1. INTRODUZIONE ALLA PSICOLOGIA DELLA PERSONALITÀ
In che modo è possibile definire la personalità? Il termine presenza numerose accezioni diverse.
Esiste però un senso ampiamente condiviso che la parola significa tra gli scienziati della personalità,
ovvero la personalità fa riferimento alla complessità dei sistemi psicologici che contribuiscono
all’unità e continuità dell’esperienza individuale e della condotta, sia nel modo in cui la personalità
viene espressa (Espressione), sia nel modo in cui viene percepita dall’individuo (Percezione di sé) e
dagli altri (Percezione degli altri).
Secondo questa definizione, dunque, il compito dello psicologo della personalità è quello di
descrivere e spiegare i pattern, sia quelli caratteristici di ogni essere umano sia quelli riguardanti
ogni singolo individuo (=idiosincratici), collegati al funzionamento psicologico. Inoltre, obiettivo dello
psicologo della personalità è di comprendere la persona nella sua interezza, compresi la sua vita
mentale, le esperienze emotive ed il comportamento sociale, seppur consci della difficoltà del
compito.
Secondo Allport, ogni persona è:
● come tutte le altre persone (caratteristiche generali);
● come certe altre persone (caratteristiche di gruppo);
● come nessun’altra persona (unicità).
La personalità può essere percepita da due prospettive diverse:
● PROSPETTIVA DELL’ATTORE: per l’individuo, la personalità rappresenta l’insieme delle proprie
qualità ed inclinazioni intese come caratteristiche personali durevoli, le quali danno all’individuo il
senso della propria identità, integrità ed unicità;
● PROSPETTIVA DELL’OSSERVATORE: per l’osservatore, la personalità è vista come costruzione
sociale che implica sistemi di credenze relative alle qualità degli individui.
Quando si elabora una nuova teoria della personalità, a quali domande cerca di rispondere un
teorico della personalità? Gli interrogativi sono solitamente di tre tipi:
● CHI È?: si riferisce alle caratteristiche della persona e al modo in cui esse sono organizzate in
relazione le une alle altre nel funzionamento della persona;
● COME È DIVENTATO COSÌ?: si riferisce ai fattori biologici e contestuali determinanti della
personalità di un individuo;
● PERCHÉ È DIVENTATO COSÌ?: si riferisce alle cause e alle ragioni alla base del comportamento di
una persona, generalmente le risposte implicano aspetti motivazionali.
Per rispondere agli interrogativi, lo psicologo della personalità prende in considerazione quattro
argomenti principali:
● STRUTTURA
Il concetto di struttura rimanda agli aspetti stabili e duraturi della personalità, i quali
rappresentano gli elementi di base della teoria della personalità. Diversi teorici partono da diverse
unità di analisi nel formulare il proprio modello scientifico della struttura della personalità.
Le differenti unità di analisi sono:
- tratto di personalità, propensione a comportarsi, sentire e pensare in modo coerente in diverse
situazioni e nel tempo (un sinonimo del termine è disposizione); comunemente i tratti sono
utilizzati per descrivere le persone. I tratti sono concepiti come dimensioni continue, i quali si
manifestano in maniera più o meno marcata;
- tipo, raggruppamento di tratti differenti; le persone appartenenti ad un tipo e quelle
appartenenti ad un altro tipo non solo manifestano una data caratteristica in modo più o meno
marcato, ma presentano caratteristiche categoricamente differenti;
- sistema: organizzazione di parti interconnesse tra loro che contribuiscono al comportamento; i
teorici che pensano alla personalità come sistema riconoscono che le persone possiedono
caratteristiche distintive che sono ben descritte nei concetti di tratto e tipo, tendendo tuttavia a
soffermarsi sull’organizzazione delle unità.
Un ulteriore concetto nello studio della struttura della personalità riguarda la nozione di
gerarchia: secondo alcuni teorici, infatti, alcune strutture sono organizzate in maniera gerarchica e
alcune unità strutturali sono di grado superiore, per cui controllano il funzionamento delle altre
unità.
Il concetto è però molto criticato da alcuni teorici che pensando alla personalità come un sistema
fluido e flessibile in cui le diverse parti si influenzano a vicenda, invece che una struttura
gerarchica rigida e fissa.
● PROCESSI
I processi della personalità si riferiscono alle reazioni psicologiche con caratteristiche dinamiche
che si modificano nel tempo, anche se l’individuo rimane la stessa persona che era un attimo
prima. Anche in questo caso, i teorici ipotizzano diverse unità di analisi, tra cui impulsi biologici di
base, anticipazioni degli eventi futuri, processi di pensiero consci e motivazione a migliorarsi e
valorizzarsi.
● CRESCITA E SVILUPPO
Lo studio generale dello sviluppo della personalità comprende due importanti sfide: caratterizzare
i pattern evolutivi che vengono sperimentati dalla maggior parte delle persone e comprendere i
fattori evolutivi che contribuiscono a creare le differenze tra gli individui.
Nello studio delle differenze individuali, una classica distinzione tra le possibili cause distingue la
natura, ovvero eventuali fattori ereditari, e la cultura, ovvero l’insieme delle esperienze vissute
nella famiglia e nella società, a cui si accoda una terza tendenza, secondo cui vi è un’interazione
tra fattori genetici ed ambientali.
● PSICOPATOLOGIA E CAMBIAMENTO COMPORTAMENTALE
Storicamente, i problemi fondamentali per lo sviluppo delle teorie della personalità riguardavano
la psicopatologia: le teorie inizialmente erano un tentativo di sistematizzare le conoscenze sulla
natura umana che venivano apprese lavorando sui problemi pratici in terapia. Dunque, una base
di partenza per valutare l’approccio teorico consiste nel domandarsi se le idee proposte dalla
teoria rappresentino un vantaggio pratico per gli individui e per la società.
Alcuni temi centrali nello studio della psicologia della personalità:
● FUNZIONAMENTO DISADATTIVO E CAMBIAMENTO COMPORTAMENTALE vs. POTENZIALITÀ
Esame dei fattori che contribuiscono al disagio e alle difficoltà, oltre ad identificazione dei
fattori/meccanismi di cambiamento.
● COERENZA DELLA PERSONALITÀ NELLE SITUAZIONI E NEL TEMPO
Criticità nel definire cosa rimane coerente nel tempo, proprio a causa del fatto che sia molto
complicato dare una definizione di coerenza. Nessun teorico della personalità pensa che sia
possibile modificare un tratto dall’oggi al domani, ma comunque i teorici forniscono diverse
visioni diverse al riguardo: per alcuni e variazioni del comportamento sono un segnale di
incoerenza della personalità, mentre per altri eventuali variazioni rispecchiano una capacità
personale coerente di adattare il proprio comportamento alle varie situazioni sociali.
● UNITÀ DELL’ESPERIENZA INDIVIDUALE E IL CONCETTO DI SÉ
Le nostre azioni sono strutturate ed organizzate ed esiste un’unità per quanto riguarda le
esperienze e l’azione: il cervello contiene un insieme di sistemi di elaborazione delle informazioni,
molte delle quali funzionano contemporaneamente. Il loro funzionamento coerente è permesso
grazie all’interconnessione tra le diverse parti e soprattutto grazie all’esistenza di un concetto del
sé, che permette di percepire le informazioni provenienti dal mondo esterno e anche di formarsi
ricordi autobiografici al fine di una più coerente comprensione di sé.
I teorici della personalità hanno il compito di studiare gli individui scientificamente. Per sviluppare
una teoria scientifica della personalità, gli studiosi devono perseguire cinque obiettivi, i quali
riguardano sia la teoria che l’evidenza, ovvero:
● OSSERVAZIONE SCIENTIFICA: le teorie scientifiche valide sono costruite su attente osservazioni
scientifiche; tramite osservazione scientifica, lo psicologo della personalità ricava descrizioni
sistematiche delle tendenze umane universali e delle differenze tra gli individui, le quali
costituiranno i dati di base che spiegheranno le teorie. Le osservazioni scientifiche poggiano su tre
criteri chiave:
- esaminare un gruppo ampio e diversificato di persone, gli individui differiscono in base al
contesto di provenienza, e queste differenze vengono rese evidenti solo quando le persone
vengono studiare all’interno di specifici contesti di vita;
- garantire l’obiettività delle osservazioni, nella conduzione di una ricerca bisogna mettere da
parte ogni possibile preconcetto o stereotipo che possa influenzare le osservazioni, inoltre è
necessario descrivere minuziosamente i metodi adottati cosicché gli altri possano ricreare lo
studio e verificare i risultati;
- utilizzare strumenti specifici per studiare processi di pensiero, reazioni emotive e sistemi biologici
che contribuiscono al funzionamento della personalità, gli psicologi integrano le osservazioni di
tutti i giorni con evidenze scientifiche ricavate dagli strumenti di ricerca specialistici.
● SISTEMATICITÀ DELLA TEORIA: una volta ottenute valide descrizioni, gli psicologi della
personalità sono in grado di formulare teorie orientate a fornire una spiegazione a quello che
viene osservato durante le ricerche, evidenziando le relazioni esistenti tra diversi concetti al fine
di elaborare una teoria organizzata in modo sistematico.
● VERIFICA SPERIMENTALE: lo psicologo della personalità ha il compito di elaborare idee che
possano essere avvalorate da prove obiettive scientifiche, il che può risultare difficile nell’ambito
della psicologia della personalità poiché il tema di cui si occupa comprende aspetti della vita
mentale che sono molto complessi da studiare con un approccio scientifico.
● COMPRENSIVITÀ DELLA TEORIA: una teoria psicologica deve includere una visione completa ed
inclusiva di tutte le questioni significative sul funzionamento e sullo sviluppo della personalità,
oltre che delle differenze individuali osservate.
● RILEVANZA PRATICA E DI CONOSCENZA: gli psicologi della personalità mirano a sviluppare una
teoria sistematica che possa essere applicata a beneficio delle persone.
Le radici della psicologia della personalità si fondano sui due grandi paradigmi teorici e sulle strategie
di ricerca:
● Interesse per le differenze individuali: primi contributi di Wundt, Galton, Heymans e Wiersma
● Interesse per le dinamiche interne della personalità: opera di Janet e di Freud
STRUTTURALISMO (Wundt) FUNZIONALISMO (James)
Studio degli elementi di base della mente Studio dei processi di adattamento all’ambiente
Quali sono gli elementi stabili e universali della A che serve la personalità? Che cosa fa la
personalità? personalità?
Indipendentemente dal tema di studio e dal metodo scelto, un progetto di ricerca non avrà successo
se le procedure che utilizza non possiedono le seguenti caratteristiche:
● ATTENDIBILITÀ
Con attendibilità ci si riferisce al grado di replicabilità delle osservazioni: se si sottopone a più
soggetti una medesima misurazione, ci si aspetta di avere come risultato le stesse caratteristiche,
e se ciò non accade si definisce che la misurazione non è attendibile.
Sono numerosi i fattori in grado di influenzare l’attendibilità di un test psicologico, tra cui la
condizione psicologica delle persone oggetto di studio, l’ambiguità degli item dei test, una scarsa
accuratezza nel calcolo dei punteggi o regole poco chiare per l’interpretazione degli stessi.
L’attendibilità viene misurata mediante due tecniche diverse:
- misura della coerenza interna, ovvero se i vari item del test sono correlati tra di loro come se
tutti gli item rispecchiassero un unico costrutto psicologico;
- misura dell’attendibilità test-pretest, ovvero se i punteggi ottenuti da due misurazioni a distanza
di tempo su uno stesso soggetto sono gli stessi oppure simili.
● VALIDITÀ
Con validità ci si riferisce a quanto le osservazioni riflettono i fenomeni che sono oggetto di
studio. Generalmente si definisce la validità dimostrando che il test correla con il criterio esterno
oppure confrontando tra i due gruppi teoricamente rilevanti per il test.
Molteplici sono gli aspetti legati alla validità:
- validità di costrutto, il test deve costituire una misura valida della variabile psicologica
(=costrutto) che si intende misurare, al fine della sua utilità nella verifica di una teoria della
personalità;
- validità di criterio, la scala deve consentire di predire valori futuri su una variabile considerata
come criterio;
- validità discriminante, quando si propone un nuovo test della personalità, si riferisce al fatto che
il test debba essere diverso empiricamente da altri test già esistenti.
● ETICA
La ricerca psicologia è pervasa da preoccupazioni di carattere etico. I problemi etici hanno
un’influenza profonda sia sul modo in cui si conducono gli studi sia su come vengono analizzati e
riportati i risultati delle ricerche.
L’American Psychological Association ha adottato di conseguenza una lista di principi etici la cui
essenza è che lo psicologo porta avanti la ricerca con rispetto e considerazione della dignità e del
benessere delle persone coinvolte, ovvero valutando l’accettabilità etica della ricerca, valutando
l’eventuale rischio a cui saranno esposti i soggetti di studio e stabilendo un accordo chiaro e
corretto con i partecipanti rispetto agli obblighi e alle responsabilità di ognuno.
Benché si ammetta che in alcuni casi è necessario ricorrere all’inganno, questa pratica dovrebbe
essere ridotta al minimo: è responsabilità del ricercatore preservare il più possibile i soggetti dal
disagio fisico e mentale da eventuali danni.
Tutti gli studiosi della personalità si augurano di ottenere risultati di ricerca che siano attendibili e
validi: per arrivare a ciò, essi possono servirsi di diverse strategie, tra cui le principali:
● METODO CLINICO (studio dei casi)
Incentrato sullo studio intensivo degli individui, consiste nell’analizzare approfonditamente i casi
individuali al fine di indagare le strutture psicologiche e i processi più importanti per la personalità
del singolo individuo. Si tratta di metodi idiografici, poiché l’obiettivo consiste nell’ottenere un
ritratto psicologico dell’individuo oggetto di studio.
Storicamente, la maggior parte di tali studi è stata condotta come parte del trattamento clinico:
gli psicologi clinici devono comprendere le qualità uniche del paziente che hanno in cura al fine di
pianificare l’intervento. Gli studi di certi casi clinici hanno avuto un ruolo fondamentale nello
sviluppo di alcune teorie della personalità.
● METODO CORRELAZIONALE
Con tale strategia i ricercatori esaminano la relazione tra le variabili in una vasta popolazione in
cui nessuna variabile viene manipolata sperimentalmente. E dunque, la domanda principale del
disegno correlazionale è quella di comprendere come le caratteristiche degli individui si muovano
insieme mediante la misura statistica del coefficiente di correlazione, il quale può dare tre diverse
tipologie di risultato:
- se il soggetto ottiene un punteggio elevato ad una variabile ed otterrà un punteggio elevato
anche all’altra, allora si dice che le due variabili sono positivamente correlate;
- se il soggetto ottiene un punteggio elevato ad una variabile ed ottiene un punteggio inferiore ad
un’altra variabile, allora si dice che le due variabili sono negativamente correlate;
- se le due variabili non si muovono insieme, allora si dice che le due variabili non sono correlate.
● METODO SPERIMENTALE
Una delle grandi conquiste della scienza, si tratta del disegno di ricerca classico per stabilire una
possibile relazione di causa-effetto tra due variabili.
La strategia analizza gruppi di individui, denominati campioni, che vengono randomicamente
assegnati a diverse condizioni in cui una o più variabili vengono manipolate: nel momento in cui le
persone assegnate ad una certa condizione reagiscono in modo diverso rispetto alle persone in
altre condizioni, allora è possibile dedurre che la variabile manipolata abbia influenzato le loro
risposte.
L’assegnazione casuale assicura che non vi sia alcuna relazione tra le condizioni sperimentali e le
tendenze psicologiche delle persone già presenti prima dell’esperimento.
Esistono diversi modi di raccogliere dati sulle persone e sulla base delle diverse opzioni gli psicologi
della personalità hanno definito quattro categorie di dati da utilizzare nel lavoro di ricerca, i
cosiddetti dati LOTS:
● dati-L (life record data), informazioni desunte dalla storia di una persona o dai resoconti degli
eventi della sua vita: per molte caratteristiche della personalità, tuttavia, tali dati non sono
disponibili ed è quindi necessario ricorrere ad altri tipi di dati;
● dati-O (observer data), informazioni fornite da osservatori vicini al soggetto mediante varie forme
di valutazione, come i questionari, al fine di valutare le caratteristiche della personalità necessarie
per la ricerca;
● dati-T (test data), informazioni ottenute sulla base di procedure sperimentali in cui i ricercatori
misurano le prestazioni delle persone in un compito: si tratta di dati oggettivi, in quanto si basano
sulla registrazione oggettiva della prestazione al compito;
● dati-S (self-report data), informazioni che i partecipanti allo studio danno di loro stessi,
principalmente raccolti mediante questionari di autovalutazione, ma che possono essere distorti
a causa della desiderabilità sociale che porterebbe i partecipanti a presentare se s
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