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1. INTRODUZIONE ALLA PSICOLOGIA SOCIALE

La psicologia sociale è il ramo della psicologia che studia l’interazione tra le persone, compresi le cause, le

conseguenze e i processi psicologici coinvolti. Si tratta dello studio scientifico degli effetti dei processi sociali e

cognitivi sul modo in cui gli individui percepiscono gli altri, li influenzano e si pongono in relazione con loro.

Secondo Gordon Allport, si tratta dell’indagine scientifica di come pensieri, sentimenti, identità e

comportamenti degli individui sono influenzati dalla presenza oggettiva, immaginata o implicita degli altri.

Per natura l’uomo è un essere sociale in quanto membro di vari gruppi con cui vive in una condizione di

interdipendenza e da cui la sua identità è definita, prendendo forma attraverso posizioni e ruoli che da lui

vengono assunti, e cercando a nostra volta di influenzare gli altri. L’uomo comunica con gli altri, attribuendo

loro caratteristiche e generalizzandole, condividendo risorse ed instaurando rapporti di cooperazione o

conflitto.

Gli approcci possibili della psicologia sociale come scienza:

• Top-down. Si focalizza sul modo in cui i processi sociali influenzano la psicologia dell’individuo.

• Bottom up. Il centro di interesse è rappresentato da come la psicologia individuale influenza i fenomeni a

livello sociale.

La gamma dei temi e gli ambiti di applicazione di questa scienza sono vari.

Doise ha individuato quattro livelli in cui lo studio della psicologia si colloca a seconda della natura delle

variabili coinvolte nella ricerca:

• Intraindividuale. Studia le modalità con cui l’individuo analizza la realtà e costruisce un’immagine del mondo

sociale che lo circonda.

• Intra-gruppo. Analizza le dinamiche interpersonali tra più soggetti che fanno parte di un medesimo gruppo,

ovvero le regole che vengono imposte ed i processi che fanno sì che esse vengano o meno rispettate,

oppure dei processi di obbedienza.

• Intergruppo. Studia le relazioni tra gruppi sociali.

• Collettivo, prende in considerazione i processi legati al contesto culturale e storico in cui gli individui si

trovano ad agire.

La psicologia sociale si differenzia da:

• Saggezza popolare e filosofia, in quanto le opinioni vengono verificate empiricamente.

• Altre scienze sociali, in quanto individua leggi generali sui processi di influenza sociale a livello individuale.

• Psicologia della personalità, in quanto enfatizza il ruolo del contesto sociale in cui l’influenza si verifica.

2. SCHEMI MENTALI E CATEGORIZZAZIONI

Le informazioni sul mondo sociale sono organizzate nelle strutture cognitive chiamate schemi o categorie su

determinati temi. Uno schema è un insieme di informazioni interconnesse immagazzinate in memoria a

riguardo di qualcosa che si origina a partire dall’esperienza personale e dalla cultura. Si tratta di costruzioni

soggettive, dunque persone diverse possono utilizzare schemi diversi per rappresentare la medesima realtà

esterna.

Gli schemi possono essere suddivisi in:

● SCHEMI DI PERSONA: informazioni utilizzate per descrivere gli altri in base ai tratti di personalità. Inducono

aspettative che influenzano il ricordo di azioni e la comprensione di nuove informazioni.

● SCHEMI DI SÉ: contengono le informazioni relative a se stessi.

● SCHEMI DI RUOLO: organizzano le conoscenze relative ai comportamenti attesi da una persona che occupa

una determinata posizione. I ruoli si distinguono in ruoli ascritti e ruoli acquisiti.

● SCHEMI DI EVENTI, conoscenze relative alle sequenze di azioni appropriate in un determinato contesto.

• SCHEMI DI GRUPPI.

La funzione principale degli schemi è quella di influenzare i vari processi cognitivi:

• GUIDARE L’ATTENZIONE E L’INTERPRETAZIONE

Gli schemi tendono a dirigere l’attenzione sulle informazioni coerenti o incoerenti con le aspettative: a volte

è possibile che ci attraggano le cose che non riusciamo a categorizzare poiché nuove, inusuali e particolari, o

addirittura le informazioni negative.

ESPERIMENTO DEL GORILLA INVISIBILE (SIMONS E COLLABORATORI)

Viene mostrato ai soggetti testati un video in cui veniva inquadrato un gruppo di persone, alcune vestite di

bianco, altre di nero, che si passavano la palla. Ai soggetti era stato chiesto di contare i passaggi di palla fra

quelli in maglia bianca, ignorando i passaggi fra quelli in maglia nera.

I ricercatori scoprirono che quasi la metà dei soggetti non si accorsero del fatto che durante l'azione una

persona travestita da gorilla aveva attraversato il campo.

• CLASSIFICAZIONE/CATEGORIZZAZIONE

Gli schemi sono fondamentali per garantire la percezione, riconducendo una serie di stimoli ad un esemplare

di categoria anche quando non abbiamo stimoli molto chiari.

• COMUNICAZIONE E INTERAZIONE

Avere schemi simili aiuta a condividere informazioni senza dover descrivere tutti i dettagli.

• MEMORIZZAZIONE E RICHIAMO ALLA MEMORIA

Vengono ricordati meglio gli elementi coerenti con le proprie aspettative, soprattutto nelle condizioni in cui

non si ha una particolare motivazione ad essere accurati, alcune volte si ricordano meglio le informazioni

incoerenti con le proprie aspettative o quelle neutre.

Gli schemi possono guidare l’interpretazione degli eventi, falsare i ricordi e guidare l’interpretazione dei

ricordi.

L’INFLUENZA SUL RECUPERO MNESTICO (PYSZCZYNSKI, LAPRELLE, GREENBERG)

1. Viene illustrata una lista di comportamenti positivi e negativi di una persona.

2. Si descrive persona in modo diverso ai due gruppi.

3. I due gruppi di persone, dopo essere entrati in contatto con la persona, devono scrivere cosa ricordano

della lista di comportamenti iniziali.

RISULTATI: i comportamenti congruenti con lo schema evocato dalla descrizione vengono ricordati meglio.

MEMORIA COME PROCESSO COSTRUTTIVO (BARTELETT)

Viene chiesto ai soggetti di leggere ogni testo due volte, per poi richiedere una prima riproduzione dopo 15

minuti ed altre riproduzioni in occasioni successive: le riproduzioni accurate dei testi poco familiari sono

un’eccezione.

RISULTATI: è confermato il ruolo dei fattori culturali (nomi ed eventi modificati in accordo con il contesto

culturale dei partecipanti) nei processi di conoscenza sociale, si assiste ad uno sforzo generale per dare un

senso in relazione ai propri schemi e razionalizzare la storia, in uno stesso individuo la struttura delle

riproduzioni persiste nel tempo e in riproduzioni più lontane aumentano elementi estranei, emergono

dettagli che si adattano agli interessi di chi ricorda.

• ANDARE OLTRE L’INFORMAZIONE DATA

Gli schemi della categoria vengono utilizzati anche per valutare qualcuno che non si conosce, il che mette a

disposizione una serie di informazioni soggettive che non si sono potute ottenere dal contatto diretto con

quella persona.

L' attivazione di un determinato schema tra i tanti disponibili in un certo momento dipende da:

• STIMOLO

Con l’espressione priming semantico (dall’inglese to prime, innescare una serie di processi che portano

all’attivazione di informazioni presenti in memoria) si intende il processo con cui uno stimolo precedente

influenza interpretazioni, comportamenti, atteggiamenti e decisioni in un successivo momento.

Il paradigma di priming consiste in:

• Prime: ha la funzione di attivare il concetto.

• Target.

Le conoscenze sono tra loro collegate in un sistema a rete di nodi interconnessi, e l’attivazione di un nodo si

propaga a quelli vicini in modo inversamente proporzionale alla distanza.

• CONTESTO

In base al contesto varia la salienza delle caratteristiche di uno stimolo, così da attivare diversi schemi. La

salienza è la proprietà che distingue uno stimolo dagli altri e gli permette di attirare l’attenzione.

• CARATTERISTICHE DELL’OSSERVATORE

Possono influenzare:

• Accessibilità cronica: quando per una persona certi schemi possono essere più accessibili

rispetto agli altri.

• Accessibilità situazionale: sono rese temporaneamente più accessibili caratteristiche non stabili.

I limiti degli schemi

• GUIDANO L’ASSIMILAZIONE DI NUOVE INFORMAZIONI, PRIVILEGIANDO QUELLE CONGRUENTI

CON LO SCHEMA

In caso di informazioni ambigue, le aspettative determinate dagli schemi scartano informazioni che sono

difficilmente compatibili con essi.

ESPERIMENTO DI BRUNER E POSTMAN

I soggetti avevano il compito di identificare le carte da gioco presentate per periodi brevi e determinare se

vi fossero anomalie. Anche le carte anomale erano riconosciute come normali, solo aumentando di molto il

tempo di esposizione i soggetti riuscivano a riconoscere le anomalie.

• CREANO ASPETTATIVE RIGUARDO AL COMPORTAMENTO DEGLI ALTRI

• Effetto Pigmalione (o Effetto Rosenthal). Una forma di suggestione psicologica per cui le persone tendono

a conformarsi all’immagine che altri individui hanno di loro, sia essa un’immagine positiva che negativa.

ESPERIMENTO DI ROSENTHAL E JACOBSON

In una scuola di San Francisco, sulla base della preoccupazione che gli insegnanti si comportassero in modo

diverso a seconda del gruppo etnico di appartenenza dello studente.

I ricercatori creano aspettative su “alunni promettenti”, che influenzano il comportamento degli

insegnanti, ma anche il rendimento scolastico degli alunni, che diventano realmente i migliori.

ESPERIMENTO DI SNYDER, TANKE E BERSCHEID

Si chiese a dei ragazzi di telefonare a delle ragazze, facendo credere loro che fossero particolarmente

carine: entrambi i soggetti si comportarono di conseguenza, nonostante la realtà fosse ben differente.

• Profezia autoverificantesi. Una profezia che si autoadempie, o si autoavvera, o si autodetermina, o si

autorealizza: gli individui agiscono sulla base dei loro schemi, per far sì che lo schema diventi vero o che sia

il più vicino possibile agli schemi.

• Effetto di perseveranza. Gli schemi persistono anche quando vengono disconfermati dalle informazioni

nuove, che quindi vengono piegate allo schema preesistente.

ESPERIMENTO ROSENHAN SULLA VALIDITÀ DELLA DIAGNOSI PSICHIATRICA

Coinvolge collaboratori sani o che simulano brevemente allucinazioni uditive nel tentativo di ottenere il

ricovero: dopo il ricovero, gli pseudo-pazienti tornano a comportarsi normalmente dicendo agli operatori

di sentirsi bene e non percepire più allucinazioni, ma a tutti loro venne diagnosticata una malattia

mentale.

3. PROCESSI COGNITIVI AUTOMATICI E CONTROLLATI

Nel primo periodo del cognitivismo l’attenzione era principalmente incentrata sui processi cognitivi controllati,

e l’uomo era considerato uomo razionale.

Nella seconda metà degli anni ‘70, però, diversi autori iniziarono a sostenere che le persone spesso non sono

consapevoli dei processi cognitivi che utilizzano: si sviluppò così la ricerca sui processi cognitivi automatici che

possono essere resi consapevoli e controllati.

I processi, dunque, possono essere:

• Controllati. Processi consapevoli, intenzionali e controllabili, che richiedono sforzo e tempo e possono essere

disturbati da fattori personali (affaticamento cognitivo) o situazionali (pressione temporale). Possono essere

stimolati da:

- Presenza di nuove informazioni troppo incongruenti rispetto agli schemi che guidano i processi automatici.

- Interesse della persona per i risultati del giudizio espresso.

- Percezione di dover rendere conto del giudizio espresso.

• Non controllati. Processi non intenzionali, avvengono al di fuori del nostro controllo, possono avvenire in

contemporanea con altre attività, in modo veloce ed efficiente in alcune situazioni.

Nella vita quotidiana, il tipo di processo cognitivo utilizzato dipende da:

• Fattori personali, stabili e temporanei.

• Fattori situazionali, limite di tempo, disturbi ambientali, stanchezza.

La maggior parte dei processi e comportamenti sociali risultano dall’interazione di processi automatici e

controllati che funzionano simultaneamente.

L’interazione tra i vari processi è stata studiata da Wegner, esplorando la soppressione di pensieri indesiderati.

Con l’espressione iperaccessibilità dei pensieri che si vogliono evitare si intende che a volte lo sforzo di evitare i

pensieri negativi, processi che richiedono poco impegno e che sono automatici, finisce per aumentarli,

innescando due risposte:

• Emozioni negative.

• Ricerca di pensieri sostitutivi. Processo intenzionale che richiede impegno e che può essere disturbato e

disattivato se le risorse cognitive sono scarse (es. stanchezza o carico cognitivo).

MODELLO DELL’ACCETTAZIONE AUTOMATICA E DEL RIFIUTO CONTROLLATO (GILBERT)

1. Accettazione automatica senza sforzo, le persone tendono inizialmente a ritenere vero tutto ciò che vedono

o sentono.

2. Processo controllato che richiede sforzo e tempo, solo successivamente ne verificano l'effettiva veridicità.

3. Processo controllato che richiede sforzo e tempo, eventualmente lo rifiutano. Questa fase può essere

eventualmente assente o insufficiente nel momento in cui le persone operano in condizioni di ridotte risorse

cognitive.

4. PROCESSI MOTIVAZIONALI E AFFETTIVI CHE DETERMINANO I PROCESSI SOCIALI

A partire dagli anni ’90 si diede un’ampia evidenza a sostegno del fatto che i processi cognitivi possono essere

influenzati e resi caldi da:

FATTORI MOTIVAZIONALI

● Motivazioni direzionali

Processi cognitivi indirizzati verso scopi specifici della persona.

TEORIA DELL’EQUILIBRIO (HEIDER)

Quando ci si trova in una situazione contrastante e non coerente si verifica una separazione tra realtà

cognitiva (ciò che l’uomo pensa di sé) e realtà percepita (ciò che percepisce dall’ambiente circostante),

causando uno stato di squilibrio continuo.

La coerenza cognitiva è l’elemento che permette di raggiungere l’equilibrio psicologico, garantendo il

mantenimento dei propri valori e delle proprie credenze nel corso del tempo.

TEORIA DELLA DISSONANZA COGNITIVA (FESTINGER)

Le persone sono motivate al mantenimento e alla ricerca della coerenza fra le proprie conoscenze e i propri

comportamenti: l’eventuale incoerenza fra ciò che si pensa che sia giusto e ciò che si fa crea uno stato di

disagio chiamato dissonanza cognitiva.

Secondo Festinger, deve esserci una coerenza tra comportamenti (ciò che facciamo), atteggiamenti

(opinioni, credenze, valori) ed emozioni (ciò che proviamo).

La dissonanza può essere indotta:

● Dissonanza post decisionale. Le persone rifiutano di accettare di aver sbagliato per non percepire il senso

di fallimento, tentando di giustificare la scelta.

Le persone con un’elevata autostima sono più capaci a risolvere la dissonanza accettandola senza sentirsi

in colpa o svalutati, mentre le persone più fragili, ansiose e insicure avranno più difficoltà.

● Disconferma di una credenza importante. Si tende a rafforzare le proprie credenze quando di ricevono

disconferme: ciò si verifica solo se la credenza è molto forte e se esiste un sostegno sociale da parte di

qualcuno a favore di questa credenza.

● Incoerenza tra un comportamento e un atteggiamento.

● Giustificazione dello sforzo. Il comportamento di sofferenza innesca dissonanza, che viene

risolta mediante una valutazione positiva dello scopo per cui si è sofferto.

● Obbedienza o compiacenza indotta. I soggetti sono forzati a compiere azioni incompatibili con i loro

atteggiamenti tramite l’uso di ricompense, attraverso un accordo forzato.

ESPERIMENTO DI FESTINGER E CARLSMITH

Prevede la somministrazione di un esperimento noiosissimo, chiedendo ai partecipanti di convincere altri

studenti a sottoporsi all’esperimento parlando positivamente del compito:

- GRUPPO 1. Riceve una ricompensa di 1 DOLLARO.

- GRUPPO 2. Riceve una ricompensa di 20 DOLLARI.

- GRUPPO DI CONTROLLO. Non deve mentire.

RISULTATI: chi ha parlato bene dell’esperimento per un solo dollaro giudica l’esperimento più

positivamente di chi mente per 20 dollari, il cambiamento di atteggiamento è maggiore quando la

ricompensa offerta è minore.

● Soggetti ai quali è impedito di compiere un’attività desiderata (=giustificazione insufficiente). I

soggetti sottoposti a una minaccia tendono a ridurre la valutazione di quanto essi desiderano in

misura minore rispetto a coloro che ricevono solo un leggero rimprovero.

ESPERIMENTO DEL GIOCATTOLO PROIBITO (ARONSON, TURNER, CARLSMITH)

- GRUPPO 1. Viene sottoposto a una condizione di forte minaccia.

- GRUPPO 2. Viene sottoposto ad una condizione di debole minaccia.

- GRUPPO DI CONTROLLO. Non viene sottoposto a nessuna proibizione.

RISULTATI: la situazione di debole minaccia comporta una decisiva svalutazione del giocattolo proibito,

mentre la situazione di forte minaccia produce una decisa preferenza per il giocattolo proibito.

La grandezza della dissonanza dipende dall'importanza dell'oggetto in questione, in quanto

aumenta quanto più l’argomento è rilevante. Per Festinger, esistono alcune strategie per ridurre

la dissonanza:

● Cambiare il comportamento.

● Cambiare il proprio contesto.

● Cambiare le proprie convinzioni/opinioni/atteggiamenti attraverso giustificazioni e razionalizzazioni. Più

semplice soprattutto quando l’azione è già stata messa in atto o quando abbiamo già preso una

decisione.

Nella realtà non tutti riescono a metabolizzare un’incoerenza, ed in questo caso l’incoerenza continua ad

esistere.

L’attivazione della dissonanza può essere spiegata secondo

● ZANNA E COOPER

Il comportamento contro attitudinale induce una modifica dell’atteggiamento se le persone

sperimentano uno stato di attivazione fisiologica e la attribuiscono al conflitto cognitivo.

ESPERIMENTO DI FESTINGER

Viene somministrata una pillola placebo, a metà gruppo viene detta la verità, mentre all’altro veniva

detto che poteva pr

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher andrealaguardia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Kosic Ankica.
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