma anche gestire la famiglia, imparare a riportare l’attenzione della famiglia sul proprio figlio lì dove è assente. È vero che bisogna lavorare sull’autonomia ma i bambini di prima e seconda vanno avviati.
Sulla scuola, il filosofo dice: “La scuola italiana ha i suoi mali: non educa, al massimo quando ce la fa istruisce. Educare vuol dire seguire i ragazzi nei loro processi psicologici, cosa impossibile finché si avranno classi da trenta alunni invece che da quindici”.
“E poi nel percorso formativo del docente inserirei un test di personalità – aggiunge – per cercare di assicurarsi che sia dotato di empatia. Senza empatia non arrivi al cuore. Platone diceva che la mente non si apre se prima non si apre il cuore”.
Un buon apprendimento passa per la relazione, questo non vuol dire che non debba esserci autorevolezza, la relazione è il collante della classe che genera motivazione, la quale sta alla base dell’apprendimento. È la responsabilità del docente.
Infine, una battuta sui cellulari a scuola, dopo l’ultima dichiarazione del Ministro Valditara: “In classe li farei spegnere a tutte le età, ma non si può vietare in sé a un figlio di possedere il cellulare, legato alla socialità e ormai pervasivo. Non vedo purtroppo rimedio al danno pazzesco creato dall’abitudine allo schema binario tipico del telefonino: si-no. Disabituati a pensare in modo complesso, come si può poi affrontare la complessità”.
I libri della primaria oggi hanno un QR code che da una parte permettono al bambino di vedere con la realtà virtuale ciò che sta studiando ma dall’altra necessitano una costante presenza dell’adulto. È un’arma a doppio taglio, per questo i genitori devono essere informati. Non c’è una giusta soluzione, bisogna mediare.
Intervento ragazza: educare → rendere autonomo l’individuo. Differenze tra contesti e le loro regole, differenza tra casa e scuola, è buono che ci siano differenze, la casa è accogliente e la scuola istituzionale. Nei casi disfunzionali il bambino a scuola si riposa. Disegno e colore sono strumenti proiettivi del mondo interiore e possiamo comprendere se ci sono difficoltà → es. utilizzare il nero o rappresentare persone con occhi sbarrati.
La psicologia dell’educazione
“Si riferisce allo studio dello sviluppo, dell’apprendimento, della motivazione, dell’insegnamento, della valutazione nei contesti educativi e della progettazione di interventi e politiche in quest’ambito” (Anderman, 2011; Pintrich, 2003).
È un ramo della psicologia ed è importante che un maestro ne abbia conoscenza. È molto nuova, è uno degli ultimi sviluppi delle neonate del ramo psicologico, è sempre esistita ma mai sviluppata come una disciplina a sé.
Psicologia
Il termine ha il significato in sé, dal greco PSICHE = anima e LOGOS = studiare.
“Discorso sull’anima” e nasce con l’obiettivo di dare una spiegazione empirica (scientifica) a tutti i processi della mente e funzioni mentali. Prima veniva definita Fisiologia, ovvero lo studio dei processi biologici, specialmente nel corpo umano, per indicare lo studio della natura umana; quindi, l’attenzione era spostata sulla parte biologica.
Ippocrate e Aristotele già avevano costituito concezioni sul funzionamento psichico dell’uomo, senza verifiche empiriche.
1879: nascita della psicologia scientifica a Lipsia, con il 1° laboratorio di ricerca dedicato esclusivamente alla psicologia ad opera di Wilhelm Wundt che ebbe la prima cattedra di psicologia ad Harvard.
Nasce come esigenza di puntare il focus sulla mente umana e studiarla da un punto di vista scientifico, è un’interazione di varie discipline perché abbraccia sia le scienze naturali che umanistiche che sociali, viene fatto un discorso sull’anima integrando parte emotiva, razionale e sociale. Naturalmente questo ha prodotto vari settori della psicologia.
La psicologia nasce in Europa e qui è più vicina all’esperienza soggettiva (attenzione al soggetto) a partire dall’analisi Freudiana che ha ceduto il passo alla Gestalt e poi al ramo più fresco della psicologia umanistica con Maslow e Rogers.
- Psicoanalisi (Freud) 1900 → Freud pioniere, parte dalla medicina, da spunti fisiologici si arriva a cogliere l’esigenza di uno studio che vada oltre. Anche i successori europei sono rimasti sull’attenzione all’individuo, quindi, sulle emozioni, pensieri, studio dell’io.
- Gestalt (Wertheimer, Kohler, Kofka) 1912.
- Psicologia umanistica (Maslow, Rogers) anni ‘50 → studio dell’individuo inserito in un contesto.
La psicologia nordamericana invece ha un approccio più empirico, scientifico, studiano l’individuo in base all’esperienza in laboratorio:
- Strutturalismo (Wundt, Titchener) fine ‘800.
- Funzionalismo (James) inizio ‘900.
- Comportamentismo (Watson) 1913.
- Cognitivismo fine del 1950.
È importante conoscerli per capire come la psicologia si trova in qualunque settore (psicologia del marketing, del lavoro ecc.) perché studia l’essere umano in tutti i suoi contesti non in uno solo.
Strutturalismo (Wundt, Titchener)
Lo strutturalismo è uno dei primi filoni a svilupparsi ad opera di Wundt (assistente di Helmholtz) nel 1879 a Lipsia con il 1° Laboratorio di ricerca dedicato esclusivamente alla psicologia.
Analizza la mente suddividendola nelle sue componenti di base. Cerca un metodo per studiare scientificamente la coscienza, ovvero l’esperienza soggettiva che una persona ha del mondo e della mente.
Metodo: l’introspezione, ovvero l’osservazione soggettiva della propria esperienza personale; è l’auto osservazione e la descrizione minuziosa di ciò che il soggetto prova e percepisce. Ogni esperienza del soggetto viene presa in esame in ogni piccola parte.
Scopo: studiare direttamente l’uomo e il suo funzionamento mentale senza indizi esterni.
Titchener: studiò con Wundt e poi si trasferì in America dove allestì un laboratorio di psicologia alla Cornell University.
Criticità: la scienza richiede osservazioni replicabili che il metodo introspettivo non forniva.
Appunti: cercava di renderlo scientifico con gli esperimenti in laboratorio e studiare direttamente il funzionamento della mente umana senza variabili esterne mentre gli approcci europei studiano l’essere umano inserito nel proprio contesto dove abbiamo tante variabili che disturbano la ricerca, ne alterano il risultato.
Funzionalismo (William James)
William James (1842-1910) fonda ad Harvard il 1° laboratorio psicologico e ottiene la 1° cattedra di psicologia.
1890 “Principi di psicologia”.
Concorda con Wundt sulla capacità di concentrarsi sull’esperienza immediata, ma dissocia sul metodo di scomporre la coscienza in vari elementi. Per lui la coscienza era più simile ad un flusso incessante che ad un insieme distinto di elementi.
Nasce il funzionalismo: come le abilità mentali consentono alle persone di adattarsi ai vari ambienti.
Scopo: studiare a quali funzioni adempissero i processi mentali.
“Pensare serve a fare”: la funzione della mente è fare quelle cose che consentono alle specie di prosperare. Di ispirazione darwiniana, James riteneva che le capacità mentali si sono evolute in quanto adattive, ovvero hanno contribuito ad aumentare le capacità di sopravvivenza per la specie umana. Pertanto, la coscienza doveva assolvere un’importante funzione biologica, da studiare.
Appunti: William James studia tutte le funzioni dei processi mentali, è il primo che le porta in laboratorio, afferma che “pensare serve a fare”: abbiamo delle azioni che mettiamo in atto regolate da processi mentali con l’obiettivo di perseverare la conservazione e l’evoluzione della specie (Darwin).
*Aggiungere foto mappa* → riassume le differenze tra strutturalismo e funzionalismo entrambi di matrice americana. Mentre lo strutturalismo tende a spiegare la mente sulla base dell’introspezione e si rivolge agli adulti mentre il funzionalismo per la prima volta comincia ad interessarsi al mondo evolutivo dei bambini soprattutto attraverso l’osservazione attiva e dinamica entrambi.
Comportamentismo (Watson 1913)
Studio scientifico del comportamento oggettivamente osservabile.
Watson (1878-1958) propose di studiare ciò che le persone fanno, anziché ciò che le persone esperiscono, in quanto i metodi introspettivi usati in precedenza erano troppo soggettivi per l’indagine scientifica, mentre il comportamento può essere studiato da tutti.
Ciò avvenne in particolare perché si occupò di studi su animali, uccelli e ratti, che non potevano essere interrogati sulla loro esperienza soggettiva.
Appunti: è la diretta conseguenza dei precedenti. Si cerca di osservare il comportamento umano sempre più in maniera oggettiva in laboratorio. Prima venivano fatti perlopiù esperimenti sugli animali, ora la ricerca è più regolamentata ma le prime scoperte sono state effettuate sugli animali (esempio del cane con le crocchette, campanello, salivazione). Per i bambini nei primi sei anni è fondamentale avere una sequenza, una scansione, queste ritualità che sembrano scontate sono figlie di esperimenti condotti in laboratorio.
Cognitivismo fine anni ‘50
È lo studio scientifico dei processi mentali, quali percezione, memoria, pensiero e ragionamento.
Nasce in risposta al comportamentismo, al fine di includere anche gli eventi mentali. Grazie all’invenzione dei computer e all’esigenza di migliorare le prestazioni dei militari la psicologia cognitiva si sviluppò come ambito a sé stante, concentrandosi molto sui processi mentali come percezione, attenzione, memoria e ragionamento.
Oggetto di studio: capacità delle persone di acquisire, organizzare, ricordare e fare uso concreto della conoscenza per guidare le proprie azioni.
Barlett (1886-1969) psicologo britannico, studiò la memoria sottoponendo storie da ricordare e osservò che i partecipanti ricordavano ciò che sarebbe dovuto accadere o ciò che si aspettavano accadesse, ma non ciò che era effettivamente accaduto.
Appunti: Piaget maggiore esponente. Studia la mente umana dal punto di vista dei processi mentali e del pensiero; quindi, cosa pensiamo mentre facciamo una determinata azione, in che modo i processi mentali e la relazione con l’esterno influiscono con l’apprendimento. Altro grande esponente è Lewin con la teoria sul campo, con lui si passa dal concetto di io al concetto di noi con il gruppo.
Europa → Freud maggior esponente
Psicoanalisi (Freud 1856-1969)
Freud famoso per gli studi sull’isteria (dal greco hyster = utero, indica la perdita temporanea delle funzioni cognitive o motorie, di solito a seguito di esperienze emotivamente sconvolgenti), teorizzò che molti dei problemi dei suoi pazienti si potevano ricondurre a esperienze infantili dolorose che la persona non ricordava.
Studi clinici e non di laboratorio.
Inconscio: parte della mente che opera al di fuori della consapevolezza conscia, ma che influenza azioni pensieri e sentimenti consci.
Teoria psicoanalista: l’importanza che hanno i pensieri inconsci e le esperienze infantili nel forgiare i nostri pensieri, azioni e comportamenti.
Terapia psicoanalista: uso dell’interpretazione.
Si diffuse meno in America a causa della visione pessimista della natura umana, aveva rivolto l’attenzione ai limiti e ai problemi, anziché alle risorse e potenzialità.
Appunti: Freud famoso per gli studi sull’isteria che aveva uno studio sulla persona che integrava sia la parte fisiologica che dei processi mentali e piano piano quella relazionale. Utilizzava tanto la tecnica dell’interpretazione dei sogni per studiare il mondo inconscio dell’individuo parte più antica e nascosta dell’individuo dove risiedono le emozioni pure. Poi abbiamo invece una parte cosciente, più razionale che ha la facoltà di censurare le nostre azioni.
La psicologia della Gestalt (Wertheimer, Köhler, Kofka 1912)
La psicologia della Gestalt è un corpo di affermazioni teoriche e di impostazioni metodologiche sviluppate a partire dai lavori di Wertheimer, Köhler, Kofka e successivamente Fritz Perls.
Fondata da Max Wertheimer e dal von Ehrenfels (1880-1943) in Germania all’inizio del 900 in opposizione allo strutturalismo e alla sua suddivisione della mente.
Gestalt = forma. Indica che per la coscienza ciò che diventa significativo non sono tanto le singole sensazioni, oggetti di studio della psicologia wundtiana, quanto invece gli insiemi delle configurazioni organizzate e strutturate. *Aggiungere foto Gestalt*
Appunti: dal tedesco forma, indica tutti gli insiemi di organizzazioni organizzate e strutturate, quindi gli atteggiamenti dell’essere umano che formano la personalità. Per la Gestalt siamo un tutt’uno formato da parti che prese singolarmente hanno un significato ma insieme ne hanno un altro: il tutto è più della somma delle parti (es. la classe). Un concetto importante di Gestalt è quello di percezione dell’essere umano che viene messo in primo piano. Questo approccio evidenzia l’importanza delle percezioni, di riflettere sull
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